Live: Marlene Kuntz a Spazio Novecento (RM), 9 Febbraio 2017

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A Roma, Spazio Novecento è ormai da tempo un’istituzione per chi abbia voglia di trascorrere una serata ballando in una location accogliente, architettonicamente unica, e completa di tutto ciò che si potrebbe desiderare all’interno di un contesto del genere. Curiosa è invece l’idea, avuta dal Quirinetta, di organizzare al suo interno un concerto prettamente rock come quello dei Marlene Kuntz. Un’idea ottima… Ma andiamo con ordine.

Ore nove della sera, raggiungo in macchina l’EUR avendo l’imbarazzo di scegliere dove parcheggiare. Anche questa, a suo modo, è una novità. Cammino a piedi verso l’entrata dell’imponente edificio. Poca gente. Entro. Pochissima gente. Appena dieci persone incollate alla transenna. Provo imbarazzo a restare in un salone immenso, immacolato, con poche persone che si scrutano perché non hanno di meglio da fare. Esco all’esterno e guardo fuori. Osservo le macchine in movimento sulla grande arteria della Cristoforo Colombo. Comincio a immaginare che la serata andrà male. Quindi, un lampo di genio. Controllo l’orario del concerto: 22:00. Bene. Ricominciamo.

Lunga attesa al concerto dei Marlene Kuntz

Lunga attesa al concerto dei Marlene Kuntz

Ore dieci della sera, una lunga fila di amanti della musica attende ordinatamente per partecipare al concerto dei Marlene Kuntz. Il tour festeggia venti anni dalla pubblicazione del secondo disco, “Il Vile”, all’interno di una discoteca tutta bianca, lucida e imponente. Il pubblico è vestito a festa, c’è chi indossa calze a rete e chi si identifica in un borsalino. La sala è gremita. Molti spingono per raggiungere posizioni avanzate. Difficile definire l’età dei partecipanti. Ci sono ventenni, così come trentenni, che manca poco siano pure quarantenni. È importante definire questo aspetto perché a fine serata il discorso sull’età genererà un curioso fenomeno.

Ore dieci e trenta della sera, i Marlene entrano in scena. Guardando il palco, sulla sinistra si posiziona Riccardo Tesio alla chitarra, al centro Cristiano Godano, dietro di lui la batteria di Luca Bergia e sulla destra il basso di Luca Saporiti. Dopo un rapido saluto, Godano dichiara che la scaletta della serata sarà un’alternanza di brani tratti da “Il Vile” e dall’ultimo lavoro “Lunga Attesa”. La scelta, dice, è stata fatta grazie al coinvolgimento del web che così ha sentenziato.

La band attacca con il primo brano La città dormitorio. L’effetto probabilmente non è tra i migliori. In platea si respira distacco. Guardandomi intorno, sostanziosa è la presenza di ex giovani desiderosi di ritrovarsi negli anni Novanta. Cominciare con un brano tratto dall’ultimo album lascia perplessi molti dei presenti. Il sound, comunque, è ottimo. Anche grazie ai punti forti della location, una discoteca, i bassi penetrano nelle viscere, esaltando nelle vibrazioni le caratteristiche musicali dei Marlene. La band c’è. Dopo venti anni sono fin troppo bravi tecnicamente. Potrebbe sembrare strano affermare una frase simile, ma la pulizia e il miglioramento tecnico possono creare uno strano contrasto spazio-temporale. Quello in cui mi sono sentito risucchiato tutto il tempo. Chi negli anni Novanta amava i Marlene, ne apprezzava la sublimazione di rabbia e disagio attraverso la musica, cruda, sporca e a volte stonata come uno stato d’animo. Gli anni Novanta, quelli del grunge, della libertà conquistata solo soffrendo astratti e insondabili mali interiori sono oggi anni lontani, lontanissimi. Inutile fare l’elenco dei cambiamenti sociali e tecnologici che hanno completamente stravolto il modo di pensare. Intorno a me individuo numerosi personaggi, giunti certamente per ascoltare dell’ottima musica, ma anche per rivivere un brivido decisamente sparito dalle loro vite: il male di vivere.

