DENK. Il nuovo partito olandese degli immigrati. Abituiamoci?

1
Share on Facebook119Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Da qualche giorno sui media si parla di Bello Figo, rapper di origine ghanese da 12 anni residente a Parma, e della sua “trollata epica” che ha fatto infuriare Alessandra Mussolini.
Dopo aver visto il confronto fra i due, in cui il primo “trolla” con autocitazioni provocatorie dei testi delle proprie “canzoni” (un mix di turpiloquio e luoghi comuni sulla “comoda” vita degli immigrati) e la seconda lo invita a tornare a casa propria, la domanda che si impone è: perchè dobbiamo assistere a questo spettacolo amareggiante di un ragazzotto volgare che prende per i fondelli milioni di italiani e di una politica di lungo corso che cade nella trappola sfoderando una volgarità meno triviale e più folcloristica, ma altrettanto imbarazzante?

Il rapper Bello Figo e l'eurodeputata Alessandra Mussolini

Il rapper Bello Figo e l’eurodeputata Alessandra Mussolini

Mentre in Italia siamo alle scaramucce mediatiche fra gli universi paralleli dell’immigrazione e della politica, in Olanda nasce il primo partito degli immigrati, fondato da due ex militanti nel partito socialdemocratico, Tunahan Kuzu e Selcuk Öztürk, e denominato ‘Denk’. Il movimento (come si autodefinisce) si presenterà alle prossime elezioni di marzo con il motto ‘Abituati!’ e la realistica prospettiva di raggiungere subito un 10% di suffragi. A che cosa gli olandesi si dovranno “abituare” è scritto nel programma in cui sostanzialmente dal mito dell’Integrazione si salta al dogma dell’accettazione, accettazione di un progetto politico “improntato ad una visione prettamente islamica”.
Ecco una sintesi dei punti più significativi:
1. Parificazione tra scuole olandesi e scuole islamiche in cui già ora si pratica l’ insegnamento del Corano in arabo ed esistono rigorose prescrizioni per la separazione dei due sessi;
2. Inserimento nei programmi scolastici dell’insegnamento delle lingue d’origine;
3. Applicazione del codice di comportamento islamico e dei divieti religiosi sul cibo negli ospedali e nei ricoveri;
4. Introduzione per legge di una quota di immigrati (10%) negli uffici pubblici e nei consigli di amministrazione dei gruppi industriali;
5. Sostituzione delle politiche di integrazione con l’idea di reciproca accettazione, imposta con l’educazione al multiculturalismo nelle scuole e con la creazione di un corpo di polizia ‘antirazzismo’ deputato a vigilare contro ogni forma di discriminazione. Per i rei è prevista la condanna penale e l’interdizione dai pubblici uffici nonché l’iscrizione in un registro pubblico quali cittadini sospetti di razzismo;
6. Pari opportunità tra autoctoni ed immigrati, del caso perseguita mediante la coercizione penale;
7. A corollario viene richiesta la simbolica eliminazione di ogni riferimento pubblico a tutti i nomi di famosi navigatori e colonizzatori nonché, in caso di vittoria del partito, le pubbliche scuse dei vertici olandesi per il loro passato coloniale e schiavista. Di contro nessun accenno si rinviene nel programma alla schiavitù praticata nei paesi arabi ed in Turchia né, tantomeno, al terrorismo islamico. La voce ‘terrorismo’ ricorre soltanto con esclusivo riferimento all’attività politica delle destre radicali.

Tunahan Kuzu e Selcuk Öztürk fondatori di Denk

Tunahan Kuzu e Selcuk Öztürk fondatori di Denk

Rivendicazioni legittime, ma quanto in linea con i fondamenti della cultura e della società olandese (ed europea) laica, libertaria, egualitaria e quanto in linea con l’integrazione multiculturale da sempre auspicata e vessillo del dogma dell’accoglienza per cui abbiamo aperto le frontiere a milioni di immigrati?

Peraltro come denuncia Sevim Dagdelen, deputata nel Parlamento tedesco dal 2005 per il partito die Linke, nel proprio libro “ Il caso Erdogan. Come la Merkel ci vende a un autocrate” movimenti e partiti con questa matrice stanno nascendo in tutti gli stati dell’Unione e sono promanazione più o meno diretta dell’AKP, il partito conservatore turco espressione dell’Islam politico, fondato da Erdogan. Quell’ Erdogan presidente della Turchia con cui L’Unione Europea ha stretto un recente accordo per il “controllo” dei flussi migratori verso l’Europa.

Il Presidente turco Erdogan fondatore e leader dell'AKP

Il Presidente turco Erdogan fondatore e leader dell’AKP

Quasi due anni fa usciva in Francia il romanzo visionario e distopico “Sottomissione” di Michel Houellebecq. Il romanzo narra di come alle presidenziali francesi del 2022 un fantomatico partito islamico guidato da un certo Ben Abbes vince le elezioni e Ben Abbes, novello Richelieu, diviene presidente della Francia che, nel giro di pochi anni, con rassegnazione mista a sollievo si converte all’islamismo. Sullo sfondo del romanzo le poche figure femminili si muovono come ombre, moderne Ofelie sacrificate sull’altare dell’ineluttabile cambiamento, che fuggono all’estero o si rassegnano alla vita in piccoli harem domestici. .

La domanda è forse peregrina, ma sorge spontanea: quanto potrebbe essere lunga (o breve) e di cosa potrebbe essere lastricata la strada che dall’accoglienza, passando per “trollate epiche” e “accettazione”, ci potrebbe portare alla sottomissione? E senza passare dall’integrazione.

Il romanzo Sottomissione di M. Houellebecq

Il romanzo Sottomissione di M. Houellebecq

Fonti: Die Welt e Sevim Dagdelen “Il caso Erdogan. Come la Merkel ci vende a un autocrate” Der Fall Erdogan. Wie uns Merkel an einen Autokraten verkauft. Westend-Verlag.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook119Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Cosa ne è stato scritto

  1. Stellanigra

    Questo articolo mi suscita alcune domande:
    Cos’è di preciso che la fa arrabbiare nella “scenetta” intercorsa tra un giovane “di successo” e quel “politico”, tenutosi in una trasmissione dal dubbio valore?
    Tralasciando per un attimo la Danimarca, che sarà molto più libera e liberale del nostro paese, leggendo l’elenco dei punti citati come mai mi viene in mente la situazione del nostro paese e del “rapporto” che intrattiene con le istituzioni cattoliche, non escludendo “associazioni imprenditoriali” ad esse vicine?
    E’ davvero importante preoccuparci per un neo-partito tra i tanti, quando da noi sotto elezioni ne spuntano come funghi e dopo scompaiono?

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?