Il Mondo che dovremmo avere

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In questi anni, alcuni di noi si sono concentrati sui problemi della nostra società, passando dalle questioni economiche/politiche a considerazioni sul nostro assetto sociale. Sono stati scritti innumerevoli articoli sulla crisi, la disoccupazione, la globalizzazione, il problema dell’immigrazione e via dicendo. Però, in tutta questa marea di critiche, scarseggiano gli articoli su un possibile mondo alternativo a quello attuale. Siamo talmente concentrati sulla quotidianità e sul presente che ci siamo dimenticati di immaginare universi alternativi ai nostri usi e costumi attuali. Eppure, tale aspetto è fondamentale, specialmente in un’epoca incerta come questa. Proviamo ad immaginare un mondo diverso, lontano dall’utopia (le utopie sono sempre pericolosissime) e abbastanza realistico da poter avere un senso per tutti noi.

Globalizzazione

Un ritorno al rispetto degli usi e costumi locali, compresa la loro preservazione, sarebbe già un ottimo segnale dell’inversione di rotta rispetto a quella che si è imboccata qualche decennio fa.
La Globalizzazione economica ha provocato e continua a provocare profonde distorsioni nel pianeta, seminando i germi di quella che sarà la devastante crisi futura. La colonizzazione economica è avvenuta sulla pelle di milioni di persone, devastando territori, imponendo spesso regimi corrotti (vedi Africa) e inquinando a tutto spiano. Molti economisti, specialmente quelli “istituzionalizzati”, hanno giustificato questa deriva citando l’ascesa di numerose classi medie nei Paesi in via di sviluppo. Ovviamente si sono dimenticati di dire come vivono esattamente queste nuove classi medie, le quali lavorano a orari leomidfeb2impossibili, in condizioni ambientali precarie e spesso sotto dittature come la Cina. Però esse hanno acquisito sufficiente potere d’acquisto per permettersi gli smartphone e questo fa la gioia dei “multinazionalisti”. Il rigetto del turbo-capitalismo, il guinzaglio ferreo al suo diffondersi, permetterebbe uno sviluppo più lento e armonico, con attenzione all’ambiente.
Preservare le altre identità significherebbe proteggere una varia ricchezza culturale che fa bene alla società umana, impedendo il diffondersi di un’omologazione inquietante che finisce per far appassire tutto. Questo non significa un ritorno al Medioevo con mura e odio ovunque, ma una netta limitazione dei disequilibri globali, lo spezzettamento degli oligopoli delle multinazionali (molto meglio le piccole attività) e l’abbattimento della global élite e dei suoi palazzi d’avorio. Quindi, un rigetto degli attuali trattati economici internazionali, con repressione feroce della finanza “creativa” per far posto a collaborazioni fra comunità indipendenti.

Ambientalismo prioritario

Il tema ambientale e il rispetto del rapporto con madre natura dovrebbe diventare un tema centrale della società futura. Non è solo una questione di riscaldamento globale e presunte catastrofi ambientali future, ma semplicemente la ricerca di un ambiente sano, sia a livello fisico che a livello psicologico. Gli scempi della società industriale sono una delle cause delle maggiori nevrosi di cui soffre l’uomo moderno. Recuperare un rapporto armonico con l’ambiente circostante favorirebbe una società meno stressata, evitando il flagello degli psicofarmaci, salvando gli uomini da gravissime malattie dovute all’inquinamento. Gli stessi fenomeni di dissesto idrogeologico con il tempo diminuirebbero nettamente grazie a un diverso rapporto con la natura.

De-economizzazione

L’economia dovrebbe tornare a essere uno dei campi del sapere e non il centro di tutto il creato. L’oscuro Dio Denaro vedrebbe ridotto nettamente il suo leomidfeb3potere e la sua capacità di piegare qualsiasi individuo. I continui discorsi sulla “produttività”, “competizione”, “crescita” lascerebbero spazio ad altri argomenti, ma soprattutto al termine “cooperazione“. Non è più accettabile farsi dettare la morale e lo stile di vita da miliardari cocainomani, vip inutili e ciarpame vario, completamente annichiliti dalla continua rincorsa all’asino d’oro. Non è più accettabile prendere ordini da banchieri, economisti e burocrati dogmatici fino al midollo, i quali pretendono di spiegare la razza umana e guidarla con quattro libri di macro-economia. L’uomo non si esaurisce negli scambi commerciali. La serenità e il vero benessere psico-fisico non sono riassunti solo dall’indicatore Pil. Non nasciamo per accumulare un’infinita quantità di materia, di cui 3/4 di orpelli inutili.