Pubblico al concerto dei Marlene Kuntz

Pubblico al concerto dei Marlene Kuntz

Il secondo brano proposto è 3 di 3, e improvvisamente anche il pubblico decide di partecipare compatto all’evento. D’altra parte è per i brani de “Il Vile” che la maggior parte della platea è qui. Il concerto prosegue in un’alternanza piuttosto simmetrica di vecchio e nuovo. La risposta intorno a me è piuttosto evidente. Ci sono momenti in cui si canta muovendosi compatti, altri in cui molti escono per fumare o si dirigono verso le casse per prendere da bere. Attenzione, non sto giudicando la qualità musicale dei due album o dichiarando possa essere differente, è semplicemente una conseguenza delle aspettative dei partecipanti. I presenti hanno deciso di passare la serata con i Marlene Kuntz perché da loro vogliono ascoltare quel disco, tornare a quei tempi, sentirsi in un ambiente che da tempo non vivono più. I brividi più intensi si hanno durante le esecuzioni di Ape Regina, Come stavamo ieri, ma incredibilmente ancora più intensi sono su Retrattile e Il Vile, perché catalizzano e rappresentano il ricordo di una rabbia che un tempo era urlata, ma ormai si manifesta in un sussurro flebile o, ancora peggio, attraverso la composizione di un commento sarcastico in 140 caratteri.

Zero zero e otto minuti della notte. I Marlene scendono dal palco. Mi guardo intorno. Alcuni hanno ceduto, c’è più spazio rispetto all’inizio del concerto. Capto discorsi, parole. È imbarazzante e meravigliosamente reale, ma molti tra il pubblico lasciano anticipatamente il concerto perché sono stanchi, perché hanno lavorato e lavoreranno pure il giorno successivo. Perché i venti anni sono dolci da ricordare, ma sono trascorsi. E le rivoluzioni contro il sistema rimangono discorsi con i vecchi amici, seduti al tavolo di un pub per un aperitivo. Che a pensarci bene è colpa di Gino Paoli. Se ne vanno perché sono venuti ad ascoltare un disco. E quel disco lo hanno ascoltato, cantato, urlato. Poi basta, si torna con i piedi per terra.

Zero zero e dieci minuti della notte, tempo di bis. La sequenza rompe gli schemi dell’alternanza. Riparte morbidamente con La mia promessa, poi Lunga attesa, Ineluttabile e l’intramontabile Nuotando nell’aria.


Setlist

3 di 3
L’agguato
Formidabile
Fecondità
Overflash
Cenere
Niente di nuovo
Leda
Ape Regina
L’esangue Deborah
Come stavamo ieri
Sulla strada dei ricordi
Retrattile
Ti giro intorno
E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare
Il vile

La mia promessa
Lunga attesa
Ineluttabile
Nuotando nell’aria

Marlene Kuntz al concerto dei Marlene Kuntz

Marlene Kuntz al concerto dei Marlene Kuntz

In sintesi è stato un concerto ben eseguito, in un posto alternativo ma funzionale. I Marlene Kuntz sono esecutori di alto livello e i suoni rispecchiano una band italiana che si esibisce da molto più di trent’anni senza mai aver sceso la china. Se avete voglia di rivivere un tempo che fu, non potete perderli. Godetevi le urla, le emozioni, la nostalgia. Ma il presente è altrove. Tornando all’inizio del concerto e agli anni Novanta, un gruppo che prima di iniziare a suonare avesse provato a dichiarare una scaletta come conseguenza della scelta fatta dai fan, avrebbe raccolto applausi? Ai tempi lattine e bottiglie le avrebbero fatte entrare. Il palco se ne sarebbe saziato.

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