RIP 2016 – L’anno in cui sono morti tutti (e non ci restano che Undici film de chevet)

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Tristissimo questo 2016 che, finalmente finisce. Se ne sono andati in tanti: poeti, artisti, filosofi, esploratori, partigiani, musicisti, sognatori…personaggi cui abbiamo voluto bene per quello che ci hanno dato e per quello che avrebbero potuto ancora darci. Ci mancano e ci mancheranno. Per cercare di colmare almeno un po’ il vuoto abbiamo trovato undici film che ci parlano di loro. Guardiamoli e sorridiamo, anche se magari ci verrebbe da piangere.
(Purtroppo ci hanno lasciato in troppi, ne abbiamo dovuto scegliere 11 (undici), in questa prima parte David Bowie, Umberto Eco, Prince, Marco Pannella, Muhammad Alì)

La collina di E.L. Masters

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
l’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.
Uno trapassò in una febbre,
uno fu arso in miniera,
uno fu ucciso in rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari -
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.
Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie,
la tenera, la semplice, la vociona, l’orgogliosa, la felicie?
Tutte, tutte, dormono sulla collina.
Una morì di un parto illecito,
una di amore contrastato,
una sotto le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo ideale,
una inseguendo la vita, lontano, in Londra e Parigi,
ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con Kate, con Mag -
tutti, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Prince, Muhammad Alì, David Bowie… Il Duca Bianco, The Greatest, The Artist Formerly Known As, …? Tutti, tutti dormono sulla collina

David bowie 2016David Bowie (Londra, 8 gennaio 1947 – New York, 10 gennaio 2016)

“L’uomo che cadde sulla Terra” (The Man Who Fell to Earth) di Nicolas Roeg, 1976, Inghilterra
Con David Bowie, Rip Torn, Candy Clarck

Genere: fantascienza inquieta, alieni glamour
Il Tema: David Bowie è sempre stato un alieno, l’alieno più figo della Terra, anche al cinema

Consigliato: a chi ama David Bowie, a chi ama la fantascienza, agli inquieti, ai diversi, a chi vuole ispirazione per il proprio look
Sconsigliato: a chi è convinto che la fantascienza sia tutta negli effetti speciali, a chi teme di sentirsi in inferiorità rispetto all’elegante bellezza etera di David Bowie

“Beh, io non sono uno scienziato, ma so che tutte le cose iniziano e finiscono nell’eternità”

Al cinema come nella vita, David Bowie è l'alieno più figo mai caduto sulla Terra

Al cinema come nella vita, David Bowie è l’alieno più figo mai caduto sulla Terra

Un extraterrestre cade sulla Terra con lo scopo di cercare le risorse per salvare il proprio pianeta morente. Grazie alle sue conoscenze scientifiche e tecnologiche si arricchisce e crea la tecnologia per tornare a casa e salvare il pianeta. Ma l’egoismo e l’invidia dei terrestri lo lascerà ripartire? Questo è il film di David Bowie non solo perché è l’attore protagonista, ma perché è facile riconoscere nel Duca Bianco quell’alieno educato ed elegante, sempre un passo avanti agli altri, sempre determinato ma anche vulnerabile, dedito alle dipendenze, solo, amato e invidiato, sempre desideroso (o costretto) a cambiare. E’ un film bellissimo, malinconico e allucinato, poco lineare, folgorante, attualissimo anche dopo 40 anni. Come David Bowie.

#DavidBowie #LuomochecaddesullaTerra #alieni #dipendenza #glamour

Da vedere vestiti e truccati elegantissimamente glamour

Umberto EcoUmberto Eco (Alessandria, 5 gennaio 1932 – Milano, 19 febbraio 2016)

“Il nome della rosa” di Jean Jacques Annaud, Italia/Francia/Germania Ovest, 1986
Con Sean Connery, Christian Slater, F. Murray Abraham, Michael Lonsdale

Genere: giallo, film in costume
Il tema: Umberto Eco è parola e anche immagine e anche un giallo
Consigliato: a chi ama Sherlok Holmes, a chi ama Aristotele, a chi vuole darsi un’infarinata di medio evo e santa inquisizione
Sconsigliato: a chi vuole vedere delle belle facce, a chi al nome Sean Connery si aspetta 007

“La sola prova dell’esistenza del diavolo, è il nostro desiderio di vederlo all’opera.”

