Il gender e la deriva degli incoscienti

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Oggi la maestra di Catechismo di mia figlia prende l’iniziativa e usa la chat di whatsapp del gruppo genitori per inoltrare un link di “Generazione famiglia”, esortandoci a firmare una petizione. Lei lo ha già fatto, queste petizioni non si possono ignorare, dice.

Rimango perplessa, ma, incuriosita dal binomio improbabile generazione-famiglia, vado a leggere. La petizione è indirizzata all’attuale Ministro dell’Istruzione e vuole vietare alle scuole primarie e secondarie d’Italia di portare gli alunni a vedere uno spettacolo teatrale definito dagli stessi “gender”, intitolato “Fa’afafine”. La trama racconta in maniera semplice la storia di un bambino a cui l’identità di genere di sé – maschio o femmina – non è chiara, ma di una cosa ha certezza: è innamorato a modo suo di un compagno e vuole dirglielo. Solo non sa, nel farlo, se vestirsi da maschio o da femmina perché si sente di appartenere ad entrambi i generi. I genitori lo spiano, lasciati fuori della porta perché, incapaci di comprenderlo, finché il bambino non la apre e insegna loro a non aver paura.

Kung FuPanda3_papà

Questa è una famiglia in cui ci si vuole bene

Almeno io l’ho capita così.
Sulle prime sorrido perché mi viene in mente un episodio che risale all’anno scorso in occasione dell’uscita di Kung Fu Panda 3. Mario Adinolfi etichettò il film d’animazione “gender” perché il panda protagonista ha due padri – uno vero che si credeva morto (il panda) e uno ovviamente adottivo (l’oca) – e i genitori di una scuola materna di Perugia gli fecero eco proibendo alle maestre coi biglietti già in tasca di portare i bambini, a quel punto delusissimi, a vederlo. A quanto pare il tema di due padri era troppo forte per i bambini di oggi, o forse i genitori troppo deboli per spiegarlo.

Poi smetto di sorridere, perché se avevo considerato quello un caso estremo ed isolato – i bambini mi avevano fatto una gran pena, in confronto ai miei che assieme alla sottoscritta si erano divertiti un mucchio a vedere il film senza leggerci nessuna minaccia - e Mario Adinolfi un personaggio molto lontano da me, la Catechista di oggi mi appare molto vicina. E, cosa ancora più importante, vicina a mia figlia tutte le domeniche. Per quanto io non sia assidua praticante della Parrocchia, mia figlia la frequenta con il presupposto generale, mio, che coltivi comportamenti orientati all’amore, al rispetto verso il prossimo e alla considerazione altrui così come fece Gesù. Niente di strano in tutto questo, credo sia lecito aspettarselo.

Così mi chiedo: come concilio ora la mia aspettativa con l’invito a una petizione che ha lo scopo di vietare il confronto, quindi di negare l’accettazione di realtà differenti, per quanto ne sappia, dalla mia? Se lo scopo dello spettacolo è trattare il tema della diversità in uno dei suoi aspetti, quello dell’orientamento affettivo piuttosto che della fede religiosa, della razza o del credo politico, per quale nobile motivo non dovrebbe essere affrontato? E se la risposta fosse “perché sono bambini”; ma appunto perché educarli al pregiudizio? I bambini osservano, bisogna solo sapere spiegare loro quello che vedono. Sono i genitori di oggi capaci, o sono solo spaventati?

Credo che il teatro sia uno strumento valido che può ben adeguarsi alle varie età, che la scuola sia un esempio di convivenza unico e prezioso, e che negare intenzionalmente la trattazione, anche e soprattutto in giovane età, di argomenti come le cosiddette famiglie “arcobaleno” o l’omosessualità, o la sessualità in genere oggi sia un’occasione sprecata.

Gender

Protesta contro le favole, ma la vita è una favola o le favole aiutano a vivere meglio?

Sono proprio queste chiusure che creano paura, isolamento ed emarginazione e che rischiano di essere i presupposti, un domani, di episodi di bullismo, razzismo ed omofobia? E allora è il momento di spaventarsi per davvero. Caso vuole che, mentre ancora cerco di spiegarmi questi atteggiamenti di rifiuto a priori e il disagio che provo per le nuove generazioni, mi capita sotto gli occhi l’intervista alla Psicoterapeuta autrice di libri per bambini Silvana De Mari, la quale afferma candidamente che l’essere gay si trasmette per contagio psicologico, così come la bulimia. Parla di classi, dunque di un fenomeno giovanile che eserciterebbe un fascino tale da indurre all’emulazione. Omosessualità non come modo di essere, ma come stile di vita che si impara. E quindi sarebbe bene prevenire, o comunque alla bisogna evitare le frequentazioni.

A parte il fatto che l’esempio a mio modo di vedere non calzerebbe nemmeno con la bulimia, forse ho capito dove si vuole arrivare e a questo punto non so più se è il caso di ridere o piangere.

So comunque che questi sono tempi bui, dove la tentazione di difendersi a riccio è forte, la paura del diverso è tanta, e in molti cedono alla tentazione di cavalcare l’onda reazionaria di cui l’avversione omofoba è solo un esempio. Per fortuna c’è tanta, ma tanta gente “perbene” che non ha bisogno di chiudersi in scatole convenzionali, e lo fa in silenzio, ponendosi domande, cercando il confronto e il dialogo, osservando la realtà e parlandone con i propri figli, senza la pretesa che la realtà sia per forza fatta in un certo modo.

E diamole la visibilità che si merita!

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28 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Michele

    Di più: quello che comunica lo spettacolo non è affatto pensare che le differenze siano positive, ma che meglio sarebbe farne a meno, passando in-differentemente da un sesso all’altro. Altro che apertura all’altro, mondo a colori, bla bla bla. Ciò che è chiaro per Scarpinato et alii è che affinché ci sia tolleranza le differenze devono essere ridotte al minimo. In Svezia coerentemente hanno proposto per i bambini l’eliminazione dei pronomi maschili e femminili per sostituirli con un pronome neutro: dove sta la tutela della diversità? Paradossalmente nella sua eliminazione…

    Che senso ha poi parlare di “disturbi dell’identità di genere” e “confusione affettiva”, e quindi dandone un implicito giudizio negativo, e poi elogiare uno spettacolo che di tali aspetti ne fa la sua ragion d’essere. Non è una contraddizione radicale?
    O ancora che senso ha l’ennesima tirata che la “famiglia è dove c’è amore”, fatta per includere tutti, ma che in realtà lascia fuori (senza neppure che ve ne rendiate conto) quelle famiglie in cui per varie disgrazie o per il carattere dei genitori l’amore non c’è (o meglio, non c’è come lo pensate voi, e sono molte di più di quelle gay)? Il progressismo neppure si rende conto di poter essere spietati contro chi di questo progressismo non è partecipe…

