Di fronte alla morte contro Daesh: le indomite combattenti Peshmerga

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Che si innamori di un uomo o di una causa una donna per vocazione o scelta sarebbe portata a votare tutta se stessa finanche all’estremo sacrificio. In questa parte di mondo, opulenta e sicura, nella nostra società, frammentata e individualista, noi donne abbiamo in parte smarrito questa inclinazione alla “dedizione”. Peraltro in una parte di mondo dove immaginiamo solo donne sottomesse e deboli vi sono, invece, fiere combattenti, le peshmerga curde consacrate con assoluta abnegazione alla causa di libertà e difesa del proprio popolo.

Il termine peshmerga deriva dal curdo: pīs mergah, “di fronte alla morte”. Di fronte alla morte sono sempre più numerose le donne giovanissime e meno giovani che decidono di arruolarsi per ricacciare Daesh all’inferno e difendere non solo la propria gente ma anche quei diritti, conquistati con fatica, che lo Stato Islamico nega alle donne.

La nutrita componente femminile peshmerga è costituita da volontarie, donne di diverse età ed estrazione, dalla studentessa, che ha lasciato l’università per arruolarsi, alla madre di famiglia, che ha lasciato a casa marito e figli. Sono oltre 15.000, un intero reggimento composto da 4 battaglioni, soldati semplici, sottufficiali e ufficiali fino al grado di colonnello. Sono addestrate ad usare ogni tipo di arma, molte di loro sono veterane di guerra avendo combattuto per liberare l’Iraq da Saddam Hussein o nel PKK contro l’esercito turco.

Colonnello Nahida Ahmad Rashid

Colonnello Nahida Ahmad Rashid

Abbiamo notizie risalenti al XII secolo che riferiscono di come il Saladino conoscesse ed apprezzasse addestramento e dedizione di queste combattenti. In epoca moderna la costituzione della prima unità peshmerga femminile risale al 1996, fu voluta da Jalal Talabani, fondatore e leader dell’ UPK e più tardi presidente dell’Iraq, per sottolineare la volontà di integrare le donne con stessi diritti e doveri nel nascituro stato curdo. Quando questo primo nucleo di combattenti fu creato era composto da 11 reclute e una comandante, oggi diventata una leggenda, fonte di continua ispirazione per il suo esercito: Nahida Ahmad Rashid.

Nahida, appena adolescente, aveva assistito impotente all’orrore dell’assassinio di uno zio da parte delle milizie irachene, decise così di diventare “tanzeem”, specie di “staffette partigiane” che fiancheggiavano i combattenti peshmerga rifugiati sulle montagne mantenendo i contatti fra i vari gruppi, procurando cibo, indumenti, armi e informazioni sull’esercito iracheno. “Non ho mai sognato di essere una buona studentessa – ha dichiarato in un’intervista- ma una buona peshmerga”. Del resto già il padre, i fratelli e altri parenti di Nahida erano combattenti peshmerga. La svolta nella vita della giovane donna arrivò nel 1995 quando incontrò Jalal Talabani a cui suggerì di creare un gruppo ben addestrato di donne combattenti. Dal 1996, anno della fondazione, il nucleo originario di 11 donne ha raggiunto le considerevoli dimensioni attuali al cui comando c’è, ora come allora, il colonnello Nahida Ahmad Rashid.

Per i Curdi e i loro leader, da sempre ispirati da idee marxiste, l’uguaglianza fra uomini e donne in tutte le sfere della vita pubblica e privata è un valore profondamente sentito. Nella provincia curda di Jazira, a nord-est della Siria, divenuta praticamente indipendente negli ultimi anni di guerra civile, questa uguaglianza è già legge. Un decreto sancisce questa parità stabilendo fra l’altro: pari diritto di accesso alle cariche politiche, al lavoro, all’eredità, divieto di contrarre matrimonio al di sotto dei 18 anni (ponendo fine alle pratiche delle spose bambine e della poligamia), possibilità di divorzio uguale per entrambi i coniugi. Infine il decreto bandisce definitivamente il delitto d’onore e ogni forma di violenza domestica sulle donne.

