“American Pastoral” e la sua sprecata trasposizione cinematografica

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Uno dei romanzi più acuti del Ventesimo secolo diventa uno dei film peggio concepiti del Ventunesimo quando ci mette mano Ewan McGregor alla sua prima volta dietro la macchina da presa, riadattando in modo scarno e snello il capolavoro di Philip Roth.  “American Pastoral” è un disastro, ma c’è dell’altro?

Titolo: “American Pastoral” (American Pastoral)09-locandina-pastorale americana
Regia: Ewan McGregor
Soggetto: Philip Roth (romanzo)
Sceneggiatura: John Romano
Paese: Stati Uniti
Genere: Drammatico

Interpreti:
Ewan McGregor: Seymour “Svedese” Levov
Jennifer Connelly: Dawn Dwyer Levov
Dakota Fanning: Merry Levov
Rupert Evans: Jerry Levov

Consigliato a: Urlatori, figli dei fiori, stupidi borghesi
Sconsigliato a: fan di Roth, estimatori di Roth, Philip Roth

La scrittura di Roth è notoriamente difficile da immortale sul grande schermo, anche per registi con anni di esperienza. James Schamus era andato benino quest’anno con la trasposizione di “Indignazione” (anche se purtroppo ancora non c’è una data d’uscita italiana), ma c’è da dire che l’ex capo della Focus Features ha trascorso anni ad occuparsi e a scrivere storie con una sensibilità simile e ha imparato a riconoscere il motivo per cui alcuni testi potrebbero essere o potrebbero non essere adatti per una trasposizione cinematografica.

Tuttavia chi ha creduto che fosse una buona idea adattare al grande pubblico “American Pastoral” non condivide la stessa intuizione. Tutta la prosa di Roth è densa e profondamente interna, ma questo intricato e frammentato opus sulle false speranze del Sogno americano potrebbe essere il “Tistram Shandy” di Roth. Può non essere non adattabile, ma la riduzione attuata da McGregor sul materiale d’origine fa capire che forse non era l’uomo giusto per questo lavoro.american-pastoral

Detto questo è facile capire perché ci ha provato. L’attore era molto allettato dal portare sullo schermo il personaggio di Seymour “lo Svedese” Levov e, dopo che il progetto è rimasto per anni nel purgatorio della fase di sviluppo, era chiaro che l’unico modo di partorire il film era fare da sé. Ciò rende la sua passione lodevole e il suo cast azzeccato.

L’eroe post-guerra di Newark, lo Svedese, era una bionda promessa sportiva al liceo, Re del ballo di fine anno, così popolare tanto da entrare ben presto nella tribù dei ricchi bianchi. Un dio locale, una creatura così perfetta che un solo suo commento detto per caso poteva influenzare il resto della vita del ricevente. E’ quello che succede a Nathan Zuckerman (narratore delle vicende ed alter-ego di Roth), un acclamato romanziere, scrittore part-time, ossessionato dalla figura dello Svedese da tutta la vita. Ma quando il quieto scrittore ritorna a Newark per l’anniversario della sua classe di liceo, ansioso di sentire le gloriose gesta che lo Svedese ha continuato a realizzare in sua assenza, si confronta con una realtà ben diversa: lo Svedese è morto e la sua vita è stata una merda.

Da qui si viene trascinati nell’ininterrotto fiume di flashback che straripa durante tutto il film, attraverso un’America in cui vedere significava ancora credere, la vita aveva apparentemente un senso e si presumeva che la società fosse un qualcosa di pulito. Lo Svedese, da poco sposato con Dawn Dwyer, così bella da formare insieme la coppia perfetta, aveva avuto una figlia, Merry, gustandosi una vita idilliaca ad Old Rimrock nel New Jersey. Tutto inizia ad incrinarsi quando Merry sviluppa una grave balbuzie, si fa carico dell’inquietudine nazional popolare pre Vietnam e viene accusata di aver dato fuoco a una pompa di benzina. Lo Svedese, come se fosse un Don Draper con una coscienza, viene smosso dagli eventi, in cerca di un’innocenza che forse non c’è mai stata.

american-pastoralLo sceneggiatore John Romano ha il donchisciottesco e singolare compito (non invidiabile) di trasporre il romanzo di Roth, ma probabilmente non si è inclinato abbastanza ai mulini a vento. “American Pastoral” avrebbe bisogno di una rielaborazione radicale per funzionare come un lungometraggio (forse il formato di base si presta più a una serie televisiva), ma Romano gioca sul sicuro e quindi sbaglia ad essere troppo selettivo. La sua fedeltà al materiale originale è asfissiante, lo script, il quale imita la scrittura di Roth, abbandona la sua fluidità; “l’inquadratura” di Zuckerman, un obiettivo fondamentale che è destinato a rivelarsi come uno specchio, è così appiccicato che intorbida la relazione tra la vita condotta dallo Svedese e quella che la società può aver previsto per lui. Romano accelera un secolo di disillusione americana per trovare alcune conclusioni profonde (“E’ così che sappiamo di essere vivi. Ci sbagliavamo”), ma queste particelle di verità sono spruzzate sul film come se fossero effetti sonori.

American-Pastoral-2016-movie-Still-1McGregor si nasconde dietro una maschera solcata dall’incredulità (il suo volto è sempre immobilizzato in un’espressione simile a quella che potrebbe fare un residente di “Pleasantville” mentre sta cercando di dare un senso al colore), e il film si concentra troppo sulla selvaggia caccia dello Svedese, sulle implicazioni del suo fallimento. Lo Svedese dovrebbe sentirsi perso e solitario, ma lo percepiamo come stupido e meritevole del proprio destino. Come regista McGregor è competente, ma non creativo. Una sovracompensazione per i suoi difetti. Le sue composizioni mancano di espressione, così gli attori urlano il loro messaggio (Muccino, sei tu?). Le sue inquadrature sono prive di sottigliezza: come guardare una bella vetrina o dentro un’acquario con degli sgargianti pesci colorati.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Ilaria Pesenti

    Mi sembra un accozzaglia di motivazioni del tutto arbitrarie e astruse. Si capiva che volevi scrivere “Il libro era meglio” ma così ti saresti fermata alla prima riga

    Rispondi
    • Serena Risitano

      Almeno le mie, anche se secondo te sono “arbitrarie e astruse”, sono motivazioni. Ho espresso un parere motivandolo. Il concetto de “il libro è meglio” voleva essere difatti abbastanza chiaro. Ma qual è la tua opinione in merito visto che sei venuta qua solo ad addittare la mia? Se sai fare di meglio e hai un parere opposto al mio giochiamo ad armi pari, facciamo i sofisti! Che uno scambio civile di opinioni non è mai un male secondo me :)

      Rispondi

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