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    • Beatrice Torri

      Salve Michele,
      in realtà lo spettacolo non mette in scena un confronto, E’ esso stesso termine di confronto con realtà cui siamo abituati. Non vuole essere un dibattito, non credo sia il suo scopo.
      Penso che l’obiettivo sia presentare una realtà diversa su cui riflettere, invitando bambini e ragazzi spettatori a mettersi per un attimo nei panni del protagonista, vedere le cose con i suoi occhi e provare un minimo di empatia per un bambino – un adulto che recita un bambino per cui la finzione è evidente – che sente una grossa confusione per quello che è, e che non riesce a riconoscersi in niente e nessuno al punto da autodefinirsi dinosauro.
      Dinosauro perché dovrebbe essere un bambino, ma è innamorato di un compagno e allora sarà una bambina, ma neanche quello.. Il fatto di indossare i vestiti maschili o femminili a giorni alterni è un paradosso, un modo di risolvere tipico di un bambino che nella finzione ha 8 anni.
      Forse gli spettatori per quanto giovani usciranno con un atteggiamento più consapevole e magari più rispettoso nei confronti di chi non si riconosce nei propri panni maschili o femminili e fa scelte di comportamento e di vita diverse, perché avranno avuto l’occasione di un contatto.
      Può darsi che sia una speranza da progressista ipocrita la mia, ma non fa male a nessuno ed è in linea con ciò in cui credo. Io parlo ai miei figli. Essi sanno che accanto a famiglie come la nostra con un padre e una madre – alle volte sposati altre volte no, e altre famiglie separate – alle volte risposate, altre volte no – ci sono persone innamorate di altre persone del loro stesso sesso: sanno che esistono i matrimoni tra esse e che talvolta possono adottare figli. Lo spettacolo a questo aggiunge solo che probabilmente per queste ultime le propensioni affettive diverse si manifestano già dall’infanzia.

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      • Michele

        Appunto, nessun confronto; ma neppure una “realtà differente su cui riflettere”. No, una realtà differente da accettare, e da accettare proprio perché non è differente (altrimenti non si capisce il passaggio a giorni alterni da un sesso all’altro!). Il paradosso dunque ha questa funzione e non quella di cercare di interpretare i tentativi di soluzione di un bambino di 8 anni.
        Ora, dove stanno le valorizzazioni delle differenze di cui si parla? Da nessuna parte. E lo scopo per cui non devono esserci differenze è chiaro: perché se ci fossero non si potrebbe più predicare l’equivalenza etero-omosessualità. Per farlo è assolutamente necessario ridurre le diversità al minimo, o a zero; ma bisognerebbe chiedersi allora cos’è che dà senso, che sostanzia l’omosessualità se essa non è altro che un atteggiamento mimetico dell’eterosessualità, ovvero il bisogno di sposarsi e di avere figli (su questo non c’entra l’amore, ma solo denaro e tecnica) per sentirsi “normali”.

        E lo spettacolo è ipocrita anche perché afferma solo di voler mostrare una realtà diversa. Ma se quest’ultimo fosse lo scopo perché non mostrare anche altre situazioni, ben più numerose, anche in Italia, di quelle “arcobaleno”: sicuramente esistono famiglie musulmane dove i bambini vivono in realtà poligamiche senza neppure troppi problemi di “funzionamento” al loro interno; o perché non mostrare famiglie dove il bambino viene cresciuto da sole donne (madre, zia, nonna) che però non hanno alcun legame omosessuale tra loro.
        Questo sarebbe stato un bell’esempio di inclusione delle differenze, non quello allestito da Scarpinato, che ha solo lo scopo di mettere in scena la battaglia progressista dell’ultima ora. Battaglia neppure pacifica perché a chi non si adegua partono accuse di intolleranza, oscurantismo e richieste di censura.

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        • Beatrice Torri

          Michele, a lei, ma non solo a lei, questo tema dell’omosessualità dà molto fastidio, figuriamoci il fatto che venga assecondato dalle scuole. Le dà fastidio almeno quanto la dà a me la petizione e la sollevazione politico- ideologica per escludere la sua presentazione a teatro. Con una differenza: rispetto ad altre tematiche lei non avrebbe nulla in contrario, mentre io non sopporto l’idea in sé che si voglia proibire la considerazione di un argomento che come altri promuove il riconoscimento di diritti umani contro le discriminazioni.
          Ma, addentrandoci nella sostanza dell’argomento specifico, davvero lei pensa che le coppie omosessuali vogliano le stesse cose delle coppie eterosessuali per sentirsi normali (quando normali non sono)? E che facciano di tutto per eliminare le differenze in modo tale da ottenere gli stessi riconoscimenti? Non sarà che il sentimento che provano è del tutto simile a quello che provano tra loro le persone di sesso diverso, e questo li spinge a desiderare le stesse cose?
          Mi sembra, il suo, un ragionamento un po’ semplicistico che riduce l’amore tra omosessuali a un capriccio, le relazioni tra persone dello stesso sesso una brutta copia delle relazioni “normali”. Forse dovrebbe cominciare a pensare agli omosessuali come uomini degni di rispetto come tutti.
          Qualunque carta dei Diritti dell’Uomo, a partire da quella ispiratrice del 1789, assicura ad ogni cittadino gli stessi diritti senza distinzioni, e recita che la libertà consiste nel poter far tutto ciò che non nuoce alla libertà degli altri. A parte che, come vede, siamo ben lungi dalla battaglia progressista dell’ultimo momento, il punto è questo: il modo di essere, lo stile di vita di un omosessuale nuoce alla libertà altrui? E se sì, mi spiega perché?

