Dai denti di Santa Apollonia ai capelli di Michael Jackson: viaggio tra reliquie sacre e profane

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Reliquiario di Sant'Apollonia, Ebay

Reliquiario di Sant’Apollonia, Ebay

Nella sesta giornata del Decamerone Giovanni Boccaccio racconta la novella di frate Cipolla che – recatosi a Certaldo per raccogliere offerte, promise ai fedeli che avrebbe addirittura mostrato una penna (in realtà di pappagallo), che l’angelo Gabriele aveva perso mentre stava annunciando a Maria la sua divina gravidanza. Volendo fargli uno scherzo, due burloni del luogo aprirono la cassetta e sostituirono la piuma con del carbone; il frate però non si fece prendere in castagna e con vivace retorica dichiarò al pubblico credulone che quelli che vedevano erano gli avanzi delle braci con cui era stato arrostito sulla graticola San Lorenzo. Nel racconto Boccaccio ironizza apertamente sulla veridicità delle reliquie di cui nel medioevo – e non solo – si faceva gran traffico. Anche attualmente questo tipo di commercio è vivacissimo e basta dare un’occhiata su Ebay per rendersi conto dei prezzi (stratosferici) e delle molte e probabilissime bufale. Ho trovato ad esempio sul sito una reliquia di sant’Apollonia, martire cristiana del III secolo a cui furono estirpati i denti: tanti erano quelli venerati nel Settecento in Italia che il papa Pio VI ordinò di raccogliergli tutti e ne ottenne un fagotto di tre chili che fece poi gettare nel Tevere.

Edicola con capello di Maradona, Napoli

Edicola con capello di Maradona, Napoli

Al di fuori della religione cattolica la caccia alle reliquie è stato ed è un fenomeno che attraversa il mondo intero. A cominciare dagli egizi che veneravano in diversi santuari i pezzi del corpo di Osiride, smembrato dal malvagio fratello Seth, per proseguire con greci e romani: i primi conservavano tra l’altro il capo, le ossa e la lira di Orfeo, i sandali di Elena di Sparta, le uova che aveva deposto Leda dopo essere stata posseduta da Zeus e da cui erano nati i divini gemelli Castore e Polluce, oltre che la stessa Elena e Clitennestra. I secondi la casa e la tomba di Romolo e – tra molte altre mitiche antichità – anche le armature dei Curiazi. Oggigiorno la reliquia più sacra in oriente è conservata a Kandy, in Sri Lanka: si tratta del dente di Buddha, rinvenuto assieme ad altri tre dopo la cremazione del corpo, ma altri suoi reperti sono sparsi un po’ dappertutto.

Tomba di Jim Morrison, Parigi

Tomba di Jim Morrison, Parigi

Presso i primitivi il possesso di parti del corpo del nemico ucciso (ossa, pelle, fegato, cuore ecc.) serviva a trasferire su chi le aveva addosso o le aveva ingerite le virtù del defunto, in particolare la forza e il coraggio. In occidente questo principio, collegato con la magia simpatica, si sviluppò nella venerazione delle reliquie appartenute a santi uomini: si credeva infatti che potessero operare miracoli non solo brandelli anatomici, ma anche oggetti posseduti o semplicemente toccati dal defunto e perfino il terriccio, le pietre e l’olio delle lampade della sua sepoltura. Il fenomeno però non riguarda solo la religione, ma anche la venerazione tutta laica di personaggi dell’arte, dello spettacolo, dello sport, della storia. Uno dei luoghi più visitati nel parigino cimitero del Pére-Lachaise è la tomba di Jim Morrison – il solista dei Doors morto per overdose – da cui i più fanatici hanno asportato pezzi di pietra finché la direzione non ha deciso di mettervi un recinto. Per non parlare del capello di Diego Armando Maradona, ostentato in una rutilante edicola al bar Nilo di Napoli e prelevato furtivamente da un tifoso che sedeva vicino al Pibe de oro in un volo Alitalia. Il feticismo profano alimenta il commercio non meno di quello sacro, con l’unica differenza che da queste frattaglie non si attendono guarigioni miracolose.

