Il dolore del tiglio. 11 domande a Laura Scanu

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Laura Scanu è raramente attiva su L’Undici, ma quando è presente affronta temi sempre difficili, dove la sua immaginazione narrativa viene messa al servizio di temi duri e faticosi. Esce ora una nuova edizione con copertina aggiornata de “Il dolore del tiglio”, il suo romanzo che parla della violenza sulle donne. In questa intervista ci parla di sé, del suo libro e di questo tema sempre difficile e e purtroppo attuale.

1 – Dopo la pedofilia, la vita in carcere di cui abbiamo parlato insieme qualche anno fa’, con “Il dolore del tiglio” affronti il tema della violenza contro le donne. Come hai scelto questo argomento?
Non credo che una mattina guardi il foglio e decidi cosa scrivere, credo che la scelta avvenga sommando vari tasselli della tua vita e poi..le parole prendono forma e pian piano si incidono nella tua mente e da lì il passo è veramente breve. Ho spesso detto che lo scrivere per me è un dovere civico che nasce lontano e che pur non riflettendo mai esperienze personali, parlano di una quotidianità dolorosa. Un giorno, la violenza sulle donne si è palesata vicino a me, nei confronti di una cara amica ed io, nonostante tutto, mi sono dovuta rendere conto che la cipria aveva sempre coperto tutto senza lasciarmi vedere nulla o forse… io non avevo guardato bene! Questo forse è stato il vero motivo che mi ha obbligata a cercare di offrire il mio contributo.

2 – La storia è narrata in prima persona. Come ti sei sentita nei panni di Lucilla, la protagonista?
Ho di nuovo usato la prima persona perché è il modo migliore per attraversare l’anima del lettore: è doloroso, ma pregnante. Quando scrivo però non impersono mai un personaggio, gli do voce, sangue e lacrime ma non sono io; scrivere è l’ultimo atto, prima c’è la ricerca di materiale, uno studio accurato delle motivazioni psicologiche che spingono una donna a resistere nonostante tutto e solo quando la mia storia è pronta la trascrivo. Convivo con essa per molto tempo, soffro con lei e poi la lascio andare per regalarla al lettore. E, da quel momento, non sarà più solo mia perché ogni lettore la farà sua, in modo diverso.

Laura Scanu

Laura Scanu

3 – Come ti sei documentata?
Mia nipote Elena è psicologa ed è a lei che ho chiesto i primi rudimenti e alcuni testi da leggere, poi il web mi ha dato una mano: ho letto e riletto esperienze reali di donne che si sono raccontate.

4 – Come mai, secondo te, anche nel 2017 ci sono ancora tante ragazze che credono che la violenza sia semplicemente l’altra faccia dell’amore?
Molte ragazze ancora sono innamorate dell’amore stesso e spesso, sempre più giovani, si trovano ad affrontare relazioni complesse senza aver ancora maturato una forte “indipendenza affettiva”. Parlo di “indipendenza” affettiva perché il vero problema è la dipendenza affettiva che caratterizza le donne che subiscono violenza sia fisica che psicologica. I media poi a volte parlando di “troppo amore” come causa di questi eventi demoliscono quei tentativi di modificare concettualmente e culturalmente il concetto di donna-proprietà.

5 – Tu insegni, credi che ci sia qualche cosa che si possa fare per educare le nuove generazioni a un’idea d’amore più libera e rispettosa?
In questo ultimo periodo spesso sono invitata in scuole Superiori per parlare con i ragazzi  di ascoltarli e cercare insieme a loro di avviarci verso una riflessione. Una delle prime cose che mi chiedono è proprio questa: “Cosa dovremmo fare?” Ed io rispondo: “Piccole cose ma ripeterle con convinzione ogni giorno: dividersi i compiti in famiglia, un padre che butta l’immondizia o stende la lavatrice non perde autorità; credere davvero che se un bambino ama la danza non è una femminuccia e che, se tu, quando torni dal calcetto, svuoti la tua borsa, senza aspettare o delegare per questo lavoro la tua mamma, sicuramente hai fatto un passo avanti!! Se il tuo fidanzatino ti chiede di comunicagli costantemente dove sei, con chi sei, cosa fai, mollalo non ti ama… Sta solo considerandoti una sua proprietà! Amarsi è nella quotidianità, il vero amore è rispettare le sue scelte, è fiducia e cooperazione.