La verità e la parola sono labirinti, ma un frate Sherlok Holmes può farci trovare la strada

La verità e la parola sono labirinti, ma un frate Sherlok Holmes può farci trovare la strada

In un medio evo ben ricostruito, il padre francescano detective Guglielmo da Baskerville (Sean Connery) e il suo giovane aiutante, il novizio Adso da Melk sono chiamati in un monastero benedettino ad indagare su strane morti più o meno violente che continuano a colpire i monaci. Tra omicidi, eresie, libri e parole il film non tradisce l’opera più famosa di Umberto Eco anche se non può riportarne tutta la complessità. Sono da ammirare lo sviluppo della parte di indagine, la ricostruzione del medio evo e le meravigliose bruttissime facce dei monaci tra i quali alcuni personaggi memorabili come il dolciniano Salvatore o il terribile Jorge da Burgos. Tra streghe bruciate dalla Santa Inqusizione, roghi di libri, Aristotele e una specie di Sherlok Holmes in saio, il film non lascia scampo e riesce a coinvolgere anche chi non è mai riuscito a leggere un libro di Umberto Eco. Anzi, soprattutto loro.

#umbertoEco #IlNomeDellarosa #SeanConnery #Parola #Inquisizione #Ridere

Da vedere indossando il saio, ma cercando di ridere appena è possibile

PrincePrince (Minneapolis, 7 giugno 1958 – Chanhassen, 21 aprile 2016)

“Purple Rain” di Alberto Magnoli, Stati Uniti, 1984.
Con Prince, Apollonia Kotero, Morris Day, Olga Karlatos, Wendy Melvoin, Lisa Coleman

Genere: semibiografia rock romance
Il tema: dai, Kid, che ce la fai!
Consigliato: cinquantenni nostalgici, musicofili, cultori dell’abbigliamento anni Ottanta.
Sconsigliato: aficionados di Tempesta d’Amore, allergici al rimmel.

“– The Kid mi aiuterà… – No che non lo farà! Non ha mai fatto niente di niente in tutta la sua vita per qualcun altro!.”

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Solo lui poteva abbinare pizzo e parabrezza

Vengo da una famiglia disfunzionale, galleggio nell’angoscia, e quindi io, The Kid, sono un brutto egoista e rischio di inimicarmi amici, fidanzata e collaboratori e rovinarmi carriera e vita privata. Devo metterci più cuore, dai, devo toccare il fondo della sofferenza, espiare le colpe di mio padre manco fossi Edipo nel teatro di Epidauro, per poi risorgere buono, generoso e acclamato, investendo tutto il mio talento nella straordinari esecuzione di una delle canzoni più belle e commoventi degli ultimi cinquant’anni. Il film è tutto qua. E proprio non varrebbe la pena occuparsene, se The Kid non fosse Prince. Vale a dire, un geniaccio totale, immenso autore, musicista, innovatore e grande giocatore di ping-pong: prendetevi la discografia completa (compratela proprio, non lesinate, non fate i pulciosi, gli album in studio sono oltre trenta, vien via con un paio di rate di mutuo) e ascoltatela tutta. Per capire che razza di fenomeno esplosivo e abbacinante sia stato a metà anni Ottanta, pensate che questa sciocchezza di film costò sette milioni di dollari e ne incassò settanta, nonostante il regista fosse al suo primo film, Prince anche (al suo posto la produzione avrebbe voluto John Travolta), molti attori fossero i componenti della band di Prince e alcune scene contenessero riferimenti sessuali tanto espliciti da fare temere (era il 1984, eh) una cattiva accoglienza da parte del pubblico. Parecchi musicisti non sono sopravvissuti alla prova della celluloide; Prince cavalcò un vero blockbuster e vinse un Oscar per la miglior canzone. Ma lui era Prince. (qui il 15 febbraio 2015 all’after party dei 40 anni del Saturday Night Live

#prince #purbleRain #viola #anni80 #theKid

Da vedere vestiti tutti di viola.

ultima foto di marco pannellaMarco Pannella, all’anagrafe Giacinto Pannella (Teramo, 2 maggio 1930 – Roma, 19 maggio 2016)

“Hunger” (Hunger) di Steve McQueen, Regno Unito-Irlanda, 2008.
Con Michael Fassbender, Stuart Graham, Laine Megaw, Brian Milligan, Liam McMahon

Genere: drammatico, (semi)biografico
Il Tema: lo sciopero della fame o lo fai o non lo fai
Consigliato: aficionados delle cause perse, idealisti, arrapati di ogni età e genere (che insomma, il Fassbender seminudo…)
Sconsigliato:appartenenti all’ordine d’Orange, inglesi inkazzati, schizzinosetti

“Ho le mie convinzioni, nella loro semplicità. Che è la loro maggior forza”

marco pannella hunger

“ciopero della fame sì, ma der fumo sur mio cadavere!

