Punto di non ritorno. Leonardo di Caprio: il Pianeta non ha più tempo

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Una donna su un letto, intubata, collegata a flebo e a sinistri macchinari.
E’ in evidente stato di gravidanza. E’ Bellissima, ma è anche molto sofferente.
Intorno a lei innumerevoli persone: la nutrono con sostanze di cui non conosco gli effetti, le iniettano veleni in vena, le fanno respirare una miscela di ossigeno misto ad anidride carbonica e metano in concentrazioni sempre più elevate. Fanno esperimenti su di lei. La usano. Depredano il suo organismo di sangue e altre sostanze essenziali alla sopravvivenza sua e del feto. Hanno completamente alterato i suoi equilibri biologici.
Lei sta morendo. E’ ancora bellissima, ma sempre più emaciata e dolente. Del suo bambino nulla è dato sapere, se sia vivo o morto, se nascerà e come, se nato sopravviverà. Gli aguzzini della madre non paiono interessarsene.
Sui macchinari collegati al corpo della donna si accendono luci rosse, scattano allarmi: nessuno si preoccupa, ognuno preso dalla propria occupazione, compreso nel proprio ruolo, indifferente. Nessuno reagisce.

Questa scena terribile non può suscitare che sdegno, orrore, rimanda al ricordo di campi di concentramento e di sterminio. Evoca visioni da racconti horror.

In realtà è il nostro “vivere quotidiano”: la povera MADRE è la Terra. Noi, umanità tutta, siamo gli aguzzini.
E siamo anche il bambino.

Riflettevo su questa tragica visionaria metafora e mi sono imbattuta in “Before the flood. Punto di non ritorno”, il docufilm interpretato e prodotto da Leonardo Di Caprio in collaborazione con National Geographic. Appena uscito online il lungometraggio lancia un allarme disperato e terribile sulle sorti del nostro Pianeta e dell’intera umanità, di quella madre e del suo bambino.

E’ in atto la trasformazione ambientale più drammatica e devastante mai avvenuta nella storia, se supereremo il “Punto di non ritorno” del titolo tutto sarà possibile, compresa la sesta estinzione di massa.

Il racconto di Leonardo Di Caprio inizia da una riflessione sul Trittico del Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch. Una riproduzione del trittico sovrastava il letto nella sua stanza di bambino, lo affascinava e lo inquietava. Il primo pannello rappresenta l’Eden con Adamo ed Eva. Nel pannello centrale è raffigurato il “Giardino delle delizie”, da cui il trittico prende il nome: una distesa verde in cui abbondano figure maschili e femminili circondate da enormi varietà di animali, piante e fiori di grande bellezza. Il terzo pannello mostra un’umanità dannata in un mondo devastato.

Il Trittico del Giardino delle Delizie. Hieronymus  Bosch

Il Trittico del Giardino delle Delizie. Hieronymus Bosch

Non era certamente intenzione di Bosch, uomo del quindicesimo secolo, rappresentare una metafora del passato e del futuro del Pianeta, o forse si? Eppure l’interpretazione che istintivamente ne può dare un osservatore moderno è proprio in questo senso: la Terra trasformata da Eden in landa desolata dall’uomo e dal suo disprezzo per i sacri equilibri naturali.

Foreste dell'Indonesia in fiamme

Foreste dell’Indonesia in fiamme

Negli ultimi 3 anni Di Caprio ha viaggiato in lungo e in largo per documentare la trasformazione climatica e ambientale in atto e che riguarda tutti e tutto, dai poli all’equatore, dai ghiacciai alpini ai fondali oceanici, dall’America all’Indonesia, dall’India alla Cina. L’attività antropica ha minato ogni ambiente, ogni ecosistema, ogni equilibrio, ha compromesso la biodiversità e la sopravvivenza di migliaia di specie, compresa la specie umana.

Abitato costiero dopo una devastante inondazione

Abitato costiero dopo una devastante inondazione

I poli sono già in stato avanzato di “decomposizione”, di questo passo entro il 2040 sarà possibile la navigazione all’interno del Polo Nord, se lo scioglimento avvenisse completamente la scomparsa dell’Artico, che funge da condizionatore d’aria per l’emisfero settentrionale, determinerebbe il cambiamento delle correnti e dei cicli climatici con conseguenti inondazioni e siccità dagli sviluppi imprevedibili e catastrofici. Ampie porzioni di coste, fra le zone più abitate del Pianeta, isole e penisole sarebbero completamente sommerse, come sta già avvenendo, per esempio, nell’Arcipelago di Kiribati e nella Repubblica di Palau.

