Una passione per la musica: intervista di Amedeo Miconi

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Una passione quella per la musica nata dall’età di 14 anni: da quel momento in poi Amedeo Miconi imbraccia la sua chitarra e non la lascia più andare. A 20 anni si iscrive all’Università della Musica di Roma e parallelamente allo studio iniziano le sue prime importanti esperienze live, spaziando tra diversi generi musicali ed evidenziando sin dalle prime esibizioni una grande versatilità. Nel corso della sua carriera ha accompagnato tra gli altri, importanti artisti della musica italiana, tra cui Sergio Caputo, gli Audio2, Stefano Di Battista, Luca Barbarossa. Inoltre da anni collabora alla realizzazione di musiche e colonne sonore per molte trasmissioni Rai come “Geo & Geo”, “Alle Falde del Kilimangiaro”, Uno Mattina eccetera. Nel 2016 è finalmente  uscito “Rock Virus”, il disco strumentale del musicista romano che vanta importanti collaborazioni con noti musicisti italiani e internazionali (Jennifer Batten, Primiano Di Biase, John Goblin, Salvatore Leggieri). La redazione de L’Undici ha voluto incontrarlo per togliersi un po’ di curiosità sulla sua carriera, sulla sua concezione della musica, sulle collaborazioni e gli incontri importanti avuti in tutti questi anni di esperienza e su molto altro.

Qual è stata la genesi di Rock Virus e quali sono state le fasi più importanti della realizzazione dell’opera?

I primi brani sono stati composti circa due anni fa. Con il tempo il progetto è andato in una direzione Rock, con sfumature che hanno toccato vari generi musicali. Ci sono state molte fasi importanti. Sicuramente una delle più complicate è stata quella di coordinare gli impegni di tutti i musicisti coinvolti e anche quella di decidere una rosa di brani che non si allontanasse dalla forma che volevo dare al disco. Questo mi ha portato ad escludere tre/quattro pezzi dal prodotto finale, con altri più inerenti al discorso.

Dopo aver esplorato tanti generi musicali, cosa ti ha spinto a focalizzarti sul rock?

Sono sempre stato appassionato di tanti generi musicali ed in particolare di quello Rock. Mi piacciono tantissimo anche le contaminazioni e credo che in questo disco ce ne siano diverse. Alcuni brani risultano più morbidi dando ancora più forza a quelli “tirati”. Ho cercato di dare varietà al disco senza allontanarmi troppo dal filo conduttore.

Appassionato sin da giovane e per un periodo autodidatta, poi ti specializzi ed inizia una carriera fitta di collaborazioni e concerti come turnista. Cosa offrono l’esperienza in studio e sul palco che i banchi universitari non possono dare?

Ovviamente lo studio, in generale, è molto importante. Sicuramente l’esperienza diretta sul campo non può essere studiata ed è bene essere preparati “teoricamente” agli inconvenienti che si possono incontrare in una situazione live o in studio. I volumi che cambiano nei monitor, problemi con gli strumenti, cavi che smettono di funzionare, sono alcune delle cose che possono succedere, se parliamo di inconvenienti tecnici, e che si imparano a fronteggiare. Certamente suonare spesso con gli altri musicisti aiuta a crescere molto, soprattutto perché c’è uno scambio diretto e pratico della materia musicale. Parlando di lavoro in studio, credo di aver imparato molto durante la lavorazione di “Rockvirus”, grazie ad una line-up d’eccezione: Salvatore Scorrano, (Steve Phillips, Dire Straits, Loretta Goggi, ecc), Gigi Zito, (Nada, Gianni Bella, ecc…) e Salvatore Leggieri, (Renato Carosone, Lucio Dalla, Max Giusti, ecc…), alle batterie, Mario Guarini, (Claudio Baglioni, Samuele Bersani, Gino Paoli, ecc…) al basso, Primiano Di Biase, (Dire Straits, Neri Marcoré, Richard Bennet, ecc…) alle tastiere, al piano alle riprese del suono, Stefano Maggio, (Popstars, Jennifer, Kirchheim, ecc…), alle tastiere e al programming, oltre ovviamente ai fantastici ospiti stranieri.

Tra i tanti incontri con star della musica internazionale, ce ne sono stati alcuni più emozionanti di altri?

Gli incontri più emozionanti sono stati quelli con Jennifer Batten, John Giblin e Mel Collins, tre grandi musicisti che ho avuto la fortuna e l’onore di ospitare nel mio disco. Disponibili e incredibili anche come persone. Hanno suonato con alcuni dei miei artisti preferiti di sempre, Dire Straits, Alan Parsons Project, Peter Gabriel, Simple Minds, Jeff Beck, solo per citarne alcuni e l’emozione è inevitabile di fronte a giganti del genere.

Qual è la situazione attuale della musica italiana e quali sono i limiti o le reali possibilità  per chi volesse intraprendere una carriera musicale.

Le difficoltà sono tantissime, anche perché non si investe più nulla sulla carriera, la musica è sempre più usata come sottofondo alla vita di tutti i giorni e tutto viene consumato alla velocità della luce. Tuttavia penso che sia importante provare a realizzare e a proporre un progetto se si ha qualcosa da dire. Difficoltà a parte, potrebbe sempre avere sviluppi interessanti.

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