Dito medio di galileo, Firenze

Dito medio di galileo, Firenze

Eccone alcuni esempi: il preziosissimo cervello di Albert Einstein – che in vita aveva dato precise indicazioni perché il suo corpo fosse cremato – fu tagliato in duecentoquaranta fettine dall’anatomopatologo che aveva effettuato l’autopsia con la scusa di carpirne i segreti della genialità. Licenziato come un volgare ladro dall’ospedale in cui aveva operato, il medico donò generosamente gran parte dei macabri avanzi alla ricerca scientifica e perfino alla moglie da cui nel frattempo aveva divorziato, destinando dopo il suo decesso le parti restanti all’University Medical Center di Princeton. Molto ricercati tra le reliquie profane sono i capelli di cui in passato si usava raccogliere ciocche-ricordo per metterle in cornice o per incastonarle in un medaglione o in un braccialetto: dalla zazzera notoriamente folta e scarmigliata di Ludwig van Beethoven – ormai sul letto di morte – non fu difficile ad un suo ammiratore tagliare via un ricciolo e farci un quadretto. In seguito quei capelli emigrarono in Danimarca e in Svezia, per ricomparire nel dopoguerra nel catalogo della casa d’asta londinese Sotheby’s in numero di 160, da dove gli acquirenti li portarono negli Stati Uniti. Un fanatico collezionista di chiome è anche l’americano John Reznikoff, finito nel Guinness dei primati per la sua vastissima raccolta che comprende personaggi famosi come John F. Kennedy, Abramo Lincoln, Marilyn Monroe, Napoleone, Elvis Presley, Einstein e ancora una volta Beethoven. Reznikoff ha fatto realizzare tre diamanti da una società dell’Illinois – la LifeGem – estraendo il carbonio dalle chiome del compositore. Le pietre furono poi vendute su Ebay per un milione di dollari, mentre si pensa già di realizzare un’altra operazione del genere coi capelli di Michael Jackson. Gli esempi sarebbero infiniti, ma voglio citarne altri due: il dito medio mummificato di Galileo, conservato in una teca al museo omonimo di Firenze, e il pene di Napoleone Bonaparte acquistato da un urologo americano collezionista di reperti anatomici e storici, che – da esperto del ramo – dichiarò che l’imperatore aveva misure minuscole sia in riposo che in erezione.

Reliquiario della croce, Limburg, Germania

Reliquiario della croce, Limburg, Germania

Le reliquie dei martiri cristiani e di Gesù – compresi i resti mortali o gli strumenti del martirio – si cominciarono a venerare dal IV secolo in poi, in particolare dopo il ritrovamento della Santa Croce da parte di Elena, madre dell’imperatore Costantino. Il legno – che fu portato a Costantinopoli – era mostrato periodicamente ai fedeli e sorvegliato a vista dai diaconi da quando un pellegrino aveva cercato di staccarne un pezzo con morso. In seguito frammenti della Croce si diffusero in tutto il mondo cristiano, assieme alla Corona di spine (conservata oggi nella Sainte Chapelle di Parigi) ai chiodi e ad altre testimonianze della passione, compresa la Lancia (ve ne sono diverse) con cui Longino trafisse il costato di Gesù, il velo con cui la Veronica asciugò il suo volto piagato (a Manoppello, Pescara), la Sindone, l’ampolla del Sacro sangue (Mantova), la Colonna della flagellazione e perfino svariate Scale sante (che Gesù salì per raggiungere Pilato) da percorrere in ginocchio per ottenere l’indulgenza plenaria. Secoli dopo Erasmo da Rotterdam avrebbe affermato che con tutti i pezzi della croce in circolazione ci si sarebbe potuta costruire una nave.

