Il Guerrigliero Eroico di Alberto Korda in mostra a Bologna: storia di uno scatto iconico

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Alla galleria ONO arte contemporanea, dal 2 marzo fino al 23 aprile, trenta scatti del celebre autore di Che Guevara Guerrillero Heroico, la foto-icona del leader rivoluzionario.

Ci sono alcuni libri alla quale sono particolarmente affezionata, portatori sani di un ricordo specifico, uno stato d’animo. Uno di questi è la versione economica della Feltrinelli del Che Guevara Diario in Bolivia, ristampato nell’ottobre del 1997, che è da tempo immemore uno dei pezzi più longevi della mia libreria, ha ormai le pagine gialle consumate e porose e costava all’epoca Lire 11.000. Non mi ricordo esattamente dove lo comprai, ma ero un’adolescente piena di ideali e partecipe in tutto quello che era rivendicazione di diritti e libertà. E sulla copertina c’è questo scatto del Guerrillero Heroico di Korda col busto del Che Guevara in primo piano.

Che effetto fa, trovarsi di fronte allo scatto originale? E contestualizzarlo in tutto il resto del lavoro fotografico di Alberto Díaz Gutiérrez, detto Korda?
E’ difficile, ma necessario, separare l’immagine reale, da quella iconica che siamo abituati a vedere, riprodotta in modo industriale su ogni tipo di supporto. L’uomo Che, intimo ed umanamente fragile era destinato a diventare il Mito Che, un Simbolo Universale, quasi un icona pop, ripetuta serialmente su bandiere, magliette e striscioni.

La famosa foto del Guerrillero Heroico fu scattata dal Alberto Korda con una Leica il 5 marzo del 1960, durante i funerali di Stato delle 136 vittime dell’esplosione della nave mercantile francese , avvenuta nel porto dell’Avana. Il 4 marzo 1960 infatti due grosse deflagrazioni nel porto di L’Avana avevano provocato l’esplosione della La Coubre, una nave mercantile francese il cui carico era composto da un arsenale di munizioni: l’arrivo di tale carico era stato fortemente contrastato dagli Stati Uniti, e per questo Fidel Castro accusò la CIA della responsabilità dell’attentato.
Il giorno successivo Fidel Castro decise di organizzare una cerimonia di commemorazione delle vittime, alla quale prese parte Ernesto Che Guevara, all’epoca Ministro dell’Industria del governo cubano. Korda era presente in qualità di fotografo personale di Fidel Castro.
Mentre Fidel Castro commentava il tragico evento davanti al popolo riunito nella Calle 23, il Che si trovava in seconda fila, lontano dai riflettori. A un certo punto il leader rivoluzionario si avvicinò però alla ringhiera della galleria, per osservare con attenzione il corteo funebre, con lo sguardo alto e fiero, il basco calato sulla fronte, in quel preciso istante Korda scattò.

Negativi degli scatti della commemorazione del  5 Marzo 1960

 

Korda usò una Leica M2 con lenti di 90 mm e con pellicola Kodak Plus-X, che ospitava già fotogrammi di Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir e Fidel Castro, tutti presenti alla cerimonia. Korda riuscì a scattare due fotografie al comandante Guevara, la prima in orizzontale e la seconda in verticale. Nel primo scatto, orizzontale, Che Guevara venne ritratto nel mezzo tra alcune foglie di palma e il giornalista argentino Jorge Josè Ricardo Masetti Blanco (noto anche come Comandante Segundo).
In seguito, nel corso del processo di stampa della foto, lo stesso Korda decise di isolare la figura del “Che” tramite una operazione di cropping, e di pubblicare solamente il primo piano del rivoluzionario argentino.

La fotografia fu subito pubblicata su qualche giornale cubano, ma poi rimase praticamente semisconosciuta per i successivi sette anni.

Nel giugno 1967 l’editore milanese Giangiacomo Feltrinelli si recò a L’Avana, di ritorno dalla Bolivia: fu proprio a Cuba che incontrò Alberto Korda, con il quale si fermò nel suo studio a parlare del Che Guevara, di cui era grande ammiratore. Il fotografo gli regalò due copie della sua foto, senza volere alcun compenso.
Tornato in Italia, Feltrinelli scelse proprio il ritratto del “Che” realizzato da Korda come copertina del Diario in Bolivia di Ernesto Guevara. Decise anche di stampare numerosi poster con la stessa immagine, tappezzando Milano dopo la morte del comandante, senza però segnalare il nome dell’autore.

Lo scatto di Korda da allora è divenuto una delle fotografie più celebri e più riprodotte della storia. Diffusa dapprima in ambito politico e successivamente nel circuito artistico, nel corso degli anni l’immagine è stata reinterpretata e riprodotta nei più vari settori: design, moda, cinema, pubblicità. Una storia diventata paradossale, se consideriamo la mossa di marketing capitalistico da lì generatosi attraverso ogni sorta di gadget. Assolutamente opposta all’ideale di base del soggetto in questione.

