Quando Ron Howard “avea del cul fatto trombetta” con “Inferno”

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Il professor Robert Langdon torna a salvare il mondo tra letteratura, arte e belle donne. E se Jason può essere di nuovo Bourne, non c’è alcun motivo per cui il suo analogo equivalente senza gadget, l’eroe professore di “Il Codice Da Vinci”, non dovrebbe avere un’altra chance nei multisala di tutto il mondo.

Titolo: “Inferno” (Inferno)inferno_movie_poster
Regia: Ron Howard
Soggetto: dal romanzo “Inferno” di Dan Brown
Paese: USA
Genere: thriller, fantasy

Interpreti:
Tom Hanks: Robert Langdon
Felicity Jones: Sienna Brooks
Irrfan Khan: Harry “il Rettore” Sims
Fausto Maria Sciarappa: Parker
Francesca Inaudi: Guida turistica

Consigliato a: smemorati, donne di potere, professori troppo sicuri di sé
Sconsigliato a: famiglie numerose, Dan Brown, carabienere poco sexy

In “Inferno”, i paralleli con la saga di Bourne sono più che mai difficili da ignorare: basta aggiungere qualche anno in più sulle spalle dell’eroe e scambiare gli ingranaggi che fanno girare l’hacking hi-tech con i dipinti cinquecenteschi e gli indizi storici da caccia al tesoro per bambini per realizzare che, alla fine dei conti, il franchise è lo stesso. Anche il fatto che Langdon trascorre la maggior parte del film a soffrire di amnesia rende il risultato finale ancora più “Bournesco”.

Questa volta un virus mortale, molto somigliante alla peste, è pronto a spazzare via la metà della popolazione mondiale a meno che Langdon e la sua spalla femminile di turno, nonché chirurgo, nonché appassionata di storia, nonché ex enfant prodige Sienna Brooks (Felicity Jones) vi arrivino prima, bloccandone la diffusione su scala globale. Sulle loro tracce ci sono, in ordine: una banda di operatori, sospettosi e armati fino ai denti, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (da quando l’OMS utilizza su campo agenti a mano armata violenti e disposti a tutto?); un consorzio ombra guidato dal “risolutore” Harry Sims (Irrfan Khan); una carabiniera sexy tipo film di Lino Banfi ma che dà legnate con l’implacabilità di un Terminator.

inferno dan brown“Inferno” inizia quando Langdon, sanguinante e confuso, si risveglia in un ospedale a Firenze, quello dove lavora la dottoressa Brooks. Ha appena il tempo di sedersi e gemere prima di diventare il bersaglio di una sparatoria. Robert, con l’aiuto di Sienna, riesce a fuggire attraversando la città in taxi, purtroppo sempre preda di aberranti allucinazioni che lo vedono osservare una sorta di rappresentazione live dei gironi dell’Inferno Dantesco. Ma l’elemento “caccia al tesoro”, il quale era alla base come fulcro narrativo de “Il Codice Da Vinci”, è veramente timido qui. Langdon risolve precisamente due indizi in tutto il film, e uno dei due è pure sbagliato. Tutto ciò non aiuta il finale, indebolito e fiacco (e trattandosi di un’opera tratta da un romanzo pseudo giallo con opzione sequel la cosa è assai grave). Tirando le somme dopo essersi sorbiti 121 minuti  di enigmi esoterici sparsi a casaccio in una triste sceneggiatura che ha fatto addormentare tutti gli attori, i quali sembrano recitare col pilota automatico, ci si rende conto che qualcosa sta cadendo “come corpo morto cadde”. Non sono le aspettative degli spettatori ovviamente, ma qualcos’altro che appartiene loro.

Quindi, tutto ciò che rimane è uno scricchiolante e debole clone di Jason Bourne, “arricchito” da un duo disperatamente non proprio dinamico, il quale avanza lentamente da una galleria d’arte europea all’altra, sciorinando banalità (molte volte anche sbagliate) assai poco digeribili su Dante e Botticelli. Alla fine, anche Tom Hanks e il gatto nero che ha in testa sembrano un po’ annoiati.

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