Porte, portoni e scappatoie

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Era infine giunto il fatidico giorno.

Carla camminava  nella sua stanza, con fare evidentemente agitato, guardando e riguardando il vestito nero appeso alla stampella, protetto da uno strato di plastica trasparente, stirato e inamidato e ritoccato dalla sarta, considerando che in quelle due settimane aveva perso un chiletto, attanagliata e distratta dai mille preparativi in vista del colloquio fissato per quel pomeriggio, alle 16:00. Esattamente 15 giorni prima aveva ricevuto  una e-mail, inaspettata, da parte del direttore tecnico della multinazionale a cui faceva il filo ancor prima di ottenere la laurea. Quattro anni di corte spietata, durante i quali aveva conseguito due master, di cui uno in Germania, e ottenuto due contratti a tempo determinato in aziende minori e quasi sconosciute.

“Gentile Dottoressa, la nostra azienda attualmente è alla ricerca di un ruolo di alta responsabilità in area tecnica. Vorremmo richiederLe la disponibilità per un primo colloquio, per valutare la Sua candidatura”… e così via.

Tra le formalità iniziali e finali, le lettere “elle” e “esse” in maiuscolo e le informazioni di contatto dell’autore della e-mail, questo messaggio si configurava come una fessura luminosa di quel grande portone ammirato con occhi pieni di speranza da sempre.

Chiaramente, dopo un attimo di esaltazione iniziale, si era ritrovata ricurva sulla sua scrivania per organizzare il da farsi in modo da risultare impeccabile per il grande evento. A partire dal conseguimento della sua laurea in Ingegneria aveva accumulato un copioso insieme di richieste di candidature, colloqui e svariati “no” e “le faremo sapere” tra innumerevoli silenzi, ma quasi sempre interfacciandosi con piccole e medie aziende, verso le quali le formalità sono praticamente messe al bando. Questa invece si configurava per lei come uno spartiacque tra la massima soddisfazione o il perenne sconforto e certamente meritava una preparazione meticolosa e un’attenzione maniacale a ogni aspetto e a tutte le potenziali sfumature.

Girovagando su internet, servendosi dei vari motori di ricerca e dei diversi social network, era riuscita a compilare una lista ben completa che potrebbe essere intitolata “Il piano strategico del perfetto candidato”. Il vestito nero, sufficientemente accollato e avvitato, che lasciava scoprire appena il ginocchio, le scarpe con tacco di altezza media per evitare di far sentire a  disagio lo scrutatore qualora madre natura non fosse stata particolarmente generosa con lui in fatto di altezza e collant neutri di colore e pesantezza occupavano la prima posizione. C’erano poi suggerimenti per il trucco: uno strato di matita nera sulle ciglia superiori, senza marcare la base dell’occhio per rifuggire da indesiderate sfumature scure, di certo  visivamente non piacevoli, un rossetto chiaro, non lucido, da ricontrollare un attimo prima di entrare in azienda, soprattutto negli angoli della bocca, uno strato discreto di blush sugli zigomi, e chiaramente un fondotinta abbinato al colore della pelle del collo che il vestito avrebbe lasciato scoperto.

foto novembre 3Al terzo posto si trovava la stretta di mano; ferma e decisa, secondo quell’idea che il primo impatto è determinante per la buona riuscita del colloquio. Si era anche ritrovata a fare dei test di prova, dai risultati poco illuminanti, chiedendo un giudizio, oggettivo e severo. Il papà: “troppo lenta la presa, e troppo lunga”. La mamma “credo possa andare, ma è preferibile che dia ascolto a tuo padre, ha più esperienza”. Le amiche, chi  per compassione, chi con intenti provocatori, chi in preda ad una lievissima gelosia, avevano commentato in maniera completamente differente. Si era anche impegnata per  ricercare tutte le possibili domande che lo scrutatore avrebbe potuto rivolgerle, trascritte a penna su un quaderno, in italiano e in inglese, con le corrispettive risposte, in parte scopiazzate dal web. Aveva trascorso l’ultima sera a ripassare il tutto, o meglio a ripetere mnemonicamente il copione redatto, insistendo su quel passaggio in merito alle sue esperienze, a suo parere l’asso nella manica, che chissà per quale motivo si rifiutava di essere immagazzinato nella memoria. Fortunatamente, non accadeva lo stessa con le definizione di successo, indicata dai siti specifici come la migliore per sfondare, lasciando di stucco l’interlocutore, nonostante non la comprendesse pienamente. “Ma se queste sono le indicazioni, tanto vale prendere per buono il suggerimento; del resto non saprei neanche dare una mia definizione”. Per poi trovare la giusta motivazione, mentre si avvicinava l’ora fissata per uscire di casa, si ripeteva tra sé e sé Ci sono la laurea, i master e i passati lavori, ma ciò non rende una qualsiasi donna una donna in carriera. Determinazione, sorriso non troppo marcato, mani e gambe impassibili, testa alta, voce ferma e chiara… questo sì che identifica un professionista di successo!”

