L’Associazione LEM – Italia: intervista a Giovanni Agresti

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Lo scrittore e filosofo romeno Emil Cioran disse un giorno che “Non si vive in un paese, ma in una lingua” e poteva ben dirlo proprio lui, che da ragazzo si era trasferito  in Francia, dove aveva vissuto sino alla morte, abbandonando la sua lingua nativa per scrivere ed esprimersi sempre in francese. Del resto, cosa rimane ad un parlante lontano dalla sua patria d’origine, se non la propria lingua di appartenenza? All’interno di ogni singolo paese del mondo, gli idiomi parlati non sono gli stessi per tutti gli abitanti.

Oltre alle lingue “ufficiali” che ogni paese designa come tali per ragioni storiche e politiche, esistono e resistono in tutto il mondo le cosiddette lingue minoritarie, idiomi appartenenti a gruppi ristretti di parlanti che si esprimono in tali lingue per motivi differenti: le motivazioni geografiche ad esempio (gli abitanti di luoghi di confine, spesso bilingui), quelle etniche o quelle storiche, legate a migrazioni di consistenti gruppi di persone da una nazione  all’altra o da una regione all’altra, non solo in tempi recenti ma anche molti secoli fa per le cause più disparate. Difficile fare un calcolo esatto di quanti siano in tutto il mondo i parlanti in un idioma diverso da quello ufficiale nel loro paese; in Europa ad esempio superano i 40 milioni. 

Anche il territorio italiano è interessato da gruppi linguistici minoritari, tutelati dalla costituzione con norme specifiche. L’ Associazione  LEM- Italia,  con sede a Teramo, è certamente una delle realtà più attive nell’ambito della ricerca sulle diversità linguistiche ma non solo. LEM – Italia,  oltre a studiare e a produrre ricerche linguistiche sempre aggiornate sulle minoranze, divulga e diffonde attraverso incontri ed eventi, la ricchezza e il valore della diversità linguistica, cercando così di sensibilizzare anche un pubblico meno specializzato. Oggi per i lettori de L’Undici ho incontrato Giovanni Agresti, studioso, docente universitario e ideatore del progetto: mi ha raccontato dell’Associazione, della sua nascita, della sua crescita e soprattutto del suo futuro.

Logo-LEM1 – Quando nasce l’Associazione LEM-Italia e quanta passione è necessaria per portare avanti le sue attività?
LEM-Italia nasce nella primavera del 2008 a Teramo, durante il convegno internazionale Seconde Giornate dei Diritti Linguistici. Si chiama così perché è l’”antenna” italiana di un progetto più ampio, Lingue d’Europa e del Mediterraneo. Con una formula, la missione dei progetto internazionale e di quello italiano è sostanzialmente la stessa: fare ricerca e divulgazione intorno al valore della diversità linguistica. Circa la passione necessaria per portare avanti le nostre attività… come puoi immaginare ce ne vuole moltissima. Bisogna avere una passione e una volontà a prova di bomba. Siamo in Italia, un paese straordinariamente ricco di cultura, arte e diversità etnolinguistica: tuttavia, la cultura che non sia il grande evento o la cultura spettacolare è veramente l’ultima ruota del carro. Inoltre ci occupiamo molto spesso di margini sociolinguistici e di argomenti che la politica ignora o evita accuratamente, come ad esempio la questione dei rom e dei sinti e lo scandalo intollerabile del mancato riconoscimento della loro lingua come lingua di minoranza storica d’Italia.

2 – Quali sono le attività principali dell’Associazione e com’è possibile reperire il materiale di ricerca finora prodotto?
Le nostre attività si distribuiscono principalmente su quattro versanti: ricerca sul campo, formazione (anche presso le scuole), divulgazione ed edizione. Le pubblicazioni scientifiche sono principalmente ospitate da riviste e volumi di atti di convegni nazionali e internazionali. A partire dai due nostri siti associativi ci si può fare un’idea dei contenuti affrontati in questi quasi nove anni di attività: www.associazionelemitalia.org (si veda in particolare l’Archivio News: http://associazionelemitalia.org/archivio-news.html)  e www.parchietnolinguistici.it

3 – Molti connazionali non conoscono affatto la presenza di gruppi etnolinguistici minoritari nel nostro paese, oppure possiedono solo informazioni sommarie. Riusciresti per noi a fare una mappatura generale, almeno delle presenze più numerose?
Quelle che dall’art. 6 della nostra Costituzione in poi sono chiamate “minoranze linguistiche” sono numerose in Italia. Dodici di queste sono riconosciute e “tutelate” da una legge dello Stato (n. 482 del 1999), legge preceduta e seguita da diverse leggi regionali, le quali includono talvolta varietà linguistiche non ricomprese dalla legge 482. Ad ogni modo, le dodici comunità linguistiche minoritarie (preferisco questa denominazione) presenti ufficialmente sul suolo italiano sono quelle ladina, germanica, occitana, francoprovenzale, francese, slovena, friulana, italo-albanese, croato-molisana, grika salentina e grecanica calabrese, catalana di Alghero, sarda. Diversi gruppi linguistici sono esclusi: i rom e i sinti, come detto, ma anche i tabarchini del Sulcis e i gallo-italici.

