L’evento: esperimento di scrittura a Undici mani

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Il fritto misto, quando è fatto con l’olio buono, non è pesante…

Nonostante siano tutti avvezzi a comunicare con la parola scritta, undici autori “on-line”, si trovano casualmente ad imbattersi in un altro tipo di comunicazione, che li renderà testimoni di un’esperienza la quale – seppure non inconsueta fra gli esseri umani – può essere circostanzialmente  definita “evento”; nella fattispecie, un incontro dal “vero”, in grado di condurre a scoperte o riscoperte meravigliose, appunto come solo un incontro fisico può fare.

Un incontro da cui nasce spontaneo un gioco, partorito dalla gioia di stare insieme e dal voler fissare su carta la poesia che può nascere da un fritto misto fatto bene.

Proposta accettata: Undici sì senza incertezze, ventidue mani che vivaci si preparano a scorrazzare sulla tastiera seguendo una sola indicazione o meglio, una suggestione; una parola suggerita che lascia intravedere infinite visuali di possibilità e parole.

Che l’evento abbia inizio: ognuno si sbizzarrisca come meglio crede e lasci volare fantasia ed emozioni.

Flavia pensa…

L’evento: cos’è? Un attimo. Un momento. Aspettato o inaspettato, brillante o spaventoso, che conservi come ricordo prezioso o fai di tutto per seppellire nella memoria. Un mattoncino, che saldo si colloca nelle fondamenta della tua vita, per inviarti nel tempo del futuro, il ricordo di emozioni vissute intensamente.”

Oppure mancate. Come quando passi mesi a sognare l’evento; lo vivi dieci, cento, mille volte nella tua testa. A Max non andò come l’aveva sognato.

L’incontro col presidente era stato preparato in ogni minimo dettaglio. Avevo pazientemente seguito tutta la scala gerarchica. Dal terzo segretario della casa presidenziale, che mi era costato una noiosa cena da 150 euro, con dopocena con una ballerina di lap dance, fino al primo consigliere, a cui avevo regalato per Natale, fortunata coincidenza, una cassa di Brunello di Montalcino della migliore cantina toscana. Ognuno di quei funzionari, adeguatamente sensibilizzato, mi aveva condotto al livello successivo, guardandomi fisso e sorridendo, il più delle volte sogghignando. Infine ero arrivato al Capo di Gabinetto, un’entità sfuggente, insensibile ai liquori, alle donne, alle auto. Per capire cosa gli interessava davvero, avevo dovuto faticare, ma alla fine ci ero riuscito. Tutto ciò che voleva era un posto in tribuna per Real Madrid-Barcellona. Due giorni prima del derby. Avevo mosso tutti gli amici spagnoli per ottenere quel biglietto. Infine eccomi davanti alla porta presidenziale, dell’appartamento presidenziale, nella casa presidenziale, nella capitale presidenziale. Dietro quella porta c’era lui, l’immenso Vladimiro, e un contratto da 500 milioni di euro per costruire un’intera città, in barba ai cinesi e ai tedeschi. Tutta per noi. E per me, il salto tra i dirigenti che contano nel mondo, l’unico capace di arrivare a Vladimiro. L’evento era lì. Sarei entrato e avrei spiegato il tutto. Era pronto anche il modello 3D della nuova città. Vladimiro si sarebbe esaltato nel vedere la città a forma di V, come vittoria. Era tutto pronto per il grande evento. Salvo una cosa. Vladimiro ebbe un infarto proprio dieci minuti prima di incontrarmi.”

Io sono una montanara taglia corto l’essenzialmente intensa Greta. “Una di quelle persone che trova pace in altezza, con il vento forte, guardando in giù, verso il cielo. Convinta che, in montagna, si facciano gli incontri migliori, anche tra esseri umani. Tuttavia a Roma, tra i rumori, i colori e gli odori di Trastevere, ho trovato persone che, solo per cause fortuite, s’incontrano: eppure ero così vicina al livello del mare, guardando il cielo tra i palazzi, dal basso.”

Per Giorgio non c’è gara: l’evento è sonoro.