Era pronta: navigatore già con l’impostazione dell’indirizzo da raggiungere, la pochette con i trucchi  per il ritocco finale, stilografica a effetto, curriculum stampato in bella copia insieme a tutti i certificati.

Ricevuta all’ingresso dell’azienda come un pezzo grosso, fu accompagnata in una grande stanza con al centro un tavolo ovale e sedie in pelle, dove dopo qualche minuto entrò il suo selezionatore, un baldo giovane sulla quarantina, fisico asciutto, impeccabile nell’abbigliamento, dagli occhi scuri, profondi e spietati. Dopo una stretta di mano che sembrò perfetta,  il colloquio prese inizio, confermando ogni suggerimento letto durante la fase preparatoria: ricevette ogni domanda di quelle scritte per le quali quindi c’erano risposte predefinite, pronte all’uso. Si ricordò anche del pezzo da lei ritenuto strategico, che tentò di pronunciare in maniera chiara e scandita. Ci fu soltanto un confronto imprevisto sui termini istintività e impulsività, che fu risolto in breve tempo.

foto novembre1Rimasero in quella stanza, chiusa da una porta scorrevole di vetro opaco, per più di un’ora. Al termine dell’incontro, dopo gli ultimi convenevoli e promesse di aggiornamenti nel minor tempo possibile, insieme ad un augurio di buona continuazione, ognuno tornò alla propria realtà. Quasi sul calar del giorno, lei risalì in auto, dopo una sbirciatina allo specchietto, con la curiosità di verificare se capelli e make-up avessero resistito al caldo eccessivo e alla pesantezza di quella stanza. “Niente male”, pensò, mentre accendeva il motore, accompagnata dalla voce del navigatore che l’avrebbe riportata a casa.

Il nostro recruiter, direttore tecnico, responsabile RH della sua area, sbrogliò le sue ultime faccende, prese il cappotto e scappò in quel localino al centro, dove era solito incontrarsi con amici e colleghi per l’usuale aperitivo del venerdì. Quando entrò, davanti al bancone, c’era il suo storico collega, di studi e di lavoro, e amichetto, sin dai tempi dell’infanzia, quando sguazzavano nella grande piscina di casa sua, con la mamma a loro completo servizio e il papà dedito agli affari e a spianare la strada al  suo pupillo.

