La grande magia del piccolo “Kubo e la spada magica”

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Una storia che ha radici nella tradizione popolare giapponese che apre a una grande tristezza e a una ancora più grande fiducia nel futuro. Kubo si eleva sopra la media della sovraffolata offerta di film di animazione, un da vedere assolutamente, anche senza bambini al seguito.

Titolo: “Kubo e la spada magica” (Kubo and the two strings)

kubo poster

Kubo, la tua storia ti guarda, ora devi guardarla anche tu

Regia: Travis Knight
Sceneggiatura: Marc Haimes, Chris Butler
Casa di produzione: Laika Entertainment
Paese: Stati Uniti
Genere: Fantastico, avventura, racconto di formazione

Voci originali:
Art Parkinson: Kubo
Charlize Theron: Madre / Scimmia
Matthew McConaughey: Scarabeo / Hanzo
Brenda Vaccaro: Kameyo
Ralph Fiennes: Raiden
Rooney Mara: le sorelle

Consigliato a: a chi cerca emozioni reali e immagini fantastiche
Sconsigliato a: a chi preferisce affidarsi alla tecnologia, a chi vuole cancellare il passato o rimanerci incatenato

Il magico set di Kubo, è già un capolavoro

Il magico set di Kubo è già un capolavoro

Una madre fugge in barca cercando di proteggere il figlio neonato, è travolta dalle onde, ma si salva ritrovandosi su una spiaggia accanto al piccolo. Il  bambino, Kubo, crescendo si occupa della madre malata e malinconica. Vivono in una grotta e Kubo procura da vivere per sé e per la madre facendo il cantastorie nel paese vicino facendo volare origami al suono della sua shamisen  magica. Le storie che racconta sono sempre senza un finale, così come a noi inizialmente non viene raccontato il passato di Kubo. Sappiamo che la madre ha avuto a che fare con la magia e che il nonno ha rubato un occhio a Kubo e che Kubo non può stare fuori dopo il tramonto, altrimenti il nonno verrà a portargli via anche l’altro occhio per farlo piombare nelle tenebre.

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Qualcosa che arriva dal passato, che ci conosce e ci spaventa

“Kubo e la spada magica” è innanzitutto uno spettacolo visivo grazie a una tecnica raffinatissima che coniuga alla perfezione stop motion (i pupazzetti che si muovono) e cgi (la grafica digitale) creando immagini riescono ad avere insieme realismo e calore.

Le immagini buie e cupe del salvataggio della madre e dello scontro con le zie streghe creano da subito una tensione e un alone di malinconia che pervade tutto il racconto. Le scene colorate dagli origami che prendono vita al tocco delle corde della chitarra di Kubo (le due stringe del titolo originale) e i battibecchi tra gli aiutanti Scimmia e Scarabeo bilanciano il tutto con momenti di pura bellezza e una giusta dose di ironia.

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Bisogna attraversare gelo e macerie, ma con gli aiutanti giusti ce la si può fare

La parte centrale del film è il classico racconto con l’eroe allontanato dalla città che deve affrontare sfide sempre più probanti per rimettere le cose a posto. Non mancano la ricerca di oggetti magici, gli aiutanti, gli animali parlanti, le streghe, i mostri e un cattivo potente e minaccioso. Il viaggio dell’eroe arriva a un finale che non delude e raccoglie quanto seminato in 101 minuti di racconto intensissimo.

Non si tratta solo del solito percorso di formazione che un ragazzino deve affrontare, ma vengono toccati con le giuste corde temi profondi come l’elaborazione del lutto e la necessità del recupero dei ricordi come forza per superare il presente e guardare con consapevolezza il futuro. Un film che per profondità e bellezza delle immagini si distingue e si eleva dal panorama medio dell’abbondante offerta di cinema di animazione e che merita di essere visto con o senza bambini al seguito.

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