Il rimedio “naturale” per convivere serenamente con l’insonnia

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Si legge troppo spesso il termine “combattere” e si pensa troppo spesso a lottare, anziché a crogiolarsi in una situazione di impasse. Eppure, a volte, crogiolarsi nell’indistinto può essere la vera vittoria. Disse Confucio: “Quando si è in un pasticcio, tanto vale goderne il sapore”!

soffioneSiamo tutti perfettamente consapevoli che nulla dura in eterno, né un momento di felicità né, tanto meno, uno di tristezza, dolore o noia. Sembra, però, che mentre il momento di felicità debba essere assecondato, sempre e comunque, quello di tristezza, dolore o noia, invece, debba essere invariabilmente contrastato. Istinto o costrutto sociale? Fiorella Mannoia, addirittura, intitola il suo ultimo singolo “Combattente” e canta così: “… chi non lotta per qualcosa ha già comunque perso… “.

combattereCi avete mai fatto caso? La nostra vita, anche quando va tutto bene, è scandita dai combattimenti: si parte di primo mattino, lottando con le lenzuola per uscire dal letto, con la bilancia per aggiudicarsi un etto in meno o con il desiderio perpetuo di fare una colazione proibita. Poco dopo si combatte con il filo interdentale, la pelle a buccia d’arancia, la stanchezza, il sudore, i peli superflui, e poi –logica conseguenza- con l’ansia e lo stress. Ad un livello superiore, naturalmente, ci sono i combattimenti cosmici, quelli che coinvolgono tutti i popoli, ovvero, le guerre, il terrorismo, l’inquinamento, la fame, le malattie… Ma torniamo alle insignificanti quisquilie quotidiane, che alla fine, sono quelle che incidono, di norma, sulla nostra routine.

Domanda: combattere, è in ogni caso la scelta più giusta o semplicemente quella migliore? Mi pongo questo interrogativo da combattente nata e da donna ancora relativamente giovane per non avere in sé la saggezza e la comprensione che regala il tempo. E poi, quanto spazio, energia e fatica richiede la lotta? la possibilità di raggiungere un determinato obiettivo è davvero sempre reale? e se, invece, fosse frutto di un’illusione che consente di dare un senso alla lotta stessa? e quando non viene raggiunto il goal –oggi si dice così- che cosa succede? il mondo si disintegra, oppure continua a “girare” come di consueto, nonostante il disappunto del lottatore di turno? Vale la pena logorarsi in una battaglia continua per sconfiggere mostri, a volte solo immaginari, anziché concedersi, saltuariamente, la pausa che offre l’inerzia di un momento delicato? Ricordate? Tutto è temporaneo, tutto passa, tutto finisce.

insonniaPer esempio, parliamo dell’insonnia. Siamo bombardati su ogni fronte da ricette per “combattere” l’insonnia ed i rimedi naturali, come tisane, oli essenziali e bagni sedativi, tanto per citarne alcuni, sono in cima alla lista. Capita spesso, però, che dopo aver sperimentato invano i rimedi naturali, il popolo degli insonni opti per quelli chimici. Dunque, la lotta continua, anche se il risultato è sempre lo stesso: quando va bene, si dorme un po’ di più, mentre quando va male, invece, non si dorme affatto! E intanto, le energie fisiche, quelle mentali ed economiche vengono sprecate inutilmente. Sì, perché tisane, corsi di yoga, benzodiazepine… costano cari! Eppure, lo dicono anche gli esperti: “mai fare attività fisica alla sera, prima di andare a letto. Può compromettere il sonno notturno”. Allora, mi domando, che senso ha combattere l’insonnia, visto che il combattere, a mio parere, implica necessariamente un’attività fisica?!

E se, invece, anziché combattere provassimo ad assecondare il nemico? A volte, siamo pur costretti a convivere con familiari sgraditi, dolori articolari e pensieri scomodi, mettendo necessariamente da parte la voglia di lottare. Perché non farlo anche con l’insonnia?

notteHo combattuto per anni e combatto tuttora contro demoni più o meno reali. Nei confronti dell’insonnia, però, da qualche tempo, ho deciso di smettere, tanto, vince sempre lei -fatta eccezione per qualche sporadico istante di distrazione-! Ora non la temo più, anzi, a volte l’aspetto con ansia, (forse è quella che non mi fa dormire!). E’ una buona compagna. Silenziosa, anche se dirompente, e sempre disposta ad ascoltare. A dir la verità, nelle giornate tristi, mi piacerebbe riuscire a chiudere il collegamento con il mondo, almeno per un po’, come fanno certe mie amiche e quasi tutti gli uomini che conosco. Forse, però, ho paura di cadere nell’oblio che regala la remissività del dormire e non sono affatto sicura di volerlo fare. In fondo, vivere da sveglia mi piace!