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          • Michele

            Quello di cui sono convinto, e che è facilmente riconoscibile da un’analisi dei fatti, è che gli omosessuali nelle loro rivendicazioni hanno la necessità di presentarsi in tutto identici agli eterosessuali, praticano insomma un sorta di autoassimilazione all’eterosessualità. Ad es., dopo aver passato anni a criticare la famiglia del Mulino Bianco, non si fanno problemi a farsi fotografare su riviste patinate con partner ed eventuali figli, proprio come una famiglia da Mulino Bianco. Una contraddizione evidente. Per questo ho chiesto nel mio precedente commento che cosa dà senso all’omosessualità se essa, per rendersi presentabile, non è altro che una mimesi dell’eterosessualità. In tal senso il rapporto omo-eterosessualità non sarà mai paritario, come voi pensate, ma sarà sempre squilibrato: la coppia gay, per rappresentare sé stessa nella propria “normalità”, ha bisogno della coppia etero come modello, mentre non è affatto vero il contrario. Emblematico è il caso dei figli: una coppia gay, per poter ottenere il traguardo anelato della genitorialità, non potrà far altro che introdurre un terzo (di sesso diverso) all’interno della coppia: ovvero, nel momento più alto di realizzazione di sé, la coppia gay deve “spaccarsi” per far sì che un elemento ad essa estraneo (anzi opposto alla sua propria essenza) permetta questa realizzazione: con un paragone floreale, direi che è come una rosa che appassisce nel momento in cui sboccia. E a nulla varrebbe far notare che lo stesso vale per le coppie etero sterili: queste appunto soffrono di una patologia.
            E, tornando al suo discorso, a poco vale fare appello a sentimenti o desideri assai simili. Per vari motivi: anzitutto, come anche lei sa, perché i sentimenti o i desideri possono essere usati per giustificare tutto e il contrario di tutto (anche l’utero in affitto, per rimanere in tema), ma soprattutto perché se si vuole parlare di etero-omosessualità non si può mettere tra parentesi l’aspetto erotico-fisico-sessuale per concentrarsi solo su quello psicologico: l’omosessualità, si sa, non si presenta semplicemente come un’amicizia tra persone dello stesso sesso, ma coinvolge molteplici dimensioni, che per essere vissute “bene” devono essere in armonia tra loro. Accentuare l’aspetto psicologico (più precisamente quello sentimentale-emozionale), per tralasciare quello biologico (con quello che ne consegue per quanto riguarda la complementarietà dei sessi e la generazione) è un’operazione del tutto parziale perché non sa leggere il fenomeno nella sua globalità. In maniera più spiccia, si pretende contraddittoriamente di escludere l’aspetto erotico-fisico-sessuale da una relazione che si differenzia dall’amicizia proprio per quell’elemento.
            Venendo ora al tema diritti umani, anche qua occorre svolgere un’analisi per esaminare criticamente dei concetti che diamo per pacificamente acquisiti, in particolare l’art. 4 della Dichiarazione del ’89 che lei cita. Se la nostra libertà consiste di fare quel che si vuole, significa che io posso impostare la mia vita, la mia identità, la mia tavola di valori, la mia morale come mi pare e piace. Questo è il pluralismo etico che nelle nostre società è un dato di fatto. Ma se la mia identità, i miei valori, le mie scelte sono rimesse alla mia esclusiva autodeterminazione io potrò giudicare dannoso per me un comportamento altrui, il cui autore non riterrà affatto nocivo nei miei confronti, o viceversa. Se vinco io, limito la libertà altrui; se vince lui, limita la mia libertà. Problema irrisolvibile nel momento in cui si afferma che la libertà consiste nel fare quello che si vuole, ma poi si pretende di introdurre surrettiziamente un valore, quello della “non dannosità”, senza specificare cosa sia, che si ritiene condivisibile da tutti. L’unico modo per risolverlo è far sì che sia il più forte, colui che è in grado di imporsi e farsi obbedire, ad imporre la sua visione di “non dannosità” sugli altri, con il corollario che chi obbedisce non può far altro che accettare il nocumento nei suoi confronti: siamo ancora alla giustizia come utile del più forte.
            Quindi, a me lo stile di vita dell’omosessuale generalmente non dà fastidio, se escludiamo i carri del Gay Pride. Ma ci sono tante altre azioni, attualmente vietate, che non nuocciono alla libertà altrui: il consumo di stupefacenti, il mancato allacciamento della cintura, l’omicidio del consenziente, l’incesto, la poligamia, la diffamazione, giusto per citare le prime che mi vengono in mente. Anzi, se volessimo essere coerenti con il concetto di libertà da lei difeso, e di cui ho scritto sopra, dovremmo concludere che qualsiasi divieto non sia altro che una limitazione della libertà e quindi un nocumento per colui che il divieto subisce. Dunque, per concludere questo sin troppo lungo intervento, lei Sig.ra Torri, per difendere veramente il suo concetto di libertà, dovrebbe essere un’anarchica totale.

  2. Michele

    Scusi, ma quale confronto? Lo scopo dello spettacolo non è certo il confronto, non presenta affatto una dialettica tra posizioni differenti, ma ha il preciso intento di mostrare come ci si possa sentirsi maschio o femmina a giorni alterni ed è l’idea che promuove. Non c’è alcun confronto con tesi differenti ma solo la volontà di far passar quest’idea. O la pensi come Scarpinato oppure sei intollerante, omofobo, oscurantista, ecc. Tipico della forma mentis progressista: essendo loro tolleranti per autodefinizione, chi non è d’accordo con loro è intollerante; ma se è intollerante non può essere tollerato, altrimenti finirà per distruggere la tolleranza, e quindi occorre demonizzarlo. In fin dei conti i progressisti non sono diversi dai conservatori o dai reazionari, semplicemente sono molto più ipocriti.

    Idea, quella di Scarpinato, oltretutto balzana perché significa pensare di poter mettere l’identità sessuata tra parentesi, o di farne semplicemente a meno. Ma perché diffondere una tale menzogna verso i bambini? Quando saranno adolescenti e vedranno il proprio corpo trasformarsi in maniera differente tra ragazzi e ragazze, capiranno da soli che è un’assurdità scegliere di essere maschio o femmina a seconda dei giorni. E allora è apertura mentale oppure ideologia pura e semplice quella di Scarpinato?

    Rispondi
  3. Marco Tassinari

    ci sono problemi con l’invio, ritento_
    Credo che stiamo cadendo in un equivoco. Non lo so. Non riesco bene a capire, fatico a mettere a fuoco. C’è qualcosa che mi sfugge, ma sento che siamo in fondo tutti uniti nello stesso intento
    Noi che qua abbiamo postato, si avverte che vogliamo il meglio per i nostri figli e quelli altrui, ma c’è… qualcosa che ci distrae e ci divide nelle scaramucce, come un inganno impalpabile che ci prende tutti in giro per allontanarci.
    Ma noi invece vogliamo nello stesso desiderio: il bene dei bambini!

    Rileggendo questa pagina vedo che i temi che dividono sono gli stessi che dividono anche parlando con le persone a tu per tu.
    Vorrei allora allontanarmi dello specifico tema trattato qui, lo spettacolo e spostare l’attenzione su quello che credo sia il tema

    TUTTI VOGLIONO IL BENE DEI BAMBINI?

    Per trovare risposte a questa domanda, digito “messaggi subliminali pubblicità” e apro questo sito:

    Rispondi
    • Marco Tassinari

      Ecco le domande:
      1) ma questi mercanti prediligono le famiglie che possono generare la vita per vie naturali e gratis, o le unioni sterili?
      2) i mercanti prediligono le unioni etero o quelle omosessuali?
      3) i mercanti del commercio prediligono persone in armonia con il loro sesso biologico o che hanno subito interventi chirurgici per la riattribuzione del sesso con conseguente perdita della fertilità?

      Non so se le persone omosessuali o transessuali lo sono dalla nascita o se lo diventano in seguito, certo è che nei media tutti i giorni se ne parla, a detta loro per l’inclusione e l’accettazione, a detta di altri per la normalizzazione e diffusione ( è possibile indurre a modificare l’ orientamento sessuale? )

      Considerando i dati ISTAT in Italia ci sono 14 milioni famiglie etero e 0.75 milioni unioni omosessuali, il sospetto è che i mercanti stiano investendo molto nei media con l’auspicio di penetrare l’inconscio e aumentare in qualche modo, che mi sfugge, la percentuale di persone sterili. (E’ solo un sospetto difficile da dimostrare, però lo possiamo considerare come indizio, una ipotesi da scartare solo dopo ricerche approfondite).

      Ecco è in questi contesti che secondo me dobbiamo stare accorti ed uniti. È questo il problema vero! La manipolazione delle coscenze.
      Dopo aver saputo dei messaggi subliminali, delle 6 Finestre di Overton e chissà quante altre ne esistono, mi sembra plausibile e non tanto ridicolo ipotizzare una volontà di uniformare, standardizzare gli individui per meglio adattarli ai processi produttivi (scommetto che ora sta ridendo…. vabbe ci sono abituato)

      Avverto come se ci avessero teso una trappola per disperderci in ragionamenti sapienti che però non sono quelli veri, perché è ovvio che tutti vogliamo più libertà, inclusione accettazione del diverso, nessuno di noi vuole l’oscurantismo, essere retrogradi, bigotti, giustizialisti o razzisti, eppure si finisce sempre scontrandosi su questi temi! NO qui siamo d’accordo!