“Ti vedo stanco, e forse un po’ incazzato, sbaglio?”, chiese Nicola. Lui confermò con un breve cenno di capo, mentre ordinava il solito. “Che palle! Di nuovo una perdita di tempo!. Entra una per un colloquio. Carina, niente di che, col solito vestitino sobrio visto e rivisto infinite volte. Credo ci siano negozi specializzati nella vendita di abiti neri per il primo colloquio, con la promozione paghi 2 prendi 3. Ma comunque. Un susseguirsi di frasi fatte e discorsoni ascoltati mille volte; flessibile, determinata, responsabile, propositiva ma in primis intraprendente, esattamente come tutte le altre. Dico io: se proprio vuoi costringermi ad ascoltare il solito copione, almeno scopri un po’ di coscia o lo spacchetto del seno, così da avere una piacevole distrazione ”. Nicola nel frattempo sorrideva tra i baffi, già testimone di sfoghi simili dell’amico, sapendo che come sempre due drink avrebbero cancellato ogni pena. “Credo avesse due master, ora non ricordo bene quali. La classica tipa che ti si sta tranquilla dietro la scrivania e che dice sì o no a comando, a seconda della situazione,  che la prendi e la sposti a piacimento; insomma, ottima per tappare i buchi e riempire le crepe. Almeno così sembrava. L’ho lasciata terminare, le ho dato qualche indicazione sul lavoro, sulle alte responsabilità del ruolo ricercato e a questo punto le ho chiesto di fornirmi indicazioni su aspettative in merito a contratto e remunerazione. La signorina mi informa che non accetterebbe mai un contratto di esperienza e uno stipendio al di sotto dei 1500 euro. Avrei voluto chiederle se voleva scegliere anche l’arredamento del suo ufficio, il tipo di legno della scrivania e già organizzarsi con la sua segretaria sull’ora in cui ricevere il caffè. Ma tu ti rendi conto? Queste qui fanno du’ master, co’ tanto di viaggetto in Europa pagato da papà, e ritornano con quell’aria arrogantella tanto fastidiosa sentendosi in diritto di dettare condizioni”. A questo punto sentì il bisogno di una pausa per sorseggiare il suo drink, dopo il brindisi con Nicola, che continuava a sorridersela.

rsz_marketing“Avrebbe dovuto entrare a testa bassa, baciando il pavimento su cui camminava, sentendosi fortunata perché uno dei direttori della maggior multinazionale presente in Italia decide di incontrarla; invece questa qui prima assume il ruolo da santarellina, con quella scollatura rotonda orribile, presentandosi come una versione scopiazzata da www.datemivipregolavoro.it, poi alza la cresta, con quel “non scendo sotto i 1500 euro”. Cara mia fanciulla, i master te so’ serviti per entrare e per sederti davanti a me, e pure per il caffè che t’ho offerto. Per di più, l’unica cosa che mi hai fatto vede’ so’ stati quei capelli piatti e solcati da una bella riga centrale… se ti chiamo per un ruolo importante di responsabilità, è chiaro che ti devo addestrare prima di darti, nel caso, 1500 euro”. A questo punto il primo drink era finito, ma il secondo era in arrivo.

“Senti Nicola, come si chiama quel pischelletto che abbiamo incontrato la settimana scorsa? Quello appena laureato, amico di tuo cugino?”.

“Ma chi Alessandro?”.

“ Sì, esatto. Ecco, poi dammi di nuovo il numero. Credo che sia perfetto. Almeno pure tuo cugino è contento! I master può farli con calma, semmai dopo qualche suggerimento strategico. Ma si potrebbe anche evitare; sto culto pei master, chi l’hai mai fatti, eppure… Firmerebbe in bianco anche in cambio di 600 euro per uno stage, credo che per poco più ci potrebbe promettere fedeltà a vita. In caso non accettasse o non dovesse mostrarsi all’altezza, ho tanti di quei cv di pischelletti come lui buttati nel cassetto della scrivania, un nome uscirà. Ma se dovesse andare tutto come previsto, ce lo portiamo qui, per l’ultimo colloquio. Certo, potrebbe nel frattempo presentarsi un’altra tizia, vestita di marrone, o di rosso, con scarpe comode, e dirmi ad esempio che il successo sia riuscire a comprare ogni anno una borsa di Luis Vuitton, vincere il premio Nobel per la pace o addirittura rubare il mio posto. Insomma, qualcuna che abbia le palle di fregarsene di ciò che si dovrebbe dire o fare. Allora, chissà, potrei anche rinunciare al pischelletto, o assumerlo per farle da portaborse. Ma tu ce credi veramente?”. Partì una risata condivisa finale tra gli ultimi sorsi che cancellavano ogni ricordo di quel venerdì.

