RIP 2016 – L’anno in cui sono morti tutti (e non ci restano che Undici film de chevet) [seconda parte]

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Tristissimo questo 2016 che, finalmente finisce. Se ne sono andati in tanti: poeti, artisti, filosofi, esploratori, partigiani, musicisti, sognatori…personaggi cui abbiamo voluto bene per quello che ci hanno dato e per quello che avrebbero potuto ancora darci. Ci mancano e ci mancheranno. Per cercare di colmare almeno un po’ il vuoto abbiamo trovato undici film che ci parlano di loro. Guardiamoli e sorridiamo, anche se magari ci verrebbe da piangere.
(Purtroppo ci hanno lasciato in troppi, ne abbiamo dovuto scegliere 11 (undici), in questa seconda parte Bernardo Provenzano, Shimon Peres, Dario Fo, Tina Anselmi, Enzo Maiorca e Fidel Castro)

 

Bernardo Provenzano  e la sua brutta fine in galera

Bernardo Provenzano e la sua brutta fine in galera

Bernardo Provenzano  (Corleone, 31 gennaio 1933 – Milano, 13 luglio 2016)

“La mafia uccide solo d’estate” di PIF (Pierfrancesco Diliberto), Italia, 2013.
Con Pif, Cristiana Capotondi, Claudio Gioè, Ninni Bruschetta, Alex Bisconti, Ginevra Antona

Genere: commedia drammatica (eh?)
Il tema: una risata vi seppellirà
Consigliato: giovani e meno giovani, pubblico televisivo, fan del cinema siciliano (da Ciprì e Maresco a Lo Cascio)
Sconsigliato: amici e parenti di Dell’Utri, uomini di rispetto, gente che si prende molto sul serio, fan di Tornatore

la mafia uccide solo d'estate

La mafia non è una carnevalata

“Lei è qui per combattere la mafia, ma l’onorevole Andreotti dice che l’emergenza criminalità è in Campania e in Calabria. Generale Dalla Chiesa, ha forse sbagliato regione?”

Sei concepito la notte della strage di viale Lazio (tra i mandanti Bernardo Provenzano), battezzato il giorno in cui diventa sindaco di Palermo Vito Ciancimino (che versava il 20% dei suoi affari loschi a Bernardo Provenzano), a 9 anni diventi amico di Boris Giuliano (fatto uccidere da Riina, Provenzano e Greco) e, ancora bambino, riesci a fare l’ultima intervista a Dalla Chiesa il giorno prima della Strage di via Carini (ergastolo, tra gli altri, a Provenzano). Insomma, l’alter ego di PIF, il prima piccolo, poi giovane, alla fine padre Arturo Giammaresi ha visto la propria vita costellata da una scia di sangue, come tutti i Palermitani nati alla fine degli anni ’60, ma troverà la forza di passare dalla ammirazione infantile per Andreotti alla aspirazione – diventato padre e dopo 30 anni di attentati ed omicidi di mafia – non solo di “difendere il proprio figlio dalla malvagità del mondo”, ma anche “di aiutarlo a riconoscerla”. Ma si possono raccontare 30 anni di omicidi con ironia, passione e leggerezza? Il film di PIF sta lì a ricordarci che si può; e il risultato è eccezionale. E oggi – a quattro anni di distanza – la serie TV, altrettanto intelligente e divertente, a fare de “La mafia uccide solo d’estate” un po’ er Fargo de noantri.

