Pensare l’universo e scriverci un racconto. Le suggestioni scientifiche dietro “Tutto in un punto” di Italo Calvino

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«L’atteggiamento scientifico e quello poetico coincidono. Entrambi sono atteggiamenti insieme di ricerca e di progettazione, di scoperta e di invenzione»
Italo Calvino, Una pietra sopra

calvino

Italo Calvino (Santiago de las vegas, 1923 – Siena, 1985)

Quando Italo Calvino nasce – in uno sperduto paesino vicino L’Avana, il 15 Ottobre 1923 – ci si aspetta da lui che diventi uno scienziato.

Il padre, Mario, è un agronomo, e dirige una stazione sperimentale di agricoltura a Cuba. La madre, Eva, è botanica. Ha due zii chimici sposati con due chimiche e il fratello Floriano, che nascerà di lì a pochi anni, sarà geologo di fama internazionale e docente all’Università di Genova. Possiamo immaginarci, seguendo ciò che lui stesso suggerisce nella sua intervista al periodico Milanese «Il Paradosso», un’infanzia «agiata, serena […] un’immagine del mondo variegata e ricca di sfumature» e un’educazione nettamente improntata agli studi scientifici.

Terminato il liceo, Italo proverà ad adeguarsi a questa famiglia di «scienziati, adoratori della natura, liberi pensatori» iscrivendosi all’università di Agraria, a Torino prima e a Firenze poi, dove ciondolerà con scarso profitto per qualche anno. Solo dopo la guerra accetterà la sua vocazione per le parole, iscrivendosi alla facoltà di Lettere e diventando ufficialmente «la pecora nera, l’unico letterato della famiglia».

Se osserviamo la vasta opera di Calvino però, ci accorgiamo subito che l’ambiente solidamente scientifico in cui è cresciuto non è stato un ostacolo alla sua maturazione artistica bensì l’opportunità che gli ha permesso di sviluppare quel suo linguaggio letterario così particolare e così intimamente connesso a quello scientifico: parlare di cose grandiose in modo semplice.

È Calvino stesso a definire il ruolo della scienza nel suo processo creativo in un’intervista che fa a se stesso in vista dell’uscita de Le Cosmicomiche, nel 1965. Lo scrittore si definisce come un curioso, che ficca il naso tra libri di botanica e di filosofia come di matematica e astronomia, senza lo scopo preciso di cercare ispirazione; è solo dopo che, spontaneamente, il dato scientifico si fa carica propulsiva per l’immaginazione, sollecitando la sua mente di scrittore e trasformandosi nella base di una storia. Bisogna avere ben presente però che, come Calvino specifica personalmente più volte, i suoi scritti non possono essere definiti fantascientifici.

Sebbene appassionato lettore del genere, il suo obiettivo nelle opere del periodo fantastico – Le Cosmicomiche e Ti con zero – è opposto a quello della fantascienza. Quest’ultima vuole avvicinare ciò che è lontano, generalmente in un non meglio specificato futuro, rendendolo realistico. Calvino, al contrario, tenta di portare il nostro quotidiano nei termini più lontani dalla nostra esperienza, generalmente in un passato molto remoto.

Uno splendido esempio di questo tipo di procedimento possiamo trovarlo nel racconto Tutto in un punto, pubblicato nella raccolta Le Cosmicomiche. Il racconto si apre con un breve preambolo in cui l’autore tratteggia l’ipotesi scientifica dell’universo in espansione e dichiara esplicitamente la sua fonte creativa: il lavoro di Edwin P. Hubble sulla velocità di allontanamento delle galassie. Hubble, notissimo astrofisico statunitense contemporaneo di Calvino che noi tutti conosciamo per lo più per il telescopio spaziale a lui dedicato, formulò nel 1929 la legge oggi nota come legge di Hubble, secondo la quale esiste una relazione lineare tra il redshift della luce emessa dalle galassie e la loro distanza da noi.

Il redshift è quel fenomeno per cui, quando osservatore e sorgente luminosa si allontanano tra loro, la frequenza della luce osservata è più bassa – tende, appunto, verso il rosso – rispetto a quella che aveva quando è stata emessa. Possiamo infatti empiricamente osservare che lo spettro della luce emesso da galassie lontane è spostato su frequenze minori rispetto a quello delle corrispondenti più vicine a noi. Hubble scoprì l’esistenza di una proporzionalità diretta tra il redshift e la distanza tra osservatore e sorgente luminosa, cosa che gli permise di “misurare” l’universo, scoprendolo ancora più sconfinato di quanto si credesse.

La legge di Hubble portò al concetto di universo in espansione, in contrasto al modello statico inizialmente proposto da Einstein, e infine, grazie al lavoro di Georges Lemaître tra gli ultimi anni del 1920 e il 1931, alla teoria del Big Bang. Riavvolgendo all’indietro un’ipotetica pellicola della storia dell’universo in espansione, infatti, dovremmo trovarci con una singolarità al punto t0. Un punto nel tempo in cui tutte le distanze sono nulle prima che si inneschi l’espansione. E’ proprio in questo istante iniziale che ci porta Calvino col suo racconto, dove il protagonista Qfwfq ci racconta della sua vita quotidiana all’interno della singolarità.

big crunch

La teoria del Big Crunch

Qua tutto e tutti, dai Vosgi alla Nebulosa di Andromeda passando per gli isotopi del Berillio, fino ad un futuro commerciante di materie plastiche residente a Pavia, stanno «pigiati come acciughe». È uno slancio generoso colmo d’amore e calorie – il desiderio della signora P(h)iNko di avere spazio a sufficienza per fare le tagliatelle per tutti – a innescare la reazione esplosiva che porterà gradualmente dal punto all’universo, «dando inizio nello stesso momento al concetto di spazio, e allo spazio propriamente detto, e al tempo, e alla gravitazione universale, e all’universo gravitante, […] e di signore P(h)iNko sparse per i continenti dei pianeti che impastano con le braccia unte e generosamente infarinate, e lei da quel momento perduta, e noi a rimpiangerla».

