Punti di vista

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Mai come oggi, nell’era delle telecomunicazioni,è facile esprimere la propria opinione su cose, fatti, persone, accadimenti, relazioni umane… basta un click e parte una foto, un post, un articolo, un commento in grado di fare, all’istante, il giro del mondo. Lo stesso pensiero –rivelato in parole o per immagini- può arrivare contemporaneamente al collega della stanza accanto, al comandante di una nave da crociera in servizio alle Maldive, agli agenti dell’intelligence americana e a perfetti sconosciuti sparsi ovunque sul globo terrestre, ovunque, naturalmente, ci sia “rete”!

terraE così, milioni di punti di vista, perché di questo si tratta, di punti di vista, viaggiano senza alcun tipo di controllo o di censura tra popoli diversi per cultura, lingua, religione e tra persone dello stesso popolo diverse per sesso, età, esperienze, inclinazioni, intelligenza e sensibilità, creando uno tsunami di emozioni e di reazioni, spesso conflittuali. Alcuni applaudono l’autore del pensiero, oppure lo offendono utilizzando semplicemente un emoticon –facile, sbrigativo e impersonale-. Altri, invece, più intraprendenti, utilizzano la stessa modalità con cui è stato inviato il messaggio originale, ovvero una foto, un post, oppure un commento, quest’ultimo sempre troppo lungo e delirante, a volte nel bene, a volte nel male.

Infatti, è sufficiente una parola “sbagliata” o un’immagine “sfocata” -tra chi scrive e chi legge- o meglio, l’interpretazione che ognuno fa di quella parola o di quell’immagine, per sollevare un vespaio di opinioni che vanno all’impazzata nelle direzioni più disparate. D’altronde, è ovvio, non c’è solo la direzione di chi scrive e quella diametralmente opposta di qualcuno che legge, ma c’è anche un’infinita serie di diramazioni –tra “a favore e contro”- nelle quali il pensiero di un lettore può insinuarsi e le sfumature di ciascun pensiero sono incalcolabili.

frecceAd ogni modo, quello che a mio parere molte volte viene travisato o semplicemente dimenticato, è il fatto che ogni opinione -in qualunque modo resa manifesta- rappresenta sempre e comunque un punto di vista personale e come tale, soggettivo, ovvero frutto della testa, delle emozioni, della sensibilità e dell’esperienza di vita di chi la esprime. Nessuna verità assoluta!
Nella medesima situazione, infatti -prendiamo per esempio un reato di omicidio- ci sarà il punto di vista dell’assassino, quello della vittima, quello dei parenti e degli amici dell’uno e dell’altra, quello dei media, quello del popolo e quello di Dio (chissà!). Stesso discorso, naturalmente vale per qualsiasi altra circostanza della vita: così, alla notizia dell’ennesimo femminicidio ci sarà chi inorridisce, chi prega e chi si domanda che cosa avrà mai fatto quella donna per portare un uomo ad ammazzarla; alla vista di un gruppo di giovani immigrati, ci sarà chi prova compassione, chi inquietudine e chi disprezzo; di fronte ad un tramonto ci sarà chi gioisce, chi piange e chi non si accorge di nulla e, scendendo ancor più nel quotidiano, davanti ad una bistecca o ad un piatto di pasta ci sarà chi ringrazia dio, chi si lamenta e chi, entusiasta, chiede il bis!

ragioneMa chi è dalla parte della ragione? esiste una ragione assoluta e universale? quale pensiero o sentimento è quello corretto? c’è sempre un modo giusto e uno sbagliato di intendere le cose della vita?
Oggi è facile intervenire con la propria opinione, ma chissà perché non è altrettanto facile riconoscere la relatività del proprio pensiero rispetto a tutto ciò che sta fuori da sé.
E’ innegabile che ogni singolo essere umano viva l’esperienza dell’amore, della gioia, dell’odio, del dolore e della sofferenza in maniera unica -complici l’età, il sesso e la sua storia personale-. Naturalmente, chi ha subito abusi o violenza avrà una sensibilità e una percezione delle persone e della realtà circostante diversa da quella che può avere una principessa, così come un immigrato o un senzatetto, coglieranno aspetti dell’esistenza sicuramente diversi da quelli che, invece, può cogliere un piccolo lord o, molto più semplicemente, una persona qualunque, dunque, mediamente fortunata.

