Non solo di internet

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Camminando per strada, prendendo un caffè, andando ad un concerto, studiando in biblioteca, siamo circondati da schermi luminosi. Abbiamo sostituito gli sguardi ai passanti e al paesaggio con occhi puntati su display; affoghiamo i nostri pensieri in musica proveniente da auricolari sprofondati fra i capelli. Persino il vecchietto al bar ha barattato la sua Gazzetta con un freddo tablet; ai concerti la luce calda e rassicurante degli accendini si è trasformata in un freddo bagliore azzurrognolo proveniente dai nostri smartphone.

iStock_000057566024_Large-800x588Gli oggetti e le abitudini che stiamo sostituendo sono così tanti, è un elenco senza fine. Sono i piccoli gesti di ogni giorno, quelli di cui è composta la vita di ognuno di noi e che, essendo dettagli, si pensa siano insignificanti, o che perlomeno esista ora un modo più veloce e soprattutto gratis per possederli, e perché,quindi, non avvalersene? Ma a quale prezzo? Le lettere su carta ingiallita sono adesso e-mail dalla scrittura impersonale; i baci e i sorrisi di due giovani innamorati ora sono “emoticons” su Whatsapp; i problemi di un’adolescente introversa, che prima venivano bisbigliati sotto voce alla migliore amica, adesso sono scritti a caratteri cubitali su un qual si voglia social network.

Non c’è intimità in questo nostro mondo digitale. Non c’è poesia o dolcezza. Non c’è nemmeno più la voglia di fare un minimo di fatica per conquistare ciò che ci interessa. Non siamo più in grado di metterci a nudo, di essere anche solo per un istante autentici, di rischiare. Ce ne stiamo allungati sul nostro divano, inglobati nella nostra felpa a comporre messaggi alla velocità della luce, senza staccarci mai dalla nostra nuova protesi tecnologica. Il libro di letteratura è abbandonato sulla nostra pancia: Pirandello può aspettare. E’ questo il ritratto tristemente reale di noi ragazzi di oggi. Impigriti dalla comodità, intasati da milioni di dati. E di fatti è così, siamo esposti ad un diluvio di informazioni, immagini, notizie.

nry3iqlzyjk3wy7uj1elNon che ciò sia del tutto inutile, anzi, è molto importante sapere cosa accade nel mondo e nella nostra società: essere informati per essere buoni cittadini. Ma da un punto di vista umano, guardando alle relazioni interpersonali, è lampante la velocità con la quale esse stiano mutando. Oggi è tutto estremamente facile, a portata di mano. Persino l’amore. Grazie ai social networks o alle communities si possono trovare persone con le caratteristiche che più ti aggradano, semplicemente le scegli, come da un catalogo, per poi innamorarti di un viso a due dimensioni ed iniziare a parlare, o meglio chattare, senza imbarazzo, poiché dietro ad uno schermo si è tutti più impavidi e spavaldi. Ma possiamo chiamare amore un rapporto come questo? Certo non è un amore fra due persone, ma piuttosto una appassionata e durevole relazione con il computer, o smartphone.

Foto realtà statua libertàQuanto tempo passiamo ad accarezzare schermi, anziché i visi delle persone. Quanti attimi smarriamo a cercare la giusta angolazione per un selfie, invece di farci una risata vera con il nostro amico, guardandolo negli occhi. Ci abbandoniamo invece a questa vita informatica. Una vita fredda, vuota, distaccata e sicuramente meno autentica. Ma non è soltanto un problema di noi giovani: tutta la società sta cambiando il suo modo di esprimersi, comunicare, amare, vivere. Non è più un intrecciarsi di vite, esperienze e mani, ma un intrecciarsi di reti, wifi e siti.

Dobbiamo fare uno sforzo notevole per comprendere che la scienza e la cultura possono progredire solo se siamo in grado di distinguere, di capire le differenze fra utilità e bisogno. Non possiamo permettere a tutta questa offerta tecnologica di ingoiare le nostre giornate. Essere consapevoli della sua utilità, ma anche dei pericoli. Non farsi usare dall’informatica, ma usarla.

hug-007Rassomiglia un poco al concetto espresso nella poesia “Generale” di Bertold Brecht, se la leggiamo in chiave contemporanea: “Generale il tuo bombardiere è potente. [...] Ma ha un difetto:/ ha bisogno di un meccanico.” Ricordarsi che le macchine sono solamente dei mezzi, e che mai si potranno sostituire all’uomo. Una risata su whatsapp non varrà mai come assistere in prima persona all’esplosione di un riso e sentirne il suono. Le più belle parole scritte in una email, non varranno mai come l’affetto che si sprigiona in un abbraccio. La vita autentica non potrà mai essere informatica.

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