Società assassina

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Quella in cui degli allarmi sociali non si tiene affatto conto, è più che indifferente, è una società responsabile di qualsivoglia nocumento ai cittadini. E se uno fra tanti – per il solo fatto di aver chiesto un po’ di quiete a persone schiamazzanti – diverrà destinatario di insulti, minacce e percosse che gli provocheranno un letale arresto cardiaco(1), le istanze disattese assumono significati ancora più implacabili e accusatori.

L’episodio è avvenuto in un comune del napoletano, Cicciano, parte integrante di un territorio in cui – come già esposto anche su queste pagine – la stragrande maggioranza degli abitanti segue la legge del più forte, sbandendo spavaldamente qualunque norma civile o legale che sia.

La responsabilità collettiva, quindi, consiste nel non ricorrere ad alcuna forma di controllo né – in particolare per le istituzioni – ad alcuna forma di educazione.
In un luogo simile si percepisce che il valore della vita umana è pressoché nullo. Avvenuto il misfatto, regna il silenzio o, peggio ancora, l’omertà atavica che ammanta di apparente calma i giorni che seguono, durante i quali persino i potenziali carnefici – adusi a perpetrare le medesime persecuzioni ai danni di cittadini “ribelli” – sembrano rinsaviti.
La vita riprende come se nulla fosse accaduto, si spettegola ma non se ne parla. Tutto ciò per due motivi principi, l’uno individuale e l’altro collettivo. Perché la predominanza di questi soggetti non può essere in alcun modo intaccata, per tema di ripercussioni. L’altro motivo, anch’esso inveterato, attiene all’archetipo che regge un sistema talmente solido da non subire scossoni neanche dalla morte, figurarsi da un temuto simile epilogo.

Galline quadro Isabeau 2Parafrasando “La quiete dopo la tempesta” – […] passata è la tempesta […]/la gallina, tornata in su la via/che ripete il suo verso – si nota che i versi, per le vie di questi luoghi, abbondano ma, purtroppo, non sono poetici. Sono bestiali e, a volte, neanche più tali.
Certo, se fossero simili a quelli indimenticabili ed esilaranti de “La setta del torchio” nella famosa scena del film “Totò, Peppino e i fuorilegge”, sarebbero quantomeno da premiare. Questi impoetici versi perseguono invece uno scopo: imporre la supposta superiorità, attraverso qualunque mezzo di forza.
L’approccio di tale genìa, in cui l’educazione – si ribadisce – non vi è o non vi è mai stata, rispecchia il più deleterio sistema napoletano, quello camorristico: il prepotente deve poter svolgere le sue attività, specificatamente, senza alcun intralcio. Di conseguenza, chiunque dovesse osare opporsi, riceverebbe il medesimo trattamento: l’eliminazione, eventualmente preceduta da uno o più avvertimenti.

Questi atteggiamenti, per quanto illogici, sono utili a comprendere l’inerzia dell’istituzione che – quando non dichiaratamente collusa – sottende quel sistema di degrado in cui lo scambio voto-favori regna sovrano. Poiché questi maleducati rappresentano il più ampio bacino di voti, gli enti locali – considerati da molti dipendenti solo erogatori di stipendi – volgono lo sguardo altrove.
Le probabilità di un aiuto dallo Stato sono legate a quei pochi rappresentanti ligi al lavoro ma paradossalmente costretti anch’essi a subire le angherie – in tal caso mobbing feroce – da parte della massa omologata la quale, come suole accadere in simili contesti, tende ad isolare sistematicamente il “diverso” o quantomeno a distruggerlo dal punto di vista psicologico.rissa-1 copia

I drammatici casi di persone perbene, costrette a vivere sotto le minacce continue di bulli di quartiere, criminali efferati o improvvisati, restano così dimenticati, persino dalla politica emergente, di certo non legata alle suddette logiche di scambio ma al contempo lontana da queste realtà, da un lato perché “distratta” dai continui attacchi degli avversari, dall’altro perché non si sente ancora pronta ad affrontare un simile problema che, in ogni caso, balza in secondo piano.

E così accade che la realtà sia caratterizzata dagli aspetti più deleteri di ogni sottocultura e al cittadino perbene, soprattutto quando perseguitato, non resta altro da fare che resistere, auspicabilmente senza mai rassegnarsi a questo schifo.

Note

1. Il nome della persona deceduta è Vincenzo De Martino, 46enne originario di Cicciano ma da molti anni residente in Emilia-Romagna, dove abitava insieme alla moglie e ai due figli.

Una curiosità: sulla targa posta all’ingresso del paese, campeggia la scritta: “Cicciano, città amica del benessere psicologico”.

 

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