Un presidente mediocre

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Giunge a conclusione dopo otto lunghi anni la presidenza di Barack Obama. L’8 novembre, gli americani sceglieranno il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Sebbene sia prematuro tirare delle conclusioni su i risultati raggiunti, faremo un tentativo di sintesi di quella che è stata una reggenza con poche luci e parecchie ombre.

Il salvatore?

Bisognava già capire dall’elezione del 2008 che qualcosa non andava nell’ascesa inarrestabile di Obama. Tutti i maggiori mass media ritraevano il nuovo presidente, all’indomani della vittoria contro McCain, come il salvatore portatore di verità che avrebbe trascinato fuori dal baratro l’Occidente. In verità fu una gigantesca operazione di marketing condita con il celebre slogan “Yes, we can”, in cui si restaurava in fretta e furia la facciata del Palazzo, danneggiata pesantemente dalla crisi economica e dalle guerre fallimentari dell’era Bush. Già solo il fatto che tutte le élite responsabili degli/dei errori/disastri degli ultimi decenni facessero il tifo per Obama, era il chiaro segnale che il paradiso non sarebbe arrivato. Nei successivi anni, infatti, sarebbe andata in onda un’epoca fosca, con sprazzi di luci, errori e una percezione di strisciante decadenza.
Per onestà intellettuale, bisogna dire che Obama ereditò una situazione al limite del collasso, con un sistema finanziario fuori controllo e un’immagine leomidot2degli Usa ai minimi termini. Fin da subito si trovò immischiato in un vortice economico pericoloso che, a detta di alcuni opinionisti, è stato risolto dalla sua presidenza. Ma ne siamo così sicuri? La realtà pare essere diversa…

Gioco d’azzardo

Uno dei vanti del Presidente è proprio la questione economica, dove si elogia il fatto di avere riportato gli Usa in crescita, la disoccupazione ai minimi termini e sanato la crisi finanziaria. Celebre la sua dichiarazione: “la crisi è finita”. In verità, la ripresa obamiana è stata la più lenta dal dopoguerra, quasi stagnante per gli standard medi americani, nonostante siano stati utilizzati gli stimoli più forti per combattere la recessione. Il vero artefice del precario equilibrio economico non è stata tanto la presidenza, quando la banca centrale americana, la FED. Infatti, grazie ad essa si è potuto portare i tassi al minimo storico per un periodo lunghissimo (cosa mai avvenuta prima), inondando con migliaia di miliardi di dollari, attraverso molteplici QE, il mercato globale. Una mossa dalle conseguenze misteriose e forse pericolose. Molti economisti, banchieri e addetti ai lavori hanno più volte espresso i loro timori per questa mossa finanziaria estrema, la quale potrebbe aver dato vita a storture finanziarie ancora più pericolose. La FED avrebbe quindi nascosto la polvere sotto il tappeto e guadagnato solo del tempo.
Nel frattempo, Obama ha fatto più debito pubblico di tutti i suoi predecessori, portando il valore debito/pil a un livello mai visto dalla seconda guerra mondiale. Mosse che non hanno impedito il costante indebolimento del ceto medio-povero e l’aumento delle diseguaglianze. Le manovre economiche hanno favorito nettamente le classi agiate collegate ai mercati finanziari, le quali hanno potuto approfittare dell’andamento degli indici borsistici drogati dalla liquidità della FED.

Lo stesso dato della disoccupazione, intorno al 5%, nasconde delle insidie. Esso infatti non dice nulla sul fatto che il tasso di occupazione sia ai minimi da 36 anni, con milioni di persone che non cercano più lavoro (e quindi non vengono conteggiate nel tasso di disoccupazione, rendendolo più basso). Molti dei nuovi leomidot3lavori sono stagionali, part time, a basso salario, i quali hanno creato milioni di working poor. I buoni pasto per gli indigenti, i famosi food stamps, hanno raggiunto un livello mai visto. I debiti degli studenti sono esplosi, superando i mille miliardi di €, così come si sono create bolle in altri settori.
Il rapporto con Wall Street è stato assai controverso, con l’emersione di principi inquietanti come il “Too Big to fail” e il “Too Big to jail”, quasi a favorire la casta bancaria, contrastata allo stesso tempo con l’approvazione della Dodd Frank Act, che però non sembra aver fermato la mala finanza.
Infine, sotto l’amministrazione Obama, gli Usa sono diventati uno dei più grandi paradisi fiscali, aumentando le diseguaglianze, la corruzione e le distorsioni del sistema globale.
In poche parole, la sua presidenza sembra consegnare una situazione incerta, mascherata da mille alchimie finanziarie, su cui gravano pesanti nubi all’orizzonte.

