I bambini del sabato

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L’INFANZIA VELOCIZZATA. Sul palcoscenico della società della New economy si recita un “unico” copio- ne teatrale: la celebrazione del liberismo/Far-west nel nome del dio maggiore del razionalismo econo- mico. Si tratta di una visione totemistica della vita sociale che idolatra la stagione/adulta in età regina. Insediata sullo scranno più alto (conta-di-più) perché assicura le ruote alla globalizzazione dei mercati e dei consumi. In metafora, l’Adultità assume il volto del “sole” (raffigura l’età dell’oro), mentre le altre stagioni – l’in- fanzia, l’adolescenza, la giovinezza e la senilità – sopravvivono da Pianeti della luce riflessa (raffigura- no l’età del bronzo).

Attenzione, però. I tre pianeti che precedono l’ingresso nell’Adultità sembrano colpiti da un destino comune. Soffrono una precoce delegittimazione esistenziale in quanto stagioni della vita consigliate ad anticipare – velocizzare – l’uscita dalle proprie età evolutive per raggiungere, al più presto, la stagione paradisiaca dove campeggia l’adulto/lavoratore. Si tratta di un’operazione di chirurgia generazionale praticata, per l’appunto, trasformando i bambini in adulti in piccolo. Siamo all’infanzia-bonsai: ammirata come stagione/nana del tutto simile all’Adultità/ gigante.barbie primini

BAMBINI CHE SEMBRANO ADULTI. Un’infanzia velocizzata trasforma i bambini in tante “minicopie” del mondo dei Grandi. La sua mission diventa l’approdo anticipato nel luna-park dei consumi adulti: scimmiottati nell’alimentazione, nell’abbigliamento, nel tempo libero, nella comunicazione (a partire dal di- gitale) e nei sentimenti (a partire dalle telenovele). Parliamo di una società tutta/economia che sembra riprodurre il mondo del pittore Fernando Botero. Popolato di bambini che sembrano adulti e genitori con l’espressione di chi non vorrebbe mai crescere per non entrare nel tunnel, senza ritorno, della vecchiaia. Sono nature morte che vivono nella “rotondità” (è l’umanità derisa da Nietzsche: simbolo dell’alienazione) e che sono accomunate dalla stessa uniformità, da un’unica condizione di visibilità: l’essere-di-serie.

Nello scenario buio delle prime stagioni della vita, l’agguato dell’anticipo dell’obbligo scolastico – la Scuola primaria a cinque anni, e non più a sei – preoccupa moltissimo perché contribuirebbe alla scomparsa dell’infanzia. Costretta precocemente a portare lenti/adulte non sintonizzate con i suoi dispositivi di comprensione delle conoscenze e di interiorizzazione dei sentimenti. Parliamo di “lenti” che potrebbero assecondare i desideri e i compiacimenti di quei genitori che vogliono l’infanzia capace di vedere e ragionare come gli adulti.

Il prezzo salatissimo che i bambini pagheranno al guardare con gli occhi di tanti ometti è l’infelicità perché percepirebbero tutto in modo confuso, annebbiato e sdoppiato.

bambini eleganti tristiQuesta, la denuncia pedagogica. Si impone – per Legge - l’abbandono precoce di una stagione evolutiva piena di immaginari, di incanti e di sogni tramite l’invito pressante ai genitori di fare indossare ai figli gli abiti del sabato e non più le vesti inamidate della domenica. Il penultimo giorno della settimana simboleggia (come nelle pratiche sportive) l’ “anticipazione” – e fors’anche la cancellazione – della giornata di festa. Soltanto in questa, l’infanzia ha sempre potuto bere, fino all’ultima goccia, il calice del suo mondo magico e straordinario: popolato di scoperte e di richiami inattuali.

Verdetto finale. L’anticipo dell’obbligo scolastico è una minaccia di “infelicità” che, con il suo volto diabolico, volteggia sulla bambina e sul bambino. Accelera le loro età evolutive (fino a farle scompari- re) spalancando le porte a quella pseudofilosofia dell’educazione che la considera stagione esistenziale delle quale sbarazzarsi in fretta.

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