Evento, un milione di persone. Magari mille, magari cento. Dieci. Cinque. Una. Io. Strimpellare una chitarra, qualche corda fuori posto. L’evento di stare bene. Dimenticare l’ombra di un altro anelante, il favore della pazienza mentre parlo a me stesso. Evento. L’evento. Musicale.”

Costanza saltella allegramente nella sua fantasia e ci trova un ponte, ad un passo da Trastevere.

Ritrovarsi in quel punto, ogni venerdì, con gli occhi romantici distratti e confusi, a fissare il gioco di ombre e di luce su un velo di acqua e di sole, con mille finestrelle lontane. Lottare contro il rintocco del tempo fino a sconfiggerlo. Muoversi con il proprio ritmo, seguendo il ticchettio delle emozioni, dei ricordi, come una sorta di sinfonia che accompagna il viaggio lungo un passato di passione, disperazione, eccessi. Solo l’essenziale, appena poche immagini, che possono prendere vita su una tela bianca nascosta in una borsa sgualcita di lino: due colombe, un papavero rosso, un serpente raggomitolato e una bambina seduta su un prato di erba e fango e tanti ritagli colorati di quaderni e giornali, intenta a costruire le sue minuscole barchette di carta.”

Il dibattito si fa interessante e Marinda non si tira di certo indietro, aggiungendo l’ingrediente della vivacità al già goloso fritto misto.

“Se ti dico evento, che cosa mi rispondi?”. “Evento è un termine che mi fa schifo! Mi fa pensare a Facebook. Parteciperò? M’interessa? Non m’interessa? Insomma mi fa venire in mente quelle robe promozionali, organizzate per lanciare un prodotto. No, non mi piace proprio. Fa tanto Pr, Ufficio Stampa, o compleanno fra amici. Guarda un gran senso di finzione, ecco sì, finto divertimento… Ma perché mi fai ‘sta domanda?” . “Niente, volevo chiederti se ti andava di venire con me in centro oggi pomeriggio, ti volevo offrire un gelato. Non ho compiti. Questo per me è un vero evento”.  “Anche io che non attacco con i miei soliti discorsi e che sono attenta a quel che succede intorno a me, per una volta , sarebbe, più che un evento, un eventone straordinario!”

Antonio è lì che ci guarda e si bea. Che succede Antonio?

Succede che se chiudo gli occhi mi ritrovo nella redazione di un giornale: la sensazione vivida di confrontarsi sui pezzi prima dell’uscita del numero. Quantunque non manchino, solitamente, gli scambi “epistolari”, tuttavia guardarsi negli occhi, sentire il tono della voce, una risata, o carpire vicendevolmente un parere rappresenta quel valore aggiunto al quale attingerò, anche inconsapevolmente, per la stesura dei prossimi pezzi.”

Quanto siamo fortigongola Paolo nell’angolo… Per questo motivo, per quanto non sia stato così semplice realizzarlo, l’evento che si è tenuto a Roma non è stato un evento, perché le (undici) persone che c’erano l’hanno reso un incontro spontaneo, naturale e per questo in qualche modo straordinario. Un incontro tra persone che, nonostante si vedano una volta l’anno o, in alcuni casi non si erano mai viste, sin dal primo momento hanno trasmesso una sintonia e una confidenza che sono rare da trovarsi anche con le persone più vicine. Ed è bello riscoprire quello che siamo e che speriamo, di trasmettere, ognuno con le sue competenze ma con la stessa passione, ai lettori dell’Undici. Purtroppo, visto che i numerosi collaboratori dell’Undici sono sparsi negli angoli più distanti del paese (da Torino a Genova a Trieste a Roma a Napoli a Bologna alla Romagna …) e del mondo (dalla Colombia alla Tanzania, dal Brasile alla Cina, dall’Irlanda alla Danimarca, dalla Russia alla Spagna…), è impossibile incontrarsi tutti. Ma l’Undici siamo tanti, siamo di chi lo scrive e di chi lo legge. In fondo ci si può incontrare anche senza vedersi.”

