Nola, avvistata famiglia preistorica

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Prendendo le mosse dai resti di un villaggio preistorico scoperto a Nola pochi anni or sono, un gruppo di osservatori si è imbattuto in quella che – stando alle prime indagini – potrebbe essere la famiglia che abitava in quell’agglomerato di capanne e altri locali conservato dalla natura.
Ma se quelle abitazioni, risalenti a 2.000 anni prima dell’eruzione che interessò Pompei, poterono destare l’attenzione di numerosi esperti di archeologia, l’interesse di svariate personalità e programmi televisivi quali “Superquark” – Piero Angela fu tra i primi ad inviare una troupe per documentare la planetaria scoperta: per la prima volta si potevano vedere delle capanne intatte e non solo i pali o il segno di questi nel terreno – esseri viventi attirerebbero non solo studiosi come antropologi ed etnologi, ma potrebbero dar luogo a scoperte e movimenti umani inimmaginabili.

Ma, in pratica, quali aspetti avrebbero condotto gli osservatori ad asserire che si possa trattare di diretti discendenti di uomini, donne e bambini preistorici e non, invece, di una svista indotta da cause emotive o di altro genere?
Il primo elemento è rappresentato dal linguaggio. I membri di questa famiglia non parlavano ma si rivolgevano l’un l’altro emettendo versi quali “iò”, “gnè”, “ah!” ma anche onomatopeici.
Un altro dato di rilevante importanza è che, probabilmente, non hanno nomi propri comunemente intesi, in quanto si appellavano vicendevolmente con vari epiteti, tra cui “Aò”, “Ò”, “Eò”.
In quasi tutti i casi, suoni e rumori venivano veicolati ad un volume altissimo e fastidioso, spesso sfociante in urla.
Tuttavia, questi sonori richiami permisero di localizzarne gli esecutori, anche se questi ultimi sembrarono moltiplicarsi, in misura pari ai paesi limitrofi attraversati: Cimitile, Camposano, Cicciano, Saviano, Comiziano, Tufino, Roccarainola e San Paolo Belsito.
Inizialmente pensarono che fosse l’effetto dell’eco, ma quando quei suoni cominciarono a moltiplicarsi, prese corpo l’idea che ci potessero essere – non solo a Nola – altri soggetti preistorici.
A questo punto, prima di addivenire a conclusioni affrettate, decisero di ritornare nei pressi del villaggio ed attendere un eventuale riappalesarsi. Nel frattempo, colsero l’occasione per perlustrare la zona, anche alla ricerca di eventuali nuove tracce e nonostante le condizioni non proprio favorevoli.

Il villaggio preistorico di Nola, risalente a 4.000 anni fa.

Il villaggio preistorico di Nola, risalente a 4.000 anni fa.

Per la precisione, dopo la scoperta e consequenziale apertura al pubblico, il villaggio – peraltro scoperto mentre si stavano gettando le fondamenta per la costruzione di un supermercato[1] – subì un duro e vergognoso colpo: infiltrazioni d’acqua di varia origine, alle quali non si riuscì ad ovviare con pompe idrovore, causarono danni molto gravi: “Nel gennaio 2011, nonostante le allarmanti denunce , si ebbe il cedimento di una parete della sezione di scavo del villaggio che provocò lo spostamento delle tettoie di copertura delle capanne [Ndt]”. Un fatto assurdo che – per chi conosce le realtà delle periferie estreme ai margini delle aree suburbane napoletane – è riscontrabile spesso e, fatto ancora più grave, ritenuto normale dalla maggioranza della popolazione, il cui comportamento menefreghista è capace di cancellare ogni cosa, persino tracce di un sito unico al mondo dove, alla negligenza e superficialità delle istituzioni si aggiungono veri e propri atti vandalici, come riportato da uno scritto rintracciabile sul sito web dell’associazione Meridies, da anni presente sul territorio per la salvaguardia di siti archeologici e non solo: “Teppisti in azione nello scavo distruggono un forno di 4.000 anni fa”: […] Era uno dei reperti più belli rinvenuti nel villaggio di 4.000 anni fa di Via Polveriera a Nola. All’interno della capanna 4, era stato rinvenuto un forno, addirittura con una brocca ancora all’interno. Nella notte fra l’11 ed il 12 giugno, uno o più teppisti hanno scavalcato con facilità la leggera recinzione che circondava lo scavo e, senza che nessuno potesse accorgersi di quanto accadeva, hanno distrutto una testimonianza unica, per il solo gusto di distruggere. Infatti, se l’intento dei vandali fosse stato quello di asportare il reperto, avrebbero utilizzato un sistema adatto. Invece, si è soltanto portato distruzione, sebbene in maniera mirata. Sarebbero infatti bastati pochi minuti a rovinare irrimediabilmente anche le altre strutture. I responsabili della Soprintendenza non sanno cosa pensare, addirittura si pensa ad una sorta di avvertimento. [Ndt]

