Voto de panza

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Beppe Grillo l’ha detto chiaro e tondo qualche tempo fa: “Al referendum costituzionale bisogna votare ‘con la pancia’, perché la riforma proposta è incomprensibile”. Viva la sincerità! Questa affermazione, la campagna referendaria, il referendum su Brexit, il plebiscito sugli accordi di pace in Colombia ed il sensazionale successo di Trump sanciscono l’entrata ufficiale del mondo occidentale nella “democrazia della pancia”. Ossia una democrazia nella quale sempre più cittadini votano basandosi su superficialità, scarsissima informazione, slogan, tweets e quindi, appunto ‘con la pancia’ che, assai spesso, risponde agli istinti di paura, odio, rabbia.

Il Presidente colombiano Santos, a sinistra, e il capo dei guerriglieri delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia) si stringono la mano dopo la firma dello storico accordo di pace il 26 settembre 2016. Sullo sfondo il segretario dell'ONU Ban Ki-moon. Dopo una settimana il 50.2 % dei colombiani ha respinto l'accordo.

Il Presidente colombiano Santos, a sinistra, e il capo dei guerriglieri delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia) dopo la firma dell’accordo di pace il 26 settembre 2016. Sullo sfondo il segretario dell’ONU Ban Ki-moon. Dopo una settimana il 50.2 % dei colombiani ha respinto l’accordo.

Grillo ha ragione: la riforma è difficile da comprendere. Così come era complesso analizzare le conseguenze di rimanere o lasciare l’Unione Europea. Così come era faticoso leggersi le quasi 300 pagine dello storico accordo di pace tra governo e guerriglia colombiana che avrebbe messo fine a 52 anni di guerra interna. E allora ci chiediamo, provocatoriamente, ma non troppo: è giusto che su questioni così complesse si esprima una maggioranza di cittadini che non si informa e quindi non ha elementi per poter decidere se non, appunto, ascoltando la pancia? È un bene che un accordo di pace su cui si è lavorato per quattro anni, con negoziatori qualificatissimi a livello nazionale ed internazionale, debba essere sottoposto al giudizio di una massa sempre più ignorante e superficiale? Probabilmente se Abraham Lincoln avesse indetto un referendum l’abolizione della schiavitù lo avrebbe perso! Perché ci sarebbe certamente stato chi si sarebbe rivolto alla “pancia del popolo”, suscitandone le paure più istintive (“I neri ci toglieranno il lavoro, non sanno stare al mondo, la nostra società andrà alla rovina, ecc.”). Il punto è che, dai tempi di Lincoln e soprattutto negli ultimi anni, le cose stanno assai peggiorando.

Può darsi che la scelta di lasciare l’Europa porti un futuro radioso per il Regno Unito (non lo credo) o rifiutare l’accordo di pace con la guerriglia sia foriero di grandi opportunità per il popolo colombiano (lo dubito fortemente), ma il punto è che le relative campagne referendarie di chi ha vinto il referendum (così come molti degli argomenti di Trump) sono state costruite sulla paura, sugli istinti più bassi (“dall’Europa arriveranno sempre più immigrati a toglierci lavoro”, “gli ex-guerriglieri in Parlamento sono il primo passo verso la presa del potere del comunismo castrista”, ecc.), sulla superficialità e, nel migliore dei casi, sull’occasione di votare contro il presidente che appoggiava il referendum (Cameron, Santos o Renzi). Le linee-guida dei promotori del “no” all’accordo di pace colombiano sono state esplicitamente svelate e corrispondono proprio a questo incitamento all’odio e fanno leva sulla crescente tendenza alla non-informazione. L’obiettivo era puramente politico e quindi slegato dall’oggetto del quesito referendario: far fallire il referendum per screditare chi lo stava appoggiando e quindi guadagnare credito politico. Come ottenere questo obiettivo? Giuocando sulla paura e la rabbia che si generano nell’ignoranza e nella superficialità. Ossia tutto il contrario di ciò che invece dovrebbe guidare decisioni così cruciali: lungimiranza, logica, analisi, capacità di vedere oltre il proprio naso ed il proprio piccolo interesse immediato. Oggi questo giuoco è assai più facile che in passato.