Nel racconto, Qfwfq cita anche un’altra teoria, a cui oggi ci si riferisce come teoria del Big Crunch, per cui l’universo, raggiunto un certo livello limite di rarefazione, tornerà a contrarsi fino a che tutta la materia non sarà nuovamente compressa in una singolarità gravitazionale e «ci toccherà di ritrovarci in quel punto». Cosa accadrebbe dopo è impossibile a dirsi, ma è ipotizzabile un nuovo Big Bang e una nuova espansione dell’universo.

Abbiamo citato il lavoro di Hubble, che ha sicuramente ruolo primario nell’ideazione di questo racconto, ma non è assolutamente il solo che possiamo scoprire nascosto dietro queste meravigliose pagine. Fondamentale è senza dubbio l’appassionata lettura dell’ Universo in espansione di Arthur Eddington nei primi anni quaranta, tradotto in italiano da Giorgio de Santillana, e l’incontro con de Santillana stesso che avrà su di lui, come affermerà esplicitamente nelle Lezioni americane, «una profonda influenza».

Calvino conosce de Santillana, fisico e docente di filosofia della scienza al MIT, a Boston nel 1959, assistendo ad una sua conferenza che lo colpì moltissimo e in seguito alla quale, come racconta nel 1984 in un’intervista per «La Stampa», iniziò a scrivere Le Cosmicomiche. Calvino ascolterà nuovamente una conferenza di de Santillana nel 1963 in Italia, e ancora una volta ne uscirà con nuove idee e suggestioni. Lo interessa particolarmente la concezione del mito come «primo linguaggio scientifico», sicuramente uno dei punti di partenza per il suo progetto di letteratura cosmica. Al di là dei singoli incontri e delle singole letture, ci basta una frase tratta da una lettera a Domenico Rea, datata 13 Maggio 1964, per capire quanto Calvino fosse immerso in un immaginario cosmico negli anni immediatamente precedenti alla scrittura di Tutto in un punto: «Da un po’ di tempo in qua leggo solo libri di astronomia».

grandville

Grandville, un autre monde

Sarebbero ancora tantissimi i rimandi e le fonti rintracciabili dietro Tutto in un punto e in generale dietro Le Cosmicomiche: un intreccio infinito in cui si rischia di perdersi. Questa raccolta di racconti ha dietro di sé, come dichiara lo stesso Calvino nella prefazione alla prima edizione, la luna di Leopardi, i comics di Braccio di Ferro, i labirinti ingarbugliati di Borges, le surreali incisioni di Grandville e tanto altro ancora.

In conclusione di questo breve percorso ci preme ricordare un ultimo autore che Calvino non cita esplicitamente nella prefazione ma che ha più volte definito sua inesauribile fonte di ispirazione ed amatissimo modello: Lucrezio. Come per Lucrezio, anche in Calvino la poetica dell’imprevedibile e delle infinite possibilità nasce dal non avere dubbi sulla fisicità del mondo.

È nel modello di Lucrezio, scienziato poeta, che possiamo rintracciare il filo rosso della ricerca di Calvino, non solo di Tutto in un punto né del solo periodo fantastico ma, di fatto, di tutto il suo lavoro: cercare alimento per la propria scrittura nel «pensare l’universo», rimanendo sempre consapevole che «la letteratura buona si può fare solo con qualcosa di diverso dalla letteratura».

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Chi lo ha scritto

Giuditta Mitidieri

Ha due spazzolini in due case diverse, uno a Bologna dove studia Filosofia quando non le scappa da ridere e uno nel contado pistoiese, dove ha radici e affetti. Coltiva velleità letterarie da quando ha vinto un premio e si è montata la testa, nel frattempo dimostra simpatia solo a chi studia materie scientifiche e sogna di poter prendere a sberle tutti gli umanisti che almeno una volta nella loro vita hanno affermato con orgoglio "Io di matematica non ci capisco niente". L'unico uomo che abbia mai amato è il comandante Kim di Calvino. Le piace il limone, il chinotto, l'origine ebraica del suo nome e il mare selvatico della Liguria. Se potessse, vivrebbe dentro a un cinema. Finchè non le sarà possibile si consola scrivendo per L'Undici, come può.

8 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Stellanigra

    Concordo pienamente sulla co-esistenza e co-influenza tra “numeri” e “lettere”, la cui storica, fieramemente sbandierata, falsa dicotomia segna solamente uno spartiacque mentale fatto di pregiudizi e ignoranza, di cui, ahime, il nostro Paese è istituzionalmente imbevuto.
    La realtà, seriamente e talvolta sognantemente indagata e teorizzata dalla Scienza, è tale, ed in sé foriera di innumerevoli spunti, meccanismi, ricorrenze, frattalmente innestate nel tempo e, inevitabilmente, fantasiosamente rinascenti nella nostra mente, purché la lasciamo scevra da incrostanti pregiudizi.

    Un personale grazie, quindi, per questa piccola testimonianza!

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  2. AeRRe

    Complimenti Giuditta, molto interessante.
    Ennesimo esempio di quanto scienza e letteratura non siano passioni contrapposte, ma sinergiche. Condizione vissuta da tanti (per fortuna).
    A presto, spero

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