Asia Ramazan Antar

Asia Ramazan Antar

Un importante risvolto strategico nella lotta a Daesh è emersa negli ultimi mesi con l’osservazione di certi movimenti delle unità di Isis nel nord della Siria e dell’Iraq: in più occasioni quando i jihadisti si sono trovati di fronte unità femminili di peshmerga curde hanno preferito evitare rischi e abbandonare le posizioni senza combattere. Proprio le combattenti peshmerga avevano notato e riferito ai propri comandi questa “anomalia”. In diverse occasioni con stupore e soddisfazione avevano constatato di essere riuscite a contenere l’avanzata dei miliziani dell’ Isis o a ricacciarli indietro quasi senza sparare. Cosa induce uomini spietati, anche e soprattutto con le donne “ribelli”, a comportamenti tanto insoliti? L’insospettabile verità è che mentre questi uomini non risparmiano la vita e torture a chi è debole e indifeso hanno, per contro, un sacro timore delle donne guerriere perchè, secondo credenze jihadiste, cadere per mano di una donna li priverebbe del proprio personale paradiso.

Le leonesse Peshmerga, così ribattezzate dai media di tutto il mondo che le hanno scoperte negli ultimi anni e “tifano” per loro, potrebbero fare in futuro la differenza nella guerra che si sta combattendo su più fronti contro Daesh, tanto da indurre i comandi alleati ad inviare istruttori per addestrarle sempre più efficacemente. Nei mesi scorsi anche sei addestratrici italiane hanno raggiunto la Siria per affinare la preparazione strategica e militare di nuove volontarie che si arruolano sempre più numerose.

Filiz Saybak/Avesta Harun. "La guerriera dagli occhi verdi"

Filiz Saybak/Avesta Harun. “La guerriera dagli occhi verdi”

Purtroppo il coraggio e l’abnegazione alla causa non bastano a risparmiare le loro vite: le cadute in battaglia, magari sacrificatesi per la salvezza del proprio gruppo, sono ogni giorno più numerose.

Asia Ramazan Antar, classe 1996, era chiamata l’Angelina Jolie del Kurdistan per la sua sfolgorante bellezza e la somiglianza con l’attrice americana, nel 2014 aveva abbandonato gli studi universitari per arruolarsi, è caduta in combattimento nel settembre scorso.

Filiz Saybak dall’età di 15 anni era attivista del PKK, sulle orme del fratello trucidato proprio perchè militante del Partito dei Lavoratori Curdo. Come combattente del PKK, con il nome di Avesta Harun, era già una veterana e una formidabile cecchina quando ha iniziato a combattere il nuovo nemico numero uno del popolo curdo: Daesh. Comandante di una unità di 13 combattenti, di cui 8 donne, sapeva infondere fiducia ed entusiasmo. “La guerriera dagli occhi verdi” ha perso la vita in un’operazione nel settembre del 2014 diventando simbolo della resistenza curda e ispirazione per altre giovani donne.

Il capitano Rengin Yousef, figlia di una veterana e tiratore scelto, si è sacrificata per coprire le proprie compagne durante una pericolosa ritirata, ha lasciato il marito e due bambini piccoli.

Capitano Rengin Yousef

Capitano Rengin Yousef

Nonostante il dolore e l’orrore quotidiani “restare umani” è un imperativo per i combattenti peshmerga, uomini e donne, che trattano con rispetto tutti i prigionieri, anche i peggiori nemici: i jihadisti del califfato.

A queste donne valorose, come ai loro compagni, che combattono con un coraggio e una abnegazione che noi, nelle nostre “confortevoli” vite, abbiamo dimenticato auguro vittoria contro Daesh e i suoi alleati e che si apra finalmente un processo di riconoscimento di unità nazionale curda. I Curdi sono un grande popolo che non ha terra, che non difende confini, ma valori: uguaglianza, umanità, libertà. I loro valori. I nostri valori. Di fronte alla Morte.

Asia Ramazan Antar

Asia Ramazan Antar

Fonti: “La Guerriera dagli occhi verdi” di Marco Rovelli. Edizione Giunti.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Stellanigra

    Un articolo necessario e valevole, complimenti.
    Purtroppo “i media di tutto il mondo” non sono quelli italiani, come ben sappiamo il popolo Curdo è schiacciato da interessi enormi e circondato da mutevoli nemici, primo fra tutti il nostro caro (ex?)amico Erdogan, col quale l’Europa intrattiene una ipocrita relazione agrodolce.

    Ma è soprattutto il progetto ideologico della Rojava a impaurire, diciamo meglio, a terrorizzare fortissimamente, l’Europa e il resto del sedicente “mondo libero”, coi suoi ideali di eguaglianza, convivenza, comunione e ridistribuzione della ricchezza.

    Speriamo davvero che tali, ed altri, sacrifici non verranno dimenticati, pardon, insabbiati.

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