      So che sono argomenti delicati e che ho esposto in modo confuso, alle volte una parola è poca e due sono troppe(…) , ma la prego di chiudere un occhio sulla forma espositiva e considerare i vari aspetti, perché se l’obbiettivo da colpire sono veramente i bambini, non verrà fatta differenza fra i figli di genitori progressisti e i figli di genitori retrogradi.
      Mi scuso ancora se ho offeso qualcuno ma penso sia necessario scavare per cercare la Verità e il bene dei nostri figli e del futuro

      Un abbraccio, Marco

      Rispondi
  4. Paolo Salvatore

    Direi che nessuno ha colto il vero motivo per cui non si vuole far vedere lo spettacolo ai bambini, o meglio, si finge di non capirlo, tanta è la voglia di crescere esseri umani che pendano da una parte (politico-ideologica) o dall’altra. Sapete tutti benissimo che un bambino non è in grado di discernere la realtà dalla fantasia, quello che vede in un film, in un cartone animato, in un video gioco o a teatro, e dunque, qualsiasi cosa lo influenza; Questo spettacolo andrebbe fatte vedere solo ai ragazzi, cioè dai 14-15 anni in su, questa è l’età in cui possono, chi più chi meno, comprendere una tematica tanto complicata, tra l’altro è proprio a quest’età che si incomincia a seguire le proprie pulsazioni sessuali, prima è inutile e potenzialmente dannoso. Ma a voi, e parlo ad entrambe le parti, sia i pro che i contro, interessa solo che quei bambini diventino gli adulti che voi volete, li strumentalizzate e li usate. Lasciate che i bimbi facciano i bimbi, non spingeteli, non tirateli, e non cercate di farli crescere precocemente.

    Rispondi
    • Beatrice Torri

      Paolo,
      da bambini abbiamo tutti o quasi seguito con interesse le vicende di Lady Oscar, educata sin da bambina come uomo, te la ricordi? Pensi che qualche bambino possa esserne rimasto traumatizzato, che a seguire abbia interiorizzato dubbi sulla propria identità o che abbia potuto in futuro scegliere di vestirsi sempre con abiti maschili per via di questo cartone animato? E la rappresentazione teatrale non è forse, come tu stesso dici, assimilabile a un cartone animato?
      C’è molto, troppo pregiudizio attorno a questo argomento.
      C’è sicuramente anche tanta voglia di strumentalizzare, lo dimostra solo per fare un esempio vicino a me, la posizione assunta da Forza Nuova e Lega Nord che, calcando le orme del sedicente comitato “no gender” sono di recente scese in piazza a Cento appendendo striscioni contro lo spettacolo, minacciando picchetti davanti al teatro e inoltrando interrogazioni alla Giunta regionale sull’eventuale patrocinio dello spettacolo da parte della Regione.
      Da parte mia posso solo ribadire che come mamma non vedo nello spettacolo in questione nessuna minaccia per l’identità di genere dei miei figli e nessun problema per il loro sviluppo affettivo, ma solo un’occasione per parlare delle diversità affinchè crescano esseri umani rispettosi dei diversi modi di vivere e di pensare sapendo che questo non limita in nessun modo la loro libertà. Anzi, sgombra il cammino da ostacoli per mettere in relazione le persone affinché possano arricchirsi a vicenda.
      E così facendo non mi sento di strumentalizzare nessuno.
      Ti ringrazio comunque per lo spunto di riflessione.

      Rispondi
  5. Marco Tassinari

    Ho letto con attenzione quanto ha scritto, vorrei proporle il mio punto di vista così come l’ho capita.
    I temi esposti sono trattati generalmente dai mezzi di comunicazione a mio avviso in modo un po’ confuso.
    La petizione di Generazione Famiglia è questa:
    IL MINISTERO BLOCCHI SUBITO “Fa’afafine”
    Chiedo che il Ministero dell’Istruzione emani immediatamente un decreto urgente per impedire che le scuole portino gli alunni a vedere lo spettacolo “Fa’afafine” sul bambino-bambina transgender, che sta girando per tutto il Paese in queste settimane. Si tratta di uno spettacolo profondamente dannoso per il sano sviluppo psicoaffettivo dei nostri figli e dei nostri nipoti, ennesima infiltrazione dell’ideologia Gender nelle nostre scuole ed ennesima gravissima violazione del diritto di priorità educativa delle famiglie.
    Cordialmente

    Lei ha scritto invece
    “una petizione che ha lo scopo di vietare il confronto, quindi di negare l’accettazione di realtà differenti”
    Non è così.
    Essendo questo un tema molto delicato, non capisco perché debbano partecipare in massa le scolaresche, con bambini dagli 8 anni, in orario di scuola. Perchè limitare la visione ad un target così mirato ed anche limitato. Il regista Scarpinato può proporre la visione del suo spettacolo a tutti i cittadini, in tutti i teatri d’Italia, la sera, così che i bambini possano andarci con i genitori (aumenterebbe anche gli incassi).
    La petizione non è vero che vuole vietare la visione, non è vero che vuole vietare il confronto, non è vero che vuole negare l’accettazione di realtà differenti.

    Lei scrive:
    “Se lo scopo dello spettacolo è trattare il tema della diversità in uno dei suoi aspetti, quello dell’orientamento affettivo…. per quale nobile motivo non dovrebbe essere affrontato? E se la risposta fosse “perché sono bambini”

    Ho cresciuto due figli e le garantisco che quello dell’orientamento affettivo non è un problema che si ha a 8 anni. A 8 anni c’è le sinusiti, bronchiti, le tonsille, le scaramucce con i compagni di scuola. Ma non perché sono fortunato che i figli stanno bene, ma nemmeno nessuno ma proprio nessuno fra tutti quelli che conosco, hanno avuto problemi di orientamento affettivo dei loro figli a 8 anni.
    Tanto è che pure Wikipedia indica dei dati di estrema rarità su tutta la popolazione, adulti e bambini (per comodità le copio/incollo qui sotto)
    Wikipedia
    Disturbo dell’identità di genere
    Incidenza[modifica | modifica wikitesto]
    Fonti diverse indicano stime diverse sul numero di individui con disturbi dell’identità di genere:
    1 su 10-12.000 nati maschi e 1 su 30.000 nati femmine[7][8].
    1 su 30.000 nati maschi e 1 su 100.000 nati femmine[9][10]
    Come vede i casi di disforia di genere sono estremamente rari, perchè farci uno spettacolo indirizzato alle scuole elementari?

    Lei scrive:
    “perché educarli al pregiudizio? “
    E no, senza mancarle di rispetto ma questo è un colpo basso.
    Mi scusi, ma dove lo vede il pregiudizio nel testo della petizione?
    “Lo spettacolo è profondamente dannoso per il sano sviluppo psicoaffettivo dei nostri figli e dei nostri nipoti”, non stigmatizza né punta il dito a nessuno e non chiede di vietare tanto meno di eliminare per sempre lo spettacolo. Lo si può presentare a tutti i cittadini in tutti i teatri del mondo, in orari di teatro.

