Gomorra 2, una stagione diversa

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Sulla seconda stagione di una serie TV fortunata graverà sempre il fardello di dover dimostrare di essere all’altezza della prima, se non addirittura migliore. E’ l’esosità degli spettatori – abituati evidentemente molto bene – a dar vita a questo esame continuo che si snoda episodio dopo episodio come se si trattasse di una competizione, in cui alla fine debba per forza di cose trionfare una stagione piuttosto che un’altra.

Titolo originale: Gomorragomorra 2 poster
Paese: Italia
Anno: 206
Genere: Drammatico
Stagioni: 2 Episodi: 12

Ideatore: Roberto Saviano
Regia: Stefano Sollima, Francesca Comencini, Claudio Cupellini

Interpreti:
Ciro di Marzio: Marco d’Amore
Gennaro Savastano: Salvatore Esposito
Pietro Savastano: Fortunato Cerlino
Imma Savastano: Maria Pia Calzone
Salvatore Conte: Marco Palvetti
Annalisa Magliocca: Cristina Donadio
Patrizia Santoro: Cristiana Dell’Anna

Prima tv Sky: 10 maggio 2016
Prima tv Rai: 7 gennaio 2016

Consigliato: chi ama il genere noir e a chi voglia farsi un’idea precisa delle dinamiche criminali
Sconsigliato: persone facilmente impressionabili e a chi si aspetta un personaggio positivo e/o un lieto fine.

Certo, il confronto fa parte della vita, ne è il sale, per cui ben venga; ma al tempo stesso la parametrazione non deve involgere in ossessione, altrimenti si corre il rischio di perdersi alcuni elementi narrativi affatto autonomi.

Don Pietro e Genny Savastano ai ferri corti

Don Pietro e Genny Savastano ai ferri corti

La seconda stagione di Gomorra, a detta di molti esperti – e a ragione – la migliore serie televisiva italiana di sempre e tra le migliori nel panorama mondiale, non è stata né migliore, né peggiore, né uguale alla prima. E’ stata semplicemente diversa. Pur naturalmente prendendo le mosse dal finale del 2014, vale a dire la fuga di don Pietro Savastano (Fortunato Cerlino) e il movimento del dito della mano di Genny Savastano (Salvatore Esposito), fin dai primi episodi della seconda stagione si è avuta la netta sensazione che la lente d’ingrandimento degli autori (Roberto Saviano, Ludovica Rampoldi, Stefano Bises, Leonardo Fasoli, Giovanni Bianconi) stavolta fosse orientata più che sulle dinamiche criminali in senso stretto – ovviamente, anche su quelle – sull’analisi introspettiva dei personaggi. Ed è proprio tale narrazione, a nostro avviso, a rappresentarne la cifra identitaria e a schermare Gomorra 2 dal seducente paragone con la prima stagione, che, invece, si proponeva l’obiettivo di spiegare cosa fanno i criminali, semplicemente.

Al centro dei dodici nuovi episodi trasmessi tra Maggio e Giugno da Sky (a gennaio 2017 verranno ritrasmessi dalla Rai) diretti da Stefano Sollima, Francesca Comencini, Claudio Cupellini e dalla new entry Claudio Giovannesi, ci sono i sentimenti. Già. Per quanto incongruo possa sembrare, anche il più malvagio dei criminali all’interno delle mura di casa diventa ‘normale’, cioè incline alle umane debolezze. Da un orientamento sessuale che poco si addice – nell’immaginario collettivo – ad un boss a una madre, Scianel (Cristina Donadio), iperprotettiva e con il vizio del gioco; da un’amicizia fraterna messa in crisi a delle vere e proprie tragedie familiari; dalla vanità consumistica alla paura della solitudine, passando anche per una timida comparsa del senso di colpa che prova a scalfire il granitico ancoraggio al potere e allo spargimento di sangue che ne consegue.

Gomorra 2, pur scontando qualche piccola forzatura nella sceneggiatura, mira, riuscendoci, a raccontare anche una sorta di “crisi valoriale” che si attaglia al mondo criminale: il ‘vecchio’ non ha più alcuna influenza sul ‘nuovo’. I tempi sono cambiati. Non esistono più riferimenti, si può passare indifferentemente da una ‘casacca’ all’altra favorendo quel consociativismo che evoca un po’ anche la realtà politica nazionale. Non c’è più posto per le questioni di ‘principio’, si può perdonare anche un tentato omicidio, se il perdono è funzionale alla salvaguardia dei propri interessi. Tale aspetto è rappresentato magistralmente dal tormentato rapporto tra don Pietro e Genny, il vecchio e il nuovo, appunto, con Genny che cercherà in tutti i modi di ottenere la fiducia del padre mettendolo al corrente del cambiamento dei tempi, e don Pietro, invece, indissolubilmente ancorato al suo ormai antico ‘sistema di valori’. Non si incontreranno mai.

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