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Chi si riconosce?…

Quanto detto è chiaramente dimostrato anche da cosa è accaduto dopo i suddetti referenda: chi ha voluto la Brexit, ha respinto la pace o appoggia Trump o è contro la riforma costituzionale italiana era ed è spinto soprattutto dall’essere “contro”, senza offrire soluzioni. Essere contro, gridare “vaffanculo” o evocare spettri di invasione di immigrati o di comunisti è facile e riscuote il consenso di una massa sempre più superficiale; proporre soluzioni concrete è assai più difficile. L’attuale situazione di stallo in Regno Unito (“Sì, vogliamo lasciare l’Europa, però forse no, o non come avete capito voi”) e in Colombia dove una proposta alternativa all’accordo bocciato non esiste, sono lì a mostrarcelo.

Si dirà: la superficialità e la scarsa propensione di informarsi tra i cittadini sono sempre esistite e anche Hitler è stato eletto democraticamente. Diceva Churchill: “La democrazia è la peggior forma di governo possibile, eccezion fatta per tutte le altre”. Il fatto è che né Hitler, né Churchill vivevano al giorno d’oggi, nell’era del sovraccarico di informazioni, dei social networks, della frenesia e della velocità. Il cambiamento di comportamento individuale e sociale a cui stiamo assistendo è storico e foriero di conseguenze spesso assai sottovalutate.

Ai tempi di Hitler, “leggente” era ugualmente incline alla superficialità e all’ignoranza ed aveva assai meno possibilità di informarsi. Eppure a quell’epoca e fino a pochi anni fa, si leggevano gli articoli dei giornali, si analizzavano libri, si ascoltavano dibattiti, non solo di politica. Fino a poco tempo fa cioè, era normale dedicare tempo a soffermarsi sulle cose, sulle idee o su ciò che ci stava di fronte. Ci si sedeva in poltrona e si leggeva il giornale. Anche per ore. Poi certo, il giornale poteva essere il “Völkischer Beobachter” (il giornale ufficiale del Partito nazista, NdA), ma comunque i cittadini (certo non tutti) avevano l’abitudine di destinare tempo e concentrazione alle questioni che li riguardavano. Oggi, una grande maggioranza di persone ha la possibilità di informarsi praticamente su tutto, in qualsiasi momento, di ascoltare opinioni diverse, controllare la veridicità delle affermazioni e dei fatti, ecc. ecc.. Ma chi lo fa? Chi, oggi, dedica tempo e concentrazione alla lettura, all’analisi, all’approfondire le informazioni?

suskeui-diabazei-tis-eikones-tou-egkefalouIl punto è che oggi ci “informiamo” scorrendo le notizie sullo schermo di un cellulare, spesso mentre stiamo facendo altro. Chi legge un articolo di giornale da cima a fondo? Chi lo rilegge per non perdere ciò che gli era sfuggito nella prima lettura? Molte, ma molte meno persone che in passato. Oggi “guardiamo solo le figure”…Perché non abbiamo tempo, perché siamo bombardati di stimoli ed informazioni, perché abbiamo sempre cinque, sei, dieci finestre aperte sul nostro computer, sul cellulare o nella nostra mente. Paradossalmente, nell’”era dell’informazione”, non ci informiamo più. Perché siamo sovraccaricati di informazioni: Facebook, Twitter, TV, computer, tablets, cellulari, in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento. E questo sovraccarico ha l’effetto di impedire una informazione approfondita e ben fatta. Perché ciò significherebbe disciplina, tempo, capacità di filtrare, attenzione. Tutte cose che richiedono sforzo e fatica. Molto meglio “guardare solo le figure”, ossia leggere un titolo distrattamente o farsi convincere dallo slogan o dalla battuta del miglior “performer” (Trump è bravissimo in questo senso, come lo era (è?) Berlusconi.) Per dirla in termini scientifici, il rapporto segnale/rumore ossia il rapporto tra la forza di ciò che ci fornisce l’informazione preziosa e ciò che disturba sta, giorno dopo giorno, diminuendo (ossia il rumore aumenta sempre più rispetto al segnale utile).