    Lei scrive:
    Credo che il teatro sia uno strumento valido che può ben adeguarsi alle varie età, che la scuola sia un esempio di convivenza unico e prezioso, e che negare intenzionalmente la trattazione, anche e soprattutto in giovane età, di argomenti come le cosiddette famiglie “arcobaleno” o l’omosessualità, o la sessualità in genere oggi sia un’occasione sprecata.

    A 8 anni gli interessi dei bambini alla sessualità è semplice e non richiede particolari competenze: un uomo e una donna che si incontrano possono generare nuova vita per via sessuale. Tutti gli altri “incontri” erotici non la possono generare. Piaccia o non piaccia va così.
    Si può valorizzare quanto è bello per un bambino stare con la mamma e papà
    Anche la trattazione dei diritti del nascituro ad avere una mamma ed un papà lo ritengo molto utile. Si può focalizzare l’attenzione sul fatto che il bambino fin da quando è nel grembo della mamma è l’essere più indifeso del mondo, il più povero, che ha bisogno di tutto, soprattutto di una mamma e di un papà, , non solo di qualcuno che lo ama
    Anche alla trattazione del tema della schiavitù, che porta tante donne in miseria a vendere il loro figlio impiantato con la pratica dell’utero in affitto.
    Credo siano temi prioritari al protagonista dello spettacolo” Alex che si sente femmina nei giorni pari e maschio nei giorni dispari”, quanto meno in termini numerici visti i dati di Wikipedia.

    A proposito di Kung Fu Panda 3, ho sentito la telefonata che Fabio Volo (il doppiatore del cartone animato) ha fatto a Mario Adinolfi (qui i riferimenti e una sintesi delle frasi più “colorite” che Volo ha rivolto ad Adinolfi):

    Fabio Volo (e Kung-fu panda) vs Adinolfi
    https://www.youtube.com/watch?v=QYAL4OE9rIA
    vaffanculo / siamo persone civil [noi] / trogloditi / Gesù aveva due padri / che cazzo di vangelo hai letto / Giuseppe non è il padre di Gesù / è inseminazione assistita perché lei [la Madonna] non ha avuto rapporti sessuali / tu [Mario Adinolfi] hai delle patologie…. Devi andarti a fare delle terapie o degli psicofarmaci, non puoi ragionare cosi / tu non sai il danno che vai a fare alle persone / porca puttana / hai delle patologie certo / ti nascondi dietro al nome di una religione perchè devi curarti delle patologie / porca puttana / porca puttana / altro che psicofarmaci ti devi fare di eroina / ma vaffanculo

    Non le sembra un tantinino troppo? A me si!
    Il fatto che affermare una banalità così ovvia, come che due padri non possono generare un figlio, abbia scatenato tutti quegli insulti e blasfemie, mi fa pensare che ci deve essere sotto qualcosa di grosso, molto grosso.

    Sperando di non avere offeso lei e nessuno, ma confidando nella sua buona fede nella ricerca della verità, le mando un abbraccio affettuoso

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  6. Marco Tassinari

    Ho letto con attenzione quanto ha scritto, vorrei proporle il mio punto di vista così come l’ho capita.
    I temi esposti sono trattati generalmente dai mezzi di comunicazione a mio avviso in modo un po’ confuso.
    La petizione di Generazione Famiglia è questa:

    IL MINISTERO BLOCCHI SUBITO “Fa’afafine”
    Chiedo che il Ministero dell’Istruzione emani immediatamente un decreto urgente per impedire che le scuole portino gli alunni a vedere lo spettacolo “Fa’afafine” sul bambino-bambina transgender, che sta girando per tutto il Paese in queste settimane. Si tratta di uno spettacolo profondamente dannoso per il sano sviluppo psicoaffettivo dei nostri figli e dei nostri nipoti, ennesima infiltrazione dell’ideologia Gender nelle nostre scuole ed ennesima gravissima violazione del diritto di priorità educativa delle famiglie.
    Cordialmente

    Lei ha scritto invece
    “una petizione che ha lo scopo di vietare il confronto, quindi di negare l’accettazione di realtà differenti”
    Non è così.
    Essendo questo un tema molto delicato, non capisco perché debbano partecipare in massa le scolaresche, con bambini dagli 8 anni, in orario di scuola. Perchè limitare la visione ad un target così mirato ed anche limitato. Il regista Scarpinato può proporre la visione del suo spettacolo a tutti i cittadini, in tutti i teatri d’Italia, la sera, così che i bambini possano andarci con i genitori (aumenterebbe anche gli incassi).
    La petizione non è vero che vuole vietare la visione, non è vero che vuole vietare il confronto, non è vero che vuole negare l’accettazione di realtà differenti.

    Lei scrive:
    “Se lo scopo dello spettacolo è trattare il tema della diversità in uno dei suoi aspetti, quello dell’orientamento affettivo…. per quale nobile motivo non dovrebbe essere affrontato? E se la risposta fosse “perché sono bambini”

    Ho cresciuto due figli e le garantisco che quello dell’orientamento affettivo non è un problema che si ha a 8 anni. A 8 anni c’è le sinusiti, bronchiti, le tonsille, le scaramucce con i compagni di scuola. Ma non perché sono fortunato che i figli stanno bene, ma nemmeno nessuno ma proprio nessuno fra tutti quelli che conosco, hanno avuto problemi di orientamento affettivo dei loro figli a 8 anni.
    Tanto è che pure Wikipedia indica dei dati di estrema rarità su tutta la popolazione, adulti e bambini (per comodità le copio/incollo qui sotto)

    Wikipedia
    Disturbo dell’identità di genere
    Incidenza[modifica | modifica wikitesto]
    Fonti diverse indicano stime diverse sul numero di individui con disturbi dell’identità di genere:
    1 su 10-12.000 nati maschi e 1 su 30.000 nati femmine[7][8].
    1 su 30.000 nati maschi e 1 su 100.000 nati femmine[9][10]

    Come vede i casi di disforia di genere sono estremamente rari, perchè farci uno spettacolo indirizzato alle scuole elementari?

    Lei scrive:
    “perché educarli al pregiudizio? “
    E no, senza mancarle di rispetto ma questo è un colpo basso.
    Mi scusi, ma dove lo vede il pregiudizio nel testo della petizione?
    “Lo spettacolo è profondamente dannoso per il sano sviluppo psicoaffettivo dei nostri figli e dei nostri nipoti”, non stigmatizza né punta il dito a nessuno e non chiede di vietare tanto meno di eliminare per sempre lo spettacolo. Lo si può presentare a tutti i cittadini in tutti i teatri del mondo, in orari di teatro.

    Lei scrive:
    Credo che il teatro sia uno strumento valido che può ben adeguarsi alle varie età, che la scuola sia un esempio di convivenza unico e prezioso, e che negare intenzionalmente la trattazione, anche e soprattutto in giovane età, di argomenti come le cosiddette famiglie “arcobaleno” o l’omosessualità, o la sessualità in genere oggi sia un’occasione sprecata.