Tentennando nel caos

Sicuramente la politica estera di Barack è uno dei capitoli più controversi, sia per quanto riguarda gli europei che per gli americani. Analizzandola nel profondo e osservando anche le dichiarazioni rilasciate dal Presidente, emerge un continuo navigare a vista, con tentennamenti e soluzioni di breve periodo rispetto alle variabili impazzite del modello globale. Manca una visione forte di fondo che, se è esistita (pensiamo al discorso a Il Cairo del 2009 o al tentativo di re-indirizzarsi verso il Pacifico in funzione anti-cinese), è andata a pezzi nel turbinio di questi anni.
Il Medio Oriente, complice l’eredità disastrosa di Bush, ha visto una deflagrazione fuori controllo, tra primavere arabe e terrorismo islamico in netta ascesa. Gli Usa hanno gestito molto male le varie crisi: dall’uscita frettolosa dall’Iraq che ha consegnato il paese in mano al settario Al Maliki, supportato dai suoi alleati iraniani che hanno esacerbato la guerra civile, passando per il disastroso intervento in Libia (definita dallo stesso Obama “un cazzo di casino”), alla gestione confusionaria dell’Egitto post-Mubarak, finendo con il capitolo siriano: da una parte Obama ha quantomeno evitato di creare l’ennesimo buco nero dove si sarebbe infilato a pieno titolo il jihadismo islamico occupando Damasco, dall’altra parte ha chiuso tutte e due gli occhi di fronte al gioco delle potenze del Golfo più la Turchia che hanno aiutato l’ascesa dell’Isis, Al Nusra e jihadismi vari. Gli Usa si sono distinti anche per aver aumentato la vendita di materiale bellico all’Arabia Saudita, nonostante fossero consapevoli del suo ruolo di paese sponsor del terrorismo islamico.
L’incapacità di gestire le rivalità e il caos siriano, spesso aizzandolo per rimuovere Assad e relativa base russa (Tartus), è finita per ricadere sugli europei attraverso le migrazioni di massa, scontentando tutti, dagli alleati ai nemici.

Una caratteristica della sua presidenza è proprio l’allentamento del potere imperiale americano; da una parte la Russia, nonostante sia nettamente inferiore aleomidot4 livello economico e militare, è tornata ad essere un player decisivo, dall’altra parte i vecchi alleati come Turchia, Israele, Egitto, Filippine ecc., si sono distanziati dal potere americano.
Lo stesso contenimento della Cina ha funzionato a metà, in quanto i cinesi sono sempre più aggressivi nel mare meridionale cinese e le tensioni sono in aumento con i vicini. Il fatto stesso che un alleato di sempre, come le Filippine, si rivolga ora alla Cina allontanandosi dagli Usa, è indice di una continua perdita di influenza.
Anche nel caso della UE, nonostante i grandi discorsi retorici, le divisioni si sono accentuate tra guerre commerciali, stop ai trattati come il TTIP, critiche reciproche sull’economia e una velata accusa di Obama verso gli alleati ingrati (definiti scrocconi), che non vogliono aumentare le spese per la difesa.

Il capitolo ucraino è stato gestito senza troppa convinzione, con gli alleati europei, Italia in testa, sempre più insofferenti di fronte alla strategia delle sanzioni.
Gli aspetti positivi della sua amministrazione sono sicuramente l’accordo con Cuba e quello sul nucleare iraniano, anche se per vedere i reali effetti dovremo aspettare i prossimi anni (sempre che il nuovo presidente non cambi tutto).
Il mondo che Obama lascia è un mondo multipolare, caratterizzato da un aumento dei revanscismi, degli attacchi terroristici, con guerre fredde 2.0 e un caotico disordine dalle conseguenze imprevedibili.