Lei, intanto, era già tornata a casa, il vestito sistemato con cura nell’armadio, sempre sotto quel pesante cellofan, e chattava con la sua migliore amica. “Guarda, credo sia andato bene! Non ha fatto obiezioni, tutto è andato come previsto. Dovresti vedere l’azienda dentro poi!! Sarebbe un sogno! La posizione ricercata, in più, è perfetta per me, anche lui me lo ha confermato. Vabbé, non ci voglio pensare. Però sarebbe meraviglioso! Non ho neanche esagerato con la pretesa di stipendio, per cui credo di avere delle chance. Dai, inutile pensarci. Ti mando la buonanotte ché sono stanca. A domani ciccia”

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Eh, ahimè, mia cara Costanza! Hai toccato un altro tasto dolente che affligge da tempo i giovani di questo malmesso e mal funzionante paese. E di altri paesi. Lo hai fatto usando come sempre una maestria unica nel raccontare e nel descrivere. Tutto ciò che dici è terribilmente calzante con la realtà che ci circonda. Però una cosa lasciamela dire : il “pischello” di turno è solo quel damerino quarantenne figlio di papà che fa domande scontate, senza dubbio imparate a memoria dal copione che pure lui recita, solo che non si rende nemmeno conto di essere un recitante, una piccola comparsa, arrivata sullo scranno senza dubbio grazie al paparino facoltoso e dalle “importanti” conoscenze che gli ha spianato la strada col caterpillar E voleva pure originalità e sfrontatezza al posto della composta correttezza e delle competenze acquisite! E magari consolarsi l’ occhietto smorto e farlocco con lo spacchetto sulla coscia e lo scollo a V mordace! E che altro? Tanto austero lusso e compitezza austera nella sala di una disgraziata multinazionale per canzonare con un altro pischello la richiesta di 1500 euro a fronte di prestigiosi master ed esperienze lavorative conseguite! Sarà pure uno che è arrivato questo damerino dei miei stivali, ma è senza dubbio uno che non capisce niente del mondo che lo circonda, del lavoro, che non ha una sua idea su niente, praticamente un cretino. Servo di poteri sciagurati che strizzano le vite di molti, troppi giovani onesti, preparati, dignitosi, che a mamma e papà possono solo chiedere di essere ospitati ancora fra le ormai datate mura natie e un parere sul giusto modo di presentarsi ai colloqui di lavoro.
    Mah! Si sarà ben compreso che io non tengo più pazienza con le sgangheratezze, le furbate, le accozzaglie di lestofanti che uccidono il futuro dei giovani approfittandosi ora di una crisi che loro stessi hanno creato, mantenendola sempre viva e fresca per poter sborsare un’ iniqua elemosina a coloro che si degnano di reclutare nei loro templi inarrivabili. Hanno un concetto di persona e società che mi pare assai poco lontano dalla mentalità schiavista che credevamo aver perduto lungo il tragico cammino della storia. Vergogna! E ancora vergogna! Non ha limiti la loro vergogna! Ma questi pirati non conoscono il significato della parola né sanno rinvenire nelle magioni paterne il vocabolario per cercarne il significato: hai voglia! Quelle magioni “paterne” lì manco sanno cos’ è un vocabolario. Bei padri, degnissimi! Belle madri, … : ometto l’ aggettivo per costumatezza.
    No che non ci si deve avvilire di fronte a soggetti e situazioni di tal fatta. Capisco che il lavoro è fondamentale, ma lo è ancor di più la dignità, la consapevolezza del proprio valore come persona e del proprio valere come lavoratore.
    Sono loro che non sanno cosa sia il valore e il valere. Sono i soliti, miserabili parvenus.
    Ci son sempre stati, c’ erano anche ai miei tempi, solo che allora, considerato che l’ orizzonte del lavoro c’era per tutti, erano proprio questi palloni gonfiati, arrivati dalla società peggiore, dalle raccomandazioni peggiori e più sporche, a salire sui troni in un battibaleno, a rompere l’ anima a chi sapeva lavorare per dieci, per invidia, per frustrazione, per un inconscio sentimento di fallimento che non li abbandona ancora. Mentecatti. Vuoti. Vermi.
    Andate avanti, andate fieri di voi, delle vostre fatiche, delle vostre attese, delle vostre cocenti delusioni. Il tempo non si ferma, la ruota gira. Anche per voi arriverà un tempo nuovo, diverso, anche se non so dirvi quando arrivera’ e come sarà quel tempo nuovo. Ora conta la vostra salute, la vostra forza d’ animo, la vostra lucidità, la vostra preziosa integrità, gli affetti che vi circondano, la stima, la comprensione e l’ affetto che vi portano anche coloro che sono lontani da voi, che non conoscono il vostro giovane volto, ma che sanno vedere e capire, statene certi, anche se non riescono ancora a ruotare con forza il timone della societa’ nella direzione giusta. Tutto passa e passerà anche questo vostro tempo difficile.
    So bene che non fa parte della vostra mentalità e della vostra acculturazione menar le mani, ma se dovreste per caso aver bisogno di un aiutino per tirare uno schiaffone ben assestato a qualche zuzzurellone gonfio d’ ignoranza dissimulata da severa sicumera o a qualche bambolona arrivata al colloquio ondeggiando sui tacchi a spillo, con la scollatura fino all’ ombelico, con lo spacco sulla coscia alla Belén Rodriguez suonatemi pure il campanello, ché io non mi sento fuori luogo né sbagliata a menar le mani con gentaglia che manco a pulire latrine pubbliche si potrebbe mandare: fan schifo più di esse.
    Non mi scuso per il linguaggio talvolta scurrile: di scurrile a ‘sto mondo c’ è solo la presenza di personaggi che non dovevano proprio nascere.

