Il “Grande Nulla” della nostra generazione

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“”Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita. Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinti che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock star. Ma non è così. E lentamente lo stiamo imparando“” (Cit. Fight Club)

Molti commenti e dibattiti ha suscitato la lettera lasciata da un trentenne prima di suicidarsi. Soprattutto alcuni passaggi di essa rivelano le fragilità di una generazione che si è ritrovata immersa in un Tempo privo di alcun valore, se non quello meramente individuale. Potremmo riassumere questo dramma, come quello di milioni di altre persone che si sono suicidate, scivolate nella depressione o che si sono distrutte con l’alcool, il gioco, la droga e gli psicofarmaci, in un unico termine: fragilità.

Viviamo in un’epoca di menti sempre più deboli divorate da una pressione sociale devastante, dove gli “editti sociali” richiedono un successo continuo, personale e famigliare, ovviamente secondo i parametri imposti dal mondo lavorativo/mediatico ormai fuori controllo. Tutto ciò avviene in una fase in cui la popolazione occidentale siede su una massa enorme di ricchezza materiale che le generazioni precedenti non hanno mai visto. Ma questo benessere è solo
materiale e apparente, in quanto il prezzo da pagare è la distruzione della proprio equilibrio psico-fisico. Questo sistema di pensiero legato all’eterno accumulo di materia, decollato con la rivoluzione industriale, ha incontrato apologeti ovunque fino a quando è riuscito a tenere una traiettoria di crescita World partnership. 3d image isolated on white background.reale continua. Con la crisi economica del 2007/8 il meccanismo si è inceppato, aggiungendo ulteriori problemi alle continue nevrosi prodotti da una società fondamentalmente psicotica.

Il villaggio globale comunemente rappresentato a livello di immagine da una moltitudine di persone diverse sorridenti che si tengono per mano è in verità un’immensa menzogna liquida, dove il Sistema industriale-tecnologico ha trasformato gli individui in meri ingranaggi sacrificabili. Ammazzate le ideologie, ammazzate le religioni in Occidente (i veri fedeli sono quattro gatti) e distrutti tutti i valori pre-politici, si è giunti unicamente ad un vuoto valoriale devastante che è stato falsamente mascherato dal mero consumo di prodotti tecnologici, i quali di sicuro non danno uno scopo nella vita. Molti per salvarsi si sono lanciati nella propria personalissima affermazione personale in una spietata guerra di tutti contro tutti. Inoltre a tutto questo si è aggiunta la progressiva disgregazione delle reti famigliari, del vecchio welfare state e dello stesso concetto di comunità. Tutti sono connessi nel mondo del XXI sec, ma in verità si sentono soli come cani.
Abbiamo perso il concetto di sacrificio collettivo, il concetto di unità, il concetto di comunità. Il termine “cooperazione” è irriso, mentre invece quello di “competizione” furoreggia ovunque.
Viviamo nel Grande Nulla, epoca mediocre riempita di attori teatranti ancora più mediocri che con le loro facce rifatte pensano di allontanare l’inevitabile fine.
Continuando su questa strada una generazione così fragile e senza bussola semplicemente verrà spazzata via dalla Storia. Ma al suo interno, coloro che troveranno la forza per credere nel nuovo mondo in antitesi al cupo dissolversi della Modernità, capiranno che la serenità e l’equilibrio sono la chiave di tutto. E che solo la comunità, la propria comunità, può salvare le anime dal circo grottesco di questi anni.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Fabio