Reliquiario del braccio di San Matteo, Salerno

Reliquiario del braccio di San Matteo, Salerno

Durante il medioevo la mania delle reliquie si trasformò in febbre dando luogo a un lucroso commercio esercitato da furbi professionisti, che prelevavano dai cimiteri locali ossa di comuni mortali spacciandole per vere. I falsari, basandosi sui passi del Vangelo e sfruttando la credulità della gente, trovavano gli oggetti corrispondenti ai vari episodi: l’anello di nozze della Madonna (Perugia), quello di fidanzamento (Parigi) il suo latte (molte ampolle tra cui una a Montevarchi), la cintura (Prato e non solo) e il velo (Imola), diversi prepuzi del Bambinello (quello di Calcata è stato rubato recentemente) le stoviglie dell’ultima cena, la tunica, i dadi e via discorrendo. Con l’avvio del culto dei santi cominciarono inoltre ad accumularsi reperti a loro appartenuti: da San Giuseppe a san Giovanni Battista, dagli Apostoli a Maria Maddalena, a un esercito di personaggi assunti alle beatitudini celesti tra cui forse il più noto in Italia è San Gennaro il cui sangue è conservato nella cappella del tesoro del duomo di Napoli. Quei poveri resti però non facevano gola solo agli imbroglioni, ma anche alla Chiesa cattolica, perché ove sorgeva un santuario che conteneva spoglie vere o presunte, lì arrivavano frotte di pellegrini e devoti che alimentavano l’economia locale.

Piede di Maria Maddalena, Roma

Piede di Maria Maddalena, Roma

La riforma protestante cercò di combattere questa pratica e nel 1545 Giovanni Calvino ci scrisse sopra un trattato in cui affermava che le reliquie facevano parte di un “malvagio e disonesto mercato” che oscurava il vero messaggio del Vangelo. Dal Concilio di Trento in poi la Chiesa cattolica cominciò a stilare norme per evitare o almeno ridurre il pericolo di falsificazione. Si costituirono così uffici ecclesiastici di controllo finché – in epoca molto recente – il culto non fu disciplinato dal Codice di diritto canonico che, tra l’altro vieta “assolutamente” la vendita di sacre reliquie; quelle ritenute autentiche sono bollate con un sigillo, come pure la teca in cui sono conservate. Attualmente uno dei santi più venerati è Padre Pio, il cui corpo – come è noto – non è rimasto intatto come si sperava, ma per essere esposto ha dovuto subire un processo di ricostruzione con apposite imbottiture e una maschera di silicone che ne ricostruisce le perfettamente le sembianze.

Francisco Franco con la mano di Santa Teresa d'Avila

Francisco Franco con la mano di Santa Teresa d’Avila

Il bisogno di rivolgersi a grandi figure carismatiche del passato (la cui presenza è testimoniata dalle reliquie) per ottenere aiuto in momenti di difficoltà è umanamente comprensibile, ma che dire se deliranti dittatori se ne appropriano come un talismano di protezione e di forza? Quando Adolf Hitler conquistò il potere si impossessò della lancia con cui Longino aveva trapassato il corpo di Cristo e la fece trasferire da Vienna a Norimberga, nella convinzione che gli avrebbe permesso di controllare i destini del mondo. Un altro fanatico affetto da “reliquia-mania” fu Francisco Franco che rubò dal convento di Ronda la mano sinistra di santa Teresa d’Avila, portandosela sempre appresso, anche in vacanza. Oggi la mano della suora è tornata al luogo d’origine, ma chi volesse venerarne la figura non ha che da scegliere il luogo più vicino a casa sua, dal momento che il corpo è stato fatto a pezzi: l’altra mano è a Lisbona, il cuore ad Alba del Tormes, il piede destro e una parte della mandibola si trovano invece a Roma. Reperti sfiziosi per il turismo religioso.

Fonti

Antonio Castronuovo, Ossa, cervelli, mummie e capelli, Quodlibet

http://blog.libero.it/Reliquie/8194524.html

https://reliquiosamente.com/

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Antonio Castronuovo

    Un grazie di cuore a Bianca Maria Rizzoli per aver citato il mio libro “Ossa, cervelli…”.

    Rispondi
    • Biancamaria Rizzoli

      Antonio Castronuovo non mi ringrazi, citare il suo lavoro era il minimo che potessi fare. E’ proprio leggendo “Ossa. cervelli…” che mi è venuta l’idea dell’articolo. Mi piaceva rimarcare che la reliquio-mania è un fenomeno universale che non riguarda solo la religione ma anche il costume laico. E poi perchè non nominare il suo bel libro? Ci sono già troppi copia e incolla su web e dintorni e non mi pare il caso di aggiungersi alla pattuglia. Molto meglio e più divertente inventare di sana pianta il proprio testo, pur trovando la fonte in un altro autore.

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