Il trapasso del poeta Hölderlin

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– Chi se lo sarebbe mai aspettato! – esclamò ringalluzzita la coscienza del poeta Hölderlin, scortata d’angeliche guardie al tribunale celeste. Aveva appena lasciato il corpo in terra. Come pomo rinsecchito, l’involucro settuagenario ne aveva ospitato l’ultimo soffio. Alle quattro del pomeriggio l’uomo, alla presenza di pochi intimi – il padrone della camera in cui viveva, il giardiniere, la portinaia cieca e un giovane turista di passaggio – si staccava dall’ albero biologico della vita per volare al giudizio.

Era morto in grazia! La gran bella notizia circolava per le circoscrizioni angeliche, mentre le potenze demoniache se ne affliggevano malamente.

Durante i suoi ultimi giorni di vita, e nelle ultime ore particolarmente, queste avevano cercato in ogni modo di sospingerlo ad un ripensamento.

– Suvvia, quella tua poesiola, Pane e vino, ti par poi tanto sincera?

Gli suggerivano di oscurarla, rinnegarla, scancellarla. Gli proponevano qua e là lievi modifiche al fine di adulterarne l’equilibrio compiuto, perfetto, sobrio, cristiano. I demoni odiavano quei pochi versi più della vasta produzione del poeta; se ne vergognavano enormemente. V’era stata una tumultuosa diatriba fra loro su come si dovesse risolvere la cosa a che dell’infamia non restasse traccia. Il partito dei Furibondi scalpitava per ucciderlo, ma la proposta fu giudicata obsoleta e d’altronde “non risolutiva”.

– A che ci serve un poeta morto, se la sua testimonianza è viva?

Setacciando i pro e i contra, i più avveduti fra gli infernali principi si erano infine persuasi che destabilizzando la mente del poeta avrebbero ottenuto maggior guadagno. Dicevano che quand’anche qualcuno potesse scrivere versi sublimi, nessuno crederebbe mai alla penna di un pazzo! L’argomento piacque, e dai e dai, con sforzo e pertinacia i demoni ottennero col tempo grandi vittorie sulla psiche del povero Hölderlin, che per quarantun anni della sua vita adulta, a causa delle vessazioni demoniache, fu trovato in stato di catatonica schizofrenia.

Ma la Provvidenza così aveva disposto. Con celeste decreto n. , ella aveva infatti concesso ai demoni “in espiazione del peccato d’adulterio con la Signora Susette Gontart” di poter sconvolgere la mente del poeta “per quarantun anni terreni”, fatte salve “le norme del diritto divino”, e aggiungendo: “non si tocchi Pane e vino, perchè gloria mia”.

I demoni avevano accolto il provvedimento con fremiti di rabbiosa esultanza, senza riguardo alla postilla; ma col tempo s’eran dovuti ricredere. Quando infatti il poeta durante l’ottava di Pasqua d’aprile 1801 aveva posto mano ai versi celebri, gelo e silenzio erano scesi sull’infernale accampamento; e la tenebra fitta potè farsi ancora più fitta. Dopo lungo digiuno da schiamazzi, i principi dell’inferno con le loro coorti sparse si eran trascinati in concilio a Musilunghi, una località spirituale fra Rimorso e Gran Penuria, scelta allora per la mestizia dei partecipanti. E là s’erano azzuffati una seconda volta sul da farsi. Ma nonostante nuovi diabolici intendimenti, pressioni e tumulti incessanti all’indirizzo del povero poeta, vieppiù logorato da schizofrenia dilagante, Hölderlin non si scomponeva al punto da stracciare la prima e definitiva stesura del santo carme, che fino all’ora del trapasso rimase tale quale fu lui ispirata.

Ora, sotto lo sguardo impotente dei diavoli, la persona del poeta veniva condotta al suo giudizio particolare in un clima di cordiale e squisita compostezza. La camera del giudizio era arredata con divina modestia: poche mobilie, superiori ovviamente per qualità ed aspetto rispetto a quelle che si trovano qui da noi. Scranni e sgabelli, che avresti detto esser modellati dalla perizia e dal genio di un san Giuseppe o di un san Bruno, si segnalavano per sobrietà e nettezza di forme. Un calendario alla parete segnalava il tempo nel mondo: “1843a dalla Mia incarnazione”.

Introdotto nella cella del Giudice, Hölderlin fu invitato ad accomodarsi su una poltroncina spirituale. Ciò che colpì immancabilmente la fantasia dell’uomo, ora che sciolto dai legami del corpo aveva riacquistato prontezza e lucidità di spirito, fu il volto mansueto del giudice, fresco e rubicondo come quello di un giovane coreuta.

- Signor mio! Non ti facevo così mansueto in volto.

- Credevi fossi un vecchio giudice collerico e arcigno, Federico?

- Tu sai, Signore, come sulla terra ti si immagina!

- Chi più ama, più conosce quale sono.

La coscienza del poeta si sentiva penetrare d’amore che fluiva con rapidi guizzi dagli occhi del Giudice, e l’anima domandò umilmente: – Ha qualcosa da rimproverarmi il mio Signore, prima di destinarmi al luogo dei miei pochi meriti e delle molte mie colpe?

- Figlio, ti rimprovero l’adulterio.

Il poeta di sentì trafiggere da parte a parte. - C’è penitenza per me, Signore?

- Ho raccolto i frutti delle tue preghiere, mentre eri malato. Hai accettato la correzione; non ti sei ribellato. Ti ho fatto grazia, figlio, perché nella sofferenza che ti ha visitato hai conservato la tua speranza in me, senza rinnegare.

- Sapevo il mio peccato. Sapevo che sei giusto, e non lasci impuniti quanti ti amano. In questa fede ho sofferto e lottato, per non venire meno.

Il Signore e il poeta parlarono poi di cose che a noi non son permesse. Dopo le quali, si accomiatarono.

Johann Christian Friedrich Hölderlin sconta ad oggi fra le fiamme d’amore purganti la sua pena, ma – secondo la testimonianza dell’Angelo a sua custodia – si dice “felice di soffrire per amore, in attesa di rivedere la gloria del volto di Dio”. Alla risurrezione dei corpi, abiterà la città eterna.

Intanto, sulla terra, il suo poema Pane e vino collabora per la redenzione di migliaia di anime tedesche. Per tali meriti, le sue pene sono state abbreviate.

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Chi lo ha scritto

Giovanni Traverso

Nato a Milano nel 1985, sono cresciuto a Genova. Studi musicali al Conservatorio Paganini e diploma al Liceo classico. Poi laurea in Lettere classiche alla statale di Pisa. Nel 2006 ho rappresentato a Genova la prima opera teatrale in versi, Piccola Commedia, pubblicata da ECIG (Genova). Altre opere compiute, in versi e in prosa, sono inedite. Come musicista ho pubblicato 6 album ufficiali, e sto lavorando al primo EP per un'etichetta di Berlino. Vivo a Lipsia, dove mi occupo di disoccupazione giovanile, nel senso che sono un giovane disoccupato.

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