Ricerca del sapere

Un mondo dove i media sarebbero una fonte di informazione e non un centro di diffusione di panico, paura, violenza virtuale e notizie semi o totalmente false. I grandi oligopoli mediatici andrebbero spezzettati per lasciare spazio a piccoli giornali indipendenti. La cultura, quella vera, dovrebbe ritornare al centro della scena, mentre il gossip e le peggiori castronerie sarebbero confinate in siti di qualità infima.
Il dibattito non verrebbe gestito da misteriosi vip televisivi, fenomeni folcloristici, giocatori, veline ecc., ma dai centri culturali del vecchio Occidente: ricercatori, scienziati, pensatori…
In poche parole, una rivoluzione culturale in grado di arginare l’Età della Demenza e tutti i suoi mefitici effetti.

La morte della vanità

I “valori” su cui si è impostata la tarda modernità sono gli stessi che la faranno collassare in un ridicolo tonfo. Vanità, egocentrismo, invidia, sensazionalismo, culto dell’effimero e dell’immagine sono sempre esistiti nella Storia. Ma se un tempo vi era una classe dirigente che tentava di emarginare queste “tendenze”, ora invece c’è la promozione continua e nefasta fino al narcisismo più demenziale. I social network combinati con gli smartphone hanno poi amplificato all’ennesima potenza questa deriva. Ma è giunto il momento di dire una verità: portano solo alla solitudine. I selfie continui, i narcisismi, il continuo e ossessivo culto del successo tramite status symbol, la costante esibizione di prodotti commerciali, non salveranno uomini e donne dalle nevrosi che corrodono la mente. Sono solo veleno distillato per favorire il meccanismo industriale.leomidfeb4
Neppure tutto l’oro del mondo può fare la felicità. Eppure questo insegnamento banale è diventata eresia. Invece nel nuovo mondo dovrà essere uno dei capisaldi insieme a “essere” e “cooperazione”.

Comunità

Il fulcro del nuovo mondo dovranno essere le comunità. Piccole, gestibili, solide, integrate e comunicanti fra di loro. Gli imperi sono sempre affascinanti da studiare, ma viverci non è sempre il massimo, specialmente se non si fa parte delle élites. Ogni volta che si parla di Super Stati vengono in mente le potenze distopiche di Orwell, con enormi blocchi di potere che competono ferocemente massacrando le popolazioni sotto di essi. A giudicare il momento attuale, molti sognano i super imperi, ingenuamente, senza sapere a cosa si va incontro (un giretto in Cina farebbe loro bene, ovviamente vivendo da cinesi non benestanti).
Le comunità invece sono il baluardo contro le crisi e lo strapotere dei vertici. Contro gli sconvolgimenti continui del Sistema Globale e l’anomia della società liquida e sfuggente. Non bisogna mai sottovalutare le radici, la cultura e la terra in cui si vive. Sono questi legami a salvarci, non solo il conto corrente o la professione presso una multinazionale.

Ricacciare il Sistema negli abissi

Il Sistema industriale-tecnologico è diventato l’unico vero Signore del XXI sec. Non conosce alcun confine e si è diffuso in ogni angolo del Pianeta. L’unico suo imperativo è la crescita a discapito di qualsiasi cosa. Gli uomini sono solo ingranaggi del meccanismo di produzione e consumo virtualmente infinito. Le classi dirigenti, ricoperte di falso oro, sono piegate di fronte ai suoi mantra. Il concetto di “progresso” in modo maligno è stato trasformato in “crescita continua del Pil senza se e senza ma“. Tutto ruota intorno a lui e gli individui devono consumare la maggior parte della loro vita a favorire un modello che li rende malati, stressati e nevrotici.
Un Sistema fuori controllo che agisce su scala planetaria coinvolgendo miliardi di individui…

Proprio perché sono realista il mondo che ho appena descritto potrebbe arrivare solo dopo una serie di passaggi seri e tremendi. Quelli che sognano l’evoluzione “arcobaleno felix” della Globalizzazione sono dei poveri illusi, al pari di quelli che sognano la pace nel mondo o la fine della corruzione. Il mondo futuro non cancellerà la guerra, le violenze e i soprusi, cose facenti parte della natura umana. Sarà semplicemente un mondo più armonico, a misura d’uomo, in equilibrio. Ma per arrivarci serviranno lotte estreme, forze salde e determinate, dotate di una visione sul lungo periodo.
Dobbiamo sempre ricordarci che siamo figli della società in cui viviamo. Il Sistema ci permea e ci condiziona ogni minuto, ma un giorno la sua caduta non significherà la fine del Mondo, ma solo la fine di un mondo, sostituito da…

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