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    • COSTANZA

      Carissima Viviana, ti ringrazio immensamente per il tuo contributo e per l’apprezzamento mostrato. Purtroppo hai perfettamente ragione: si nascondono dietro a una crisi da loro stessa creata e da loro stessi mantenuta, vittime e carnefici in un gioco subdolo e massacrante. Il problema è che fanno leva sulla dignità. questa stessa dignità che tentano di distruggerci considerandoci al pari di merce, oggetti e soggetti di una società devota al consumismo estremo. Ormai sembra sia diventata una vendita al peggior offerente: costi altissimi di preparazione e vendita a prezzi stracciati. Ma è fondamentale il tuo monito: abbiamo lucidità, integrità, abbiamo grinta, pazienza, coraggio e conoscenza, abbiamo un valore, e spero davvero arriverà un giorno in cui si assisterà a un significativo cambio di rotta. Nel frattempo, in caso di necessità, suonerò il tuo campanello. Di nuovo grazie Viviana, grazie per la tua passione, per il tuo interessamento e per la coerenza che dimostri nei tuoi vari commenti.

      Rispondi
  2. tamaramussio

    Che dire? Crudelmente realista. Ognuno di noi si prepara e si propone per eventi o situazioni importanti i, in maniera diversa. Il problema è cosa ci si aspetta dall’altra parte! Anche qui in Inghilterra ci sono stati due colloqui che hanno dato lo stesso esito “troppo seria e poco entusiasta”.
    Alla fine, credo abbia vinto “il pischello” di turno.
    Complimenti per questa panoramica eccezionale, Costanza!
    :D

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    • Costanza

      Tamara cara, ti ringrazio prima di tutto. Purtroppo io ritengo che ci sia una sorta di confusione basilare, sicuramente voluta appositamente, che impedisce di creare un contatto realistico e potenzialmente “vincente” tra domanda e offerta, in tal caso. Di fatto, ad oggi, è diffusa l’idea che un’azienda, assumendo, mostri il suo animo compassionevole davanti alla debolezza di chi è alla ricerca di un’occupazione. Sbagliatissimo pensare che un copione pronto all’uso possa aver successo, ma è anche vero che molto spesso sono propri gli aspetti “formali” ad avere la meglio: del resto, anche le aziende si presentano al mondo difendendo la loro bella faccia, usando combinazioni diverse di stessi termini per far colpo. In fondo tutto si riduce a una questione economica, per cui “noi” siamo valutati principalmente come fonte di costo. Loro hanno in mano le redini del gioco, e sanno che dall’altra parte ci sarà sempre qualcuno disposto a lasciarsi manovrare. Non perdere mai la speranza, e ogni volta avrai un colloquio entra fiera di te e non permettere mai che un giudizio negativo possa impattare negativamente sulla tua fiducia in te stessa.

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