4 – Verrà presentato a breve il Master in Cooperazione allo Sviluppo in Africa e nel Mediterraneo dell’Università di Teramo, in partenariato con la Renaissance Française e l’Università della Francofonia di Alessandria d’Egitto. Quali le possibilità per gli studenti che lo frequenteranno e quali gli obiettivi dei promotori?
In due battute, il valore di questo master è dato da due elementi forti: l’assoluta attualità del tema e la straordinaria qualità del partenariato. Circa l’attualità della cooperazione allo sviluppo, dirò solo che è l’unica via praticabile per rispondere seriamente al problema dei flussi migratori in arrivo in Italia ed Europa: a cosa possono servire muri e fili spinati se masse enormi di persone sono obbligate a fuggire da guerre o miseria? Circa la qualità del partenariato, ricorderò semplicemente che siamo la sola Università, in Italia, ad aver stipulato un accordo quadro con l’Université Senghor di Alessandria d’Egitto, uno degli operatori diretti della Francofonia, un’organizzazione diffusa in 80 paesi del mondo! Inoltre, l’Université Senghor, che fornirà la metà dei docenti del master inviandoli a Teramo per le lezioni, nasce a fine anni Ottanta con la precisa missione di favorire lo sviluppo in Africa. Insomma: quale partner migliore per il nostro percorso di studi? Anche la Renaissance Française è un’organizzazione di grande spessore culturale e di respiro internazionale, con le sue 65 delegazioni nel mondo. La sua missione è “favorire la pace attraverso la cultura”. Non male, vero?

5 – Quali saranno i temi principali che sono stati dibattuti in occasione delle X Giornate dei Diritti Linguistici che si sono appena tenute tra Teramo e Giulianova?
Il tema principale è stato la valutazione delle politiche linguistiche. Oggi si valuta di tutto, e spesso in modo eccessivamente formalistico. Ma non è così per le politiche linguistiche, come se queste politiche pubbliche fossero meno importanti. Con i colleghi del comitato scientifico abbiamo pensato che le politiche linguistiche da troppo tempo sono prese poco sul serio (dalle istituzioni ma anche dalle stesse comunità) e occorreva aprire una riflessione molto seria sull’argomento. Anche perché, diversamente da quello che molti pensano, le politiche linguistiche riguardano tutti noi, e soprattutto i più giovani: ad esempio, come si può concorrere seriamente sul “mercato globale” quando la nostra lingua italiana è sempre più estromessa da bandi e progetti, e perfino dall’istruzione superiore e accademica? Sono cose di cui parlo con i miei studenti, e tutti si sentono chiamati in causa. Ma quasi nessuno, prima, ci aveva pensato…

6 – Spesso le realtà come quelle di Lem-Italia, esclusi gli ambiti prettamente accademici, non sono molto conosciute. Quali le possibili soluzioni? Quali le responsabilità?
Non possiamo competere con la cultura di massa, fondata sull’economia dell’attenzione (e quindi sull’economia della distrazione). Osservo come in otto anni di attività associativa, le nostre pagine web sono state visitate da circa 50.000 visitatori. Una cifra molto modesta se si pensa che una mediocre canzonetta pop di moda, in poche settimane, può totalizzare cifre anche dieci o cento volte superiori! Ma non abbiamo scelta: dobbiamo puntare sulla qualità e sulla consapevolezza di poter lasciare il segno nel cuore e nella memoria di qualcuno che a sua volta potrà fare lo stesso con altri. E poi affidarci ai canali istituzionali: abbiamo in gioco delle proposte di legge, occupiamo ruoli istituzionali in seno a Dipartimenti e Facoltà, siamo in una rete internazionale che cresce di anno in anno… e ad ogni modo la cerchia si estende. Continuando a lavorare in modo indipendente, migliorando la qualità del lavoro e curando la qualità delle relazioni possiamo sperare di veicolare più estesamente il messaggio del valore della diversità linguistica e dei diritti linguistici e culturali.

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