    A 8 anni gli interessi dei bambini alla sessualità è semplice e non richiede particolari competenze: un uomo e una donna che si incontrano possono generare nuova vita per via sessuale. Tutti gli altri “incontri” erotici non la possono generare. Piaccia o non piaccia va così.
    Si può valorizzare quanto è bello per un bambino stare con la mamma e papà
    Anche la trattazione dei diritti del nascituro ad avere una mamma ed un papà lo ritengo molto utile. Si può focalizzare l’attenzione sul fatto che il bambino fin da quando è nel grembo della mamma è l’essere più indifeso del mondo, il più povero, che ha bisogno di tutto, soprattutto di una mamma e di un papà, non solo di qualcuno che lo ama
    Anche alla trattazione del tema della schiavitù, che porta tante donne in miseria a vendere il loro figlio impiantato con la pratica dell’utero in affitto.
    Credo siano temi prioritari al protagonista dello spettacolo “Alex che si sente femmina nei giorni pari e maschio nei giorni dispari”, quanto meno in termini numerici visti i dati di Wikipedia.

    A proposito di Kung Fu Panda 3, ho sentito la telefonata che Fabio Volo (il doppiatore del cartone animato) ha fatto a Mario Adinolfi (qui i riferimenti e una sintesi delle frasi più “colorite” che Volo ha rivolto ad Adinolfi):

    Fabio Volo (e Kung-fu panda) vs Adinolfi
    https://www.youtube.com/watch?v=QYAL4OE9rIA
    vaffanculo / siamo persone civil [noi] / trogloditi / Gesù aveva due padri / che cazzo di vangelo hai letto / Giuseppe non è il padre di Gesù / è inseminazione assistita perché lei [la Madonna] non ha avuto rapporti sessuali / tu [Mario Adinolfi] hai delle patologie…. Devi andarti a fare delle terapie o degli psicofarmaci, non puoi ragionare cosi / tu non sai il danno che vai a fare alle persone / porca puttana / hai delle patologie certo / ti nascondi dietro al nome di una religione perchè devi curarti delle patologie / porca puttana / porca puttana / altro che psicofarmaci ti devi fare di eroina / ma vaffanculo

    Non le sembra un tantinino troppo? A me si!
    Il fatto che affermare una banalità così ovvia, come che due padri non possono generare un figlio, abbia scatenato tutti quegli insulti e blasfemie, mi fa pensare che ci deve essere sotto qualcosa di grosso, molto grosso.

    Sperando di non avere offeso lei e nessuno, ma confidando nella sua buona fede nella ricerca della verità, le mando un abbraccio affettuoso

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    • Beatrice Torri

      Salve Marco no che non mi offendo, lo scopo di questo articolo sarebbe per me proprio quello di creare un piccolo dibattito con i vari contributi.
      Andando per ordine, sì la petizione cita proprio così. Se ho capito bene lei sostiene che essa non vuole vietare il confronto, ma vietare che le scuole ci portino bambini di otto anni in orario curricolare, che così tra l’altro il target è anche limitato. In realtà il regista Scarpinato si rivolge a un pubblico ben più ampio, tant’è che un’amica mia di Roma ci è andata la sera per conto suo e ha potuto raccontarmi quanto lo spettacolo sia delicato e girato bene, quanto il tema sia chiaro ed esplicito ma affrontato in maniera molto semplice e naturale e adatto a tutte le età. E poi le scuole non si rivolgono solo ai bambini di 8 anni, ma ai bambini fino ai 14. Ma tornando alla petizione, se vuole impedire che le scuole ci portino gli alunni perché è “spettacolo profondamente dannoso per il sano sviluppo psicoaffettivo dei nostri figli e dei nostri nipoti”, va da sè che così etichettato quel che si vuole è che proprio nessuno, – scuole, genitori, nonni, zii – ce li porti questi bambini, o no? Non è un giudizio un po’ spinto per una petizione che non vuole proibire niente? Ma andiamo avanti.
      Lei dice che nessun bambino di 8 anni di sua conoscenza ha mai avuto problemi di orientamento affettivo, e visto che sono casi rari perché farne uno spettacolo per le scuole elementari. Ribadisco che non è solo per le scuole, e non solo elementari. Comunque, probabilmente è vero che come dice lei i disturbi dell’identità di genere sono rari, ma è anche vero che che l’orientamento affettivo si sviluppa già a partire dalla giovane età , che i bambini già dimostrano i tratti del loro carattere e le loro preferenze, e che molti se non tutti attraversano un momento di confusione in cui i contorni di amicizia e amore non sono ben definiti prima di prendere una determinata direzione. E in questa fase le propensioni, che siano più o meno riconoscibili, non andrebbero stigmatizzate, fanno parte della crescita. Lo stile educativo può essere più o meno rigido, ma non credo che possa cambiare le cose, mentre può sicuramente cambiare l’equilibrio tra ciò che viene lasciato emergere della loro sfera privata e ciò che emergere non può. Uno spettacolo garbato, che parla di confusione affettiva a dei bambini parla la loro lingua, li ascolta, magari li giustifica e comunque li prepara a non condannare in futuro delle realtà affettive diverse dalla loro. E’ una grande lezione di vita. Certo che se continuiamo a vedere le cose con gli occhi degli adulti difficilmente capiremo che non è un rischio, ma una grande opportunità di dialogo e di comprensione.
      Educarli al pregiudizio: non è un colpo basso. Evitare intenzionalmente le occasioni di confronto con il diverso ai bambini che malizia non hanno è una forma per me di educazione parziale che spiana la strada ai pregiudizi futuri. Non è ciò che la petizione dice, ma è ciò che la petizione in fondo contribuisce a fare.
      Ci sono temi prioritari rispetto ad Alex che è un dinosauro per i bambini di 8 anni. Ma perché parliamo sempre dei bambini di 8 anni? E tutti gli altri? Sì è vero, possono esserci altri temi più prioritari. Ma la petizione non fa un elenco degli spettacoli consigliati in alternativa, sferra un feroce attacco a questo tema senza alternative per quello che significa e rappresenta, quindi va da sé che ogni spettacolo alternativo è migliore.
      Riguardo alla telefonata Volo-Adinolfi sono d’accordo con lei che i toni usati da Fabio Volo in trasmissione sono stati alquanto forti, non avrei usato le stesse parole né probabilmente gli stessi argomenti. Però anche Adinolfi prendersela con Kung Fu Panda.. vogliamo tapparci gli occhi anche di fronte a famiglie dove per un motivo o per l’altro compaiono due padri, o due madri? Basta un semplice divorzio con i genitori che si risposano, cosa alquanto frequente al giorno d’oggi.
      Sa dove sta la differenza secondo me? Su come vengono fatte le cose, con quale cuore, con quale consapevolezza, con quale rispetto degli altri. La famiglia deve essere vicina sempre, ma la famiglia ha tante forme, l’importante è che sia un nido caldo, comunque vada.
      Ho parlato col cuore e per mio conto Marco, può darsi che quello che dico non la trovi d’accordo, ma sono certa che perseguiamo lo stesso obiettivo del bene e del futuro dei nostri figli, solo con mezzi diversi. E per questo la ringrazio.

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  7. Silvia Tedone

    Buongiorno, sono una Psicologa Psicoterapeuta in formazione.
    Volevo specificare, in difesa della mia professione, che le deduzioni della dott.ssa Silvana De Mari non hanno niente di scientifico e sono agganciate a ideologie e preconcetti, non ad affermazioni basate sull’oggettività, su ricerche e studi.