#ilcapodeicapi #lamafianonesiste #scusamerdasetichiamodc #bernardoProvenzano #Pif #mafia #dc

Da vedere scrofanandosi di iris

shimon peresShimon Peres, nato con il nome di Szymon Perski (Višneva, 2 agosto 1923 – Ramat Gan, 28 settembre 2016)

“Exodus” di Otto Preminger, Stati Uniti, 1960.
Con Paul Newman, Eve Marie Saint, Sal Mineo, Ralph Richardson, Lee J. Cobb

Genere: epopea, fondazione di uno stato
Il tema: Palestina mon amour

Consigliato: croceristi, cultori dei filmoni a sfondo storico
Sconsigliato: fan della diplomazia internazionale e della ricostruzione fedele di vicende storiche

“Ma i morti si dividono sempre la terra in pace.”

paul newman

“I posti non contano, solo gli esseri umani sono importanti”

Epico filmone (da romanzo omonimo di Leon Uris, 1958) sulla fondazione dello Stato di Israele. 1947: ebrei internati in campi britannici a Cipro, guidati da Paul Newman, scappano e rubano l’Exodus, una nave che dovrà portarli in Palestina. Non va proprio liscia subito e sono costretti a un bel po’ di sciopero della fame, prima di baciare le sacre sponde, dove li attende la guerra. L’esodo di popolo, la speranza, lo strazio, la fame, due stati, uno stato solo, gli arabi, gli ebrei, gli inglesi, combattere o lasciare le sorti di due popoli e una terra in mano alla diplomazia, la Haganah (organizzazione paramilitare ebraica in Palestina dagli anni fino alla fondazione dello Stato nel 1948, di cui Shimon Peres fece parte) e l’Irgun (pezzo di Haganah scisso, considerato dagli inglesi terrorista: detto anche “Haganah non ufficiale”), e anche la storia d’amore: c’è tutto (o quasi). Nella realtà, la vicenda della nave fu parecchio diversa (si veda Wikipedia). La costruzione di un’epica della nascita dello Stato di Israele si deve anche a opere come questa, che riscosse un enorme favore negli Stati Uniti. Paul Newman non fu soddisfatto del film e dichiarò successivamente di essersi pentito di avere partecipato.

#shimonPeres #PaulNewman #Exopdus #diaspora #israele #naufragi #sionismo

Da vedere su un pedalò e digiuni.

dario foDario Fo (Sangiano, 24 marzo 1926 – Milano, 13 ottobre 2016)

“Jonan Padan a la descoverta delle Americhe” di Giulio Cingoli, Italia, 2002
Voci: Rosario Fiorello, Dario Fo

Genere: animazione, avventura

Il tema: Dario Fo ha fatto tante cose belle e ha lasciato il segno, ma non al cinema

Consigliato: a chi vuole introdurre Dario Fo ai figli, ai ‘completisti’ dell’opera di Dario Fo
Sconsigliato: ai puristi di Dario Fo, a chi è abituato agli stantard dell’animazione degli ultimi 20 anni

“Conquisterò tutta la Florida”

johan padan a la descoverta delle americhe

Grafica povera anni ottanta su soggetto da premio Nobel (fate voi la media)

“Joan Padan a la descoverta delle Americhe” è un’opera che Dario Fo pubblicò e portò a teatro nel 1992. Ebbe un grande successo e conteneva lo spirito visionario e anarcoide dell’artista che solo 4 anni dopo vinse il premio Nobel per la letteratura. Nel 2002 si fece l’operazione già in partenza molto azzardata di trasporre l’opera teatrale in in un cartone animato. La semplificazione della storia la cui linearità narritiva abdica a favore di improbalibili deus ex machina (improvvise tempeste, magie, conversioni, dabbenaggine dei cattivi) e una tecnica che già allora appariva superata e approssimata portano a un film abbastanza superficiale e sciatto che dell’opera originale conserva solo il soggetto e il carattere libero e scanzonato del protagonista. Già il fatto che Johan Padan sia doppiato da Fiorello, personaggio lontanissimo per idee e carriera dall’arte di Dario Fo, ci fa capire quanto poco sia rimasto dell’opera originale in questo cartone animato.
Resta comunque un cartone piacevole che scorre veloce e può essere utile per introdurre i bambini all’opera di Dario Fo e a conoscere una parte di storia che difficilmente studieranno a scuola.