Bisogna votare su Brexit, sulla pace in Colombia, sulla riforma costituzionale italiana (o per scegliere il presidente USA?) Oh Dio mio, ma chi c’è l’ha il tempo e la voglia di approfondire le conseguenze dell’uscita dalla UE, di informarsi davvero su tutti gli aspetti dell’accordo di pace (alcuni davvero moderni e da prendere ad esempio in ogni dove, NdA), di leggere la riforma o di analizzare le ripercussioni economiche dell’immigrazione dal Messico? Molto più semplice ed immediato ascoltare chi parla alla nostra pancia piuttosto che al nostro cervello; chi urla “vaffanculo” indiscriminati, chi ci assicura che gli immigrati sono tutti terroristi, che gli ex-guerriglieri saranno stipendiati a vita dallo Stato o che una buona idea costruire un muro tra USA e Messico. Riflettere e scegliere sulla base di ciò che ci dice il cervello è una pratica assai laboriosa. In ogni contesto, non solo in cabina elettorale. Oggi più che mai, lo slogan, la battuta o il titolo azzeccato del post su Facebook ci offrono invece la facile alternativa al doloroso esercizio di pensare.

fear-ignorance-hateE ovviamente, in questo scenario di superficialità diffusa e dominante, è assai più efficace dire: “Gli immigranti vengono a rubarci il lavoro” o “diventeremo tutti comunisti” o “Renzi è un politico ladro come tutti gli altri” piuttosto che invece invitare all’analisi, alla riflessione, alla lungimiranza. L’astio e la rabbia che pervadono i social networks, la incredibile diffusione di bufale su ogni argomento, i bambini che non vengono vaccinati, le scie chimiche, ecc. ecc. sono la testimonianza di come questi formidabili strumenti d’informazione siano in realtà utilizzati in gran parte per dar sfogo alla pancia e non per nutrire il cervello. È la superficialità che abbonda su Facebook, non il tempo per l’intelligenza. Al contrario di quanto si potrebbe supporre, l’evidenza sotto gli occhi di tutti è che l’enorme disponibilità d’informazione ci rende più ignoranti e non più consapevoli.

E allora, è sano che decisioni fondamentali della nostra società siano sottoposte al vaglio di una massa di cittadini che, ogni giorno di più, non si informa, non ha elementi seri per decidere e, in qualsiasi ambito della propria vita, si costruisce un’opinione superficialmente? La democrazia digitale nella quale ognuno, in ogni momento, su qualsiasi decisione può votare sarebbe una eventualità meravigliosa in teoria, ma la realtà ci dice che, nella pratica, sarebbe invece tragedia cosmica. Perché le scelte sarebbero sottoposte al vaglio di cittadini non informati e quindi non qualificati ed idonei. In un mondo in cui si dedica sempre meno tempo e concentrazione all’informarsi, qualsiasi decisione viene guidata da paura, ignoranza e odio: dove andrà una democrazia nella quale siano questi i criteri guidano le scelte cruciali per il nostro futuro?

Purtroppo il sovraccarico d’informazione, la frenesia delle nostre esistenze, la scomparsa di punti di riferimento storici come le ideologie o la religione stanno modellando gli individui moderni (e le società da cui sono composti) verso soggetti impulsivi, caratterizzati da comportamenti sempre meno razionali e sempre più istintivi e superficiali. Si tratta di un male che s’infiltra in quasi ogni ambito delle nostre vite: le relazioni umane, il lavoro, l’amore, la nostra partecipazione nella società. Tendiamo a “scorrere” tutto con il pollice facendo attenzione (per qualche secondo) solo su ciò che stimola i nostri sensi e soffermandoci sempre meno su ciò che invece richiede il tempo di una riflessione. E da questo tipo di attitudine è difficile che salti fuori qualcosa di buono. La democrazia, per come la conosciamo, è in pericolo e la responsabilità non è delle multinazionali, del gruppo Bilderberg, dei matusa o dei governi, bensì della società (ossia noi stessi) che non è in grado di educare se stessa a utilizzare le immense risorse disponibili per informarsi ed istruirsi come dovrebbe e potrebbe.

 

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Stefano Orizio

    Robaccia da pennivendolo perditempo un coacervo di luoghi comuni pazzesco malato da una insofferenza per la democrazia. Che egli non ha compreso e che accetta quando il risultato piace.

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  2. Antonio

    Mi ha colpito il concetto “Chi, oggi, dedica tempo e concentrazione alla lettura, all’analisi, all’approfondire le informazioni?” che mi ricorre spesso alla mente in questo periodo, al punto di farmi decidere che, forse, è bene non occuparsi più di alcunché in Italia, luogo in cui chi si impegna davvero per il prossimo non viene considerato affatto.

