Il cittadino democratico

Share on Facebook24Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

La libertà è proprio quella cosa che pensavamo essa fosse quando eravamo piccoli: avevamo piena ragione, quando la maestra ci chiedeva: “cos’è per voi la libertà?”, a rispondere: “è fare tutto quello che si vuole!“.
Sì, è proprio questo. Punto.
La parte del rispetto della libertà altrui e bla, bla, bla… è una solfa trita e superflua: il cittadino democratico nasce potenzialmente libero, ma dovrà poi dimostrarsi meritevole della propria libertà, scegliendo da che parte stare e adoperandosi alacremente allo scopo; se lo facessero tutti, ci sarebbe sicuramente equilibrio. Questa è una certezza.
Ah, i mesti, i timidi, i miti, quelli che vorrebbero vivere tranquillamente e nella propria pseudo-libertà (azzoppata) senza partecipare al gioco del feroce combattimento quotidiano?
Beh, certo, i miti erediteranno la Terra.
Ma tutto quello che c’è sopra sarà nostro, ci dovranno pagare un canone per vivere e alcuni fortunati lavoreranno per noi; sarà stata una loro scelta.

Il cittadino democratico ha il diritto di non essere né cittadino né democratico.
La pretesa di richiedere il versamento di parte dei propri sudati guadagni per contribuire al benessere pubblico e di assumere comportamenti compatibili con l’ecosistema in cui vive si configurano unicamente quali inaccettabili violazioni estortive e tarpanti della propria sacra libertà personale.
È d’altronde arcinoto che basta la sola mano invisibile di Adamo Smith a sistemare tutto e a far vivere tutti bene quanto meritano, magari, quando serve, aiutandola con una spintarella, separando naturalmente i liberi cittadini democratici dagli scarti.
Votare non è obbligatorio e, sapete, nemmeno necessario.
È palese, ed evidente agli occhi di tutti coloro che non siano completamente ciechi, quanto il giusto andamento degli eventi che contano, delle “cose che vanno avanti nel modo in cui devono andare”, e il perdurare del meraviglioso equilibrio tra chi comanda e chi subisce, da sempre viaggino inalterati infischiandosene totalmente di questa inutile messinscena “democratica”, mera perdita di tempo e produttività che altro non è che un vecchio amo a cui ormai abboccano solo i gonzi.

La prima regola della democrazia è “non si fanno domande”; sì, come nel “progetto Mayhem”. Questo è un assioma.
Corollario: ad ogni domanda il cittadino democratico ha, oltre all’ovvio diritto di non rispondere, il diritto a rispondere in maniera infantile e indisponente, “io faccio quel che mi pare”, “perché lo prescrive un mio dio invisibile”, “ma tu chi sei?”, “fatti i cazzi tuoi”, “lei non sa chi sono io”, “adesso chiamo la polizia”.
Non esistono domande legittime dinanzi a qualsiasi proprio comportamento se la congrua risposta rischierebbe di essere sconveniente o svantaggiosa per il cittadino liberamente agente.
Contemporaneamente, all’avvenire di incomprensioni, il cittadino democratico ha il sacrosanto diritto di pretendere che gli altri si comportino verso di lui in maniera gentile, compiacente e conveniente, come se si fossero sentiti dare risposte esaustive, logiche, lungimiranti e razionalmente inoppugnabili.
Altrimenti, partiranno automaticamente prima le urla e poi le (minacce di) querela.

La pacifica e redditizia convivenza nella società in cui prosperiamo noi cittadini democratici non può essere certamente sconvolta da atti turbativi o violenti. Per questo esistono le forze dell’ordine. Ce ne sono tante, di tanti tipi, fogge, ordine e grado, e difendono, come dice il nome, l’ordine. Sì, certo, l’ordine, non la giustizia; alla giustizia ci pensano ancora (male e quando capita) quei bacucchi parrucconi ideologizzati della magistratura.
Le forze dell’ordine reprimono, quando capita con la violenza, gli atti di disordine e disobbedienza, che siano mossi da intenti criminali o meno conta poco; talvolta aiutano qualche debole, al solo scopo di non farlo diventare un problema sociale, ma di fatto, in tutto il loro impianto, servono a difendere noi cittadini democratici.
In caso di manifestazioni o sommosse popolari le forze dell’ordine ci sono sempre e danno il meglio di sé: qualsiasi ne sia il motivo, qualsiasi l’oggetto della rabbia, chiunque le porti avanti (a meno che queste ebeti masse non servano al momento quale utile paravento), essi sono obbligati a difenderci e ci difenderanno, ci difenderanno tanto, ci difenderanno forte, ci difenderanno a tenaglia, ci difenderanno coi gas, ci difenderanno sulle teste, ci difenderanno nell’aperto delle piazze e nel nascosto delle caserme, ci difenderanno sempre e comunque e per questo i loro vertici saranno promossi e lautamente premiati, mentre la truppa verrà tatticamente lasciata a macerare rabbiosa in un’autoreferenziale e vittimistica insoddisfazione.
Ovunque nel mondo e in ogni tempo ci sia stato un sommovimento popolare che abbia portato a un cambiamento epocale, poi spacciato per “progresso”, ci sono sempre stati loro a difenderci, inossidabilmente dalla nostra parte, a rallentare il processo, a ostacolare il mutamento, a reprimere e diminuire il numero, talvolta fisicamente, dei facinorosi: ché noi cittadini democratici, quando capiamo che certi eventi hanno ormai preso una piega irrimediabile, abbiamo bisogno del tempo necessario per organizzare le contromosse, trovare inizialmente un modo per perorare ciò che la massa popolare conquisterà col sangue e che, al momento, osteggiavamo, guadagnarci, e poi a distanza di qualche tempo, con tutta calma, ritorcerlo contro di loro e ritornare, col loro stesso beneplacito e la benedizione dei metodi democratici, alle vantaggiose condizioni iniziali.

Noi cittadini democratici non abbiamo certo bisogno di scendere volgarmente in piazza o far tanto baccano per ottenere ciò che vogliamo e difendere la nostra libertà; quella è roba da disperati ideologizzati e ignoranti perditempo agitati per la pancia dai populisti di turno.
Le nostre arene sono i tribunali, le nostre armi i traffici di influenze sotto banco, il nostro fortino la rispettabile posizione sociale.
Noi si lavora, si produce, si organizza, seduti ai piani giusti, con le mani nella giusta pasta, sotto gli ombrelli giusti e sopra i giusti materassi, col giusto paracadute sempre ben allacciato, tra accordi e scaramucce ben pianificati e comunque sempre veniali, combattiamo furtivi ed eroici per la libertà nostra e di quella di tutti coloro che se la meritano.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook24Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Stellanigra

Nel mezzo del cammin della mia vita, mi ritrovo in una selva oscura, da tempo smarrita la via qualunque essa fosse, sopravvivo tra domande e dubbi su ciò che mi circonda. Un mio motto potrebbe essere "Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà!" (ovviamente è una citazione).

Perché non lasci qualcosa di scritto?