Arbore, D’Anna e Schettino: come pregiudicare il rispetto per la donna e affossare il Sud

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Il comportamento sbagliato di un singolo individuo può suscitare approvazione o disapprovazione. Nel primo caso, ci si riconosce nell’azione, ritenuta pressoché giusta, mentre nel secondo ci si sente distanti. A questo punto si diramano due ulteriori strade: indifferenza o contrasto.
Esiste un caso in cui, però, azione e reazione non si contrappongono equamente. Quando a compiere un gesto sbagliato è un personaggio conosciuto o addirittura famoso, il contrasto rischia di dissolversi. Tuttavia, è doveroso compierlo, in nome della libertà di pensiero.
Ma in quale modo un comportamento sbagliato – di un personaggio pubblico o reso noto da un eclatante fatto di cronaca – può divenire così dannoso al punto di cristallizzarsi nella formazione di un pensiero collettivo distorto e condizionare i comportamenti sociali per un lunghissimo arco temporale?

Il Senatore Vincenzo D'Anna, immortalato durante il deprecabile gesto sessista.

Il Senatore Vincenzo D’Anna, immortalato durante il deprecabile gesto sessista.

Tre casi emblematici, relativi ad altrettanti personaggi più o meno noti – Renzo Arbore, il Senatore Vincenzo D’Anna e l’ex comandante Francesco Schettino – dimostrano che in certi luoghi alcuni aspetti della vita relazionale cambiano solo in apparenza e, soprattutto, che le conquiste civili e sociali non sono mai per tutti.
I tre soggetti – in rappresentanza di tre diverse generazioni (1937, 1951 e 1960) – si mostrano come espressione e prosecuzione di una grettezza e di un’arretratezza inveterate, in virtù anche dei loro ambiti d’attività e delle rispettive formazioni, elementi atti a svelare un retroterra culturale, quello del Mezzogiorno d’Italia, che perpetua nel tempo un impianto sociale che – pur giovando in parte dei progressi civili, delle battaglie e conquiste legali – di fatto relega in ruoli subalterni il più debole. All’ultimo anello, in questa catena maschilista, si trova la donna, come si evince osservando i tre casi in questione.
Gesti sessisti nell’aula del Senato della Repubblica – il Senatore Vincenzo D’Anna (Ala) mimava atti osceni: indicava con le mani i suoi genitali rivolgendosi alla collega Barbara Lezzi (M5S). A causa di quel comportamento, l’ufficio di presidenza di Palazzo Madama decise di sospenderlo dal lavoro per cinque giorni.ranaldi-01
Doppi sensi (allusioni sessuali) affidati alla canzone: Renzo Arbore presentò al Sanremo 1986 “Il clarinetto”, che non era uno strumento musicale… alla ricerca di una chitarrina, per fare un po’ filù filù filù filà; altri brani simili sono “Vengo dopo il tiggi”, il cui senso si evince già dal titolo, “La vita è tutta un quiz”, che contiene un altro sublime concetto: “[…] il padre al figlio dice, senti un po’/ solo un consiglio è quello che ti do/ tu nella vita comandi fino a quando/ hai stretto in mano il tuo telecomando […]”. Tra l’altro, Arbore è stato un grande estimatore degli Squallor, gruppo musicale che negli anni Settanta spopolò con brani molto espliciti, in cui la volgarità non è affidata al doppio senso ma è più che manifesta.
Nel caso di Schettino, rapporti clandestini scoperti dopo il naufragio della nave da crociera “Concordia” – che costò la vita a 32 persone, per un “inchino” davanti all’isola del Giglio – diventano il grimaldello per dischiudere un mondo quasi impenetrabile, pronto a difendere i suoi figli, anche di fronte ad evidenti responsabilità.

I suddetti comportamenti sono indubitabilmente da correggere. Ma la correzione, in Italia, sembra sempre più utopistica, quasi come se ci si fosse arresi alla tracotanza in tutte le sue sfaccettature; dimentichi di quell’anello e del più debole.

Concordia

La nave da crociera “Concordia” naufragata a un passo dall’isola del Giglio.

 

E così accade che, in famiglia ma soprattutto sui luoghi di lavoro, la donna continui ad essere sottomessa, a divenire destinataria di avance, a partire dai doppi sensi, ai gesti spinti mimati o messi in pratica, tutti costituenti prodromo dei più nefasti epiloghi.
Se a questa condizione si associano i risultati di recenti indagini demografiche, ne fuoriesce una nitida immagine dell’Italia e del meridione in particolare, incapace di reagire, di emergere da un pantano la cui profondità si misura in anni di abbandono.
Secondo gli ultimi dati Istat, […]La lettura continua ad essere molto meno diffusa nel Mezzogiorno. Nel Sud meno di una persona su tre (28,8%) ha letto almeno un libro in un anno [Ndt].
Secondo l’indagine de “IlSole24ore” sulla qualità della vita, le province meridionali si posizionano pressoché tutte agli ultimi posti.

E se tali circostanze si ripetono ormai da troppo tempo, si intuisce che il risollevarsi deve fare i conti con la strafottenza di tanti.
Se ne deduce, quindi, l’urgenza d’intervento contro tale sistema e chi lo alimenta, anche inconsapevolmente. Fondamentale e necessaria diviene, a tale punto, la rieducazione di personaggi pubblici responsabili di azioni scorrette.
Ma se in alcuni casi ci si può affidare alla legge – sebbene da novellare adeguandola alle violazioni – in altri ci si può affidare solo alla forza del pensiero, ed al suo veicolo per antonomasia: il testo scritto.
La semplice sospensione dai lavori di un senatore, purtroppo, non sottende la consequenziale rieducazione; in particolare, non si può affermare di avere estirpato dal politico la deleteria visione della donna.
Nel caso dello showman, peggio ancora. L’impoetico brano – in cui si evince un approccio quantomeno infantile al sesso – ebbe un discreto successo (arrivò addirittura secondo in classifica) e, grazie alla fama del suo autore, viene ancora oggi riproposto ed eseguito, con quel presunto tono ironico ma invero discriminatorio.

L'ex comandante Francesco Schettino nella plancia di comando.

L’ex comandante Francesco Schettino nella plancia di comando.

Il caso di “Capitan codardo” (così fu ribattezzato Schettino) mette in evidenza un contesto sociale – che prende le mosse dalla provincia di Napoli – in cui la popolazione si è dimostrata protettiva e solidale e campanilisticamente comprensiva nei confronti della moglie che – volente o nolente – è risultata doppiamente sbeffeggiata, prima dal marito (emersero tradimenti anche a bordo della nave) e poi dai suoi concittadini mistificatori e “imbianchini”, per finire ella stessa in un ingranaggio mentale che, in nome della facciata e di una fantomatica reputazione, è solito usare ogni ruota dentata per il funzionamento di tutto il meccanismo.

Allo stato dei fatti, purtroppo, l’auspicata rieducazione potrebbe essere lungi da venire, ma lo stesso non si può affermare per il contrasto culturale che – seguendo altre e più leggere vie – potrà sempre confidare in una rivoluzionaria dedizione dei cittadini a quei preziosi testi depositari della bellezza e della libertà.

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