Di scioperi della fame Pannella ne ha fatti tanti, dal primo nel 1969, all’ultimo (di tre mesi!) nel 2011, a 81 anni suonati. Quaranta anni e più di battaglie civili, per le quali devono essergli riconoscenti anche quelli che non lo hanno amato (o che lo hanno proprio odiato). Però Marco trovava sempre qualcuno capace di farlo desistere, una volta – ricordo – in diretta televisiva a Domenica In (che tutto si può dire di Pannella, tranne che non si crogiolasse di nazionalpopolarità). Ecco, Bobby Sands, invece, non ha trovato nessuno a farlo desistere, a convincerlo a tagliarsi unghie e capelli e a smettere di spalmare la sua stessa merda sulle pareti della cella; lo faceva in segno di protesta per le condizioni degli irlandesi cattolici in Ulster e dei prigionieri dell’IRA nelle carceri britanniche. Steve McQueen assegna a Michael Fassbender il ruolo di Bobby Sands, lo piazza dentro una angusta e fetida cella e costruisce su di lui un film claustrofobico, tesissimo nei numerosi e lunghi piani-sequenza, anche violento. Del resto, come vuoi raccontare la storia di dolore fisico e morale di un uomo che si lascia morire per le sue idee? Premiato a Cannes, ma distribuito in Italia solo quattro anni dopo, a seguito del successo riconosciuto all’accoppiata McQueen-Fassbender in Shame (decisamente inferiore, date retta).

#bobbysands #skylark #cannes2008 #MichaelFassbender #MarcoPannella #ScioperoDellaFame

Da vedere senza prendersi manco un cappuccino (io l’ho visto nel silenzio di una notte insonne… esperienza che consiglio).

 

muhammad ali cassius clayMuhammad Ali, nato Cassius Marcellus Clay Jr. (Louisville, 17 gennaio 1942 – Scottsdale, 3 giugno 2016)

“Quando eravamo re” (When We Were Kings) di Leon Gast, Stati Uniti, 1996.

Genere: documentario di altissimo livello, mica le abitudini alimentari dei lemuri
Il tema: la boxe, la vita, l’America, l’Africa, e The Greatest; e sta mano pò esse fero e pò esse piuma
Consigliato: amanti della boxe e delle leggende sportive, estimatori di Federico Buffa, ragazzacci/e con un bel gioco di gambe.
Sconsigliato: infastiditi dall’abbigliamento sportivo anni Settanta.

“Questo è il mio paese. Non ci credete? Volete che ve lo dimostri? Alì, bu maye! Alì, bu maye!”

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“– Sì, sono in Africa. L’Africa è la mia terra. Al diavolo l’America e quello che pensa!”

Al regista Leon Gast occorsero oltre vent’anni per vedere prodotto il suo documentario. La cui idea era nata proprio a Kinshasa, nell’attesa del Rumble in The Jungle, l’incontro di boxe del secolo (Kinshasa, Zaire, 30 ottobre 1974) tra il campione in carica dei pesi massimi George Foreman e lo sfidante Muhammad Ali The Greatest (sconfitto prima da Frazier nel ’71, poi da Norton nel ’73, una volta terminati gli anni di sospensione, dovuti al suo rifiuto di arruolarsi nel ’67 ). Gast era stato inviato nello Zaire per filmare la tre giorni di concerti soul prima del match (ritratta in un altro documentario, Soul Power di Jeff Levy-Hinte del 2008): ne tornò con una montagna di girato e l’idea di fare un documentario che raccontasse Muhammad Ali combattente sul ring e per i diritti degli afroamericani e degli africani, il rapporto che aveva instaurato con la popolazione di Kinshasa, i motivi che avevano condotto a tenere questo incontro proprio nello Zaire di Mobutu e la cornice di gesta e personaggi che lo aveva reso leggendario – James Brown e Don King al suo esordio come manager di boxe, tanto per nominarne due, l’infortunio di Foreman e le sei settimane di posticipazione dell’incontro, l’incitazione Alì bu maye, la tecnica del rope-a-dope. Nostri ciceroni nel Rumble in The Jungle, Spike Lee, Norman Mailer, George Plimpton. Oscar come miglior documentario nel 1996 (Foreman e Alì presenti

#boxe #Alì #blackpower #thegreatest #rumbleinthejungle

Da vedere indossando i guantoni (almeno a mani fasciate, dai)

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