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    • Valerio

      Appunto che è una psicologa che non può capire un’ acca delle affermazioni basate su fatti dell’ illustrissima dott.ssa De Mari. Ognuno ha il suo.

      Rispondi
    • Beatrice Torri

      Salve Silvia, sono convinta di quello che dici. Farei del resto molta fatica ad immaginarmi un fondamento scientifico per le affermazioni della Dott.ssa in fatto di omosessualità e bulimia, già il fatto che li citi insieme come se avessero qualunque cosa in comune mi fa pensare. Non era mia intenzione coinvolgere la professione nel suo insieme, anzi, nominando la persona per esteso ho voluto espressamente escludere il coinvolgimento di chiunque eserciti come Psicoterapeuta. Concordo con l’aggancio a ideologie e preconcetti di cui parli, capisco che tu voglia specificarlo. E rimarco la mia e forse tua delusione per una persona che a mio parere abusa in maniera più o meno consapevole del suo ruolo di professionista competente in materia per insinuare il rischio della vicinanza di una ragazzo/a omosessuale o bulimico, quando il primo/a andrebbe compreso e considerato come chiunque altro e il secondo/a andrebbe supportato ed aiutato. Credo che ci sia una grave mancanza di empatia e sensibilità, e questo mi fa dubitare, purtroppo, anche del resto.

      Rispondi
  8. Viviana Alessia.

    Ho riletto piu volte l’ articolo perché non è affatto banale il messaggio che lancia in mezzo a noi. Ho letto con attenzione i commenti, validi e coraggiosi, delle persone che hanno inteso raccogliere il messaggio e le ulteriori considerazioni di Beatrice. Non c’ è dubbio: ci troviamo nel mezzo di un guado. Da un lato il sogno della convivenza civile, del rifiuto di ogni intolleranza, la voglia di verità per le nuove generazioni, dall’ altro le ombre di un mondo vecchio e stantio, olezzante di un marciume che lo ha caratterizzato da sempre. Non sono giovane, anzi. Proprio per tale motivo posso testimoniare che i problemi che squallide ombre di esseri umani vogliono allontanare dalla conoscenza, dalla convivenza, dal civile confronto, sono sempre esistiti. E sono stati vissuti nel peggiore dei modi. Violenza bruta contro chi si sentiva ” diverso ” ( anche per motivi diversi dall’ orientamento sessuale, sia ben chiaro! ), bullismo bieco ignorato ad arte da docenti indegni e da operatori di varie agenzie educative. Genitori disperati che non sapevano dove sbattere la testa.
    Ora mi domando, adirata, come fa una catechista ad invitare genitori legittimi e legittimati ad esserlo a firmare una petizione PROIBITIVA di un’ azione che il genitore è unico legittimato a compiere, se lo vuole. In questo caso una rappresentazione teatrale , peraltro tenera e commovente, sul gender.
    Non ci siamo. Questa ” catechista” può dire la sua opinione quanto vuole, ci mancherebbe! Ma non può imporre la sua opinione agli altri, usando peraltro uno scrannetto da confessionale. Vedo che il mondo non è cambiato per nulla. Vedo che è rimasto a trenta e passa anni fa, ai tempi della catechesi dei miei figli. I sacerdoti spesso affidavano a persone del tutto incompetenti, soprattutto sotto il profilo umano e psicologico, la formazione morale dei piccoli. Non so quanti di loro, comunque, avrebbero fatto meglio di queste povere e molto poco pie donne. Ne valesse la pena, sarebbe quasi quasi il caso di chiedere un confronto aperto con questa intraprendente catechista, tuttavia io, che ho già visto e vissuto battaglie per la corretta informazione e formazione nelle istituzioni, consiglierei ai genitori di questi malcapitati bambini e ragazzi di chiedere un formale confronto con il sacerdote responsabile della parrocchia con tanto di informazione alla curia. Importante anche il luogo dove condurre l’ eventuale confronto: meglio se neutrale, pertanto scomoderei il dirigente scolastico più prossimo che difficilmente vi negherà un auditorium se la richiesta sarà motivata da ovvi motivi di confronto formativo e pedagogico fra le varie agenzie educative. Non escluderei dalla partecipazione anche i docenti di scuola dei ragazzi, ché , fra tanti belati, squittii e muggiti, state CERTI che salterà fuori anche più di qualche ruggito, ché la brava gente c’ è sempre e non intende far la pecora per quieto vivere: i leoni sapranno riempire di ragioni evidenti anche il Colosseo, altro che un auditorium scolastico!
    Il guado si allargherà se starete invece a guardare le due parti opposte, facendo come il famigerato asino di Buridano. I guadi ci sono sempre stati per un motivo o per l’ altro. Bisogna avere fiducia in sé, negli uomini di buona volontà, nella vita che deve andare avanti. È proprio questo il tempo di raccogliere le proprie giuste convinzioni, il coraggio civile e morale e fronteggiare coloro che nuotano nell’ ignoranza e nell’ interesse smaccato, evidente anche ai ciechi. Le domande che la madre dell’ articolo si pone sulla necessità di formare per tempo l’ uomo e il cittadino, i suoi quesiti, i dubbi sulle risposte che possono essere fornite, non devono impedirle di fare la cosa giusta , di scegliere in piena e libera autonomia nel merito della formazione dei figli ché evidentemente questa madre sa già di essere nel giusto, e troverà compagne e compagni che percorreranno con lei il cammino. Quanto alla preparazione, alle competenze di una psicoterapeuta che dichiara che si diventa gay o bulimici per imitazione e pertanto vanno evitate frequentazioni errate, non mi meraviglio più di tanto: c’ è tanta gente che crede di risolvere il dolorosissimo problema dei disturbi alimentari chiudendo demenziali siti internet ammassati di stupidaggini sul come mantenere anoressie e bulimie. Senza dubbio comodo l’ atteggiamento di questi ” terapeuti “: la colpa della malattia, dell’ essere ciò che si è, è solo fuori dal soggetto, pertanto curarlo è semplice, basterebbe bendargli gli occhi, o tenerlo chiuso per anni e il problema è bell’ e risolto! Mi risponda , questa luminare dei DCA, quanti fratelli, sorelle, genitori, parenti, medici specialisti si ammalano di bulimia e di anoressia vivendo a contatto stretto e quotidiano con questi malati che di tutto hanno bisogno fuorché di isolamento, respingimento, violenza psicologica e fisica che deriverebbero sicuramente dall’ applicazione della comodo teoria di codesta donna? I familiari si ammalano di mal di vivere, di cuore, di tutto, ma non di DCA. I DCA hanno un’ eziologia complessa, ancora misteriosa e purtroppo anche genetica: provi a dimostrarmi il contrario!
    E la stessa sorte dei malati di DCA questa donna, consapevole o no che sia della portata della sua teoria, riserverebbe a chi si trova nel problema non mortale, grazie a dio, ma parimenti tragico ed alienante, di chi sente in sé una sessualità diversa da quella che il corpo esprime: ma che bei salti mortali all’ indietro mi tocca immaginare in quest’ ultimo squarcio di civiltà che mi tocca vivere!
    I balzi all’ indietro sono sempre comodi perché tolgono tante castagne dal fuoco, in primis quella di spremersi le meningi per cercare di capire, fare, lenire, portare avanti al meglio le cose. I balzi all’ indietro fanno comodo perché fanno risparmiare tanti soldi per formare personale competente, predisporre strutture capaci in grado di accogliere tutti. I salti all’ indietro portano invece zecchini sonanti dritti dritti nelle tasche dei predicatori farisei, che si proporranno rapidi per rimediare, con farisaico sorrisino e nessun successo, le bestialità commesse da bestie su innocenti usati come tirassegno. Crescere figli in una società del genere? Oggi, grazie a dio e a chi vi ha preceduti con tutte le sue sofferenze, avete la possibilità di evitarlo. È il vostro compito. È il vostro momento. Non potete gettare alle ortiche l’ eredità che avete in mano. Oggi è peraltro ” Il giorno della Memoria”. Non è stato calendarizzato per passare una triste serata davanti alla tivù.

