Sono stato espulso da Facebook!

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Sono stato espulso da Facebook! Bloccato, estromesso, ripudiato, “bannato”! È vero, è stata questione di non più di 24 ore, ma è accaduto.

Perché Facebook ha sospeso il mio account ed oscurato la pagina della presente rivista di cui sono co-amministratore? Perché, sulla summenzionata pagina, avevo postato un articolo de L’Undici (un racconto very soft porno) che contiene una immagine soft porno (questa). Potremmo discutere a lungo sul puritanesimo di Facebook che considera offensiva quella foto in un mondo dove la nudità volgare appare in ogni dove e, allo stesso tempo, consente la pubblicazione delle immagini di un terrorista che sta massacrando povere persone a colpi di Kalashnikov. Ma non è questo ciò di cui voglio discutere.

enter tastiera scaleMi considero un utente medio di Facebook: molto raramente pubblico foto che mi ritraggono o commenti sulla mia vita privata (tantomeno sulle mie emozioni intime come fanno sempre più persone). Lo utilizzo soprattutto per tenermi informato su ciò che accade nel mondo e sui miei amici sparsi per il mondo. Insomma, non mi considero “drogato di Facebook” o di non poterne fare a meno. Eppure, debbo ammettere che, quando l’altra mattina, all’accendere il cellulare, mi sono accorto di non potere più interagire in alcun modo con il mondo di Facebook, la sensazione è stata assai spiacevole.

Innanzitutto essere estromessi da qualcosa di cui si fa parte è sgradevole. Certo, rimanere fuori da Facebook per 24 ore (o anche per sempre) non è una tragedia, ma essere espulsi da qualsiasi gruppo non fa mai piacere. Inoltre, considerandomi una persona che, tendenzialmente, rispetta le regole, la sensazione di averne infranta qualcuna, senza volerlo e senza rendersene conto, mi ha lasciato l’amaro in bocca.

Ma c’era qualcosa in più che ho compreso solo quando, dopo queste prime reazioni istintive, ho cominciato a farmi alcune domande: che regole ho violato? Chi le ha stabilite? Io le condivido? Sono disposto a rispettarle? Ho la possibilità di cambiarle? E più in generale: in quale misura la “comunità Facebook” è fatta dai suoi membri (utenti)?

Nel gennaio 2017, Facebook ha oscurato una pagina contenente una foto della statua del Nettuno a Bologna perché contenente nudità...(salvo poi ammettere l'errore qualche giorno dopo)

Nel gennaio 2017, Facebook ha oscurato una pagina contenente una foto della statua del Nettuno a Bologna perché contenente nudità…(salvo poi ammettere l’errore qualche giorno dopo)

Le regole le ha fissate Facebook che, essendo un’azienda privata, può scegliere le norme che più le piacciono: se ti va bene, bene; altrimenti te ne puoi andare. È vero che Facebook vuole sempre più proporsi come un’entità al servizio della società, attenta a richieste e problemi. Ad esempio, dopo le elezioni statunitensi del 2016, ha recentemente dichiarato di volere combattere la diffusione di “bufale” per difendere cittadini (utenti) e collettività dalla disinformazione. Tuttavia, Facebook non deve sostanzialmente rispondere a nessuno, se non – e anche su questo si potrebbe discutere – alle leggi degli stati nazionali in cui opera. Se quindi decide che un paio di tette ritratte in una foto in bianco e nero, tutt’altro che volgare, sono offensive, può farlo e basta.

Il punto è che non esiste alcuna relazione diretta o indiretta tra me e le regole della “comunità Facebook”, condivisibili o meno: nessun meccanismo mi lega a chi ha fissato quelle regole; non sono regole sulla quali io o un mio rappresentante possa esprimere un’opinione, non sono insomma regole mie. Si potrà dire di tutto del distacco tra cittadini ed istituzioni, del marciume della politica e delle magagne burocratiche, eppure le leggi che regolano gli Stati civili e democratiche, condivisibili o meno, sono leggi dei cittadini, fatte dai cittadini (attraverso il meccanismo della rappresentanza) e per i cittadini. E qualsiasi cittadini, teoricamente, ma anche praticamente, può opinare a riguardo e muoversi per cambiarle.

