Il gelsomino notturno: ecco il testo chiave del simbolismo pascoliano

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Il gelsomino notturno

E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso ai miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.

Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.

Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento…

È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

bookRipensando ai tempi della scuola, c’è una poesia che, più di tutte, si presenta come un concentrato di sensazioni che s’amalgamo fra loro con maestria, sebbene risultino in contrasto. Un insieme creato da ossimori e sinestesie, così come da personificazioni e metafore erotiche.
Ebbene sì, chi mai se lo sarebbe aspettato dal poeta del “fanciullino”, un simile componimento?

Il gelsomino notturno di Giovanni Pascoli (1855-1912) è stato pubblicato in un opuscolo “per nozze” nel luglio 1901, e poi incluso nei Canti di Castelvecchio del 1903 – con edizione definitiva postuma nel 1912. Il testo, composto da sei quartine di novenari a rima alternata, è quel che si dice un “madrigale”, ovvero una poesia dedicata all’amico Raffaele Briganti in occasione della sue nozze. Pascoli, che è solito ritrovare nella natura gli spunti per aprire un confronto col suo animo acuto e sensibile, mette in scena qui una vera e propria “cronaca in divenire”; egli è testimone della forza della vita sulla morte, e di quegli aspetti positivi derivati dal “prorompere” della natura, che annullano inevitabili invidie di per sé infeconde.

È nella notte che si creano atmosfere privilegiate. In essa, si aprono scenari che nel loro indagare i misteri della natura uniscono voci e suoni, misti a fragranze ed indefinibili fremiti, capaci di attirare il poeta, ma anche di infondere in lui un misto d’inquietudine. La memoria suadente, dei propri cari defunti, si mescola all’unione di due sposi e al germogliare di una nuova vita. La morte cede quindi il passo alla vita, in una lirica in cui l’autore coglie il palpitare delle piccole cose che fanno parte di tutto quel che ci circonda.

L’ora è tarda e tutto tace. Ma a questo silenzio degli uomini si contrappone un intero universo che brulica di vita, come quello delle “belle di notte”, fiori notturni che si aprono alla luna, e delle falene che prendono a volare. Una vita inizia, quando la consuetudine della vita invece cessa. La malinconia del poeta, che col sopraggiungere della notte si acuisce nel ricordo dei defunti, distrae la sua attenzione, per poi fissarsi su una casa che “là sola”, ancora “bisbiglia”.

Nei nidi, i piccoli dormono protetti dalle loro madri; quel “nido” visto come rifugio sicuro, e tema tanto caro al poeta. Un’ape s’attarda a completare il proprio lavoro; mentre la costellazione delle Pleiadi risplende nel cielo azzurro e il tremolio della sua luce emana un’immagine che appare come quella di una piccola chioccia, circondata dai suoi pulcini intenti a pigolare.

La notte estiva esala il profumo dei gelsomini portato dal vento, insieme a quello delle fragole mature. Il lume passa, su per la scala, e si spegne. La chiara allusione agli sposi, che si sono uniti nell’oscurità della loro stanza.

La sinestesia “l’odore di fragole rosse”, in cui il profumo che è una percezione olfattiva prorompe col suo colore rosso, allude al tema dell’attrazione e della tentazione sessuale. Rosso come il colore del sangue e di una sposa che perde la propria verginità. L’ape che si attarda e trova le celle occupate, potrebbe alludere al senso di curiosità del poeta per quel che sta accadendo, da cui egli è escluso.

È l’alba, finalmente, e Pascoli chiude la lirica con un ossimoro. È il momento del risveglio, mentre si chiudono i “petali un poco gualciti”. Nell’“urna molle e segreta” che rappresenta simbolicamente il grembo della madre, si dischiude una nuova vita. Un nuovo essere, capace di portare una diversa e sconosciuta felicità. Il miracolo della vita, che vince la morte, allontana quindi anche la malinconia e il ricordo di chi giace in questa condizione – quei “cari” di cui si parlava all’inizio.
Il gelsomino notturno è un’opera in cui la musicalità dei versi crea un’atmosfera suggestiva, in grado di sopravvivere nei secoli. La simbologia che vi ruota attorno, apre invece scenari indelebili nell’immaginario collettivo.

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