Un libro a teatro

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Qualche giorno fa, ho avuto l’opportunità di presentare il mio primo romanzo “Ipotesi”, a teatro. E’ stata un’esperienza meravigliosa. Quanta emozione!
Un libro a teatro? Ogni libro, a mio avviso -parlo di narrativa- è un piccolo microcosmo, un luogo straordinario dove si incontrano e si intrecciano i destini e le esistenze di vari personaggi. Naturalmente, questi personaggi, oltre a ricoprire un determinato ruolo pensato appositamente per loro dallo scrittore, possiedono anche un certo carattere che, a volte però, emerge in maniera diversa da quella che -sempre lo scrittore- ha deciso di cucire loro addosso.

libro-apertoCosì, nel corso della narrazione può capitare di imbattersi nel personaggio timido, oppure in quello impacciato, solitario, triste, malinconico; qualche pagina più in là, invece, può capitare di fare la conoscenza di un personaggio gioioso, ottimista, solare, oppure di uno egocentrico, megalomane e intraprendente. Tra questi ultimi poi, ci sono quelli che sognano, addirittura, le luci della ribalta, ovvero il palcoscenico del teatro! In alcuni casi si tratta di delirio di onnipotenza, in altri casi, semplicemente, di un tentativo di evasione dalle pagine del libro da parte di chi soffre la convivenza forzata con personaggi scomodi con i quali lo scrittore lo ha costretto!
Probabilmente, anche lì, nella finzione, succede quello che accade nella vita reale dove alcuni di noi, più di altri, subiscono malvolentieri il condizionamento della propria libertà –in famiglia, al lavoro, in carcere, in ospizio- e tentano la fuga, come possono. C’è chi scappa a gambe levate, chi resta rassegnato e chi viaggia con la fantasia, magari proprio scrivendo ed inventando personaggi capaci di vivere e di muoversi liberamente senza troppe inibizioni. Personaggi che, dalla carta ad una lettura scenica, riescono a trasmettere grandi emozioni, in grado di trasformare i loro stati d’animo, le loro passioni, i loro dubbi e i loro sentimenti in qualcosa di vivo -quasi tangibile-. Una modalità espressiva poco sfruttata nel panorama delle opportunità artistiche.

Naturalmente, sono tanti e diversi -forse troppi per essere adeguatamente esaminati- i fattori che costituiscono concausa di un brulicare luminoso, ma zoppicante.
leggioTuttavia, l’idea della presentazione di un libro a teatro, seppur insolita, non sorprende certo chi è abituato ad andare in sala alle rappresentazioni tenute a leggio. Il Teatro a leggio, infatti, consente di portare in scena -attraverso il rituale della lettura- testi che possono spaziare dai classici agli autori contemporanei, dalla drammaturgia italiana a quella europea, nord-americana e non solo. Voce, mimica facciale e dinamiche comportamentali degli attori accompagnano lo spettatore nel percorso di comprensione e di conoscenza del testo. Quando c’è empatia tra l’artista e il personaggio, le emozioni vengono riprodotte in maniera autentica ed il risultato è quello di un grande coinvolgimento per chi ascolta e per chi osserva.
Emozioni che, come ben noto, hanno un ruolo fondamentale nella vita dell’uomo in generale e nella sua vita morale. Sono importanti nei processi decisionali, nel conferire un senso all’esistenza e nell’orientare le modalità di comportamento.

animaIn una società emotivamente analfabeta come la nostra, decifrare le sensazioni, le emozioni e i sentimenti è difficile, impegnativo e, a volte, doloroso. Ogni forma d’arte, a mio avviso, può aiutare ad affrontare le proprie paure, abbattendo i muri che tanto spesso, ahimè, si innalzano tra se stessi e gli altri. E’ sufficiente una fessura nel muro, una crepa sottile e le emozioni irrompono prepotenti.
Per chi ha esperienza e apprezza questa forma di teatro è più facile intuire quanto possa essere piacevole e felice il connubio tra la parola scritta –fosse anche quella di un romanzo- e la sua interpretazione artistica.

