La ragazza del treno al cinema: nemmeno Emily Blunt rende indimenticabile questo viaggio

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La ragazza del treno, trasposizione cinematografica del romanzo bestseller di Paula Hawkins, approda nelle sale cinematografiche con una protagonista d’eccezione e un regista meritevole come Tate Taylor (The Help). La storia, che io già conoscevo, avendo letto il romanzo, non si distacca dalla trama del libro e presenta uno svolgimento che si basa principalmente sull’atmosfera ingrigita, sul concetto di tempo sospeso e sull’inquietudine di fondo che abbraccia la protagonista e le donne che sono inevitabilmente legate ad essa.
L’interpretazione di Emily Blunt nel ruolo principale è il fiore all’occhiello di questo film che guadagna dell’aria disastrata, svagata, sofferente e profondamente segnata della Blunt che possiede una fisicità perfetta per interpretare un personaggio come Rachel: donna alle prese con un divorzio e rovinosamente alcolizzata.

E’ una donna che ogni giorno prende un treno dal quale guarda il mondo. Le piace osservare le case, i luoghi e soprattutto le persone. Ha una sorta di appuntamenti quotidiani che inevitabilmente la portano a spiare nelle case degli sconosciuti e a scoprire particolari delle loro vite che dovrebbero restare assolutamente personali. Rachel li spia, spia le vite degli altri perché la sua è un vero e proprio disastro. E’ una donna in piena crisi, ferita, distrutta dall’amore che l’ha tradita e con una voglia insana di vivere qualcosa che non le appartiene. In modo particolare, infatti, è proiettata verso una coppia che le appare felice, affiatata, tutto quello che lei ormai ha perso. E’ proprio a proposito di loro che la trama subisce un colpo ben assestato e inizia in modo torbido e lento uno strana indagine che vede Rachel protagonista e altre due donne.girl-on-the-train-emily-blunt-1

E’ tutta una questione di sguardi, di parole, di segreti che si mescolano a scene inquietanti, dove la sessualità, il tradimento, le scelte e le vendette s’intersecano per dare vita ad una storia che ancora una volta, come era accaduto per il libro, non mi ha appassionato.
Nonostante Emily Blunt, il suo volto malato, provato, la sua interpretazione stonata del personaggio, perché Rachel è stonata in quanto apparentemente deviata e capace soprattutto di deviare, il film manca di vera suspense e di coinvolgimento.

L’ambientazione che nel romanzo è Londra, è stata spostata a New York con una serie di scene che mettono in evidenza molto bene il clima che si respira nel romanzo, a metà tra il detto e non detto, con una costante sensazione di sospensione.  Lo sguardo di Rachel è uno sguardo morboso, quasi perverso, intento a carpire segreti, dettagli che non dovrebbero appartenergli e questo è un aspetto che certamente colpisce il lettore e ne avvantaggia la curiosità. Inoltre stiamo parlando di un thriller psicologico concentrato principalmente sull’aspetto della non credibilità.

Locandina La ragazza del treno - filmInfatti, tutto ciò che vediamo, lo vediamo attraverso gli occhi di Rachel, e lo valutiamo basandoci sui suoi pensieri. Ma la donna non è un testimone attendibile, è pur sempre un’alcolizzata e ha uno strano sentimento all’interno che la anima in modo distorto e apparentemente poco funzionale.
In altre parole la vera bellezza del film come del libro dovrebbe essere proprio l’aspetto psicologico, quel gioco di vedo-non vedo creato dalla possibilità di credere o meno a quello che ci viene fornito. Ma la frequenza di flashback e di intrecci narrativi, portano il lettore a sentire più che coinvolgimento, fin troppa confusione. Per un thriller psicologico non capire esattamente cosa succede, può essere un fattore positivo e capace di rendere ancora più piacevole la fruizione della storia ma se questa incomprensione si trasforma in confusione, le cose si fanno decisamente complicate.

La ragazza del treno indugia principalmente sull’aspetto femminile della vicenda, perché i personaggi principali sono tutti donne. Ma donna diverse, particolari, donne che si trascinano dietro sogni ed incubi. Rispetto al romanzo, questo aspetto mi ha colpito molto di più. E’ come se la trasposizione cinematografica rendesse la sofferenza ancora più evidente e anche la compenetrazione in qualche modo, ancora più accettabile e a volte persino necessaria.

Un film che non è stato accolto nel migliore dei modi e che molti hanno considerato decisamente inferiore rispetto al grande successo raggiunto dal romanzo. Per quanto mi riguarda, entrambi sono passati inosservati e nemmeno il cinema con l’aiuto delle scene visive, delle atmosfere e dei suoni ma soprattutto degli attori di calibro comesono riusciti a farmi amare questa storia che continua a peccare di sostanza, di mordente, di emozione, di pathos, incapace di catturare come ogni storia che gioca con la mente, dovrebbe fare. Senza sconti e senza scuse.

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