Da una parte chi si interroga, dall’altra chi si risponde

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Partendo dalla dicotomia mente-corpo, è possibile enucleare l’asserzione secondo cui si profila la distanza, apparentemente incolmabile, tra chi si rivolge domande – scaturenti da ricerche, studi, approfondimenti – e chi, invece, risponde solo all’istinto.
Le istanze dei primi, quindi, appaiono diametralmente opposte a quelle dei secondi; inoltre, essendo questi ultimi in numero abnorme, si deduce non solo l’incomunicabilità tra i due gruppi ma soprattutto la pressoché inutilità di chi si interroga.
Eppure un punto in comune c’è: l’origine, ma quale sia la principale causa delle successive e nette differenze non è di facile individuazione. Tuttavia, prendendo in esame quelle che più hanno contrassegnato le antipodiche delineazioni, è possibile risalire alle spinte inconscie di ogni essere umano, sia esso tendenzialmente persona o meno.

cibi-anti-flopIstinti primordiali: cibo, casa, sesso

Soddisfare gli istinti non sempre esclude risvolti deleteri verso altri esseri umani. Ciò accade quando i relativi pseudobisogni prendono, nella vita, un posto predominante o esclusivo che sfocia ineluttabilmente in egoismo e/o edonismo, vale a dire quando il piacere della soddisfazione diviene il proposito esiziale anche a discapito di tutti gli altri individui i quali – annullati nella precipua qualità di persone – assumono l’inammissibile funzione di mezzi. Quest’ultimo aspetto si evidenzia, in maniera particolare, relativamente al sesso che, agli occhi dell’edonista, viene visto soltanto come bisogno da appagare, indipendentemente dal consenso dell’altra persona la quale, paradossalmente, viene svilita al rango di oggetto del quale appropriarsi e servirsi.
In tali condizioni, questi accadimenti rientrano tra le problematiche su cui si arrovellano la mente le persone più giudiziose e riflessive, nel tentativo di riportare un ordine che, nella maggioranza dei casi, si dimostra irraggiungibile, dato il diffuso approccio istintuale che, nel tempo, è stato svisato ad arte, al punto di farlo considerare “normale”.

Tra i simboli rientra anche la casa, intesa – da chi si risponde – come l’estensione del proprio ego marcaterritorio, in guisa di quei cani che delimitano con fisiologici stratagemmi lo spazio conquistato, che altro non è se non lo spazio comune rubato a tutti gli altri.
E così la casa, in rappresentanza di tutti i beni mobili e immobili, assurge a status simbol ambito a costi da spalmare sulla collettività o, più precisamente, su quella parte onesta che, gravata da bramosie e iniquità, si immerge in dilemmi la cui soluzione potrebbe risiedere nell’origine dei due gruppi, quando tutti cominciarono ad alimentarsi col cibo ma solo in pochi vi associarono il pensiero.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?