Poche settimane prima dell’uscita del docufilm di Di Caprio, nel settembre scorso, c’è stato il definitivo superamento della soglia critica dei 400 ppm di anidride carbonica. Come scrive Brian Kahn su Climate Central: «Nei secoli a venire, i libri di storia probabilmente guarderanno al settembre 2016 come una pietra miliare per il clima del pianeta. Nel momento in cui l’anidride carbonica atmosferica è di solito al suo minimo, il valore mensile non è riuscito a scendere al di sotto di 400 parti per milione». Se anche domani smettessimo di immettere anidride carbonica nell’atmosfera la quantità già esistente rimarrebbe così elevata per molti decenni. 450 ppm di CO2 rappresenta il fatale punto di non ritorno. Tutto questo non significa soltanto l’effetto, di per sè tragico, di un surriscaldamento globale irreversibile, significherebbe anche che, come avverte Peter Wadhams, ex direttore dello Scott Polar Research Institute di Cambridge: “Prima o poi, ci sarà un abisso incolmabile tra le esigenze alimentari globali e la nostra capacità di produrre cibo in un clima instabile.” Stabilità e ciclicità climatica sono presupposti essenziali per l’agricoltura, ad ogni tipo di coltivazione, ovunque. Saremo sempre di più e avremo sempre meno da mangiare, con tutto ciò che consegue in termini di guerre, migrazioni, odio. Come avverte l’Organizzazione Mondiale Meteorologica: “L’ultima volta che l’anidride carbonica aveva raggiunto i valori attuali è stato circa 5 milioni di anni fa. Siamo sempre più pericolosamente vicini a quello che gli scienziati ritengono il punto di non ritorno (ossia le 450 ppm), superato il quale sarebbe impossibile mantenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi”.

Curva dell'andamento della temperatura cd a "mazza da hockey"

Curva dell’andamento della temperatura cd a “mazza da hockey”

Tutti i dati indiretti dedotti da anelli di accrescimento degli alberi, carote di ghiaccio, coralli, che contengono la memoria prossima e remota del Pianeta, confermano che la temperatura globale è diminuita gradualmente negli ultimi 2000 anni con una brusca inversione nel corso del XX secolo. Il risultato che emerge dalla curva cosiddetta a “mazza da hockey” è che le temperature globali degli ultimi decenni sono le più alte degli ultimi 20 secoli.
La Terra reagisce: una ricerca, pubblicata su Nature Climate Change, firmata da 32 ricercatori provenienti da 24 istituzioni scientifiche di differenti paesi evidenzia un significativo aumento delle zone verdi in tutto il mondo. Una reazione di difesa della Natura: alberi e piante aumentano il proprio fogliame per potere assorbire il sovrappiù di CO2 dell’atmosfera. Questo effetto “Greening”, come viene chiamato, non durerà nel tempo, come segnala il Professor Zaichun Zhu, dell’Università di Pechino primo firmatario della ricerca, il rischio attuale e urgente è che possa “cambiare radicalmente la ciclicità dell’acqua e del carbonio nel sistema climatico”.

Leonardo Di Caprio, nominato nel 2014 dal Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon Ambasciatore di Pace con delega sul Climate Change, in un’intervista dopo l’uscita online di “Before The Flood- Punto di non ritorno” ha dichiarato: “Sono pessimista rispetto alla situazione. Tutto quello che ho visto mi ha terrorizzato. Serve un cambiamento radicale immediato, una inversione di tendenza.”.

Leonardo Di Caprio ambasciatore ONU con delega per i cambiamenti climatici

Leonardo Di Caprio ambasciatore ONU con delega per i cambiamenti climatici

Eppure, come mostra il docufilm, vi è chi nega l’evidenza dei cambiamenti climatici ed opera una costante e subdola disinformazione: scienziati e politici prezzolati a libro paga di aziende petrolifere e gruppi industriali con interessi miliardari nel settore dell’estrazione, distribuzione e vendita degli idrocarburi.

Eppure, come mostra il docufilm, la tecnologia che potrebbe permetterci di salvare il Pianeta e noi stessi esiste, occorre però cambiare radicalmente stili di vita, priorità, visione delle politiche produttive, commerciali ed economiche globali.

“Noi siamo la prima generazione a subire l’impatto del cambiamento climatico e l’ultima a poter fare qualcosa” ammoniva Barak Obama dalla Conferenza internazionale sui Cambiamenti Climatici dell’anno scorso a Parigi.

Così tocca a noi, a ognuno di noi, rispondere all’appello lanciato da Di Caprio alla fine del film: ognuno si faccia carico del proprio fardello di responsabilità verso la casa comune, il nostro Pianeta, quotidianamente.
Siamo sull’orlo di una “crisi apocalittica” e tocca a noi, a ognuno di noi, salvare il Pianeta: in ogni scelta che compiamo, in ogni azione o omissione, in ciò che decidiamo di acquistare, in ciò che decidiamo di mangiare, in come decidiamo di spostarci, in chi decidiamo di votare. Ogni giorno.

In ogni goccia d'acqua l'intero Pianeta. In ogni scelta quotidiana la sua sopravvivenza.

In ogni goccia d’acqua l’intero Pianeta. In ogni scelta quotidiana la sua sopravvivenza.

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