Se la realtà non ci piace

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Viviamo ormai in un’orgia di mondi paralleli, nicchie personali costruite per soddisfare le più piccole pretese di ognuno di noi, riducendo al massimo i compromessi con la realtà circostante. Questa immagine, in un certo senso inquietante, è emersa profondamente nelle ultime elezioni che hanno destato grande scalpore nel mondo massmediatico e non solo: il referendum sulla Brexit e le elezioni negli Stati Uniti.
Molta gente si è svegliata il giorno dopo sconvolta dal fatto che i cittadini del loro stesso Paese hanno compiuto una scelta per loro inaccettabile. Non siamo di fronte alla classica ostilità politica, che è sempre esistita nella Storia, ma davanti allo stupore di chi casca dalle nuvole di fronte a certe realtà di cui ignorava l’esistenza. Nell’elezione di Donald Trump, la cosa è stata assolutamente evidente, con americani liberal disperati e conduttori televisivi attoniti, che non avevano la minima percezione dell’esistenza di una America diversa da quella che loro sono abituati a frequentare.

Questo disastro cognitivo nasce dal fatto che ormai viviamo in una società frantumata in piccole cerchie che comunicano scarsamente fra di loro. Ognuno dileomidnov2 noi frequenta solo il proprio piacevole ristretto giro, scelto accuratamente secondo ceto sociale, amici, hobby, studi, lavoro, ecc. Con lo sviluppo di Internet, la globalizzazione e l’avvento della società liquida, ognuno di noi ha gradualmente rimosso le realtà meno congeniali ai propri gusti. Alcuni addirittura si sono rinchiusi nella realtà virtuali (pensiamo agli Hikikomori in Giappone, tendenza ora presente anche tra i giovani occidentali) da cui non vogliono uscire, vivendo isolati dal mondo sociale pur di non affrontare le durezze della vita.
In questo modo la “sindrome da palazzo“, che ha sempre coinvolto certe élite, ha finito per contaminarci tutti. Basti pensare che uno dei luoghi simbolo dello scambio sociale come il bar, che negli anni ’70 vedeva le varie generazioni intersecarsi e confrontarsi, è diventato un luogo mordi e fuggi (bar aperitivi) o per incontri “settari”, distinti per età, ceto, interessi, dove ogni gruppo si confronta solo con se stesso. I social network che dovevano collegare tutti e tutto hanno finito per replicare la realtà distorta delle nostre nicchie. La bacheca di Facebook è costruita per riportare solo la nostra visione del mondo e gli amici/conoscenti che la condividono, nascondendoci altre realtà che lentamente scompaiono dal nostro orizzonte mentale.

leomidnov3Con questo sistema sociale è inevitabile che un accademico/letterato o un ricercatore rimanga poi basito di fronte al voto di altre realtà, magari con interessi diversi o più povere, che non hanno nulla da spartire con lui. Eppure sono realtà che abitano accanto a lui, che agiscono vicino a lui, ma che egli non vede pensando che il suo particolare mondo sia il mondo in generale.
Questa cosa, ormai pervasiva, porta poi alle recriminazioni violente contro chi ha votato “differentemente” dalla propria visione e alla disperazione dei presunti “migliori”. Esattamente quello che è successo al mondo liberal americano, come a quello britannico, passando per i tanti di casa nostra che vivono nelle loro torri d’avorio.
Un sistema del genere alla lunga può diventare molto pericoloso, dato che la realtà spesso non coincide con la percezione della realtà. La dura verità è che il nostro mondo è solo uno dei tanti piccoli mondi e non necessariamente coincide con il Bene o con la maggioranza.  Forse per capire certi fenomeni a noi ignoti bisognerebbe fare quello che non si fa: parlare con gente che la pensa all’opposto di noi, leggere analisi e articoli provenienti dai nostri avversari e magari farsi un giro al baretto o vedere cosa fa la gente in altri contesti diversi dal nostro. Gli Usa non sono solo Manhattan, Boston o Los Angeles. Gli Usa non sono solo Hollywood, artisti milionari e intellettuali da quattro soldi della East Coast. Così come l’Italia non è solo Milano o il centro di Roma.
Bisogna riscoprire il prossimo e il territorio che ci circonda, in modo da arginare l’infinito vuoto della società globale.

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