E poi, ci sono le discussioni sui massimi sistemi, argomenti che è impossibile sviscerare in poche battute o con qualche immagine. Di amore, felicità, odio, delusione, sofferenza, vita e morte se ne parla da millenni e nessuno è mai riuscito a comprendere la loro essenza in qualcosa di universalmente riconosciuto come completo ed esaustivo, fosse un’immagine, un suono, oppure uno scritto.
brainstormingTutto ciò per dire che immagini, suoni e parole sono solamente spunti che invitano alla riflessione. Nessuna verità assoluta! Spunti sui quali ognuno è libero di intervenire e di “interferire” con la sensibilità dettata dalla propria personale percezione della realtà, al fine di arricchire, sperabilmente, uno degli infiniti e possibili punti di vista espressi. Percezione che è in continuo e costante divenire. Nessuna verità assoluta! Oggi, domani, tra un mese, oppure tra un anno, infatti, quell’opinione potrebbe avere sfumature diverse. Ma questo, naturalmente, è solo il mio punto di vista!

 

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

Cosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Non credo che solo Lei, signora, pensi che un’ umana opinione possa cambiare, e io direi invero che l’ umano sentire e giudicare puo mutare in ogni momento, secondo il mutare dei vissuti, delle capacità di comprendere, dei cambiamenti interiori, degli eventi che ci toccano. D’ altronde dovunque suol pur dirsi che “solo un cretino non cambia mai idea”. Forse è vero che la gente ha poca inclinazione a riconoscere la relatività delle proprie opinioni rispetto a quanto sta al di fuori dal sé, come lei scrive. Secondo me, generalmente si tratta di persone non ancora provate a fondo dalla vita, pertanto più inclini a giudicare e valutare per categorie, adattandosi alla massa critica.
    Purtroppo non esistono verità assolute, come Lei ben acclara. Certamente persone diverse che stanno addentro ad una vicenda pur aberrante, ne colgono sfumature ed aspetti diversi, contrastanti, in conflitto con i giudizi degli estranei. Un po’ come quando vogliono spronarti a pensare, di fronte alla morte di un bambino o di un giovane affetti da crudeli malattie, che i medici hanno fatto di tutto, e dio ha fatto la sua parte. O all’ istante, o nel lungo tempo, rifiuterai medici e dio e ti saranno chiare quelle meschinità che prima non riuscivi a vedere. E qui, vede, gentile Signora, diversamente da Lei, io trovo più arduo potere cambiare, in seguito, i dolorosi traguardi, anzi, francamente penso non si possa cambiare opinione : forse non sarebbe giusto non solo nei confronti di sé stessi, ma soprattutto nei confronti di chi ha tanto patito da innocente ed incolpevole che magari ha pure dovuto udire, suo malgrado, la ritrita litania che ” la medicina non può rimediare a tutto”, mentre lo schermo fuori controllo parentale della tivù mostrava che invece armi potentissime arrivavano a cancellare proprio tutto. Ci sono situazioni e situazioni, Signora. Il relativismo non fa per tutte le situazioni, a mio modesto avviso. E lascio a ciascuno il suo peculiare allontanamento dal relativismo, nel rispetto dei suoi peculiari vissuti. Ciascuno s’ avventi, infessibile, sui fatti che più lo turbano e indignano. Ciascuno resti inchiodato alla croce del suo irremovibile giudizio. Anche in questi casi, nel rispetto dei personali e peculiari vissuti, esperienze, conoscenze. Nessuna verità assoluta, come lei scrive. E chi legge ha il sacrosanto diritto di infilare tra scrivente e commentatore tutte le sfumature interpretative che vuole: è proprio la caratteristica della lettura, questa! E persino della scrittura. Quante volte chi scrive o si descrive s’ arrovella tra pensieri, concetti, frasi che nel loro rincorrersi trasmettono piuttosto una contorta ricerca di sé, di qualcosa, di qualcuno, ammantando il tutto sotto uno stile volutamente ermetico che non conosce l’ illuminazione che permea invece la parola del vero Ermetismo? Ma ciò che conta è la sacrosanta libertà di scrivere, ci mancherebbe! E al lettore è dovuta la sacrosanta libertà di riflettere, valutare, interpretare come vuole e come gli riesce, e commentare se gli è consentito. Quando mai si può pretendere di essere capiti veramente, a fondo? Se sul comprendonio degli altri si basasse la letteratura e la poesia, nessuno da seimila anni a questa parte avrebbe scritto un bel nulla. E invece andiamo ancora a scavare buche per ritrovare ciò che pensavano coloro che ci hanno preceduti.