#darioFo #conquistadores #indios #cartonianimati #cartoniitaliani

Da vedere sgranocchiando patatine fritte (che se non fossimo andati in America…)

anselmi-tina-2Tina Anselmi (Castelfranco Veneto, 25 marzo 1927 – Castelfranco Veneto, 1º novembre 2016)

“L’Agnese va a morire” di Giuliano Montaldo, Italia, 1976.
Con Ingrid Thulin, Stefano Satta Flores, Michele Placido, Aurore Clément, Ninetto Davoli, Flavio Bucci, Rosalino Cellamare, Johnny Dorelli

Genere: guerra, Resistenza
Il tema: donne, soldati e bike power

Consigliato: donne, emiliano-romagnoli, possessori di vecchie tessere del Pci.
Sconsigliato: simpatizzanti di Casa Pound.

“Oggi c’è gente che fa la spia senza una ragione. Così, per paura, per rabbia. Sono i primi a scappare se sentono una cannonata o se passa un aereo. Ma basta che vedano un partigiano e allora sono capaci di passare sotto una pioggia di proiettili per andarli a denunziare. Non che amino i tedeschi, ma non sopportano quelli come voi: perché vi prendete il fastidio di pensare ed agire anche per chi non muove un dito. E la loro cattiva coscienza ne rimane mortificata, sconvolta. Una spiata e si mettono il cuore in pace. È paura. Rabbia e paura.”

l'agnese va a morire

“– Tu, Mamma, niente sapere partisani?– Cut vegna un cancar.”

Prima le deportano il marito (comunista e invalido), che muore. E vabbè. Poi un soldato tedesco le ammazza la gatta. Vabbè il marito, ma la gatta no. Non resta che reagire, poi scappare, e buttarsi a corpo morto nella lotta partigiana. Armata di bicicletta carica di sporte, scialle e fazzolettone, nell’umidità fatale della provincia ferrarese, Agnese diviene staffetta partigiana e, vedova di mezza età, sposa il proprio destino fino alle estreme conseguenze. Tratto dall’omonimo romanzo di Renata Viganò pubblicato nel 1949, pietra miliare della narrativa resistenziale, il film di Montaldo contribuì a informare sul ruolo delle donne nella Resistenza, a lungo non degnamente riconosciuto, se non addirittura accantonato. I dati numerici restano controversi, ma – a parte coloro che sostennero lo sostennero attivamente in varie forme – almeno 35000 donne parteciparono al movimento partigiano in qualità di combattenti: per comprendere il significato di questa scelta sul piano privato, basti pensare che frequentemente fu loro chiesto di non sfilare insieme alle formazioni ufficiali. Paradossalmente, la scarsa verosimiglianza, a metà Novecento, di una donna combattente agevolò l’azione delle staffette partigiane, spesso giovanissime – come la diciassettenne Tina Anselmi, prima donna della Repubblica italiana a giurare come ministro che qui racconta la sua storia partigiana.


#resistenza #bikepower #girlpower #basta #tinaAnselmi

Enzo MaiorcaEnzo Maiorca, all’anagrafe Vincenzo Maiorca (Siracusa, 21 giugno 1931 – Siracusa, 13 novembre 2016)

“Il grande Blu” (Le grand bleu) di Luc Besson, Francia, USA, Italia 1988.
Con Jean-Marc Barr, Jean Reno, Rosanna Arquette, Sergio Castellitto

Genere: boh? Drammatico con tocchi di grottesco?
Il tema: il mare dentro diventa una malattia

Consigliato: a chi “i siciliani, che macchiette”, ai franzosi, a pochi altri

Jean reno le grand bleu

C’erano un francese, un italiano e un giapponese,…

Sconsigliato: finanche agli estimatori di Luc Besson

“Trovami il francesino. Me lo devi trovare. Trovami Jacques Mayol.”

