Paolo Benvegnù, “H3+” (2017, Woodworm Label / distr. Audioglobe)

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H3+” è il titolo dell’ultimo lavoro di Paolo Benvegnù, atto finale di una trilogia iniziata con “Hermann” (2011) e proseguita con “Earth Hotel” (2014). Gli incastri sono affascinanti. Non intendo solo la ricorrenza della lettera H o la mistica presenza del numero 3. Quando faccio riferimento ad incastri, intendo la complessa combinazione tra citazioni, interazioni e quotidianità.

Recita il comunicato stampa:

“H3+” – lo ione triatomico d’idrogeno – è la particella alla base dell’Universo, la componente più diffusa nelle ampie regioni vuote che separano una stella dall’altra, testimone silenziosa dell’origine del mondo.

Sarà forse merito di questa particella se la musica e l’universo di un artista possono risultare immediatamente comprensibili all’ascoltatore. Magari la magia che lega gli uni agli altri non è altro che scienza, una particella condivisa attraverso cui empaticamente mettere in condivisione emozioni comuni. Non saprei come spiegare altrimenti il tempismo con cui Paolo Benvegnù riesce a esprimere colori importanti di giorni che pensavo appartenessero solamente a me. È successo con i due album precedenti, ed è accaduto ancora una volta con “H3+”.

Il primo brano, Victor Neuer, come in un libro, è una dedica che lentamente scorre creando l’atmosfera sonora del disco

A nuova vita / all’entusiasmo dei secondi / ai limiti dei Sensi / alla Deriva / alle tue spalle / antibiotici d’Amore / arca di assenza / alla Deriva

È l’inizio di un viaggio, una morbida vibrazione in grado di moltiplicarsi generando movimento

Dea del Silenzio, dimmi cosa c’è / Dea dell’Attesa dimmi cosa c’è / cosa c’è nel Vuoto

La partenza è rigenerazione, mistero, esposizione. È ricerca dello stimolo primario, spinta ad avanzare per scoprire quale sia il limite ultimo. Ma il rischio, in un ambito così astratto, è sfaldarsi e disperdersi. Importante diventa focalizzare i contorni per riconoscersi, per riuscire a incontrare di nuovo

Cercami tra le tue dita / e osserva ogni cielo cambiare

Viene poeticamente espresso in Se questo sono io

E se vorrai immaginare / non potrai mai perderti perché sarò con te

Abbandonarsi con fiducia tralasciando le difese strutturali del proprio ego è lo spudorato invito lanciato nel disco. In una contemporaneità dove i quindici minuti di celebrità predetti da Andy Warhol sono stati ampiamente rimpiazzati dal numero di visualizzazioni, rinunciare all’autocelebrazione diventa un atto rivoluzionario

E se mi vedrai nel mare / allora dovrai bere dalle mie mani / e abbandonarmi

Un gesto controllato, un’azione scelta, il superamento della paura nel lasciarsi andare svelandosi fragili e bellissimi. Olovisione in parte terza, nel rischio è impresso l’istante che muta la rivoluzione in evoluzione, la sostanza per cui anche sbagliare diventa una possibilità accettabile.

PAOLO BENVEGNÙ - H3+ (COPERTINA)

PAOLO BENVEGNÙ – H3+ (COPERTINA)

Ma quando torneremo a toccarci / saranno i Demoni dell’Amore a ritrovarci / quando riusciremo a sfiorarci /sarà l’incanto dell’Amore a liberarci

Il peso del tempo e dello spazio può essere annullato attraverso la maturazione in un percorso carico di ostacoli e tracciato sul solco di un’essenza difficile da comprendere. È il fuoco generatore del processo di creazione: l’amore. Il cerchio si chiude quando due tornerà a essere uno.

Dieci tracce in circa quarantacinque minuti di musica, Paolo Benvegnù rappresenta un itinerario di consolante armonia. Con l’ausilio di Luca “Roccia” Baldini al basso, Andrea Franchi alle chitarre, Marco Lazzeri al piano e Ciro Fiorucci alla batteria, la trama sonora sembra restituire un’impronta che perfettamente sposa e fonde le profonde tematiche proposte in questo album.

Un disco che ho avuto la fortuna di ascoltare per la prima volta mettendomi in viaggio. La settimana lavorativa era appena terminata, la maschera degli impegni tolta e sospesa. Quattro ore al volante, in solitudine, distante da nevrosi e scadenze. Ho avviato il motore, avviato il disco e ogni cosa intorno ha improvvisamente vibrato di perfezione. Non ero in alcun posto, ma vivo.

Voto: 9/10

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