Monika Ertl. La donna che vendicò il Che

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Il 9 ottobre del 1967 veniva assassinato Ernesto Che Guevara insieme a molti degli uomini che costituivano il suo gruppo di combattenti in Bolivia. Il suo cadavere venne mutilato e sepolto in un luogo sconosciuto, perché il suo mito non gli sopravvivesse.

Il suo Mito invece esiste e resiste, sulla sua morte e sui suoi assassini sono fiorite leggende di ogni sorta. C’è chi parla persino di una maledizione del Che che avrebbe portato, nei 15 anni successivi, tutti gli uomini direttamente o indirettamente coinvolti nella sua uccisione a morire di morte violenta o ad ammalarsi gravemente o ad impazzire. Leggende appunto.

Invece è storia la vicenda di Monika Ertl che il 1 aprile 1971 ad Amburgo uccise il console boliviano Roberto Quintanilla Pereira divenendo la donna che, per amore, vendicò il Che.

Ernesto Che Guevara

Ernesto Che Guevara

Monika era nata a Monaco di Baviera il 7 agosto del 1937. Era figlia dell’operatore cinematografico e documentarista Hans Ertl che, sotto la direzione di Leni Riefenstahl, aveva filmato i Giochi Olimpici di Berlino del 1936 e aveva seguito Rommel filmandone le imprese in Africa. Finita la Seconda Guerra Mondiale Hans Ertl, significativamente compromesso con il regime nazista nonostante non ne avesse mai abbracciato l’ideologia, si trasferì con la famiglia in Sud America, dove tanti tedeschi nostalgici o con un passato da nascondere o dimenticare avevano trovato rifugio, una nuova identità e una nuova vita.

La famiglia Ertl giunse in Bolivia nel 1950. Monika crebbe in un ristretto circolo di conoscenti transfughi dalla Germania, fra gli altri Klaus Barbie, alto ufficiale nazista noto come il Boia di Lione per le efferatezze da lui personalmente compiute in quella città, che Monika considerava alla stregua di uno zio. Fanciulla di grande bellezza aveva il talento e la passione artistica del padre, sia con la macchina fotografica sia dietro la cinepresa, e non le mancavano coraggio e determinazione. Il padre la adorava “come fosse un figlio maschio, lei che sa sparare come un uomo”.

Monika divenne fotografa e documentarista, si può considerare una pioniera in questa professione. Si sposò molto giovane, ma il matrimonio dopo alcuni anni fallì. La giovane Monika era sempre stata sensibile e vicina alla causa dei poveri e dei derelitti, si era sempre schierata contro le disuguaglianze e le ingiustizie sociali. Dopo la separazione dal marito aveva fondato un istituto per orfani a La Paz e dopo un periodo di indecisione abbracciò infine l’ideologia comunista rivoluzionaria che in Ernesto Che Guevara aveva somma espressione e guida.

Proprio l’assassinio del Che la convertì definitivamente alla militanza nella guerriglia armata, divenne così “Imilla la rivoluzionaria”, compagna di lotta e di vita di Inti Peredo, l’erede boliviano del Che.

Roberto Quintanilla Pereira, prima di divenire console in Germania, era stato colonnello dell’esercito boliviano. L’8 ottobre 1967 era stato fra i responsabili dell’assassinio di Guevara ed autore dell’ultimo oltraggio al Che: l’amputazione delle mani. Un paio di anni dopo, il 9 settembre del 1969 Quintanilla aveva catturato torturato e ucciso Inti Peredo, “Un Cristo con la pistola” come lo definiva Monika che ne era innamoratissima e giurò di vendicarne la morte insieme a quella del Che.

Roberto Quintanilla e il Cadavere di Inti Peredo.

Roberto Quintanilla e il Cadavere di Inti Peredo.

In un giorno della fine di marzo del 1971 Monika Ertl si presentò presso il consolato boliviano di Amburgo sotto falso nome e, spacciandosi per una turista australiana, chiese di poter parlare con il console Quintanilla per il rilascio di un visto. Quintanilla era uomo sospettoso e la prima volta ricevette Monika alla presenza di due agenti della sicurezza, ma, ammaliato dalla bellezza della donna, accettò di reincontrarla in privato.

Il 1 aprile 1971 alle 9.40 del mattino Monika venne ricevuta dal Console Quintanilla e gli sparò 3 colpi a bruciapelo. La pistola usata era una Colt Cobra 38 Special che Giangiacomo Feltrinelli, editore, partigiano, militante italiano, aveva acquistato in una armeria di Milano il 18 giugno 1968, ma questa è un’altra storia.

Giangiacomo Feltrinelli

Giangiacomo Feltrinelli

Monika, ucciso Quintanilla, prima di fuggire lasciò un foglio in cui rivendicava l’esecuzione dell’ex colonnello: “Victoria o Muerte. ELN” ovvero Esercito di Liberazione Nazionale dei guerriglieri boliviani. La vendetta era compiuta.

Da quel momento la Ertl divenne una delle donne più ricercate del mondo e sulla sua testa fu posta una taglia di 20.00 dollari, una cifra esorbitante per l’epoca. Riuscì a tornare in Bolivia dove si riunì alla guerriglia armata e si diede alla clandestinità. Insieme a Regis Debray, giornalista francese e amico del Che (e forse responsabile della sua cattura e uccisione, ma anche questa è un’altra storia), Imilla progettò il rapimento dello “zio Klaus”, ma il “boia di Lione” era furbo e aveva potenti protettori in Bolivia. Barbie architettò e tese l’imboscata in cui Imilla il 12 maggio 1973 trovò la morte in circostanze mai chiarite. Il suo corpo, nonostante le richieste del padre, non fu mai restituito alla famiglia, nè si conosce il luogo in cui fu sepolta.

Solo una vuota pietra tombale che il padre portò giù dal monte Chacaltaya e su cui fece incidere il suo nome di figlia e di fanciulla, Monika, ricorda la bellissima e fiera donna che come una moderna Crimilde vendicò l’amore della sua vita, Inti Peredo, insieme al simbolo e icona di ogni moderna rivoluzione, Ernesto Che Guevara.

Monika Ertl. Imilla.

Monika Ertl. Imilla.

(Fonti: La ragazza che vendicò Che Guevara. Storia di Monika Ertl. Autore Jurgen Schreiber, ed. Nutrimenti)

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