Ma chi era Korda e come arrivò ad essere il fotografo personale di Fidel Castro e della Rivoluzione Cubana?
Il vero nome di Korda era Alberto Diaz Gutiérrez. Nacque a L’Avana il 14 settembre 1928 e dopo aver comprato una macchina fotografica per pochi soldi ad un banco dei pegni, cominciò a scattare fotografie da autodidatta, mentre faceva altri lavori, come il rappresentante di una ditta di sapone, l’assistente cassiere in una fabbrica di caramelle o il venditore ambulante di bigiotteria. Incontrò poi il fotografo Mario Naranjo e iniziò a fare pratica nel suo studio.

Nel 1953 aprì con il fotografo cubano Luis A. Peirce Vier il suo primo studio fotografico. Lo studio si trovava di fronte all’Hotel Capri, nella zona più commerciale de l’ Avana. All’inizio degli anni 50 L’Avana era per i nordamericani quello che oggi è diventata Las Vegas: lusso, belle donne e Rum a volontà.
Era il luogo perfetto per far partire un’attività fotografica del jet set, gli mancava però un nome accattivante che potesse attirare l’attenzione. Allora si ricordò di un produttore di cinema molto famoso all’epoca, che nel suo staff aveva due fratelli ungheresi che si chiamavano Korda. Proprio per la sua similitudine con le pellicole Kodak, che erano allora le più famose, decise che quello sarebbe stato il suo nuovo nome, con il quale diventò un conosciuto e apprezzato fotografo principalmente focalizzato sulla fotografia commerciale, pubblicitaria e di moda.

Le più belle indossatrici dell’Havana passarono dal suo obiettivo facendo nascere a Cuba una nuova fotografia, quella legata al mondo della moda. Tra le tante modelle una catturò la sua attenzione: Norka (Natalia Menéndez), donna dall’incredibile forza espressiva che avrebbe raggiunto la notorietà come modella per alcune delle riviste più importanti del Paese, come “Vanidades”, e “Romance” e che poco dopo divenne sua moglie.

 

Subito dopo la rivoluzione, Korda aveva cominciato a fotografare le grandi manifestazione popolari di piazza come volontario per il quotidiano cubano Revolución. Fu in quel momento che venne avvicinato nel suo studio da Fidel Castro in persona che complimentandosi per le sue immagini e lo invitò a lavorare personalmente per lui.

Inutile dire che Korda accettò volentieri questa nuova ed incredibile scommessa fotografica. Abbandona salotti e lustrini dedicandosi anima e corpo alla causa rivoluzionaria documentando non solo la realizzazione del sogno comunista, ma anche le diseguaglianze e la povertà che affliggevano la sua terra.

Segue quindi Fidel e Che Guevara sia nelle manifestazioni ufficiali, che in quelle popolari o più strettamente private. Si passa da situazioni ufficiali a sequenze di vita privata, come la serie di foto in cui il Che impara a giocare a golf con Castro o il Che irriconoscibile con il viso sporco dopo una giornata di lavoro nei campi a provare personalmente le prime macchine automatiche per il taglio della canna da zucchero.

 

Che-Guevara-Juego-de-Golf-1961- Che-ministro-omnibus-1961
Nel 1959 documentò l’entrata trionfale di Fidel Castro e Camilo Cienfuegos all’Avana e l’anno successivo lo immortalò al Lincoln Memorial di Washinghton, creando immagini tra le più iconiche del Comandante realizzando alcuni dei reportage più celebri, come Fidel torna a Sierra, Sette giorni a Santiago con Fidel, Fidel alla ricerca di uno squalo.
Tra i due nascerà otre che a un rapporto professionale di estrema fiducia, una forte amicizia che durerà fino alla morte di Korda, avvenuta nel 2001.

 

Fidel Castro a Washington - Aprile 1959

 

La mostra Ernesto Che Guevara Guerrillero Heroico di Alberto Korda, visitabile fino al 23 aprile alla Ono Arte Contemporanea di Bologna, contiene alcuni scatti di questi incredibili reportage, documenti importanti non solo da un punto di vista puramente artistico, ma anche e soprattutto come testimonianza storica e sociale di Cuba, un luogo unico e pieno di contraddizioni.

