Non chiamatemi vigliacca!

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brexit5A pochi mesi di distanza dall’esito del Brexit le polemiche non si sono fatte attendere. Sin da subito ha preso il via il “gioco delle colpe“. Somiglia al famoso “gioco del silenzio” che si faceva alle scuole elementari: scrivo sulla lavagna chi mi sta antipatico. Anche in questo caso il metodo è lo stesso: scarico la colpa su chi voglio mettere alla gogna. Qualcuno ha dato la colpa ai votanti “anziani”, qualcuno ad una falsa campagna Pro-Leave, altri al fatto che l’Inghilterra si senta “migliore del resto d’Europa”. Oltre ai vari attacchi da una parte e dall’altra, è sorto poi il problema degli stranieri presenti sul territorio britannico, studenti, lavoratori, aspiranti cercatori di lavoro, expat che cercano un futuro in un Paese che vuole dire addio all’Europa. Anche dall’Italia non sono mancate le sfuriate contro chi si è trasferito all’estero: “Vigliacchi, codardi, persone che non hanno a cuore il futuro dell’Italia” e chi più ne ha, più ne metta.
Eccomi qui! Io sono una di quelle persone. Sono una di quelle migliaia di persone che ha preferito abbandonare “la nave che affonda” e cercare riparo sulle navi altrui.
Egoista? Sicuramente. Opportunista? Può anche darsi. Ingrata? Probabilmente sì.
Vigliacca? Assolutamente no!
Non si può chiamare “vigliacca” una persona che lascia la certezza della propria famiglia, con tutti i pro e i contro, per imbarcarsi in un avventura che potrebbe essere una vittoria o una sconfitta. Sono pochissime le persone che partono con un contratto già firmato o che possono permettersi di andare a colpo sicuro in un Paese straniero. Eppure, per quanto questo fenomeno sia diffuso, per quanto molti italiani “vorrebbero” lasciare l’Italia perchè non consente di guardare al futuro; trovo esilarante la ferocia con cui chi è rimasto attacca chi se n’è andato.
job-meetingHPAssolutamente “lovely” (inteso in senso ironico) confrontarsi con persone che, fino a un paio di mesi prima, avevano sostenuto di voler abbandonare l’Italia ed ora, di fronte a fatto compiuto, ti guardano come un traditore, un egoista infame che non vuole condividere le sofferenze del suo stesso Paese.
Oltre a ciò, è meraviglioso scoprire quanto limitato e autodistruttivo sia il ragionamento di alcuni giovani che, pur essendo frutto della scuola dell’obbligo, hanno “appreso ed espulso” immediatamente alcuni principi base del vivere in una società. Mi spiego meglio. In un breve discorso in cui mi viene chiesto “Come me la cavo in UK”, alla mia risposta “Non è facile ma ce la sto mettendo tutta.”, il mio interlocutore con tono sconvolto replica: “Perché sei ancora lì?”. Questo è esattamente l’atteggiamento che la maggior parte delle popolazioni del Nord Europa vede in quelle del Sud: pretendiamo tutto e subito. Non vi sembra già sentita questa storia? A me sì, mi ci metto pure io nel novero di chi lo diceva riferito a chi sta più a sud di noi. La cosa ancora più divertente è che, nemmeno nella mia piccola realtà, sono riuscita a distruggere questa immagine utopica della “fuga all’estero”. Ho provato e riprovato a spiegare che non ci sono recruiters e direttori di banche al gate dell’aeroporto con contratti da mille mila sterline all’anno, pronti solo per farceli firmare. Ho provato a far ragionare, dicendo che, lo stesso impegno che ci vuole in Italia per trovare un misero lavoro pagato 3,00 euro all’ora, con orari immondi, ce lo si mette per trovare un semplice e decentemente pagato, lavoro in fabbrica con tutte le tutele e le garanzie del caso. Niente. Avessi provato a spiegarlo ad un Merlo indiano forse mi avrebbe risposto con più logica.
uomo che parla dal pulpitoOvviamente non è finita! Mentre in UK i due schieramenti (Leave e Remain) proseguivano negli scontri mediatici, dall’estero si preannunciava una sorta di “Apocalisse economica” che avrebbe trascinato l’Inghilterra in un baratro insieme a tutto il resto d’Europa. Persone che non hanno mai prestato orecchio a quanto si diceva riguardo all’uscita dell’Inghilterra dall’UE, che diventano magicamente economisti, storici politici, esperti del Wellfare europeo, difensori dei poveri cittadini stranieri “ostaggio” in UK. Io ero qui, stavo lavorando con persone straniere come me e con inglesi. Non ci sono state retate per catturare e deportare, nessun insulto razzista, nessun cambio di atteggiamento. Eppure, al mio rientro in Italia, qualcuno ha voluto provare a spiegarmi cosa stesse succedendo in UK, senza averci mai messo piede. Meraviglioso!
In mezzo a tutti questi discorsi, che alla fine restano solo parole che devono ancora essere confermate o smentite dai fatti, io percepisco ancora il peso delle parole di fantomatici giornalisti, che indicano ancora i giovani come i responsabili del proprio “mal di vivere”. Non mi sono trasferita in UK per dimenticare completamente casa mia, non ho dimenticato di leggere gli articoli, seguire i servizi o interessarmi a quanto succede in Italia. Vedo e seguo ancora le bufale e le false compagnie che offrono lavori che non esistono.
Se fossi una vigliacca, non starei scrivendo questo articolo. Se fossi una vigliacca ignorerei tutto ciò che riguarda l’Italia. Se fossi una vigliacca racconterei un bel po’ di frottole, spiegando quanto sia “fico” e “super pagato” il mio lavoro in un ufficio di Londra. Magari mi inventerei pure un quartiere, sperando che esista sulla cartina o di non trovare mai qualcuno che conosce veramente Londra. Invece me ne sto su un divano, condividendo l’appartamento con due coinquilini che cercano di tenermi su di morale quando le agenzie del lavoro non mi chiamano, oppure incoraggiandomi a mandare continuamente curricula per ottenere un “permanent contract” per restare qui. Perché, alla fine, questi stronzi inglesi, un po’ sarebbero dispiaciuti se me ne andassi.
Non è tutto così facile come sembra. Avrei potuto raccontarvi una bella favola, ma non l’ho fatto. Per questo motivo, non sono una vigliacca.

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Alessio Di Michele

    A chi le dice “vigliacca”, lei può tranquillamente rispondere “servo, suddito, schiavo”, semplicemente perché rimane qui, e questo INDIPENDENTEMENTE dal reddito, perché, se si ha un minimo di coscienza civica, questo paese fa schifo anche se si portano a casa € 8.000 netti al mese.

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