Ad ogni modo, la convivenza con l’insonnia non è mai semplice, soprattutto per chi ha famiglia e per chi vive in un appartamento, situazioni, queste, nelle quali muoversi per casa con passi felpati e soffocare le imprecazioni diventa un imperativo. Se, infatti, il buon senso è auspicabile e l’educazione, ormai optional di lusso, il rispetto è d’obbligo. Nonostante tutto, però, c’è un rimedio “naturale”, nel senso di spontaneo, che può rendere quelle ore notturne, spesso deprecate, speciali, tanto per chi è single o genitore in villetta, quanto per chi è single o genitore in condominio!

Messi da parte i rimedi naturali e i consigli della nonna –acqua e zucchero, latte e miele, camomilla, borsa dell’acqua calda… – l’unico rimedio, realmente efficace, per convivere orgogliosi con l’insonnia è lo stesso che serve per combatterla, ovvero, quello di non addormentarsi! Già, proprio così, per una convivenza attiva, cioè utile, bisogna essere svegli. D’altronde, “essere svegli” non è forse la regola aurea per riuscire a cavarsela in ogni situazione della vita?!

orologiMi spiego: penso che un insonne sia comunque una persona fortunata. Ha la possibilità, infatti, di vivere da sveglio -in pigiama, senza trucco, spettinato, con la barba sfatta, con l’alito pesante- molte ore in più rispetto ad un uomo qualunque. Ciò vuol dire, più tempo per riflettere, organizzare, “sognare”, disegnare, scrivere, leggere, cucinare, stirare, spolverare, mettere ordine… insomma, per fare tutte quelle cose per le quali, durante il giorno, non c’è mai tempo, con il vantaggio, inoltre, di poter sfuggire a sguardi indiscreti e a giudizi estemporanei!

Non solo, ma si è detto più volte che tutto passa, di conseguenza, passano anche le noiose e inevitabili conseguenze di una notte in bianco, ovvero, il bruciore agli occhi, il senso di nausea, la cefalea… tutto passa e siamo daccapo! “naturalmente” portati a combattere per qualcosa! Inutile negarlo, pure l’insonne più creativo e indipendente, una volta riemerso dagli abissi della notte nella società contemporanea –disarmante e schizofrenica- si trova “costretto”, come tutti, a combattere con le quisquilie di una quotidianità ampiamente condivisa: bilancia, specchio, abiti, corpo, coscienza, cibo…

relaxAllora, caro popolo degli insonni, almeno di notte, prendiamoci una pausa… smettiamo di combattere e godiamoci l’anonimato e la libertà della notte. Doni speciali recapitati da uno spazio temporale che è solo nostro. Lontano da occhi avidi, orecchie impiccione e bocche, spesso, troppo generose!

 