America divisa

Nella politica interna, il Presidente è stato paralizzato da un Congresso mai così inefficiente e rissoso. Nonostante i continui massacri e gli appelli al buon senso, non si è riusciti a risolvere il problema delle stragi di massa negli Usa. La militarizzazione del polizia è proseguita senza sosta con enormi sprechi e tensioni sociali alle stelle. La questione del movimento Black Lives Matter è stata gestita male, con l’esplosione di disordini razziali che non si vedevano dalla fine degli anni ’60. Diversi scandali hanno funestato la sua amministrazione, come per esempio l’operazione Fast & Furious o il massiccio spionaggio condotto dall’NSA e altre agenzie. I vecchi colletti blu, simbolo della benestante classe operaia, si sono sentiti abbandonati, mentre è invece emersa a piena potenza la nuova ristretta classe benestante legata alla Silicon Valley, epicentro del nuovo potere americano.
In compenso, la sua amministrazione è riuscita a introdurre la prima vera riforma sanitaria, l’Obamacare, sebbene tutt’ora presenti dei difetti, tra errori e prezzi delle polizze private schizzati alle stelle. Ad ogni modo è riuscito a ridurre le persone sprovviste di copertura medica, agevolando le fasce più povere.

Il clima al centro

leomidot5Come simbolo della sua presidenza è stato messo al centro del dibattito il riscaldamento globale. Va dato atto ad Obama di aver spinto parecchio su questo importante tema, raggiungendo anche degli accordi necessari, come quello di Parigi o quello con la Cina (anche se probabilmente essi saranno purtroppo insufficienti…). Anche in questo campo, Obama non ha potuto o non ha voluto andare fino in fondo. Se da una parte si sono fatti i grandi discorsi sulla green economy, dall’altra parte gli Stati Uniti hanno proseguito la loro corsa nello shale oil e nelle sabbie bituminose altamente inquinanti. Da una parte si è bloccato il mega-oleodotto Kesytone XL, dall’altra parte si è permesso alla Shell di perforare l’Artico. Un atteggiamento di prudenza, schiacciato tra gli interessi dell’industria degli idrocarburi e le esigenze degli ambientalisti.

