Edward Snowden, l’etica di una talpa

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

“I used to work for the government. Now I work for the public.”

Nonostante la frenetica attività degli ultimi giorni di presidenza, con cui Obama sembra aver voluto chiudere gli ultimi conti e le questioni irrisolte della sua amministrazione, la grazia verso Edward Snowden non è comunque arrivata. E ora la prospettiva con il nuovo vulcanico presidente è decisamente tetra. La condizione dell’informatico è attualmente un argomento molto sensibile tra l’opinione pubblica di tutto il mondo. Fin da subito la mobilitazione e l’attivismo a suo favore sono stati molto intensi e hanno coinvolto anche storiche organizzazioni per la difesa dei diritti umani, come Amnesty International e  Humans Right Watch. Infatti la sua vicenda è strettamente legata a tematiche quali la sorveglianza e lo spionaggio di massa, la difesa dei diritti dei cittadini, l’informazione pubblica, la privacy e la protezione nell’ambiguo mondo di internet, con il quale siamo sempre connessi con chiunque; oltre che ovviamente i rapporti internazionali tra gli Stati coinvolti.

Edward Joseph Snowden (Elizabeth City, 21 giugno 1983)

Edward Joseph Snowden (Elizabeth City, 21 giugno 1983)

Edward Snowden è un ex membro della CIA e al momento della fuga di notizie era impiegato alla Booz Allen Hamilton, una delle aziende che gestiscono il sistema di intercettazioni del governo USA. Il caso scoppia con il “Datagate” del giugno 2013, quando, ad Hong Kong, Snowden rivela in collaborazione con il giornalista de “The guardian” Gleen Greenwald e la regista Laura Poitras, dettagliate informazioni segrete, riguardanti principalmente le attività dell’agenzia di sorveglianza statunitense NSA (National Security Agency). In concomitanza viene pubblicata anche una ampia inchiesta del Washington Post. Nei frenetici giorni successivi alla pubblicazione, Snowden prova a raggiungere Cuba per ottenere protezione. Ma quando è a Mosca gli viene ritirato il passaporto, impedendogli di proseguire il viaggio. Qui passa ben due mesi in aeroporto in una fase di stallo e incertezza, per poi riuscire ad ottenere asilo e rifugio dalle autorità russe, in seguito a convulse dinamiche diplomatiche giocate sull’asse Cremlino-Washington.

La fuga di documenti riguarda le attività di organizzazioni pubbliche e società private sotto l’amministrazione Bush e Obama. Proprio quest’ultimo si è rivelato una cocente delusione: in lui erano riposte speranze per un cambiamento sostanziale riguardo alle politiche di sorveglianza e privacy dei suoi cittadini. In seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001, con il “Patriot Act” si sono intensificati i programmi di sorveglianza e spionaggio e sono aumentate le possibilità di azione dell’intelligence statunitense sia dentro sia al di fuori del territorio USA. Infatti è stata abolita la necessità di un mandato di perquisizione per monitorare e intercettare le comunicazioni di potenzialmente chiunque. Nati per prevenzione e difesa dal terrorismo internazionale, nel corso del tempo la loro funzione si è rivelata essere andata oltre questo compito, fino ad assumere caratteri che quasi riecheggiano il Grande Fratello orwelliano.

meh.ro10062Grazie ai circa 1500 documenti che sono stati pubblicati dal “traditore” del Governo, si possono comprendere le dinamiche e il sistema con cui ha operato l’NSA, che ha  sempre agito “nell’ombra”. La sua attività si basa sulla collaborazione delle grandi società private che gestiscono i servizi digitali e quindi il traffico Internet: Microsoft, Facebook, Google, Yahoo!, Apple, AOL, PalTalk, YouTube e Skype.

Vengono così forniti miliardi di dati relativi ai loro utenti, vale a dire praticamente chiunque di noi; questo in maniera assolutamente indiscriminata e senza alcun freno giuridico e possibilità di protezione. Email, messaggi istantanei, video, foto, dati memorizzati su servizi cloud, chat vocali, trasferimenti di file, videoconferenze, dati di accesso, e attività sui social networks sono tutto ciò che viene archiviato dal traffico digitale di ogni utente. In più, compagnie telefoniche come Verizon e At&T forniscono informazioni dettagliate (orario, luogo di provenienza, durata della conversazione, interlocutore..) sulle chiamate e comunicazioni dei clienti. La registrazione e il raccoglimento non si ferma solo qui: comprende anche i traffici marittimi commerciali, transazioni bancarie e addirittura prenotazione di voli intercontinentali.Tutta questa gigantesca mole di metadati ancora grezzi viene stoccata in enormi centri di archiviazione ad alta sicurezza. Ecco quindi che entrano in gioco sofisticati algoritmi e programmi in grado di analizzarli per sviluppare e cogliere le informazioni utili.

