La responsabilità della Politica nei confronti degli ultimi. Il caso “Caserta”

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Non è possibile osservare i problemi che affliggono i popoli – grandi o piccoli che siano – da più angolazioni. Se si vuole dedicare attenzione a coloro i quali sono più bisognosi d’aiuto, esiste una sola prospettiva, un solo punto di vista, quello “dal basso”.

Possono esserci più livelli da scandagliare, ma non più direzioni che – apparentemente intricate – si trovano sulla cresta, e chi si occupa solo di queste si dimostra quantomeno ed apoditticamente superficiale.
Lasciare irrisolti i nei più negativi – che si trovano negli abissi – equivale ad abbandonare gli strati più profondi nell’oscurità, luoghi in cui molto difficilmente potrà accadere qualcosa di buono.

La famosa Reggia di Caserta, il palazzo reale più grande al mondo.

La famosa Reggia di Caserta, il palazzo reale più grande al mondo.

Ci si può illudere di costruire un bel palazzo, persino adornandolo di fregi, ma se le fondamenta sono traballanti, gli pseudo pilastri saranno destinati ad una perenne instabilità che si ripercuoterà su tutte le altre parti dell’edificio, il cui crollo, quindi, sarà inevitabile.

Ma chi ha il compito, principe, di far sì che questo palazzo sociale sia sorretto da solide – e non dalle solite – fondamenta? La risposta, quasi pleonastica, non può che essere convergente: la Politica.

Spesso si usa l’anacronistica espressione “Politica miope”, per indicare scarsa o nulla lungimiranza, ma quella oggi più pertinente è “Politica inesplorativa”, poiché chi ne ricopre i ruoli, centrali e/o locali, o non ha i mezzi o non ha la volontà per sondare il terreno in profondità, dove sono costretti a vivere gli ultimi, variamente composti, fra cui spiccano certuni che addirittura non sembrano umani – non per l’aspetto ma data la loro brutale essenza –, capaci di nefandezze inenarrabili, spesso travestite da accordi “puliti”, sulla scia delle organizzazioni criminali già esistenti o ex novo, tra delinquenti sciolti.
In entrambi i percorsi, questi soggetti tendono a scalare tutti i livelli per arrivare al primo, al fine di entrare in contatto con chi dovrebbe contrastarli, in primis la Politica.

Attraversando i vari livelli – dal basso verso l’alto – questi figuri fanno proseliti fra quelli che, nell’immaginario collettivo, forse sono ancora considerati insospettabili: imprenditori, funzionari pubblici, professionisti e semplici ma non comuni cittadini. Nonostante tali intrecci siano stati scoperti in molte zone d’Italia, al punto da essere percepiti quasi come fisiologici, alcuni dei casi più recenti, avvenuti nella provincia di Caserta – in continuità con la contigua e ricalcata provincia di Napoli – richiamano l’attenzione su aspetti ancora più gravi, quali ad esempio una civiltà cancellata o volutamente negata, in cui la parola “diritto” è calpestata giorno e notte.
I casi in questione sono molteplici – tangenti, scandali nelle Asl, appalti truccati ecc. – ed hanno condotto ad arresti di svariate figure, a partire da quelle pubbliche: il presidente della provincia di Caserta, i sindaci di diversi comuni, funzionari della p.a., per arrivare a figure di nota matrice mafiosa e non solo.

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L’ex presidente della Provincia di Caserta durante un brindisi.

Lo scempio 

Sullo sfondo, regna il degrado più assoluto: tra rifiuti, sterpaglia e strade perennemente dissestate (le buche arrivano a misurare anche trenta centimetri di profondità) e fra le abitazioni, le leve criminali svolgono le loro più redditizie attività: spaccio di droga e sfruttamento della prostituzione – sono numerose le meretrici, quasi tutte straniere, che stazionano per le strade dei comuni casertani. Persino sul Viale Carlo III, che conduce alla bellissima Reggia, è impossibile non accorgersi dello sfacelo circostante, ambientale e culturale, in contrasto con i fasti borbonici che ancora riecheggiano nell’aria.

Il Parco Saraceno, Castel Volturno (CE).

Il Parco Saraceno, Castel Volturno (CE).

E se questo è lo scenario dell’entroterra, verso la costa, dove i segni della “Terra dei fuochi” sono oltremodo evidenti, ci si imbatte in paesaggi apocalittici: luoghi un tempo meta di turisti incantati dalla bellezza della natura – anticipate da un’agreste pianura attraversata dal fiume Volturno, a ridosso del litorale ancora s’intravedono le vestigia di una pineta meravigliosa – oggi mostrano tutte le ferite del deturpamento antropico: alberi rinsecchiti, sradicati o accasciati su se stessi, o legati l’un l’altro come in una sorta di abbraccio struggente, che avvolge anche la spiaggia, e il mare, abbandonati[1] come le migliaia di case, parchi (tra cui il più surreale di tutti, il Parco Saraceno, abitato perlopiù da abusivi) e soprattutto villette ubicate nei viali residenziali di diversi comuni costieri, tra i quali Castel Volturno, dove i numerosi villeggianti, soprattutto campani e del basso Lazio, soggiornavano in estate e dove, molto probabilmente, alcuni hanno imparato a nuotare sorretti dalle braccia di un papà, di una mamma… o di uno zio – come nel caso di chi scrive, nel lontano e indimenticabile 1977 – magari immaginando inconsciamente di ritornarci da grandi, e ripetere gli amorevoli gesti con i propri figli, che a loro volta avrebbero tramandato alle generazioni future e così via. Ed invece, tutto ciò – un vivere normale – è stato interrotto, brutalmente spezzato.