    Rispondi
    • Beatrice Torri

      Cara Viviana, ti ringrazio per avere scritto un commento così articolato, tanto da toccare e sviluppare tutti i punti del discorso. Le tue parole trasudano indignazione, ed io te ne sono grata perché sono indignata quanto te. Dopo 9 anni (asilo – scuola primaria – scuola secondaria di primo grado) passati da bambina a frequentare una nota scuola privata gestita da suore, e altri 6 anni da adulta con i figli al catechismo, pensavo di essermi, diciamo, abituata alle contraddizioni che spesso si annidano nelle parole e nei comportamenti di chi si occupa di educazione di stampo cattolico. Ho sempre creduto nella bontà di un ambiente e di un insegnamento, anche rigoroso, ispirato però a principi cardine quali la tolleranza, l’altruismo, la generosità. A scuola sin da piccola mi fu trasmessa con l’esempio l’importanza del vivere e condividere con gli altri la quotidianità, il servizio nel tempo libero verso chi è meno fortunato. Di tante cose belle e brutte che ricordo queste le conservo, ci credo, le ho fatte mie e le ho sviluppate, facendo da filtro con i miei figli tutte le volte che si sono riproposte le contraddizioni di cui parlavo.
      Mai però mi ero trovata di fronte ad una catechista che usa il suo ruolo per esortare alla firma di una petizione contro uno spettacolo, una rappresentazione teatrale, che dà voce alla confusione di un bambino e alla facile inadeguatezza dei genitori. E’ uno spunto di riflessione molto importante sia per i bambini che per i genitori, non può essere oggetto di una cosa orrenda come una PETIZIONE PROIBITIVA, non è dannoso per la salute di nessuno, e non ci sto che una persona che si occupa dell’educazione di mia figlia abbia tali preconcetti!
      Altrettanto dicasi per la Psicoterapeuta nome e cognome – non ho mai inteso puntare il dito verso la categoria nel suo insieme – persona che scrive libri bellissimi per bambini e che mi lascia di stucco affermando la contagiosità psicologica di omosessualità e bulimia. Non posso sentire certe assurdità, e sono annichilita all’idea che questa persona si rivolga ai bambini, li studi, scriva per loro, e si occupi della loro educazione. Non si possono affermare certe bestialità e all’occorrenza ribadirle e al tempo stesso fare questo mestiere.
      Qui ci si lamenta che la teoria “Gender” costituisca una minaccia per i genitori volendoli spodestare dal loro primario ruolo di educatori. A parte che la questione “Gender” è tutta da dimostrare – a me pare più un contenitore dentro il quale vengono fatte cadere questioni scomode come l’identità sessuale e comportamenti conseguenti – il punto degno di nota mi sembra un altro: è scontato che il filtro dei genitori non debba mai mancare. Nessuno si sostituisce alla famiglia quando la famiglia c’è, bisogna sapere affrontare la realtà e saperne parlare, piuttosto che sulla qualità degli argomenti bisogna puntare sul dialogo. E prendere le distanze dai santoni del momento, il filtro vale anche e soprattutto per loro. Ancora grazie Viviana, inutile dire che la penso come te, speriamo di essere in tanti.

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  9. raimondello orsini

    Io concordo e sono solidale con tutti i genitori che si interrogano sulle modalità per rendere aperta e tollerante la scuola, ovvero la società futura. Mi chiedo se anche gli insegnanti di catechismo hanno la stessa speranza o preferiscono allinearsi su posizioni timorose e oscurantiste che persino il Papa non sostiene più. Confesso che ignoro il tipo di formazione e di concorsi pubblici richiesti a chi desidera fare l’insegnante di catechismo. Religione e morale sono temi delicati. Spero che la preparazione e l’attitudine per insegnare temi così importanti siano verificati con lo stesso rigore con cui si conferisce il titolo di insegnante di matematica o italiano.

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    • Beatrice Torri

      Raimondello, almeno nel mio caso l’insegnate di catechismo è una parrocchiana volontaria che offre spontaneamente il proprio servizio per preparare i bambini a ricevere i sacramenti. Non credo le sia richiesto espressamente alcun altro titolo o preparazione, se non conoscere abbastanza bene la vita di Gesù e raccontarne l’esempio. E’ sicuramente un compito delicato, e richiederebbe se non altro una certa vocazione. Fatto sta che forse alle volte si confonde l’educazione cristiana con qualcos’altro e allora si traduce in messaggi che trasudano presunzione e intransigenza per il non-conforme. Questo è per me decisamente fuorviante, è un grosso equivoco che mette molto in discussione perché crea una spaccatura tra chi sta parlando -la catechista- e quello che sta dicendo -no a un bambino perché diverso. Mi dispiace ma sono segnali da non sottovalutare. Certo una preparazione migliore non guasterebbe!

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  10. gastone roncarati

    Purtroppo il vento della reazione soffia in tutto il mondo.Preoccupa,comunque,che qui,da noi, sede pontificale di papa Francesco,che quotidianamente esorta alla comprensione,si mettano in campo “petizioni” per VIETARE!A quando i roghi sulla pubblica piazza di libri”immorali”?

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    • Beatrice Torri

      Grazie Gastone, sono preoccupata quanto te. Concordo quando dici che questa ondata involutiva e retrograda appare come un fenomeno generalizzato che attraversa vari ambiti, dalla sfera personale alla dimensione collettiva, dalle politiche interne dei vari Stati alle relazioni internazionali tra essi. Come se ci si fosse spinti troppo oltre in fatto di moralità e democrazia, e la si stesse pagando per questo. E’ così? O siamo alle prese con il solito spauracchio alla portata di chi cerca il proprio successo sulla pelle degli altri? Siamo permeati da una società giustizialista sempre alla ricerca di colpevoli e con la verità in tasca, perdiamo più tempo a rinfacciarci le responsabilità che a cercare le soluzioni, nel privato come in pubblico.

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      • Valerio

        Intanto un’ accusa (falsa) all’ ordine dei medici se le’ beccata la dottoressa De Mari. Chi è che ha paura? Dai dai,lasciate che all’ educazione ci pensino i genitori, invece di tirare il sasso e nascondere la mano.

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        • Beatrice Torri

          Salve Valerio, scusami ma non capisco a chi ti riferisci. Chi è che tira il sasso e nasconde la mano? Se mi rispondi ne parilamo. Grazie

          Rispondi