    Certamente qualche commentatore scrive talvolta sulla falsariga dello scrittore, ma di questo andrebbe dato merito allo scrittore , non crede, Signora? Perché il di lui carisma offre spunti immediati di espressività, pur se diversi saranno i contenuti elaborati. Un po’ come quando s’ avvia il controcanto, dove musicalità e tempo restano, parole e ritmo cambiano.
    Nel suo post tanto accoratamente dedicato alla liberta’ di opinione, giudizio, interpretazione e pertanto di liberta’ di scrittura e lettura, stona come un trombone rotto fra violini d’ argento la frase in cui stigmatizza chi risponde ad un articolista con emoticon, foto, post ed anche coloro, che Lei, Signora, definisce “piu’ intraprendenti ” perché ” utilizzano la stessa modalità con cui è stato inviato il messaggio originale, ovvero una foto, un post, un commento, quest’ ultimo sempre troppo lungo e delirante, a volte nel bene, a volte nel male” .
    Spero, Signora che Lei colga appieno ciò che ha manifestato sui lettori-commentatori.
    In effetti, io che pur tengo un mio blog letterario e di varia umanità ( ovviamente con altro nome da quello che firmo a Lei) non mi sono mai sognata di sentirmi ” offesa” se qualcuno mi attacca all’ articolo emoticon, foto post, controcanti magari non proprio leggiadri, né tantomeno m’ è mai passato per l’ anticamera del cervello che i commenti siano SEMPRE TROPPO LUNGHI E DELIRANTI. I commenti più lunghi sono più mi son graditi perché evidentemente hanno stimolato riflessioni che neanche io avevo elaborato mai, e mi sento di ciò grata ed arricchita come persona. Sulla Sua affermazione che i commenti, siano oltreché lunghi ” deliranti, a volte nel bene, a volte nel male ” non trovo parole granché congrue per commentare l’ assunto considerando che un DELIRIO è un delirio, punto e basta, non vi si può rinvenire bene o male, che diamine! A tal proposito mi sovviene, ahimè!, il bellissimo romanzo ” Delitto e castigo” che molti lettori, evidentemente scocciati anche dalla lunghezza del ” Padre nostro”, son venuti a definirmi un lungo delirio impossibile da affrontare. Lungi da me un giudizio stigmatizzante su costoro, proprio in nome delle decantate libertà di cui abbonda il Suo messaggio, gentile Signora. Eppoi, suvvia, cosa costa la creazione di un bel blog personale o di una rivista a senso unico, escludendo qualsiasi forma di intervento esterno? Una mia amica ha elaborato un blog proprio così, e le assicuro che è alquanto grazioso, ricco di post personali, d’ autore, riflessioni, commenti, foto stupende, faccine, cuoricini, tutti merito dell’ amica che non vuole sentire campane diverse sul suo capolavoro internettiano. So che aspira a diventare una scrittrice di grido, e qualcosina ha già pubblicato. I maligni sostengono che la mia amica non lascia commenti aperti proprio per non danneggiare la sua aspirazione. Io li zittisco, sbandierando le libertà di ciascuno di cui qui abbiamo tanto smanettato.
    E adesso la saluto, ché senza dubbio alcuno, sento di averla troppo a lungo trattenuta con un commento toppo lungo e troppo delirante, sempre che Lei abbia avuto, bontà Sua, la voglia di leggerlo. E mi auguro di averle risparmiato errori ortografici o di sintassi e fraseologia che questo tablet, comodissimo per le mie articolazioni infreddate, invia sovente nonostante attenzione e correzioni ripetute.

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