“Man in the dark”: Quell’uomo nel buio non fa paura

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“Man in the dark”, in patria “Don’t breathe”, è stato venduto al grande pubblico come un horror. In realtà è un thriller crudo e violento (per i più) ad opera di Fede Alvarez, già regista del fallimentare rilancio del franchise de “La casa” (Evil Dead), storico horror diretto da Sam Raimi. Quest’ultimo deve credere molto nelle potenzialità di Alvarez dato che figura tra i produttori di questo acclamato “Man in the dark”.

Titolo: “Man in the dark” (Don’t breathe)man-in-the-dark poster
Regia: Fede Alvarez
Sceneggiatura: Fede Alvarez, Rodo Sayagues
Produttore: Sam Raimi, Robert Tapert
Paese: Stati Uniti
Genere: horror

Interpreti:
Jane Levy: Rocky
Dylan Minnette: Alex
Daniel Zovatto: Money
Stephen Lang: “il veterano”

Consigliato a: vecchi che si fanno di steroidi, pistoleri strabici, amanti del trash
Sconsigliato a: ladri, donne incinte, cuochi

 

La trama del film è piuttosto semplice e i plot twist sono abbastanza telefonati. La protagonista biondissima si chiama Rocky e, insieme al suo ragazzo irruento e spaccone e ad Alex, l’amico buono che ha una cotta per lei, è dedita a piccoli furti d’appartamento. La vita familiare di Rocky è tormentata dai ricordi di una brutta infanzia e da una madre sboccata e alcolista. La ragazza non vuole che la sorellina subisca i suoi medesimi traumi e per questo vorrebbe “rapirla” e portarla in California. Un ultimo colpo la separa dalla realizzazione di questo futuro: in fondo non sarà poi così difficile derubare con la sua banda un veterano cieco che vive tutto solo in una sinistra casa in un quartiere fantasma di Detroit.

man in the darkE invece qualcosa di oscuro si cela nel passato di questo veterano (non viene mai chiamato per nome) il quale, una volta resosi conto di essere “sotto assedio”, non si fa scrupoli nell’intrappolare, uccidere, torturare, spappolare, braccare, rinchiudere, ferire, sparare, trascinare e quant’altro. Un supereroe senza la vista ma con gli altri sensi iper sviluppati. Daredevil insomma. Ma da dove nasce tutta questa sete di sangue? E’ certamente stato attaccato con lo scopo di essere rapinato in casa sua quindi il fatto che tenti di difendersi è una cosa normale, anche alla luce del fatto che sia appunto un veterano e che in America c’è un fetish tutto particolare per le armi da fuoco. Ma il vecchio soldato nasconde qualcosa in cantina: una donna incinta legata ad un materasso. Da qui in poi il film acquista una deriva trash apprezzabile appieno solo da veri intenditori del genere. Nessun rischio spoiler poiché tutto ciò che verrà dopo è apertamente uno spoiler.

La figlia del veterano è morta investita da una macchina. Chi l’ha uccisa in tribunale è risultata innocente e non ha fatto nemmeno un giorno di galera. E quindi per sottostare ad una malata legge del taglione il nostro super soldato ha deciso di rapire la colpevole, rinchiuderla in cantina, legarla come solo i personaggi di un hentai sanno fare e ingravidarla per sopperire al dolore della perdita della figlia. Chi gli ha tolto una figlia gliene deve un’altra insomma. Questo super soldato cieco ci tiene a sottolineare però che lui non ha stuprato nessuno. Ed è qui che arriva l’ondata trash. La donna imprigionata in cantina viene uccisa per errore (se si è ciechi e con una pistola in mano sbagliare bersaglio è una cosa da mettere in conto dopotutto) ma viene subito rimpiazzata dalla protagonista, la biondissima ed intelligentissima Rocky. Una volta nella posizione giusta (e per posizione giusta si intende pronta per la farcitura), il veterano scalda il suo sperma, precedentemente congelato, in un pentolino e con questo riempie proprio una siringona da cucina, di quelle che usano gli americani per la farcitura e la glassatura del tradizionale tacchino del Thanksgiving. L’operazione non va a buon fine perché la sventurata viene salvata e sarà proprio il vecchio a ricevere invece uno speciale “trattamento”.man-in-the-dark

“Man in the dark” ha raccolto pareri positivissimi in patria, elogiato come un gioiello nel wasteland estivo cinematografico. Uscito in Italia da poco non ha avuto grandi incassi al botteghino. Forse perché ci si aspettava un horror e non lo è. Forse perché più che seminare ansia e angoscia fa un po’ ridere. Forse perché di film sul tema ce n’è già abbastanza, in tutte le nuance che i generi cinematografici offrono (da “Mamma ho perso l’aereo” a “Panic Room”). Il tema centrale del “Chi è buono? E chi è cattivo?” è ormai una cosa del tutto superata. Di eroi non eroi, antieroi, cattivi-buoni, buoni-cattivi, Vasco Rossi e personaggi alla “who watches the watchmen?” ne abbiamo avuti già abbastanza e un veterano terminator cieco a stelle e strisce (“Yippee ki-yay motherfucker!”) non fa la differenza. Anzi risulta anche abbastanza noioso.

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