L’eredità

L’amministrazione Obama non ha portato un’epoca più prospera e sicura, ma si è limitata a gestire con un orizzonte limitato le convulsioni del sistema globale. Se in certi campi ha tentato qualche affondo positivo (sanità e clima), dall’altra parte i suoi tentennamenti hanno finito per produrre svariati danni. Anche a livello culturale quest’epoca non verrà ricordata come qualcosa di esaltante, specialmente vedendo a che livello è arrivato il dibattito politico americano. Il fatto che gli eredi di Obama siano la Clinton, espressione evidente delle élite parassitarie americane, e Trump, showman delirante frutto del cortocircuito mediatico, dimostra abbastanza bene la sua mediocre eredità.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Però Obama ha ereditato un paese crollato sotto le macerie delle grandi banche che governavano il mondo. E tutto il mondo andava a catafascio dietro di esse. Come dimenticare i nostri imprenditori che consegnavano le chiavi delle fabbriche? E i milioni di disoccupati in America , gran dirigenti o muratori che fossero? E in Cina a milioni tornavano nelle desolate campagne e del poi nulla s’è saputo? E l’ Italia improvvisamente cristallizzata in tutte le sue attività.? I morti suicidi per la perdita dei risparmi in borsa? Mi sbagliero’ , ma mi sembra che l’ America, in silenzio , abbia pian piano rimboccato le maniche e si sia rimessa in carreggiata abbastanza rapidamente. Certo non è l’America degli anni ottanta e novanta, non è tornata quell’ immane potenza mozzafiato che era, ma non si può negare che, come sempre, essa abbia pragmaticamente fatto ciò che serviva per risollevarsi e andare oltre. Sono convinta che nessun altro Paese abbia fatto come lei. Ovviamente non si può pretendere una riuscita strabiliante e in tutti gli ambiti ,soprattutto considerando il contesto mondiale allo sfascio come si presentava nel terribile 2008. L’ America ha tenuto i denti stretti e i pugni chiusi, si è piegata sulla sua grave crisi interna e ha posto un rimedio più che onorevole senza lagnarsi e starnazzare come fa ancora invece il vecchio continente. La politica estera americana mi sembra abbia ripreso poi a pieno ritmo, concludendo perfino accordi con il vetusto nemico Iran. Lo scacchiere bellico internazionale mi è sembrato e mi sembra un autentico inferno. Non vedo cosa l’America poteva fare di più e/o di meglio. Credo che col passare del tempo la superpotenza saprà tornare egemone. Obama ha fatto del suo meglio, a modesto avviso di una che segue abbastanza la politica, ma non è studiosa di politica. L’ importante da adesso in poi sarà continuare il cammino in salita, ma non vedo come la qual cosa possa e debba centrare con una presunta eredità lasciata del Presidente uscente.
    Gli eredi centrano davvero coi loro predecessori? O non è piuttosto verosimile che ognuno è indipendente dai predecessori e farà quello che è in grado di fare coi suoi mezzi, proprio così come è con i comuni eredi che vanno dal notaio a ricevere la parte economica e le consegne.
    Il presidente americano aveva ereditato uno dei più gravi tracolli mondiali. Dopo otto anni non è affatto così la situazione americana. Se par poco…
    l lavoro deve veramente ripartire con vigore in tutto il mondo, anziché no. E ora come ora nessun capo di stato consegna ai posteri cesti di diamanti. A parte il fatto che una tal evenienza non mi sembra proprio mai essersi verificata nella Storia.
    L’uomo che ha portato avanti l’ America in questi anni lo ha fatto con dignità, semplicità, umiltà, mi sembra. Si sa che si può sempre far meglio tutto, ma questa è la classica utopia sbandierata da coloro che hanno maggior dimestichezza con la critica piuttosto che col metter le mani nella farina per impastare il pane quotidiano. Sembra una bazzecola fare bene il pane, ma io che il panettiere ce l’ ho sotto casa posso assicurare che si danna l’ anima e le notti per non chiudere bottega.
    Si auspica che i nuovi plenipotenziari americani sappiano mantener bottega ed ingrandirla.
    Sono convinta che sarà l’ America la chiave che aprirà un nuovo mondo: in fondo è sempre stato così. Almeno così a me pare dopo tanti anni di vita.

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    • Alessandro Leonardi

      Io capisco il suo ragionamento. Nessuno nega la situazione che ha ereditato Obama. Ma poi, piaccia o non piaccia, bisogna analizzare le sue mosse politiche degli ultimi 8 anni. E ne esce un quadro incerto e fosco, che ho spiegato con relative fonti nell’articolo. La situazione economica è stata spesso mascherata e riempita di ipoteche misteriose. La politica estera è stata vaga, con errori molto gravi. La stessa politica ambientale è stata contraddittoria. Le consiglio di leggere le fonti che ho messo, così potrà vedere che quadro ne viene fuori.
      Capisco anche tutto il discorso sulle critiche calate dall’alto su quelli che lavorano. Ma il mio mestiere, in un certo senso, è scrivere analisi. Se Obama ha commesso degli errori, io lo devo scrivere per rispetto dell’onestà intellettuale.
      Purtroppo su questo presidente sono state create troppo aspettative e c’è stata troppa propaganda. Ma se si va al di là del solito coro mediatico, si scopre una realtà decisamente diversa.

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  2. COSTANZA

    Un gran bell’articolo. Chiaro, diretto, senza sentimentalismi e senza quei fastidiosi comuni e semplicistici modi di dire.

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  3. Stellanigra

    Che dire?
    Un articolo che è una spada, con riferimenti esterni e privo di derive soggettive.

    Complimenti!

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