La vita, le opere, il coraggio e l’infinito egocentrismo di Jacques Mayol, a partire dal rapporto di amore-odio con il di lui alter ego, il rivale-amico apneista italiano Enzo Molinari. Che altri non è che Enzo Maiorca (interpretato da Jean Reno), rappresentato in modo così caricaturale – la nonna che gli fa gli spaghetti, il costume con il tricolore, la Fiat Cinquecento, ma soprattutto un reale o presunto complesso di inferiorità verso Mayol – da bloccare la distribuzione del film in Italia con una causa per diffamazione. Il che, è l’ultimo dei paradossi di un film paradossale e incompiuto (mezzo dramma e mezza comica, con i sub giapponesi che nel farsi l’inchino prima di tuffarsi si cozzano con la fronte e svengono, Castellitto che fa il giudice di gara scemo, …); perché alla fine, l’unico ad essere dipinto meglio di come fosse nella realtà, è proprio Maiorca, il quale però era troppo egocentrico a sua volta per accorgersene (e forse, un po’ invidioso di Mayol lo era sul serio). Il film – in Francia un successo strepitoso, a dimostrazione della distanza ormai incolmabile con i tempi della nouvelle vague – riuscirà ad essere distribuito in Italia solo nel 2002; nel frattempo, un anno prima Mayol si era tolto la vita, impiccandosi nella sua casa di Capoliveri.

#apnea #enzo #besson #cinemafrancese #enzomaiorca

Da vedere in assetto variabile.

fidel castroFidel Alejandro Castro Ruz (Birán, 13 agosto 1926 – L’Avana, 25 novembre 2016)

“Cuba” di Richard Lester, Stati Uniti, 1979.
Con Sean Connery, Brooke Adams, Jack Weston, Martin Balsam, Hector Elizondo, Denholm Elliot, Chris Sarandon

Genere: avventura, (semi)storico
Il Tema: quando Cuba era il bordello degli Americani (e Castro non lo conosceva manco Gianni Minà)

Consigliato: appassionati di film di avventura, nostalgici di tutti gli imperi e del si stava meglio quando si stava peggio
Sconsigliato: eredi delle grandi famiglie mafiose americane, ribelli, sognatori e fuggitivi

Cuba_(film_1979)

“Darling, con il saio da frate o con il completo da Tropici, resto sempre un gran figo, non nascondiamocelo”

Perché questa gente è stata uccisa?”
Forse perché ha cercato di fuggire”
Fuggire da cosa?”
Dall’essere uccisi”

Gli ultimi, rassegnati giorni del regime di Fulgencio Batista a Cuba, visti attraverso gli occhi di un ex-maggiore dell’esercito inglese (Sean Connery), chiamato ad addestrare senza troppa convinzione l’esercito che dovrebbe difendere con ancor meno convinzione la capitale dall’ormai imminente rivoluzione castrista. Tra uno scontro con la mentalità arretrata e codarda degli ufficiali di Batista, una scena di addestramento militare ed una chiavatina con una vecchia fiamma reincontrata mal sposata sull’isola, il film si trascina abbastanza stancamente verso il finale, con un unico oggettivo merito: quello di rappresentare la gloriosa rivoluzione cubana per quello che è stato, ossia la lenta morte per consunzione di un regime già malato terminale e colluso con la mafia italo-americana, e la raccolta del potere da parte di Fidel praticamente senza sparare un colpo. Proprio Fidel compare giusto all’ultima scena del film, ambientata nell’aeroporto da cui scappano gli ultimi americani, accompagnandoli con un ampio sorriso e un beffardo “Adiós”. Alla fin fine, senza la mafia che ci perse gli alberghi di lusso e che ci si incaponì, Cuba avrebbe continuato ad essere un paradiso per gli Americani, e Fidel un eroe terzomondista e neanche troppo comunista. Ma con i se e con i ma non si fa la Storia.

#fidelCastro #cuba #seanConnery #adiòs #dittature #revolucion

Da vedere abbracciati a un esule cubano da una parte e a un erede dei Barbudos dall’altra.

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