Giulia amava il silenzio…

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… e odiava il brusio assordante della folla indistinta; amava la quiete naturale che promana dal creato senza l’addizione intrusiva dell’uomo; amava la solitudine e il silenzio. Nel silenzio –la perfezione assoluta- trovava tutto ciò di cui aveva bisogno: conforto, sicurezza, serenità e gioia. Temeva il confronto con il resto del mondo, sordo alla voce del silenzio e logorroico nello sperperare sufficienza e indifferenza, le piaghe dell’umanità, secondo i suoi originali tentativi di interpretazione del creato.

occhioA Giulia piaceva assaporare ogni istante della sua esistenza, durante il giorno, così come durante la notte. Pensava che l’insonnia di cui soffriva da anni, fosse eccitante. Nel silenzio che regala la notte riusciva a percepire le vibrazioni sottili –cinestetiche e sonore- di tutto ciò che la circondava, così come la loro propagazione. Sosteneva che l’universo, al pari dell’essere umano, ha i suoi umori, oltre alle variazioni dovute al nascere e al tramontare del sole. Di giorno, infatti, quelle vibrazioni di cui parlava assumevano un ritmo e una frequenza diversi da quanto accadeva la notte. E poi, ogni singolo giorno era diverso dall’altro. Era convinta che le radiazioni solari incidessero sulla vita degli esseri del creato. Diceva che i raggi del sole influenzano addirittura la “vita” delle cose inanimate come i metalli, le gocce di pioggia e la luna, inscenando spettacoli muti ricchi di colore, di sentimenti e di sogni.

Per poter partecipare a quella meraviglia, secondo lei, bisognava semplicemente stare in contemplazione, un qualsiasi pensiero o una qualsiasi azione sarebbe stata di troppo, elemento di disturbo in una prospettiva da sogno. Lo spettacolo era tanto e tutto, completamente gratuito.
Lei era in grado di cogliere le ombre più delicate nella routine dinamica degli esseri umani, così come in quella degli animali e delle piante. Routine naturalmente condizionata, a suo modo di vedere, non solo dal ciclo circadiano, ma anche dalla pressione atmosferica, dall’età e, per gli esseri umani, condizionata pure dai costrutti sociali. L’insonnia la rendeva vigile. Con il tempo, le sue capacità sensoriali avevano preso vigore consentendole di amplificare quella potenza innata di cui era dotata.

Giulia diceva che vivere di notte le permetteva di entrare in una sintonia particolare con il creato. Il silenzio sembrava essere l’attivatore per eccellenza affinché ogni atomo della materia prendesse vita. Riusciva a sentire il concerto di tutte le particelle infinitesimali dell’universo ovunque fosse.
scalaL’indiscrezione del vento, anche quella di una leggerissima brezza, intonava un canto che rompeva il silenzio della notte, così come faceva il motore del frigorifero, lo scricchiolare dei palchetti, l’abbaiare di un cane o il camion delle immondizie. Quegli elementi ai quali durante il giorno, spesso non si dà peso, la notte diventano protagonisti, dando voce al silenzio. Il silenzio, per Giulia non esisteva, era solamente una percezione distorta dei suoni del creato. Una percezione sensoriale che distratta dal brusio umano di sottofondo, perdeva il contatto con la reale realtà delle cose.

Giulia amava il silenzio proprio perché in esso l’essenza di ogni cosa veniva esaltata dall’assenza della foschia che ogni essere umano alita con inconsapevole colpa su tutto ciò che vede, rendendo l’oggetto visto, opaco e confuso. Era proprio questo che la turbava: la capacità dell’uomo di nascondere la realtà. O meglio, di modificare la realtà a proprio piacimento, a seconda del momento, della convenienza, dell’opportunità di vedere una cosa anziché un’altra e quasi mai, di accettare quella che effettivamente si rivela essere, semplicemente per ciò che è.

scoglieraDi fronte all’alternativa tra camuffare la realtà con la complicità di un brusio assordante e fare così parte del tutto e svelare la realtà con la complicità del silenzio della notte e fare così parte del nulla, Giulia fece la sua scelta. Lei amava il silenzio e odiava il brusio assordante della folla indistinta.
Appena ventenne si gettò dalla scogliera dov’era solita trascorrere gran parte delle sue notti insonni, rendendo così eterno un istante di perfezione assoluta che altrimenti, con il passare del tempo, sarebbe svanito insieme ai suoi sogni e alle sue illusioni.

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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