Cosa ne sarà di Cuba dopo la morte di Fidel Castro, non lo sappiamo ancora, sicuramente muore in parte quel luogo magico, povero, tormentato, sorridente, blindato, profumato e fuori dal mondo. Ma quello che è stata questa isola lo sappiamo bene e se questo è possibile è grazie anche allo sguardo ispirato di Alberto Korda.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    C’ è voluta una vita, dura, difficile, dolorosa, perché mi interessassi di politica. Non avevo connesso la portata della politica sulla vita privata : roba da dissennati totali, vero? Ma tutta la vita e’ fatta di stranezze. Beh, adesso ci sono invece gatte da pelare per tutti quando parlano di politica con me ed è molto facile che chi cerca di persuadermi di qualcosa che non condivido ( e ce ne son molte di cose incondivisibili per me in tutte, proprio tutte le botteghe ricolme di “santini” ) venga infine mandato poco elegantemente a schiarirsi altrove le poche e ben confuse idee oppure venga io stessa mandata in lontana ed irraggiungibile località antartica a tenermi le mie. Appunto per quanto appena esposto, posso parlare liberamente, a modo mio, dello scatto fotografico più famoso al mondo: il Che. Il volto maschio e dolce, la fierezza misteriosa, l’ intensità che emana da esso mi hanno sempre stregata. Inizialmente, causa appunto il mio totale giovanile disinteresse per la politica, non conoscevo neppure il nome di quel bel volto che appariva ovunque su giornali, magliette , striscioni di manifestazioni in piazza che aspettavo passassero seduta in qualche bar della citta’ dove studiavo, sfamandomi col solito cappuccino e brioche, leggendo gli oscar economici e irrinunciabili che compravo coi soldi delle vendemmie: ” Orgoglio e prgiudizio”, ” Madame Bovary”, ” Il gattopardo”, ” Bel Ami” , ” Tutte le novelle del Verga”, “Morte a Venezia ” , ” Il Prevert di Prevert” e innumrevoli altri. Direi con Pasternak che io non rinunciavo affatto al mio individualismo, alla poesia, alla letteratura, nonostante i tempi chiamassero alle piazze. Mi perdevo come sempre nelle storie e nei personaggi dei miei libri e solo alla fine del romanzo attraversavo solitaria la città vuota e ormai silente e correvo a prendere l’ ultimo treno per il paese. Col tempo qualcuno mi disse il nome di quel bell’ uomo immortalato nel vento e mi disse che era stato un grande comandante rivoluzionario e che era morto in battaglia, dopo una vita di battaglie. Vi immaginate cosa significa tutto questo per una giovinetta ignorante di politica, ma inguaribilmente, terribilmente romantica, ostinata sognatrice? Fascino per l’ eternità, magia infinita, incanto di fiaba: ecco quel che divenne per me, inesorabilmente, da allora in poi il volto seducente del Che. Strane le donne, vero? Più avanti nel tempo udii ripetere più volte alla radio una melodia struggente cantata da bellissime voci maschili. Non comprendevo la lingua , ma quel pugno di parole che colsi : “…de tu querida presencia comandante Che Guevara…” mi suggerivano un uomo molto amato dai compagni di lotta che ne percepivano ancora accanto a loro la cara presenza. Il fascino misterioso di quel volto indimenticabile si unì allora indissolubilmente in me alla commozione suscitata da un canto traboccante tenerezza per il fratello e accorata nostalgia di lui. Io ancora non so bene chi sia stato e cosa abbia fatto di tanto straordinario il Che perché in Storia, soprattutto recente, ognuno racconta quel che gli calza meglio. Per me cio’ che conta e’ il sentimento che quello scatto unico al mondo suscita in me. Io mi soffermo ancora sognante a guardare la nota immagine del Che, interrompo il mio lavoro in casa, alzo il volume della radio e mi accosto ad essa se la radio trasmette quel canto ardente, perdendomi in un mondo di sensazioni lontane che m’ appartengono ancora. Io ho negli occhi un volto che mi faceva sognare perfino più di Marlon Brando, Gregory Peck, Paul Newman e che lega inestricabilmente a sé, assieme alla sua misteriosa fascinazione, la tenerezza di una melodia bellissima e commovente. Quando il tempo sarà per me più clemente, andrò alla stazione e timbrero’ il biglietto del diretto per Bologna. Voglio vedere dal vivo quello scatto incredibile che ho amato da una vita. Voglio avvicinarmi silenziosa, come quando si entra in punta di piedi dentro un sogno, alla foto di quel guerrigliero rivoluzionario che, informale e fiero, guarda la statua di Abramo Lincoln stringendo il basco fra le mani, dietro la schiena, in evidente segno di impenetrabile rispetto, proprio come faceva “mon oncle Richard “, il maqisard, che molto è mancato a tanti per la sua coraggiosa trasparenza, quando accompagnava le sue nipotine alla messa nel paesello natio. Se ne stava fuori dalla chiesa ché diceva d’ esser contro le gerarchie ecclesiastiche, ma lo trovavamo all’ uscita dalla funzione religiosa come lo avevamo lasciato salendo i gradini: la posizione informale, l’ inseparabile basco blu fra le mani dietro la schiena, il volto intenso rivolto in alto a guardare l’ immagine a mosaico del Sacro Cuore di Gesù che sfavillava di pietruzze rosse e dorate a riempire l’ ampia volta del portale di pietra antica.

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