Serenata senza nome, una folata di vento

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L’obiettivo di Maurizio de Giovanni non è tanto scrivere, quanto piuttosto combinare l’incontro tra i personaggi. Al punto che a leggere i suoi libri verrebbe da chiedersi che fine faccia, lo scrittore. Dove sia, cosa stia facendo, mentre i suoi personaggi sono lì ad amare, ad odiare, ad uccidere. Cioè a vivere. Soprattutto vivere.

Iserenata senza nomen Serenata senza nome, ultimo episodio della serie con protagonista il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, lo scrittore napoletano si è limitato a direzionare un vento di passioni su un cumulo di foglie gialle inerti, rese tali sì dall’autunno, ma più ancora dal regime fascista, che, come noto, aveva a cuore la nazione, non gli individui. E le foglie, una volta animate dal vento, possono impazzire e andare in tutte le direzioni. Possono sovrapporsi tra loro, distaccarsi, ritrovarsi, sfiorarsi, colpirsi. Persino danzare. Un po’ come avviene nella boxe, tutto sommato. Già, la boxe. Il protagonista del romanzo è Vincenzo Sannino, un ragazzo spinto dal vento del bisogno e dell’amore su una nave che lo ha portato in America, dove ha avuto successo e si è laureato campione del mondo di pugilato nella categoria dei mediomassimi.

Dopo quindici anni Vincenzo fa ritorno a Napoli. Sia perché intende farla finita con la boxe per via di un episodio che gli ha cambiato per sempre l’esistenza: la morte del suo ultimo avversario; sia – e soprattutto – per ritrovare l’amore della sua vita, Cettina. Grazie alla fama e alla ricchezza conquistate sul ring, adesso può permettersi di restare, e formare una famiglia con Cettina. In fondo era partito per questo, per garantirsi un futuro normale. Ma in quindici anni il vento ha soffiato anche per lei, e non può essere certo una serenata densa di passato a contenerne la forza rinnovatrice. Purtroppo per Vincenzo, Cettina adesso è la moglie di un ricco commerciante, che però sarà assassinato proprio pochi giorni dopo l’arrivo di Sannino a Napoli…serenata senza nome

Sul caso naturalmente indagherà il commissario Ricciardi, che, al solito, resta sempre in uno stato di sospensione, circondato e al contempo affascinato da quel dispiegarsi di passioni che possono condurre tanto alla felicità quanto erompere in tragedia. Alterna momenti di sana invidia a momenti di disprezzo. Forse è per questo che preferisce stazionare sulla sottilissima linea di demarcazione tra i due estremi. Per certi aspetti è la più inerte delle foglie: solo così può svolgere al meglio il suo lavoro. Anche se qualcosa nel suo tormentato rapporto con Enrica sta per cambiare. E’solo questione di tempo. Anzi, di vento.

 

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