Ma grazie al lodevole impegno di poche associazioni e, raramente, di figure istituzionali, i cittadini possono fruire di bellezze straordinarie e spesso uniche al mondo, proprio come si auspica possa ancora essere il villaggio preistorico di Nola – purtroppo attualmente interrato –, presso il quale staranno sicuramente pensando di dirigersi quegli esperti di antropologia menzionati in questo scritto, attirati da questi esseri preistorici che si aggirano nella zona e la cui conoscenza potrebbe svelare altre misteriose trame.

Note

1. Il villaggio preistorico di Nola. Le vicende di uno scavo di 4000 anni fa
[…]La scoperta del villaggio del bronzo a Nola è avvenuta mentre si stavano gettando le fondamenta per la costruzione di un supermercato. Affiorarono i resti di diverse capanne e moltissimi reperti ceramici. Il villaggio di Via Polveriera venne sigillato da un’eruzione del Vesuvio avvenuta nel corso dell’età del Bronzo Antico, fra il XIX ed il XVII secolo a.C. Gli scavi hanno messo in luce ben tre grosse capanne orientate in direzione NO-SE, al margine di un’area nella quale erano presenti una vasta aia, alcuni forni, una gabbia in argilla e legno nella quale sono stati rinvenuti gli scheletri di 9 capre, tutte gravide. Vi era poi una sorta di stalla dove trovavano posto altri animali, come testimoniato dalle impronte degli zoccoli nel terreno.
Le capanne avevano una forma a ferro di cavallo con apertura al centro di uno dei lati lunghi e struttura fatta di paletti di legno. L’interno era a due navate. La capanna più lunga misura ben 15,60 x 4,60 m con un’altezza di 4,40 m. Le altre due capanne sono leggermente più piccole.
Nelle capanne sono stati ritrovati più di 200 vasi alcuni dei quali contenevano cibo. Anche nei pressi del forno della capanna 4 sono stati ritrovati piatti, tazze, e vasi, di cui uno ancora sulla soglia.
L’eccezionalità della scoperta sta anche nel fatto che, dopo la caduta di pomici dovuta all’eruzione, l’area venne seppellita da uno strato di fanghiglia cineritica che consolidò le strutture delle capanne, conservandole in maniera eccezionale fino ad oggi. In questo modo è stato possibile scavare per la prima volta delle capanne quasi integre verificando anche l’organizzazione degli spazi sociali del villaggio. Un risultato insomma molto simile a quello di Ercolano e Pompei, sebbene diversa sia stata la modalità di seppellimento. Un caso unico, insomma, che fa del villaggio di Nola una struttura senza eguali.
Gli scavi potrebbero fornire ancora interessanti dati. Al di sotto delle capanne, un saggio effettuato ha mostrato la presenza del pavimento di una struttura preesistente, rasa al suolo per costruire le nuove capanne. E poco lontano da questo scavo, in località Masseria Rossa, è stato individuato un altro abitato successivo a questo, probabilmente il risultato del ritorno degli indigeni in queste zone dopo l’eruzione. [Sito “Archemail” http://www.archemail.it/nolatar.htm]

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