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  3. Viviana Alessia

    E come fare per stroncare l’ imperante stupidità che avanza e che soverchia le regole fondamentali del vivere da animali sociali quali per filogenesi siamo? Io non vedo soluzioni per l’ intanto. Si dice in pedagogia che bisogna insegnare ad usare gli strumenti che ci vengono messi tra le mani , ma mi pare arduo paragonare anche l’ eclettico testo di filosofia che pur è difforme da una pagina all’ altra, da un pensatore all’ altro, al vorticoso girar di informazioni e idee circolanti sulla rete: sul libro si ragiona, sulla rete, se per caso hai ragionato su un argomento, subito segue un ragionamento contrario e di poi un ragionamento che dimostra l’ infondatezza del primo e del secondo. Cosa fai da lì in avanti? Vai come un matto a cercar altri ragionamenti, che dicono tutto e il contrario di tutto. Così hai il cervello annebbiato da una miriade di informazioni contrarie e inconcludenti che ti rendono incapace di strutturare un concetto con un capo e una coda. Proprio ciò che serve per sbagliare in pieno quando agirai. Trovo ridicolo parlarsi e parlare al pianete tramite le gabbiette di facebook, dove più in là del” come va”, “io bene e tu sei pronta per scrivermi la ricettina della cipria di fecola di patate da spignattare in casa, ché la cipria del profumiere è piena di schifezze innaturali, come dice la nostra mitica naturista?”. Mica ti fermi a pensare che la fecola è un eccellente nutrimento per germi e batteri. Ve la immaginate la faccia della malcapitata webete dopo un mesetto di trattamento alla fecola?
    E tanto vale per ogni umana questione, c’ è poco da fare. Non sappiamo dove si va a parare con l’ infernale giostra di cretinate che miliardi di individui si trasmettono l’ un l’ altro.
    Dire che i sistemi massmediatici odierni parlano alla pancia è un delicato ed educato eufemismo. Così come son congegnati, gestiti e vissuti a me sembra parlino piuttosto all’ ultimissimo tratto intestinale, comunemente chiamato con un unico ed inequivocabile vocabolo. Non consola neanche il detto ” chi di spada ferisce, di spada perisce” perché nella fossa i dementi della rete che credono di esser democratici solo perché in testa hanno molte idee ben confuse trascineranno anche noi che siam qua a leggerli, guardarli, sentirli. La loro vacuità prevarrà, perché molto probabilmente questa è l’ ultima guerra che è stata pensata da chi e’ solito pensarle. Non viene dichiarata, anzi si cammuffa di miliardi di facce stolide, miliardi di chat cretinette, miliardi di blog dove ci si dimena tra il tutto e il suo contrario, il niente e il suo sinonimo, il bello e il brutto, il giusto e l’ ingiusto, rigirando in un battibaleno ogni sconclusionata conclusione come si suole fare con le crepes. Generalmente le crepes dopo vari salti mortali ricascano sulla padella. A causa di fulminei, frenetici, impulsivi e compulsivi smanettamenti di incurabili idioti, tutti noi cascheremo invece per terra proprio come canta la vecchia canzoncina dell’ asilo infantile. Mah, chi vivrà vedrà. Ogni epoca va a crepare per sopraggiunta stupidità della massa, questo è un fatto provato.

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  4. daniela

    Articolo che parla non solo alla “panza”.
    Tutto troppo veloce, troppo di tutto…quasi un rimpianto per il tempo che fu, sono coetanea dell’autore quindi ben comprendo…oggi si vuole velocità di ascolto e di esecuzione. Al pensare si dedica poco, sempre meno.
    È una moderna forma di controllo. Abbracciata volontariamente. Perché nessuna forma di manipolazione ha avuto tanta efficacia quanto il marketing, che non solo studia i nostri bisogni per dare risposte adeguate, ma riesce anche a crearli i bisogni e a farci credere che siano nostri.
    Fa bene, anche per poco, la frenesia dell’oggi ci lascia poco tempo libero (viene abilmente riempito anche quello)…staccare e dedicare un po’ di tempo a riflettere, a pensare…a ritornare un po’umani.

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  5. Stellanigra

    Purtroppo al dilemma non c’è facile soluzione.
    Mi sentirei comunque di escludere quella della “oligarchia illuminata”; preferisco schiattare per colpa del mio vicino ignorante che per mano di un illuminatissimo, inarrivabile, teorizzatore volante.

    Piuttosto, forse questo involvere fa parte della nostra evoluzione.

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