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Io posso o meno essere d’accordo con una norma dello Stato italiano, ma comunque – e lo dico con la massima sincerità – la percepisco come mia perché regola la vita della comunità di cui faccio parte e che è governata e gestita da cittadini uguali a me. Se inoltre infrango questa norma, in qualche parte della mia coscienza, avverto di arrecare un danno al gruppo sociale a cui appartengo. Se i carabinieri vengono a prendermi a casa perché ho evaso le tasse o mi multano perché butto i rifiuti nel cassonetto sbagliato, mi sento male anche perché ho infranto il contratto sociale tra me e i miei “pari”, di cui anche io – seppure indirettamente – sono firmatario.

imageTutto questo non è assolutamente vero per Facebook, ma anche per Google, Twitter, Apple, Amazon, Ebay, Instagram, ecc. ecc.. Ossia per entità private che coincidono con gigantesche comunità di persone che ne utilizzano i servizi quotidianamente in forma massiva. Certo, in qualsiasi momento potremmo abbandonare Facebook, fare a meno di Google, di Twitter, dei cellulari, di Amazon, ecc.: abbiamo – in linea di principio – la libertà di farlo. Ma siamo sicuri di conservare questa libertà anche nella pratica?

Provocatoriamente, ma non troppo, ci identifichiamo ormai in una di queste comunità quasi come nella nostra comunità-Stato. Ne facciamo parte e – di fatto – la nostra vita cambierebbe profondamente se le dovessimo abbandonare. Giorno dopo giorno, click dopo click, abbiamo delegato a questi strumenti numerose azioni ed aspetti cruciali delle nostre esistenze, come comunicare, tenerci in contatto con persone care, informarsi, leggere, effettuare acquisti, sbrigare pratiche burocratiche, divertirci, ecc.. Lasciamo qui perdere gli aspetti negativi derivanti da un uso poco disciplinato ed intelligente di questi mezzi, ma sarebbe riduttivo affermare che ce ne serviamo solamente per scambiarci foto di gattini.

sudditoIl punto è che queste comunità che di cui abbiamo di fatto scelto di fare parte non sono in alcun modo democratiche e in alcun modo sono governate da nostri “pari”. Nella pratica, ma anche nella teoria non abbiamo possibilità di far parte del processo di costruzione delle leggi che le governano e che ci governano. Ecco dunque l’altro motivo di fastidio quando, qualche mattina fa, ho scoperto di essere stato bloccato da Facebook: di fronte a quella decisione, io mi sono sentito un suddito. Nell’ambito della comunità Facebook (e lo stesso vale per le altre comunità esposte sopra), io non sono alla pari di tutti gli altri membri, bensì un soggetto subordinato non a uno stato retto da regole fatte da tutti, bensì ad una monarchia assoluta, un cittadino considerato non in rapporto allo stato ma ad un monarca.

La questione non è puramente formale o filosofica considerando – come sottolineato sopra – quanta parte delle nostre vite si svolge all’interno di queste comunità. Infatti, di fatto, con il nostro uso quotidiano e massiccio di queste “piattaforme”, abbiamo consegnato a Google, Facebook, ecc. informazioni assai preziose su noi stessi, sulle nostre abitudini, sui nostri gusti musicali, sessuali, artistici, politici, i numeri delle nostre carte di credito, le password per accedere al nostro conto in banca, contenuti intimi, ecc. ecc.. In base ai nostri comportamenti su internet, ad esempio, Google è in grado di conoscerci in maniera profonda e dettagliata: quello che ci piace e non ci piace, quello che ci ossessiona e quello che nascondiamo agli altri, i nostri vizi, le nostre perversioni, ecc.. Iperbolicamente, ma non troppo, possiamo affermare che presto Google ci conoscerà meglio di quanto noi conosciamo noi stessi.

Siamo consci di tutto questo? Forse dovremmo per lo meno prendere coscienza che - mentre magari vomitiamo sterili improperi sulla “casta”, sulle prevaricazioni quotidiane, sull’arroganza dei politici e dei “poteri forti” – non solo ci siamo volontariamente fatti sudditi, ma abbiamo anche consegnato al monarca le chiavi del nostro essere. In quest’epoca, l’autoritarismo non ha le sembianze di qualche oscuro gruppo di “grandi vecchi”, né di un dittatore in uniforme, che impone dominio e ordine con i militari e i servizi segreti, quanto piuttosto quelle di grandi “corporations” la cui forza economica e politica è ormai pari a quella degli Stati nazionali e di cui noi cittadini (o meglio utenti o clienti) ci siamo liberamente fatti sudditi.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Biancamaria Rizzoli