    Come dice acutamente Alessandro tutto nasce con la rottura dei legami comunitari , e anche religiosi ( notare che la parola religione etimologicamente vuol dire presenza di legami ) e poi con l’industrializzazione , fenomeni avviati nel secolo XVI con la nascita del Protestantesimo il cui stile di vita e’quello più diffuso nella società occidentale , che ne siamo consapevoli o no :” …molti per salvarsi si sono lanciati nella personalissima affermazione individuale in una spietata guerra contro tutti”. Una vita tutta puntata sulla riuscita individuale e senza legami : i rapporti con gli altri sono solo funzionali alla riuscita individuale.
    E’la mentalita ‘ nata col protestantesimo e tuttora dominante , conseguente alla rottura dei legami con la comunita’ , intendendo per legami quelli autentici, umani, vitali, costruttori di umanita’ .
    Non si intendono qui i legami fatti per interesse economico creati tra ricchi mercanti e coloni a danno di altri : come quelli tra inglesi e olandesi durante il colonialismo e lo schiavismo dal secolo XVI al secolo XIX , schiavismo che , come scrisse Sergio Romano nel Corriere della sera del 6 settembre 2014 , vede la sua ricomparsa nella storia proprio col protestantesimo.

    I legami autentici tra le persone devono avere un riferimento comune , che per secoli e’ stato rappresentato dalla fede cristiana , un riferimento comune che rafforzi e faccia crescere di conseguenza anche i legami comunitari.

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  2. Stellanigra

    Mi si perdoni, ma trovo poco tollerabile l’applicazione del concetto di “fragilità” a quel ragazzo.
    Cosa intendiamo?
    Che è stato maggiormente debole o minormente forte?
    Che aveva dei problemi?
    Che, visto che, evidentemente, la maggioranza sopravvive, è stato uno sporadico caso anormale, una trascurabile evenienza statistica?
    Quel ragazzo dice delle sacrosante verità, l’ho sentito come una sentinella che urlasse a squarciagola ai suoi compaesani l’avvistamento di branchi di mostri in rapido avvicinamento al proprio villaggio, ricevendone quale riscontro soltanto boriosa indifferenza, talmente intollerabile da fargli perdere interesse alla sua stessa vita, anche solo al pensiero di vedere poi coi suoi occhi i bambini dilaniati.
    Come è capitato spesso, il più sano muore e i malati rimangono.

    Se c’è stato un suo, e di molti altri, nemico, questi non è solo il “sistema” socioeconomico, bensì siamo noi stessi, tutti quanti, che sguazziamo nel nostro mesto microcapitalismo e ce ne sbattiamo, nei fatti, delle multiple implicazioni che la nostra parte di agire e soprattutot di sopportare hanno sui deboli, gli emarginati, i fragili per condizione oggettiva (anziani, disabili, migranti…), i presi a calci nel sedere, prodotti a migliaia anche dalla nostra indifferenza e “tolleranza”.

    Mancano comunità e cooperazione?
    Grazie. Noi non siamo comunità, facendoci dividere su ogni aspetto marginale ignorando i denominatori comuni, noi non siamo cooperazione, remando ognuno nella propria direzione, ma non solo tra noi, ma all’interno di noi stessi, dicotomicamente dilaniati tra ciò che è quotidianamente conveniente e ciò che una sommessa vocina ci dice sia lungimirantemente “giusto”.

    Il progetto Mayhem, con cui si “conclude” il film, punta al riconoscimento della propria condizione di classe e soprattuto al miglioramento personale, compreso di estremi e rischiosi sacrifici, tali da scardinare la perniciosa dicotomia, primo ostacolo al nostro ed altrui futuro.

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  3. Costanza

    Caro Alessandro, che dire. Io faccio parte di questa generazione,io ho letto quella lettera e ho pensato che avrei potuto essere io l’autrice. Un’epoca mediocre, esattamente, preannunciata, architettata con estrema cura,definendo un piano di azioni, cause, effetti e conseguenze. Ma siamo tutti vittime, e siamo tutti colpevoli; tutti in attesa che questo “sacrificio collettivo” sia innescato dal vicino di casa. Ma, aspettando l’ipotetico cambio di rotta, si deve sopravvivere giusto? Poi penso che abbiamo 30 anni, penso che abbiamo un intero percorso,forse, davanti a noi, e potenzialmente le capacità di mescolare le carte e ripartire. Eppure… eppure ci hanno insegnato che abbiamo tanto da perdere, e che possiamo vincere dimostrano di essere i migliori. Un gran bell’articolo Alessandro.

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