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

Cosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    L’ insonnia è una spiacevole compagnia, poco da dire! Non riesco tuttavia a vedermi girar su e giu’ per casa a spolverare ninnoli : e se un innocuo ninnoletto cadendo mi va a svegliare il trombone che ha la camera proprio sotto la mia sala? Guarda tu come ti vanno a costruire i moderni condomini pieni di moderna e civilissima gente che sbraita e riempie condominio e strade viciniori di orrende musiche tonanti a tutte le ore, ma guai se un sottile ago da seta cade sopra la sua testa di notte: viene a suonar campanelli, batter pugni sulla porta e nessuno osa mandarlo educatamente dove merita nel timore che si possa replicare il misterioso fatto di Erba. Non riesco a vedermi spignattare in cucina : appena letto, no?che non è propriamente educato rumoreggiare con padelle e stoviglie facendo incavolare mezzo condominio, che non brilla certo per insonorizzazione degli ambienti. E poi me la mangio io la sbobba, o la lascio per colazione e pranzo al marito che ha protestato infinite volte non “percependomi” nel letto coniugale, stimolandomi a farla finita con notturne letto- scritture che nessuno legge e recarmi da un qualche straccio di vendipasticche antinsonnia?Dopo averne girati a bizzeffe ho concluso che le uniche pasticche che mi fanno un po’ di effetto sul fisico sono quelle contro la stitichezza.
    Scribacchio se son desta, questo sì, il più delle volte. Oppure leggo. Tengo accesa la tivù solo in video, tanto per sentirmi in buona compagnia: e chi l’ avrebbe mai detto che ci son
    tanti a riempire le notti degli insonni con notiziari, rubriche d’ attualità e perfino di cultura? Peccato che io non possa sopportare nemmeno gli auricolari con la mia pelle perennemente irritabile!
    Penso spesso di notte a mia nonna che soffriva di insonnia grave: dormiva si e no due ore a notte. E che faceva per ingannare il tempo delle pecore da contare? Delle riflessioni profonde, del leggere, dello scrivere, del disegnare, del sognare a occhi purtroppo ben aperti, del ramazzare lievemente con piumini aerei, dello stirare setine mobide che non richiedano l’ uso dello spray inamidante? La mia camera nella magione paterna era pur distante dalla camera di mia nonna, eppure la sentivo bisbigliare molto a lungo. Che diceva mai tutta sola , mia nonna? Solo da ragazza compresi, trovando il suo rosario sotto al suo cuscino che la nonna pregava, e pregava di cuore statene certi, perché solo allora compresi cosa ci facessero quegli strani , piccoli bicchierini pieni a metà di olio con uno strano stoppino al centro sul ripiano della sua antica e bella cassettiera profumata di lavanda. I lumini casalinghi illuminavano durante le sue notti insonni le foto antiche, ma non sbiadite, di tutti i suoi morti: il figlio di otto anni morto subito dopo un’ operazione, il fratellino bruciato vivo durante una festa epifanica, una giovanissima sorella che aveva faticato immensamente a vivere perche era nata prematura una settimana dopo la morte del fratellino che urlò lo strazio della sua orribile agonia fino all’ ultimo respiro a casa sua accanto a sua madre incinta perché all’ epoca i figli dei poveri non potevano essere portati a morire in ospedale, la foto della straziata madre che s’ era portata silente il cancro al seno nella tomba senza nulla dire a nessuno, il padre austero, il marito che l’ aveva sposata in terze nozze poiche’ le sue due prime spose eran morte coi figlioletti nel micidiale post partum dei tempi passati.
    La nonna s’ alzava sul finir della notte e, dopo aver spento tutti i suoi lumini e poggiato il bel rosario d’ ulivo sotto il cuscino, scendeva al pian terreno della grande casa, usciva a pulire il canile dei cani da caccia di mio padre, li nutriva riscaldando la loro zuppa preparata la sera innanzi, provvedeva alla pulizia del pollaio e a liberare sulla piccola aia recintata le gallinelle che si ostinava ad allevare, ne raccoglieva le calde uova, zittiva il galletto impertinente che pretendeva di svegliare tutta la borgata. Poi la nonna rientrava in casa per preparare il caffè caldo e profumato per tutti con la sua inseparabile ” napoletana” e metteva a scaldare il latte per i più piccoli ai quali preparava un tavolino con le grandi scodelle di ceramica candida, l’ immancabile e innocuo caffè ” Ecco” e il barattolo di alluminio tirato a lucido dello zucchero.
    Nelle mie ” moderne” , monotone, angosciose notti insonni mi chiedo spesso quale sia la differenza tra me e mia nonna che non sentiva certo bisogno di tisane, benzodiazepine, tivù mute, libri, tablet sogni impossibili. Alle volte mi par di udire una vocina sottile provenire dal fondo della mia anima che mi redarguisce: ” Perché sprecare così il tuo tempo? Di giorno si deve essere d’ aiuto ai vivi se vuoi esser d’ aiuto a te stessa. Di notte si deve essere d’ aiuto ai morti, pregando per la pace e la luce in cui vogliamo immaginarli, pregandoli di aiutarci a non rancorizzare per la loro mancanza, pregandoli di aiutarci ad aiutare chi anche loro amano. E se proprio non vuoi pregare, ci sono tanti bambini e vecchi da vegliare e consolare negli ospedali, tanti profughi cui portar vivande calde, coperte, un sorriso, tante donne cui portare conforto e indumenti nelle case- famiglia in cui son confinate a causa di molestatori che la legge non riesce a fermare, tanti poveri, derelitti, che dormono nella stazione ferroviaria e in quella dei bus. Perché non lasci perdere i tablet, la comoda coperta in cui t’ avvolgi, il soffice divano, la calda cucina dove pilucchi dolcetti stupidamente dietetici, le ciabattine confortevoli e silenti come le zampette dei gatti che hai cresciuto fino a ieri per ventitré anni e che ti tenevano compagnia finché cedevi al sonno? C’ è tutto un mondo di disperazione oltre queste tue inviolabili mura. Smettila di fare la bambina caduta dalla sella. Vestiti. Raccogli dalla tua casa ciò che serve a chi soffre e vai incontro a loro! Non ti basta ancora la tua sofferenza? Perché non lenire quella altrui? Chi sei per pensare che tu soffri più di tutti? Alzati e cammina, come dice il Cristo cui hai chiesto tanti miracoli! Forse pensi che Lui non abbia nulla da chiedere a te? Passi le tue notti come una pelandrona borghese ottocentesca intrisa di mali immaginari, di ipocondria, di ripieghi vuoti e inutili a tutti”

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