Il percorso del nostro domani

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“Siamo arrivati al punto che… ” si dice spesso.
Ché ogni tanto si fa un po’ il punto, cercando di paragonare un prima con un adesso.

E in genere si finisce per trarre conclusioni che fanno solo cascare le braccia.

Ebbene, siamo arrivati al punto che bastano pochi anni, in alcuni casi solo pochi mesi o settimane, di strisciante e continuo starnazzamento massmediale perché gli esseri umani facilmente si smarriscano, diventino inconsapevolmente persone diverse, dalla sera alla mattina si trovino a formulare opinioni, pronunciare pareri e persino riportare “fatti” differenti e tra loro inconciliabili, ogni volta giurando di averla pensata sempre così.
Basta veramente poco perché gli individui, sempre se abbia ancora senso utilizzare questo termine desueto e presupponente un confine o una membrana che permetta di racchiudere al proprio interno delle singolarità, di separarle e poter quindi “contare le teste”, dicevo, basta poco ormai perché gli “individui” diventino non più identificabili tramite proprie loro personali caratteristiche, ma siano unicamente enumerabili e caratterizzabili in funzione di una sempre variabile e dinamica fazione di “appartenenza”, che tale mai è poiché spesso non si sa nemmeno a chi si appartenga, in quale esercito ci si intruppi e quanto si rimanga ignoti e sconosciuti a chi queste bande crea, alimenta, ne si avvale e ne giova.

Salutiamo quasi con nostalgia le già a loro tempo inattuali e avvilenti, sanguinee contrapposizioni tra fascisti e comunisti, credenti e atei, ricchi e poveri… via, tutto spazzato via da un vento nuovo, una nuova forza di interazione che oggigiorno fa leva su denominatori più sofisticati, sfumati, temporanei, trasversali, ché star lì a far concentrare troppo la gente su un ideale e far loro riflettere troppo sul proprio oggettivo status quo stava francamente cominciando a rivelarsi controproducente e pericoloso, oltre che mortalmente seccante per tutti.
Petri

E stiamo quindi noi, commovente coacervo di micro-organismi minimamente vaganti nella nostra cara, unica, umida, amata piastra di Petri, in continua ricerca di luce e nutrienti, non differentemente dai nostri fratelli e cugini coltivati nelle decine di piastre adiacenti alla nostra, quotidianamente ad affacciarci alla nostra personale finestrella, a fiutare l’aria speranzosi in qualcosa di diverso, ad accogliere pieni di genuina curiosità a braccia aperte quali che siano nuovi, eccitanti, virtuali, certo, parliamo solo ormai di essenze immateriali e materialmente inesistenti, mode di separarci e modi di aggregarci, tramite i quali creare giocosamente sempre nuove combinazioni e imprevedibili, stimolanti permutazioni.
Così brownianamente vibriamo e ci agitiamo percorrendo faticosamente numerose lunghezze intorno al luogo geometrico della nostra insoddisfazione supponendo, necessariamente fiduciosi poiché privi di alcuna base reale, di star seguendo liberamente le nostre naturali inclinazioni; creiamo sentieri, inanelliamo loop a catena, andiamo e torniamo, lasciando dietro di noi una flebile traccia, una scia di scarti che verrà presto ricolmata e cancellata da nuovi nutrienti, coi quali si mischierà.

Con goffa ingordigia abbiamo nel tempo gradualmente inglobato nanoparticelle metalliche grattugiateci sul nostro segmento di rancio quotidiano, che ora, con naturalezza, incoscientemente ci polarizzano, obbedienti, alle variazioni del campo magnetico indotto dall’esterno, in modo che sia più facile e rilassante, per il bene nostro e della popolazione tutta, allinearci, marciare paralleli, formare ranghi, ringhiare in formazione, compatti e prevedibili e soprattutto farci evitare, sempre per il nostro bene, i luoghi proibiti, le pericolose zone al confine della piastra, che vengono regolarmente pulite con un cotton-fioc che poi finisce nella spazzatura.

parameciUn ippiphurra! a noi, quindi, che sotto abbacinanti luci diffuse e colorate ci esprimiamo con genuina spontaneità secondo i dettami del nostro semplice codice genetico sapientemente modificato nelle generazioni, preziosi oggetti di studio, trasparenti fornitori di dati, portatori di una sfida intellettuale superiore, fin quando, terminato l’esperimento, la nostra piastra non verrà prelevata, sciacquata nella soluzione pulente e messa in autoclave, in preparazione della prossima coltura.

Sapevamo che sarebbe successo. In alcuni rari momenti capitava che a qualcuno di noi, alzando lo sguardo dalla pappetta prontamente assimilabile, parvesse manifestamente di vedere una grande mano afferrare una delle piastre adiacenti e sostituirla con una nuova e pulita; questi pazzi non li abbiamo ascoltati, bensì spinti al margine e fatti ripulire, mentre ci teniamo ben stretti come facenti parte di una grande famiglia le varie, classi di prescelti predatori tra noi stessi generatisi, analizzando gli equilibri dei quali lo sperimentatore può comprendere quanto il nutrimento sia stato apprezzato e, per il nostro bene, migliorarcelo rendendolo ancora maggiormente appetibile.

E ora ippiphurra! per il nostro dio, che ora divinamente sbadiglierà, si sfilerà i guanti con uno schiocco, appenderà il camice dietro la porta, indosserà la sua giacca e se ne uscirà a mangiare una pizza fuori con la moglie, lasciandoci qui, fino al nostro radioso indomani, che vedrà la gloriosa installazione della nuova, fiammante e pulitissima nuova piastra, che, ignota, ci scruta dallo sportello dell’essiccatoio, liberi di creare spontaneamente nuove e interessantissime reazioni, sotto una nuova luce.Petripulite

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