Uno sguardo al paradosso di Fermi

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Da esseri umani quali siamo, abbiamo sempre avuto una innata propensione a porci domande alle quali non siamo (e forse mai saremo) in grado di rispondere. Tra queste ve n’è una che interessa in particolar modo: siamo soli nell’Universo?

Nel 1950 il premio Nobel per la fisica Enrico Fermi lavorava nei laboratori di Los Alamos, nello stato del Nuovo Messico, USA. Mentre discuteva con alcuni colleghi riguardo una recente notizia di avvistamento UFO, durante la pausa pranzo, se ne uscì con la fatidica domanda: “Dove sono tutti quanti?” Da qui segue il noto paradosso, conosciuto appunto come “Paradosso di Fermi”.

Enrico Fermi (Roma, 1901 – Chicago, 1954)

Enrico Fermi (Roma, 1901 – Chicago, 1954)

Esso si articola così: se ci sono così tante civiltà evolute ulteriori alla nostra, perché non abbiamo ancora ricevuto prove di vita extraterrestre, come trasmissioni di segnali radio, sonde o navi spaziali? La soluzione più semplice che si può proporre, viene fornita ad esempio dai biologi evoluzionisti, che già dalla fine del secolo scorso si dichiaravano alquanto pessimisti riguardo la stessa esistenza di ogni forma di vita non terrestre. Essi rispondono che non abbiamo ancora ricevuto queste prove appunto perché non esiste civiltà alcuna al di fuori di quella a noi conosciuta, ovvero la nostra.

C’è chi giustifica questo punto di vista ricorrendo alla logica, come cerca di fare Stephen Hawking. Egli afferma in uno dei suoi libri che “Vi sono scarsissime probabilità che la vita si sviluppi su altri pianeti o che, sviluppatasi, diventi intelligente”. Secondo il dottor Hawking, inoltre, il nostro concetto di ‘intelligenza’ è estremamente soggettivo, portando l’esempio dei batteri, che, considerati esseri non intelligenti, vivono e sopravvivono meglio di noi esseri umani.

C’è chi invece risponde al paradosso di Fermi in maniera differente. Un filone di pensiero, più ottimista riguardo la possibile presenza di vita all’infuori del globo terrestre, ha tentato di trovare soluzioni basate su una critica fondata. Una tra queste si basa sul fatto che Fermi si esprima in termini definibili come ‘antropocentrici’, definendo come ‘prove’ onde radio, sonde e navi spaziali. Ma se invece chi sta là fuori provasse a comunicare tramite mezzi differenti? Magari troppo arretrati come troppo avanzati.

Altra soluzione, di stampo positivistico, è quella che riguarda la vastità dello spazio. L’Universo osservabile ha un diametro circa novanta miliardi di anni luce e comprende tante stelle quanti sono i granelli di sabbia sul nostro pianeta… moltiplicati per diecimila. Ma cos’è tutto questo rispetto ad uno spazio che viene appellato come infinito? Nulla, ed è dimostrabile: in matematica il rapporto tra uno e infinito è equivalente a quello tra un miliardo e infinito.

“Io sarei pronto a scommettere tutti i miei averi, che almeno in uno dei pianeti che noi vediamo, vi siano degli abitanti” – Immanuel Kant

Detto questo, pare addirittura sciocco credere ancora di essere soli quando ci sono letteralmente infinite possibilità di non esserlo. Per quanto riguarda il vero significato della parola ‘soli’ nella domanda di Fermi, posta a capo del paradosso stesso, non abbiamo alcuna certezza che un giorno verremo in diretto contatto con altre forme di vita, ma ciò non esclude il fatto che queste esistano. Per rendere più chiaro il concetto: se l’America non fosse mai stata “scoperta”, essa sarebbe esistita comunque, al di fuori della nostra conoscenza. Il non ‘vedere’ qualcosa non nega l’esistenza stessa di quel qualcosa.

Nel 1781 Immanuel Kant scriveva: “Io sarei pronto a scommettere tutti i miei averi, che almeno in uno dei pianeti che noi vediamo, vi siano degli abitanti.” Ebbene se il filosofo tedesco avesse semplicemente aggiunto un ‘non’ prima del verbo vedere, nella frase che riporta nella “Critica della Ragion Pura”, probabilmente avrebbe vinto la scommessa.