La speranza

Nel comune di Valle di Maddaloni si possono ammirare i monumentali “Ponti della Valle” – l’acquedotto carolino progettato da Luigi Vanvitelli nel XVIII secolo. L’opera – legittimamente ritenuta di elevatissimo pregio architettonico e ingegneristico – attirò l’attenzione dell’intera Europa.

Nel comune di Valle di Maddaloni si possono ammirare i monumentali “Ponti della Valle” – parte dell’acquedotto carolino progettato da Luigi Vanvitelli nel XVIII secolo. L’opera – legittimamente ritenuta di elevatissimo pregio architettonico e ingegneristico – attirò l’attenzione dell’intera Europa.

Ma l’auspicio, da parte di questa variegata e schiacciata umanità, è che quelle ombre lunghe e gonfie, che aleggiano tra la costa e l’entroterra, siano diradate. Ad alimentare queste speranze ci sono meritevoli attività – svolte da validi enti e associazioni (come la fondazione Ferraro di Maddaloni, presente sul territorio da oltre vent’anni) o strutture pubbliche (il Pineta Grande Hospital di Castel Volturno è un’eccellenza in svariati rami della medicina[2]) – o ancora valorosi militari che non temono di esporsi, a volte fino alla morte – come nell’eroico caso dell’appuntato scelto Tiziano Della Ratta, che, per fronteggiare tre rapinatori in una gioielleria a Maddaloni, fu ferito mortalmente.

Il ruolo della nuova politica

E la politica? Se quella vecchia continua a dare scandalo, cosa fa quella nuova? Assente anch’essa, silente o, tutt’al più, cortese nelle risposte: “Grazie per le preziose segnalazioni”.
Ma quali segnalazioni, quale contributo, se poi non se ne tiene conto?! In questi luoghi, o peggio ancora non-luoghi, non si può più perdere tempo, ammesso che ce ne sia ancora. Occuparsi di questi intrecci di poteri polito-imprenditorialmafiosi e delle scie ed imitazioni in ogni strato sociale, deve tassativamente diventare prioritario, al fine di restituire dignità a terre e persone e di evitare ulteriori inabissamenti esistenziali.

Note

1. Nonostante un territorio altamente compromesso, alcune località balneari (come Baia domizia e Mondragone) nel 2016 sono state considerate “eccellenti” dall’Arpac (Agenzia regionale per la protezione ambientale in Campania), ma non dalla Fee (Foundation for Environmental Education), che non gli conferisce la “bandiera blu”, ne tantomeno da Goletta verde di Legambiente: “[…] canali, foci di fiumi e torrenti che continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati. Una situazione ben nota che in alcuni casi raggiunge record assoluti: alcuni dei punti monitorati da Legambiente risultano ormai inquinati per il settimo anno consecutivo […]”.

2. Nell’ottobre scorso, ad esempio, in anteprima nazionale è stata presentata Virtopsy: l’autopsia virtuale in 3D, nata dal genio dei ricercatori di Berna e che ha richiamato esperti internazionali, compreso il suo ideatore: il professore Michael J. Thali dell’Università di Zurigo.

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Alessio Di Michele

    Propongo una lettura un po’ diversa: partiamo da un’ ipotesi che credo verosimile, se non addirittura perfettamente rispondente alla realtà, per cui il vero motore che spinge alcuni ad entrare in politica non siano né le prebende, magari illecite, né il prestigio, ma la pura titolarità di un potere, e che per questo si buttino coscienza e decenza (se mai possedute) in fondo al cesso e si tiri 2 volte la catena. Bene: una volta arrivati sulla poltrona si dispone, ai vari livelli, di un potere che anche il super mafioso a 6 stelle si sogna: si hanno a disposizione gli organi legislativi, la giustizia, polizia, carabinieri & guardia di finanza, magistratura, amministrazione carceraria, telecomunicazioni, strade, forze armate, servizi di spionaggio civili e militari, il credito, la stampa, …: ed allora perché io politico dovrei spartire qualcosa con te mafioso ? Prendo tutto io, e se ti lamenti ti faccio fisicamente fare a pezzettini, e dirò che eri un kattivo, anzi nemmeno ci sarà bisogno di dire niente. Cosa, a me politico e per far proseguire il mio “lavoro” mi dà il mafioso ? Secondo me dà delle cose che mancano ma sono fondamentali: un progetto di società, per quanto orrendo, e dei modelli di ciò che è giusto o sbagliato. Fino a che non si capirà che è 10.000 volte meglio sbagliare il voto per conto proprio piuttosto che farsi dire da don Fefè dove crocettare, le mafie prospereranno. Il don si combatte con una matita copiativa, una cabina ed un foglietto stampato dal poligrafico dello stato, altro che giudici e poliziotti.

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    • Antonio

      Grazie per il commento, Alessio. Le tue ipotesi e i tuoi ragionamenti sono spesso confermati da fatti reali. Nell’ultimo periodo che scrivi è inclusa la strada per la soluzione, ma far sì che ogni cittadino abbia piena consapevolezza del voto, e quindi del suo ruolo, è l’impresa più ardua; finché ci saranno persone disposte ad intraprenderla – ognuno con i propri mezzi – si manterrà vivo lo spirito della svolta.

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