L’emozione arriva forte e chiara, qualche occhio s’inumidisce: stiamo già vincendo la partita, ma un bel rigore renderebbe strepitoso il risultato.

Lo batto io!” dice Paolo A..“Gli incontri, e i rigori, possono portare a risultati sorprendenti. Come disse quel tale, “Io e mia moglie siamo stati felici per vent’anni. Poi ci siamo incontrati” – o quell’altro – “Io e mia moglie ci siamo incontrati su un sito d’incontri. Il problema è che eravamo sposati da 4 anni”. Oppure, come scrisse Fëdor Dostoevskij, “capitano a volte incontri con persone per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo, all’improvviso, in maniera inaspettata, prima che una sola parola venga pronunciata”. Così è capitato a me a Roma, ma visto che eravamo in Undici alcune parole, confesso, mi sono comunque sfuggite, prima di sentire o pensare alcunché: “Chi va in porta?”.

Direttore, aiutaci: ci stiamo forse perdendo nell’evento?

“Mah… Il fritto, quando è fatto con l’olio buono, non è pesante.

Ma quindi voi non vivete tutti qua, tra Trastevere e Testaccio?

Per me va bene il Frascati… o quello che decidete voi, rosso o bianco è uguale.

La scrittura è terapeutica… quindi hai scritto la tua autobiografia?

La Gricia è come la carbonara senza uovo.

Siamo e resteremo una nicchia di qualità e il nostro “appeal” e spirito rimangono intatti.

Questi soufflé sono davvero spettacolari.

Mah, De Magistris…

Un bel brindisi, dai!

A Roma… a Roma è ‘n’attimo!”

Sì Direttore. Un attimo. A volte basta quello per creare la magia.

Morale della favola:

“Un incontro de L’Undici è *sempre* un evento, a prescindere, al di là di chi poi fisicamente si incontra o si conosce. È proprio nel DNA, non ci si può far molto. E allora perché resistere? Meglio lasciarsi andare e godersela, no?” (CIT. rash*)

 

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Chi lo ha scritto

Costanza

In costante evoluzione. Spirito nomade, animo irrequieto,  in movimento lungo un percorso di partenze e arrivi, soste temporanee e amori folli, come il Brasile, incantatore, magico, incoerente e indimenticabile. Curiosa come  Amelie  nel suo mondo favoloso, alla ricerca di quella bellezza “che può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune". E mi diletto in cucina, chissà se con i risultati attesi, perché in fin dei conti non si può essere soltanto ingegneri.

Flavia Rodriguez

Sono romana e dopo molte e diverse esperienze professionali da qualche anno lavoro nella comunicazione. Queste sono le cose meno importanti da sapere di me. Quello che veramente mi descrive è che non posso vivere senza emozioni. Le ricerco e le respiro in ogni esperienza che vivo; nell'arte, nella musica, nel cinema, nella natura, nei sensi, nelle relazioni e ovviamente nella scrittura. Sono appassionata dei misteri e della magia dell'animo umano e scrivere per me è condividere quello che sento. La mia visione emotiva della vita nero su bianco.

marina

Marina Marinda Flamigni. Donna, con occhiali e rughe d’espressione, sorriso verso il mondo e cervello in fuga da fermo. Mi interessa tutto e non mi intendo specificamente di nulla. Ho lavorato in comunità per tossicodipendenti e ho letto tutto "Infinite Jest". Maneggio male la realtà ma provo a gestirla scrivendoci sopra.

Paolo Flamigni (Gigi)

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Una laurea in informatica gli dà il pane quotidiano. Una triennale con lode al Dams gli fa credere di poter sparare sciocchezze a caso sul cinema. Immagina di fare un sacco di cose, ma è molto vicino a non fare nulla, però lo fa. Scrive di cinema, è responsabile della sezione visioni dell'Undici di cui gestisce anche l'account Twitter

Paolo Agnoli

Paolo Agnoli è dottore, con lode, in fisica e in filosofia, sempre secondo il vecchio ordinamento. E’ risultato uno dei vincitori del premio "Enrico Persico", bandito annualmente dalla Accademia Nazionale dei Lincei. Da anni è ormai appassionato di temi storici e filosofici relativi al dibattito scientifico e culturale in generale. Attualmente dirige anche una azienda (Pangea Formazione, riconosciuta come istituto di ricerca dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca), composta in larga maggioranza di fisici e matematici, che progetta algoritmi e modelli probabilistici a supporto del processo decisionale industriale, manageriale e strategico.