Bibliografia:
Steven J. Dick, “Vita nel cosmo, esistono gli extraterrestri?”, Milano 2002
Stephen Hawking, “L’universo in un guscio di noce”, Milano 2010
Immanuel Kant, “Critica della ragion pura” –riga 1787

 

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7 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Moro Maltese

    pardon, “puzzle”…con divertimento e disillusione, nonchè un pugno di grossolanità, mi piace pensare che non possiamo escludere che il politeismo sia l’esplicazione del da lei menzionato “non vedere”, intendendolo come molteplicità di prospettive/dimensioni non (immediatamente) coglibili rispetto, ad esempio, ai – e qui devo campalinizzarmi – paradigmi occidentali…e così, non volendo far della ragione un dio, più dei/divinità distinti ben potrebbero “essere”, ben potrebbero aver “parallelamente” creato…ed ora accelero: il dio cattolico creò l’Eden e vi fece alloggiare Adamo, Eva&Co, nella porzione di infinito che conquistò o che gli fu assegnata, un mondo solo simbolicamente descritto nella Bibbia sulla falsariga del nostro, ma, “in verità”, portentoso…per i primi immortali esseri umani il parco giochi era grande quanto l’universo, ma racchiuso in una sfera piccola come una pallina da tennis…e poi quel morso…e bang!

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  2. Moro Maltese

    …ottimo concentrato, complimenti…un pensiero certo banale che mi è passato per la mente qualche giorno fa potrebbe essere pertinente con quest’articolo, anche se è probabilmente vana speculazione…da non credente: considerando la vita come vita intelligente “all’umana maniera”, quale compatibilità potrebbe ipotizzarsi tra il (possibile) big bang e la (impossibile…) genesi biblica? Infine è un quesito (credo non risolvibile però) che fornirebbe qualche risposta sul fondamento della ricerca di “vita” simile alla nostra…

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    • Ramon Zuccolo

      Salve, innanzitutto grazie del commento positivo.
      Premetto di essere credente anche io, alla mia maniera. Onestamente mi è capitato di leggere più volte il passo della bibbia nel quale viene trattata la genesi, ma l’ho sempre interpretata come una sorta di metafora, proprio come gran parte dell’antico testamento. Le affinità tra big bang e genesi non si può dire siano evidenti, anzi, farei fatica a trovarne. Tuttavia nella genesi è riportata la frase “e luce fu” (seppure in seguito alla creazione stessa della terra e dell’universo con essa), che potrebbe essere avvicinata al concetto stesso di big bang. Essendo esso un’espansione fulminea di materia incandescente collassata ad elevatissima pressione (e dunque temperatura), si può immaginarlo come un’enorme esplosione di luce.

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      • Moro Maltese

        …prego, figurarsi, l’idea e l’esposizione meritano tutti i complimenti del caso (anche, se posso permettermi, rispetto alla giovane età)…personalmente penso che in quell’unico universo che le le leggi della fisica largamente intesa ci permettono di “vedere” sia comunque davvero difficile che esista altra vita come la nostra, almeno per quanto riguarda il nostro oggi, cioè contemporaneamente a noi…anche se i tavoli per i rebus sono miliardi, vi sono su di ognuno troppe tessere da far combaciare…

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        • Ramon Zuccolo

          Ha ragione, sono piuttosto giovane. Ad ogni modo, sono d’accordo con lei, anzi più che davvero difficile penso sia praticamente impossibile che esistano altre forme di vita “come la nostra” là fuori. Tuttavia, é proprio questo il punto del mio discorso; io non penso vi siano altri “umanoidi” là fuori, ma vita. Dio ha creato la vita, non l’uomo, secondo il mio punto di vista, e la vita può assumere infinite forme, in base alle circostanze in cui é costretta ad evolversi. Magari esseri non incentrati sul carbonio, ma su altri elementi. Sempre di vita si tratterebbe

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          • Moro Maltese

            Concordo..mancava un pezzo della mia risposta: con divertimento, disillusione ed un pugno di grossolanità, ritengo che non possiamo escludere che il politeismo e la molteplicità di credo siano l’esplicazione del “non vedere”, come molteplicità di prospettive/dimensioni non subito coglibili rispetto ai, ad es., paradigmi occidentali…e così, non volendo far della ragione un dio, più dei/divinità distinti ben potrebbero essere ed aver creato..accelero: il dio cattolico, nella porzione di infinito che conquistò o che gli fu assegnata, creò l’Eden e ci piazzò Adamo,Eva&Co, in un mondo simbolicamente descritto nella Bibbia sulla falsariga del nostro, ma portentoso..per i primi immortali esseri umani il parco giochi era grande quanto l’universo, ma racchiuso in una sfera piccola come una pallina da tennis…e poi quel morso…e bang!

          • Ramon Zuccolo

            Bella teoria, mi piace. Non ci avevo mai pensato, ma è senz’altro originale. Dovresti scriverci qualcosa a riguardo

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