Ma si aprono delle problematiche proprio per il fatto che queste operazioni possano essere attuate indiscriminatamente su qualunque persona, rimanendo formalmente nella legalità. Sfruttando la loro netta e totale predominanza nel mondo digitale gli USA hanno allargato il loro raggio di azione anche ad altri paesi, operando in maniera sostanzialmente unilaterale. La sorveglianza degli individui ha conseguentemente assunto dimensioni e caratteri globali ed è risultato anche un coinvolgimento nella raccolta dati da parte dell’agenzia britannica “BGCH” (British Government Communications Headquarters), con il suo programma segreto Tempora. Per quanto riguarda gli altri stati, nemici e non, lo spionaggio si è svolto in maniera decisamente illecita nella quasi totalità dei casi, andando a prevaricare le diverse sovranità straniere. L’analisi dei dati provenienti dagli altri paesi inconsapevoli, ha permesso agli Stati Uniti di avere un asso nella manica con cui avvantaggiarsi nei loro confronti, per potersi porre in condizione di netta predominanza. Inoltre sono clamorosi proprio i monitoraggi e controlli di figure istituzionali estere, che hanno portato inevitabilmente a conseguenti tensioni. Dilma Roussef, l’allora presidentessa brasiliana, o la cancelliera tedesca Angela Merkel ne sono gli esempi più significativi. La divulgazione ha avuto un effetto dirompente nella società aprendo gli occhi a milioni di ignari cittadini. La maggior parte si è sentita minacciata e colpita dallo Stato e da chi li dovrebbe tutelare, che senza ombra di dubbio ha abusato dei propri poteri, creando un aberrante sistema di controllo totale in grado di colpire chiunque.

National-Security-Agency-Plaque-x-1-ModelResta comunque fondamentale un alto livello di protezione e prevenzione operato dall‘intelligence, per la difesa dal terrorismo, ovvero il contesto in cui erano nati originariamente questi programmi. E gli ultimi drammatici eventi accaduti in Europa hanno sottolineato ancora la necessità di queste misure difensive. Tuttavia gli organi di potere devono assolutamente muoversi entro un campo giuridico che rispetti in pieno i diritti civili degli individui, per rispettare almeno gli ultimi residui di privacy personale rimasti. In questo senso quindi sono stati presi provvedimenti legali, sotto un incessante pressione sociale. Il “Freedom Act” voluto da Obama è la risposta più significativa, ma la situazione non è affatto risolta. Lo stesso Snowden in interviste e comunicazioni successive ha  continuato a denunciare una situazione ancora troppo pericolosa e incerta per la popolazione statunitense e del resto del mondo “libero”. Ciò che risulta è che nonostante una timida facciata di cambiamento, le agenzie governative continuino ancora sulla stessa strada.

Viene seguita la logica secondo cui prevale la sicurezza nazionale e la ragion di Stato al di sopra degli interessi e della tutela dei singoli cittadini. Questa visione del potere statale incontra favore in una certa parte dell’opinione pubblica, che ritiene infatti un male necessario la perdita della privacy in virtù di una, presunta, maggiore protezione dal nemico esterno. Questa posizione è emersa anche recentemente in Francia, come conseguenza degli attacchi compiuti dall’ISIS. Inoltre in Svizzera nel 2016 è stato approvato con ampio favore un referendum su questi temi, per combattere la criminalità e il terrorismo.

Da parte nostra, noi semplici cittadini privati dobbiamo costantemente prestare attenzione e monitorare che non si arrivi ad un punto di non ritorno, il limite massimo dopo il quale la vera minaccia da cui difendersi diventa lo stato stesso. Deve essere chiaro ad ognuno di noi che protezione e sorveglianza non devono costituire alcun pericolo ai nostri diritti. Il mondo della rete domina ogni aspetto del XXI secolo, ormai la Storia si svolge online e nel “Cyberspace”: è fondamentale allora una gran sensibilizzazione sociale in questi ambiti. Oltre al controllo statale fuori misura appena descritto, ci sono altri fenomeni con risvolti e conseguenze affini. Vendiamo già, più o meno consenzienti, informazioni dettagliate e precise sulla nostra vita e  sui nostri interessi cliccando senza sosta sul pollice del “Like”. Tutte le nostre attività e azioni vengono senza sosta registrate nelle nostre nuove e sofisticate scatole nere: nate per chiamare, sono diventate un’appendice stessa della nostra persona (e ancora più preoccupante della nostra personalità).