teatro1Ad ogni modo, l’interrogativo resta: un libro a teatro?
Una volta la narrativa si proponeva in prevalenza nelle librerie, oppure nelle sale comunali, oppure ancora nelle biblioteche. Oggi, invece… anche! Ebbene sì, seppur nel corso degli ultimi decenni siano cambiate molte cose nel nostro modo di vivere, di pensare e di interagire, si continua a proporre la narrativa attraverso i classici canali di comunicazione. Forse per pigrizia, forse per comodità, o forse, molto più semplicemente, perché è questo il modo “ortodosso” di farlo! Magari, la paura di essere frainteso –eccesso di egocentrismo- frena lo scrittore ad inoltrarsi in terreni poco conosciuti; magari, invece, a frenarlo è il dispendio di energie e fatica che comporta la battaglia, perché credetemi, portare a buon fine un’iniziativa in ambito culturale è davvero difficile. Si incontrano ostacoli di ogni tipo: burocratici, tecnici, economici e sociali. “Questo si può fare” ti dicono, “e questo, invece, no”, senza alcun apparente motivo, se non quello di un vantaggio economico o di un’opportunità che sfugge, a prima vista, all’uomo qualunque. “Questo è consigliabile, questo è bello, questo è conveniente e questo, invece, potrebbe urtare la sensibilità di animi delicati… “. Difficile districarsi nel ginepraio di sospetti, ipocrisie, paure, strategie di marketing e interessi personali del burattinaio di turno.
triesteNella mia splendida Trieste, per esempio, impera un motto: no se pol, ovvero “non è possibile, non si può fare”. Effettivamente, confermo quanto sia difficile riuscire a realizzare qualcosa che esca dal solito binario della solita routine. Eppure… sono riuscita a portare il mio libro a teatro. Una magia resa concreta grazie all’entusiasmo, alla fiducia e alla lungimiranza di alcune persone a me vicine che hanno creduto in questo progetto e che ringrazio di cuore.

“Ipotesi” non è un testo teatrale. Allora perché proporne una presentazione a teatro?
Vedete, a mio avviso, come ho già accennato, ci sono dei libri, o meglio, ci sono dei personaggi di questi libri che più di altri, sono alle prese con una specie di crisi esistenziale –a volte è megalomania, a volte tristezza, a volte sindrome da abbandono-. Questo che cosa significa? Significa che quelle anime tormentate non si accontentano di essere le protagoniste assolute di una storia , di un racconto o addirittura di un intero romanzo, ma hanno bisogno di qualcosa di più. Desiderano poter prendere voce e diventare così reali, sebbene solo per pochi minuti. Forse, semplicemente, cercano un contatto più informale e diretto con ciò che sta fuori dal microcosmo nel quale sono in qualche modo relegate per l’eternità. Forse cercano il contatto umano.
Dunque, quale miglior luogo se non il palcoscenico di un teatro per colorire la parola scritta con una rappresentazione reale? L’espressività del corpo e della voce di un interprete in carne ed ossa è in grado di trasformare le emozioni mute dei personaggi di cui sono intrise le pagine di un libro in qualcosa di vibrante. Un incantesimo che consente ai personaggi astratti –senza corpo visibile- di prendere forma e di poter incontrare quelli della vita reale.

grazie1Ho vissuto un’esperienza straordinaria e ringrazio chi ha contribuito alla sua realizzazione, ovvero, la presidente del teatro Orazio Bobbio di Trieste, Livia Amabilino, chi ha presentato il libro facendo un’analisi profonda e acuta non solo delle “anime” dei personaggi, ma anche della mia! Rita De Piero e chi ha interpretato con eccezionale sensibilità e coinvolgimento i brani che sono stati letti, Addis Brizi della Torre di Valsàssina.
Mi auguro con tutto il cuore che tali eventi possano essere incentivati non solo per creare occasioni di incontro, ma anche per contribuire a diffondere cultura ed emozioni e per fornire spunti di riflessione ad un animo sempre avido di nutrimento, qual è quello dell’essere umano.

 

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

Cosa ne è stato scritto

  1. Enrico

    Personaggi creati da te, autrice, che diventano vivi? Io sento te, viva, con le mille sfaccettature dei tuoi personaggi!

    Rispondi

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