Edda, “Graziosa Utopia” (2017, Woodworm Label / distr. Audioglobe)

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È sabato sera e vorrei essere altrove. Non so dove e non so con chi. È sabato sera e sono alla scrivania per tirare giù qualcosa che parli di Edda. E la colpa è di Edda. Magari per voi è mattina, è martedì, è giovedì pomeriggio, è un momento di conquistata libertà per leggere una breve recensione. Per me è l’ultimo giorno di una settimana piena, ho sonno e vorrei essere in qualche posto, in buona compagnia e un bicchiere tra le mani. Invece sono a casa, la qualità della compagnia è alta ma ha gusto di malinconia mentre il bicchiere sta lì, accanto alla tastiera, a fissarmi con espressione vuota.

Edda è uno importante, almeno per me. Credo anche per Manuel Agnelli, anche se non ne abbiamo mai parlato.

(domanda del lettore)
- Aspetta, ma tu sei in confidenza con Manuel Agnelli?
- No. Quindi non ne abbiamo mai parlato.

Scoprire i Ritmo Tribale, il timbro e la vocalità di Stefano “Edda” Rampoldi, è stata una rivelazione di quel tipo che si racconta solo per creare un’atmosfera adatta a proseguire l’articolo, e che altrimenti eviterei ritenendo l’argomento troppo personale per essere condiviso. Ancora più effetto ha avuto su di me il ritorno sulle scene, come solista nel 2009, con Semper Biot. Lo avevo perso negli anni novanta ma lui, galantuomo, ha scelto una seconda possibilità per quelli lenti a capire. Come me.

Una delle cose che adoro della musica di Edda è che non è mai piaciuta alle persone con cui ho condiviso la vita. L’insofferenza ha ammazzato qualsiasi piacevole atmosfera ogni volta che ho fatto partire uno dei suoi dischi. Probabilmente per questo durante il sabato sera sono in compagnia di un album e di una recensione. Tutta colpa di Edda. Ma non posso assolverlo. L’insofferenza nasce dall’imbarazzo di essere nudi per decisione altrui. Braccati all’improvviso, le reazioni sono crudeli e repentine. Fa parte del principio di sopravvivenza ed Edda è un maledetto cecchino. Mira a corde emotive scomode. Evoca mostri che una volta sopiti sarebbe meglio non risvegliare. È lo specchio di qualcosa presente e ignorato.

guardami / mi vuoi vedere senza comprendermi

Canta in Picchiami, traccia numero sette.

tanto io non sarò mai quella che sono / tanto io non saprò mai neanche chi sono

E le prime parole del disco, in Spaziale, non sono più rasserenanti:

l’amore di ogni giorno diventa normale / è sempre una fatica / tu la guardi e lei ti fa male / non mi posso sempre curare / perché non me ne vado / perché continuare

Realisticamente, quanti individui hanno il coraggio di mettere in gioco un rapporto di coppia consolidato anche se esaurito? Piuttosto che affrontare il trauma di una separazione la ricerca è per una soluzione condivisa, taciuta e accomodante.

EDDA - GRAZIOSA UTOPIA

EDDA – GRAZIOSA UTOPIA (COPERTINA)

tu finalmente tu / è arrivato il nostro momento / ma per fortuna che ci sei / se no lei mi avrebbe lasciata morire / meglio impazzire che soffrire / ma per fortuna che ci sei

Un cantautore è capace di smascherare, può attingere alla parte più oscura dei comportamenti, ribaltare il senso di azioni diventate meccaniche. Genera insofferenza, perché se così non facesse saremmo una società diversa. Mi piacerebbe scrivere onesta, ma quello non credo riuscirebbe nemmeno la consapevolezza dei nostri buchi neri.

Fino qui ho accennato ad alcuni tra i temi messi in piazza, ma più delle parole è la voce che fa la differenza, un talento che non sono in grado di riportare su carta. Va ascoltato e lasciato entrare, facendo un favore a se stessi.

Dieci tracce per 35 minuti di penetrante musica, “Graziosa Utopia” è un album con sonorità che richiamano la tradizione italiana degli anni ’70 e ’80. Edda alla voce e alla chitarra, accompagnato da Luca Bossi (basso, chitarre, rhodes, sintetizzatori, tastiere, pianoforte) e Fabio Capalbo (batteria) affronta il tema dell’abbandono, del tradimento, della sofferenza… Insomma, parla d’amore. Un amore intimo e feroce, umano e personale. Quel tipo di amore che tutti dovrebbero avere la fortuna di provare almeno una volta nella propria vita e rimpiangere per tutto il resto del tempo.

Voto : 9/10

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