O6Xt6pATutti questi dati raccolti, che costituiscono l’universo dei “Big Data”, sono prevalentemente utilizzati a fini commerciali e pubblicitari, creando loro stessi un mercato molto influente. Nel mondo, quindi, intere società sono nate basandosi sull’analisi e lo sfruttamento di questa enorme mole di informazioni, che descrivono l’andamento e le tendenze della società. Ma ci sono anche altri fini che assumono quasi i connotati della manipolazione, su una popolazione praticamente inconsapevole. E’ emerso infatti il ruolo decisivo di alcune società di raccolta e analisi di questo tipo di dati nelle strategie vincenti di recenti campagne politiche, come il “Leave” del referendum britannico o l’elezione del presidente Trump.

Edward Snowden vive tutt’ora sotto la protezione russa in un luogo segreto ma continua a comunicare e a battersi. Non ha alcuna certezza per il futuro e sa che ora come ora rischierebbe  processo e incarcerazione se mai dovesse tornare in patria. Nella recente campagna elettorale si sono ben delineate le due posizioni politiche in riguardo alla sua condizione: da parte repubblicana viene assolutamente definito come un traditore e criminale che ha profondamente danneggiato ed esposto a gravi pericoli la sua nazione, per la massima riservatezza dei documenti governativi; da parte democratica, soprattutto sotto la spinta di Bernie Sanders, viene riconosciuto il suo valore e il suo coraggio nella difesa delle libertà che stanno a base di una sana democrazia.«Si, ci sono leggi scritte nei codici che dicono una cosa, ma questo è forse il motivo per il quale esiste il potere di grazia, per le eccezioni, per le cose che possono apparire illegali sulla carta ma che, quando si valutano moralmente ed eticamente, quando si valutano i risultati, appaiono come cose necessarie, cose vitali». Così si è pronunciato il senatore nel corso della campagna elettorale. Attualmente però è facile comprendere come la prospettiva di grazia presidenziale sia quantomeno improbabile sotto l’amministrazione Trump.

130801190721-02-snowden-horizontal-large-galleryIl documentario “Citizen Four” dell’attivista e regista pluripremiata Laura Poitras permette di entrare a pieno in questa vicenda, presentandola in maniera accessibile al pubblico senza rinunciare all’accuratezza nei dettagli tecnici. Ma il nuovo film di Oliver Stone, seppur inevitabilmente “romanzato”, permette di riconoscere e apprezzare la forza di quest’uomo. Guardandolo, si riesce davvero a comprendere tutta la dimensione umana che caratterizzato una scelta così travolgente nella vita di un individuo comune.

Prima di giugno 2013 Snowden ricopriva un’ottima posizione lavorativa, tra l’altro molto ben retribuita e addirittura alle Hawaii. Ma dopo anni di scrupoli e interrogativi che lo attanagliavano, in lui ha vinto la moralità all’obbedienza: la coscienza lo ha travolto. Si è sentito quindi investito di una grande responsabilità personale verso una popolazione pericolosamente ignara e a rischio manipolazione. Seppur non sia mai stato nella sua carriera un vero pezzo grosso, da questa posizione non particolarmente influente ha saputo comunque contribuire ad riscatto delle masse, dando una grande spallata a uno dei più grandi poteri che regolano il mondo. Non ci si può non rendere conto di quanto la questione etica in gioco sia stata determinante.

Certo, chi lo accusa afferma che abbia fatto tutto questo solo per ricevere un’attenzione globale, e che sia stato mosso prevalentemente da ambizione e frustrazione. Infatti lo si accusa di non essersi affatto curato di quanto abbia potuto danneggiare la sua stessa nazione, rivelando programmi così riservati. Ciò che è invece è sicuro è che questa azione, con cui ha messo completamente a repentaglio la sua vita privata, ha aiutato tutti noi ad aprire gli occhi e ad acquisire maggiore consapevolezza in ambiti così delicati e scottanti.

Non dobbiamo allora allentare la pressione sui governi e gli organi di potere in materia di privacy e protezione personale, non dobbiamo smettere di cercare il rispetto e la tutela dei nostri diritti e delle libertà democratiche. Il campo di battaglia è particolarmente ostile perché sono in gioco grandi interessi, ma non si può permettere che potenzialità come quelle che possono sviluppare Internet e la connessione globale tra gli individui si trasformino nella peggiore distopia immaginabile, in quanto a controllo totale delle masse, cioè un definitivo punto di non ritorno.

Bibliografia:
Intervista al quotidiano the Guardian: https://www.youtube.com/watch?v=0hLjuVyIIrs&t=280s
Account Twitter: https://twitter.com/snowden
Attivismo: https://www.pardonsnowden.org/

https://www.amnesty.org/en/latest/campaigns/2017/01/edward-snowden-sends-a-personal-thank-you-to-his-supporters/

 

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?