    Se ti può consolare Jumpi, io non sono stata espulsa da Facebook, ma mi hanno cancellato un’immagine e mandata in punizione per qualche giorno. Il problema è che l’immagine in questione non era un porno, ma un quadro di Caravaggio, “Amor vincit omnia”, che rappresenta un adolescente nudo e sorridente che sovrasta una catasta di oggetti tipo righe, squadre, spartiti e strumenti musicali e una corona. L’opera, ora a Berlino, è considerata tra i migliori dipinti del Merisi, e non fu schifata nemmeno nella Roma papale dei Seicento, in piena controriforma quindi, e non certo nella dissoluta città del tardo impero. Ho provato a scrivere le mie ragioni, mandando un messaggio anche all’Assistenza, ma nisba. In un social dove spesso e volentieri regnano l’ignoranza e la volgarità linguistica, dove ognuno si permette di scrivere qualsiasi vigliacca sciocchezza sotto pseudonimo (cosa che non dovrebbe essere permessa), si scandalizzano per i genitali dipinti da Caravaggio che peraltro sono esposti ovunque senza veli se solo digiti su Google immagini il titolo del quadro.
    Rimango su Facebook solo per mera comodità, ma aggiorno la pagina il meno possibile. Lì ho anche amicizie intelligenti, ma la banalità complessiva del social mi urta, come mi urta questo bigottismo da quattro soldi, dove degli anonimi censori ignoranti e arroganti si permettono di decidere cosa fare di me.

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  2. Viviana Alessia

    Beh, invero io penso che la perdita dell’ account facebook non solo non sia una perdita grave e/o preoccupante in sé, ma addirittura un bene. D’ accordo che c’ è modo e modo di usare i social , d’ accordo che un’ esclusione brucia sempre come ai tempi dei compagni di adolescenza e giovinezza, però che ci fa la faccia di una persona seria, che scrive con competenza e serietà, in mezzo ad una marea di facce squinternate, che rincorrono selfies, photoshop, fiorellini, cani e gatti ad ogni pagina. Sarò sfortunata, ma tutte le persone di cui vado a cercar nuove sui social planetari, dimostrano una inconsistenza intellettiva ancor maggiore rispetto a quella che dimostrano nella vita reale: foto- maschere da gossip invenduto, commenti ridicoli vuoi che parlino di eventi lieti, vuoi che parlino di eventi mesti, se non tragici. Non parliamo poi di quelli che usano facebook per commentare articoli del quotidiano locale: strazi di ragionamenti che fanno pensare ai corposi boccali di birra o vino appena visti sulle ultime immagini delle loro bacheche che altro non mostrano che piatti mastodontici da ingurgitare, birre rovesciate a riempire antichi pentolacci di rame e vini versati in calici, piu’ ampi delle damigiane, da tracannare, sotto selfies volgari, truculenti, di pessimo gisto e molto lontani dal dare il buon esempio in fatto di salute ed educazione civica. Non solo il giornale dovrebbe chiudere quei commenti chiaramente scritti in preda ai fumi dell’ alcol e alla costipazione viscerale, ma facebook stessa, ammesso che mastichi almeno un po’ il colorito idioma italiota, dovrebbe cancellare le sgangheratezze scritte ché i giovani han da imparare a ragionare, non biascicare come ubriaconi, costellando l’ aberrante accozzaglia di parole con faccine, faccioni animati, cuori e non ricordo quali altre quisquilie da baraccone. Vedendo quel che vedo da anni, mi chiedo cosa ci starei a fare lì io che non sono fotogenica, sono astemia, non posso ingurgitare pentole di pesce e di carne suina perche’ soffro di istaminosi, non mi ritrovo proprio a comunicare con vecchie amicizie sulla carta preferendo telefono e lingua, meglio ancora il faccia a faccia.
    Se facebook cancella la foto del Nettuno, l’ Italia dovrebbe eliminare tutta la sua Arte figurativa.
    Ma siamo seri, una buona volta! I ” signori” di internet si mettono a dare lezioni di morale e religiosità dopo aver indotto col loro macchinosi e truffaldini meccanismi tanti innocenti a diventar prede di lupi dello smanettamento? Per quello che ci offrono, possono chiudere anche subito baracca e burattini, il mondo non perde niente, secondo me. Tutt’ al più perderemo, per l’ appunto, vetuste mentalità di stampo monarchico di cui il mondo s’ era sbarazzato molto tempo fa, dopo lunghe sofferenze e perdite immense.
    Sarebbe ridicolo che i corsi e ricorsi della Storia ci presentassero adesso poteri di monarchi assoluti che ci propinano sembianze di bacheche circensi, più farlocche che vere, caterve di foto di piedi, unghie smaltate di nero, ombelichi tatuati da schifo, stravaccamenti sui letti di casa con l’ immancabile cicca in bocca e l’ immancabile boccale da alcolizzato in mano, cinguettii insulsi che si ripetono uguali per colonne e colonne di vuoto mentale e psichico.
    Se questi social sanno tanto di noi, anche noi sappiamo tanto di loro e abbiamo l’ indubbio vantaggio di toglierci dai piedi la loro spina.

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