6 – Durante la visita a L’Aquila, la protagonista avverte una forte similitudine fra la città che cerca di sollevarsi dalle macerie e le sue cicatrici dovute alla violenza del marito. Il terremoto è un altro tema molto forte. C’è un motivo per cui tu lo abbia inserito?
Nel novembre 2014 sono stata invitata a presentare a L’Aquila “Prima che cali il silenzio” il mio romanzo che affronta il tema della pedofilia e ho visitato la città. L’esperienza di quel giorno mi ha accompagnato per giorni, il dolore delle sue ferite, i palazzi, le case, i negozi abbandonati e poi le gru che si stagliavano nel cielo sopra le nostre teste ci hanno dato la sensazione di un collegamento al cielo e di una grande forza per ricominciare.

7 – Ci sono libri o film sul tema che consiglieresti di visionare?
Ammetto che questa domanda mi ha spiazzato un po’. Ho letto molti saggi di psicologia, decine di racconti di storie vere ma non romanzi. Non avrei saputo rispondere da sola così mi sono avvalsa della collaborazione di Joanna Gierszewska. Lei è un lettore forte (si dice abbia letto più di diecimila libri in lingua italiana, polacca ed inglese ma io credo che siano molti di più) è una sopravvissuta e ci ha consigliato questi:

1. “Le donne e il dolore”, Eleonora Giovannini
2. “Te l’avevo detto io. Dedicato a tutte le donne che subiscono violenza tra le mura domestiche”, Luisa Da Re
3. “Il secondo sesso”, Simone De Beauvoir
4. “Leggere Lolita a Teheran”, Azar Nafisi
5. “Con la scusa dell’amore”, Bongiorno e Hunziker
6. “Ferite a morte”, Serena Dandini

Li leggerò anche io con voi. E’ sempre lei a consigliarci anche tre film da vedere assolutamente:

1. Miss Violence – Alexandros Avranas
2. Sotto accusa – Jonathan Kaplan
3. La bestia nel cuore – Cristina Comencini

8 – Stai facendo presentazioni in giro per L’Italia? Come è accolto il tuo libro?
Incontrare i miei lettori è sempre un’emozione grande: vedo nei loro occhi un interesse sincero che mi premia di tutti i chilometri fatti. Ho fatto presentazioni in librerie, biblioteche, piazze e scuole ed ovunque ho sentito che le persone sono interessate a capire, comprendere interrogarsi su cosa  poter fare ed è per questo che il mio tour è sempre più lungo.

9 – Credi che il tema della violenza sulle donne sia abbastanza sviscerato? Credi che sia utile parlarne?
Dobbiamo parlarne assolutamente. Lo dobbiamo fare all’indomani di un femminicidio per contrastare la falsa scusa del raptus: ogni volta che un cronista intervista amici della coppia e qualcuno afferma che tra i coniugi non c’erano problemi, che mai si poteva pensare a questo o ascoltiamo qualche conduttore che parla di “troppo amore” di follia dell’amore… Ogni volta che sentiamo anche una sola di questa affermazione dobbiamo ricominciare daccapo perché il messaggio che è passato ancora è che per amore si può uccidere e tornare indietro al delitto d’onore!!

 10 – Credi che affrontare argomenti scomodi come questo attraverso una storia che sembra romanzata sia più efficace che raccontando le tante storie vere? Perché?
Ho scelto questa formula perché raccontando una storia ne ho raccontate mille, offerto una visuale diretta ma profonda, ho voluto quasi sfiorare l’anima di Lucilla. Non avrei potuto farlo raccontando la storia di una donna reale perché, pur raccontando la storia vissuta io  lo avrei potuto fare solo in terza persona, almeno per rispetto, così invece per poco io sono stata Lucilla e ho potuto usare i suoi pensieri per parlare a tutte le donne che leggeranno il mio libro.

11 – Per finire, dacci tre motivi per leggere “Il dolore del tiglio”.
Ecco le mie tre motivazioni: è veramente breve, si legge tutto d’un fiato.
“Racconta” in modo chiaro le sensazioni delle donne vittime di violenza e potrebbe aiutare qualche donna a “leggersi dentro.”
Perché ogni sole tramonta per preparare una nuova alba e noi dobbiamo crederci.

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