L’europeismo sta fallendo?

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Serpeggia una brutta aria in Europa, non solo nelle istituzioni UE, ma anche nel fronte europeista. Sempre più spesso i suoi esponenti lanciano affermazioni dubbiose sul futuro dell’Unione Europea, andando da Prodi che giudica la forma attuale un fallimento, passando per Mark Rutte, premier olandese, ostile a ulteriori rafforzamenti fino al presidente della Commissione europea Juncker che nega i futuri “Stati Uniti d’Europa”. Tutto questo sta avvenendo in un periodo storico dove la Gran Bretagna ha scelto l’uscita più netta e dura dalla UE, ricevendo il pieno supporto da parte del presidente americano Trump, il quale non ha esitato a sparare contro l’Unione considerata da lui uno sfacelo sotto il dominio germanico.
Tutto ciò è frutto della pessima costruzione europea, mai completata e ora disfunzionante, e delle crisi conseguenti degli ultimi anni. Se diamo una rapida occhiata allo stato attuale dell’Unione possiamo fare un elenco terrificante dei problemi:

  • Area valutaria non completa, non ottimale e inefficiente
  • Litigiosità ai massimi livelli fra i vari Stati
  • Stato egemonico che nei fatti non vuole andare a pieno regime verso la UE e anzi quando gli
  • si chiede di fare certi passi risponde “nein, nein, nein” (Germania)
  • Differenze linguistiche, culturali, politiche ancora marcate e con revanchismi in aumento
  • Differenze economiche evidenti con zone europee in depressione (impossibile fare i trasferimenti di risorse alle aree periferiche dagli Stati più ricchi)
  • Mercato del lavoro non flessibile e ingessato
  • Esercito europeo inesistente
  • Politica estera spesso ridicola o inesistente
  • Deterrente nucleare in mano ad un Paese solo attualmente (Francia) + copertura fornita da nazione estera (UK) e super-potenza estera (USA)
  • Basi militari di super-potenza estera ancora presenti (USA)
  • Nazionalismo da parte dei Paesi dell’Est europa che non vogliono gli Stati Uniti d’Europa
  • Opinioni nettamente divergenti su i flussi migratori fra est e ovest, fra nord e sud
  • Mancata difesa delle frontiere a sud
  • Le stesse autorità europee che affermano “Gli Stati Uniti d’Europa non si faranno” (Juncker)
  • Europarlamento dai poteri nettamente depotenziati
  • Leader europeo accettato e rappresentativo inesistente
  • Stati gelosi delle loro prerogative e leader che non cedono il passo

Tutte queste problematiche non potevano non portare alla crisi attuale che sembra accelerare sempre di più di fronte all’aumento dei nazionalismi nel mondo, al ritorno del protezionismo e dei giochi fra le varie Potenze. Curiosamente il disfacimento in corso della UE è opera proprio delle forze leogenmid2europeiste, in quanto nessun movimento “populista” è al potere nei Paesi europei occidentali e nei precedenti decenni hanno sempre governato partiti filo-europeisti, sia di destra che di sinistra.
La stessa “ideologia” europeista sembra mostrare la corda dopo che per 20 anni è stata accettata acriticamente su gran parte dei mass media e dalla popolazione europea. Gli europeisti convinti e informati (un’esigua minoranza) sono sempre più dubbiosi e scettici su questo progetto. Gli europeisti idealisti/globetrotter sono perlopiù innamorati della vaga idea degli “Stati Uniti d’Europa”, ma concretamente non sanno che pesci pigliare. Spesso subiscono l’infatuazione della loro nicchia lavorativa extra-nazionale, mentre nutrono un rancore feroce verso la madrepatria rea di non aver soddisfatto le loro aspirazioni professionali e/o esistenziali. Infine l’europeista ideologico obbedisce, spesso acriticamente, alla propria area politica di riferimento (se si è socialdemocratici è obbligatorio essere europeisti, anche senza sapere il perché).
L’Unione Europea si sta avvicinando sempre di più a scelte drastiche, possibilmente letali. Le lenta gestione degli anni 2000 non è più sostenibile di fronte alle convulsioni del Sistema Globale. Presto i leader UE, che piaccia o no, saranno costretti a scegliere se avanzare definitivamente verso una Unione politica con lo scioglimento degli Stati nazionali oppure accettare la fine del progetto europeista e il suo inevitabile smantellamento, caotico o non.

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