Max Keefe

Max scribacchia idee per l'Undici dal duemilaundici con passioni varie. Ha scritto "Le dodici rocce dell'orrore" (mistero e avventura per ragazzi ed adulti), "La Comandante Comanche" (amore e fantascienza), "Simpatia per il demonio" (racconti) disponibili su www.ilmiolibro.it, e un saggio storico "L'anno prima della guerra" sul periodo 1914-15, con gli articoli pubblicati originariamente sull'Undici, a disposizione gratuita per chi sia interessato. Scrivetemi su maxkeefe11@gmail.com, anche per chi ha letto "Finale di picnic" e vuole sapere la conclusione di Hanging Rock.

Gian Pietro "Jumpi" Miscione

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Gian Pietro "Jumpi" Miscione. Nato nel 1969, vive tra Bologna e Bogotá, è tra i fondatori de L'Undici, nonché il suo direttore. E' professore di chimica all'università, ama scrivere, viaggiare, studiare, ascoltare la radio e discutere di football. E' anche fondatore dell'evento sportivo "Paganello". Fatica ancora ad accettare il fatto che l'antica biblioteca di Alessandria sia stata incendiata.

rashmani

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Informatico per vocazione, gli piace leggere, cucinare, lavorare di notte e dormire nel weekend. Parla inascoltato varie lingue europee, se necessario ne scrive anche la gran parte, e per non perdere l'abitudine sta cercando di imparare il Russo. Ha vissuto per anni fuori dai patrii confini e ha imparato ad apprezzare il varcarli, specie per periodi lunghi. Non ama partire, ma adora essere in viaggio. E' tra i fondatori de L'Undici e si occupa di tutto il lato tecnico del progetto.

Antonio Capolongo

Antonio Capolongo è nato a San Paolo Bel Sito, in provincia di Napoli, nel 1968. Dopo la laurea in Economia e Commercio ed il lavoro in ambito aziendale scopre, nell'anno 2007, la passione per la scrittura. Nel 2011 pubblica il suo primo romanzo, "Un incontro d’Amore". È anche autore di poesie, presenti in numerose antologie poetiche. Nelle sue opere indaga l'animo umano. Nel 2012 pubblica il secondo romanzo, "Cassa integrazione guadagni... la mia è straordinaria". Le tematiche sociali trovano degna collocazione nel suo ultimo libro: "Messaggio in bottiglia. Storie di gente che non si arrende".

Greta

Sono nata all’ombra del Gran Sasso e dopo lungo peregrinare sono tornata lì dove le montagne mi tengono al sicuro. Ascoltare musica per me è come respirare, amo leggere, viaggiare e passeggiare in montagna e nei boschi, possibilmente da sola o in compagnia del mio cane. Quando sono in vena di pensieri profondi lavoro all’uncinetto o restauro vecchi mobili, perché il lavoro manuale libera la mente e alleggerisce il mio cuore. Ho scarsa fiducia nel genere umano ma a volte incontro chi riesce a sorprendermi.

Giorgio Collini

Nasco, cresco e vivo a Roma. Se dove nascere non è una mia decisione, dove crescere lo è fino ad un certo punto, continuare a vivere è una scelta completamente a mio carico. Canto, suono e scrivo di musica. Se cantare è una mia scelta, suonare lo è fino a un certo punto, scrivere di musica è una necessità, e il motivo per cui mi presento: canto, cresco e scrivo a Roma.

2 commentiCosa ne è stato scritto

    • Costanza

      Si, è fantastico. Siamo stati decisamente brava. E bravissima Flavia, che ha fatto un capolavoro! Un gioco divertentissimo, da ripetere assolutamente!!!

      Rispondi

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